Complici alcune (ri)letture e il piacevolissimo Downton Abbey trasmesso in queste settimane – inaspettatamente – da Rete4 sono sprofondato nuovamente nella mia fase anglofila, cosa che accade almeno una volta all’anno, di regola in autunno o inverno, essendo le stagioni calde emotivamente riservate alla Douce France. La mia Inghilterra non è naturalmente quella degli splendori imperiali e tanto meno la Cool Britannia dell’orrido Blair. La mia Inghilterra è tutta racchiusa in un qualche archetipico Manor di campagna, con un lord tonto, una lady intrigante, qualche rampollo vizioso, qualche cacciatore di dote, qualche zitella da piazzare e molta servitù che discretamente si sposta da una stanza all’altra… Insomma un mondo che non ha nulla a che spartire con me, che non esiste più da un bel pezzo (sempre che sia realmente esistito), che bramo e ammiro in modo assurdo e acritico (animalista come sono, riesco quasi a trovare tollerabile la caccia alla volpe, se solo fatta in giacca rossa e a cavallo… comunque ho scritto “quasi”, eh!), facendo finta di non vederne gli orridi snobismi, il soffocante classismo, l’ipocrisia e la cupidigia e perdono a un qualsiasi nobilastro in tweed tutti gli assurdi privilegi che invece mi urtano fino all’osso quando a beneficiarne sono politici, imprenditori, calciatori o tronisti.
L’anglofilia viene soddisfatta nei soliti modi: leggendo e – soprattutto – vedendo e rivedendo vecchi film, come ho fatto in questi giorni (e come continuerò a fare), attingendo dalla mia incompleta videoteca. Selezione che voglio condividere, dando magari qualche buona idea per questi giorni di ozio forzato e tavole esageratamente imbandite. Non è una classifica, anche se alcuni titoli mi piacciono e altri un po’ meno, vanno tutti bene se si ha voglia di un po’ di vecchia Inghilterra, perché in fondo gli ingredienti sono sempre quelli: una grande casa, sentimenti contrastanti, interessi materiali, uno commoner o una Cenerentola come protagonisti (quasi) sempre trionfanti.
1. L’immortale “Rebecca”. Nessuna persona che dichiari di amare il cinema può esimersi dal guardare questo classicissimo del grande Hitchcock, splendido film del 1940 ispirato al tetro romanzo di Daphne du Maurier, con Laurence Olivier nei panni del Signor de Winter, Joan Fontaine la scialba seconda mogliettina e la gigantesca Judith Anderson quale mrs Danvers, la rigida e un po’ folle governante di Manderley, avito maniero dei de Winter. La storia di Rebecca, la prima moglie è risaputa: Max de Winter vedovo apparentemente inconsolabile di una moglie perfetta sposa la dolce e un po’ sciacquetta miss XX (è talmente insignificante che viene sempre solo nominata come “seconda signora de Winter”). La seconda signora fatica ad ambientarsi a un ambiente e uno stile di vita tanto diverso dal suo precedente e viene ostacolata in ogni modo dalla governante, mrs Danvers, implacabile custode del culto della defunta Rebecca. Voto 10.
2. Il trittico Austeniano. Jane Austen sosteneva che per scrivere un buon romanzo bastano “4-5 famiglie, un villaggio di campagna e un attizzatoio”. Fosse vero, temo non sia così semplice, non per i comuni mortali almeno. Ovviamente c’è anche dell’altro: qualche bella fanciulla a basso reddito da sistemare, un bel giovanotto ricco di mezzi da incastrare e una qualche splendida tenuta da amministrare, che si chiami Mansfield Park, Pemberley o Norland poco importa. Farne dei film è facile e di recente il mondo romantico, ironico ma spietato, sessista e classista della Austen è finito spesso sullo schermo. Amo molto Ragione e Sentimento, del 1995 di Ang Lee, con Emma Thompson (particolarmente a suo agio in film di questo genere), Kate Winslet, Alan Rickman e Hugh Grant. E’ divertente, brioso, lungo come si conviene (odio la mania contemporanea del limitare i film a 100 minuti), le case sono belle, i personaggi ben disegnati e la sceneggiatura funziona. La Winslet andrebbe presa a schiaffi, con tutte le lagne che fa per il suo insostenibile Willoughby, ma a parte questo piccolo difetto (presente anche nel romanzo, ovviamente) il tutto è molto godibile. Voto 8.
Meno felice (anzi, per quanto mi riguarda, bruttino proprio) Mansfield Park, di Patricia Rozema, del 1999. Talvolta lo riguardo, ma di rado, anche perché traccia delle stravaganti analogie tra la schiavitù e la vita di Fanny Price (quella pedante gatta morta) e disegna Sir Thomas, uno dei miei personaggi preferiti, con il suo decoro e il suo placido senso di giustizia, come un tiranno in casa e uno stupratore nelle Antille, mentre Fanny appare come una passiva intellettualoide, estranea a quanto accade attorno a lei. Voto 5.
Nalisa una volta ha definito Orgoglio e Pregiudizio come “il libro perfetto”. Non so se posso sottoscrivere appieno questo giudizio ma certo, il romanzo è bello forte e il film del 2005 – pur con le debite proporzioni – non è da meno. Diretto da Joe Wright, con Keira Knightley e Matthew Mcfadyen e un contorno di efficacissimi attori (da Donald Sutherland/mr. Bennet a Brenda Blethyn fenomenale mrs. Bennet, passando per Simon Woods simpatico Bingley, Tom Hollander grottesco mr. Collins e Judy Dench, impareggiabile Lady de Bourgh), 154 minuti brillanti, con ambientazioni varie, costumi sontuosi e alcune perle, come il salone delle sculture di Chatsworth House e il parco della Burgley House. Splendida Longbourn/Goombridge Place, la mia “casa perfetta”, grande ma non enorme, sontuosetta ma vivibile, più da baronetto che da duca… voto 9.
3. La cupa Brideshead. Tutt’altra atmosfera in “Ritorno a Brideshead“, del quale ho parlato in un altro post, non troppo tempo fa. Di nuovo Emma Thompson (un po’ meno ragazzina stavolta, gli anni passano per tutti…) cupa e bigotta, co-protagonista di una storia di turbamenti, sesso e peccati con al centro la splendida Brideshead, che nella realtà è nientepopòdimenoche Castle Howard, ameno granaio di campagna dei duchi di Norfolk. La vicenda non è particolarmente leggera e rilassante e il film (del 2008, roba recente dunque) è un tantino sfilacciato, ancorché più che guardabile. Non un capolavoro, ma riempie la serata e permette di sbirciare un po’ tra gli splendori di Castle Howard, che è pur sempre meglio che star sul ciglio della Pontebbana a contare gli autocarri in transito… Voto 7–.
4. L’americana con un passato. Recentissimo il Matrimonio all’Inglese del 2008, con Colin Firth e Kristin Scott Thomas, tratto da una commedia di Noel Coward. Anche qua una casa di campagna enorme, problemi di soldi, problemi di asse ereditario e ragazza sbarazzina che scompiglia tutto, con finale a sorpresa. Commedia godibilissima, bravi attori, sceneggiatura brillante. Io parteggio per la vecchia signora Witt, ma temo di essere il solo… voto 8,5.
5. Cose nella legnaia. Terminiamo questa prima parte della mia sconnessa rievocazione cinematografica con un bizzarro film del 1995, Cold Confort Farm, pure questo oggetto di un post di qualche tempo fa. Tratto da un romanzo dei primi anni ’30, disegna una parodia della vita di campagna, smontando l’idealtipo marckuckesco (vasta tenuta, compagnia aristocratica, caccia alla volpe, maggiordomo e te servito in biblioteca) per portarci in un contesto lercio e un po’ sordido, cupo, ottuso, bigotto e miserabile. Spassoso e politicamente scorretto, da vedere. voto 8.
Ecco, in tempo per gli auguri di Natale la pianto con tutte queste chiacchiere. Come vedete, non figura nella lista Il piccolo Lord, classico strappalacrime che per anni e anni ci è stato somministrato ogni anno, Natale dopo Natale. A tutto c’è un limite, in fondo… Tra un paio di giorni, la seconda parte, prima devo rivedermeli, no? ci saranno capolavori, di quelli veri…
Buon Natale a tutti