
Non parliamo di Francis Ford Coppola, ma di altre vicende, a me molto più vicine.
Chi mi conosce sa bene che sono di natura pigra, tendenzialmente immobile come un rospo in fondo a un pozzo, spossato dal rado, saltuario gracidare. Immagino quindi la meraviglia di chi mi vede rinunciare – per ben due weekend consecutivi – al mio abituale riposo del fine settimana, fatto di tennis, cinema, pizza e divano di casa, sostituiti da una “3 giorni” a Tolosa (nel sud della Francia, tanto per gradire…) e da un’altra “3 giorni” sul Lago Maggiore.
A Tolosa ci sono andato per un convegno. Città splendida, cibo ottimo e qualche umiliazione: si discuteva dei rapporti tra Giustizia e Principi Costituzionali e si descrivevano vari casi nazionali in un ottica di analisi comparata. Giunti al “caso Italia”, appena nominato Silvio Berlusconi sono scoppiati vari risolini. E io mi sono vergognato…
Il battesimo invece solennizzava l’arrivo in questo Mondo bislacco di Alessandro, il Porfirogenito di Francesca e Andrea, dei quali – indegno come sono – sono stato testimone di nozze, ormai 11 anni fa.
Alessandro è il terzo frutto di quel matrimonio fertile e felice e – beato lui – si gode la fase migliore della vita, quella che quando hai fame accorrono tutti a nutrirti, se hai voglia di ridere ridi, se qualcuno ti sta sull’anima gli sputi in faccia e tutti sono costretti a dire “che carino!” e quando proprio non ne puoi più fingi di dormire, tenendoti l’arma segreta (cacca abbondante e a tradimento) in serbo per i momenti in cui vuoi toglierti qualche piccola vendetta personale.
Attorno all’evento del battesimo è ruotata una “tre giorni” sibaritica, fatta di alberghi in ville d’epoca, pranzi e cene con vista lago, rinfreschi, gite in battello e ozi vari, nel chiasso festoso di cuginetti e cuginette, con le chiacchiere delle zie (intente a parlare delle zie assenti…), conversazioni surreali, apertura di regali in ogni dove, qualche pianto dei bimbi e serale mal di piedi di Marckuck, costretto in strette scarpe da cerimonia, con le quali – sfiorando la monomania – ha pure palleggiato a tennis vestito di tutto punto, solo perchè c’erano a portata un campo, una racchetta, tre palline e un avversario. Una versione casareccia, un po’ più pingue e meno seducente di Serena Williams, intenta a palleggiare in tacchi a spillo e abito da cocktayl nel campo degli “Stagni Scintillanti”…
E finalmente la cerimonia. In una canonica medievale con vista lago, la stessa dove avvenne il matrimonio 11 anni fa… Ed eccomi impacciato, strizzato in un gessato molto da padrino, con il cero in mano intento a fissare il piccolo che – inconsapevole protagonista – si diverte a guardare le candele e si scoccia per l’acqua sulla testa.
E così, dopo Qui Quo e Qua, Jimmy, Timmy e Tommy e Tim, Tom e Tumb, il mondo del fumetto si arricchisce di una nuova triade chiassosa e bizzarra: Vale, Ale e Ele.
Sono state sollecitate delle promesse impegnative e ritorna la domanda che già mi aveva tormentato quando ho fatto il testimone di nozze: “ne sarò degno?”. Le domande e le promesse sono state formulate con lo stile aulico e secolare proprio della Chiesa Cattolica Apostolica e Romana ma la mia risposta, molto semplicemente, può essere riassunta così:
“Essere padrino è un impegno non da poco, richiede di proporsi come guida, stimolo e modello di comportamento. E non so quanto io sia in grado di essere tutto questo per qualcuno, ma so che posso impegnarmi a fare del mio meglio. E per noi, esseri umani pasticcioni e fallaci, cercare di fare del proprio meglio, è la sola cosa che possiamo credibilmente promettere, senza rischiare di perdere la faccia“
E a proposito di “fare il meglio”, nessuno ha ancora dedicato ad Alessandro una canzone dei Beatles. Il primo sono io, per lui che c’è di meglio della tenera, commovente e un po’ pacchiana “Good Night“?