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In concerto

Per due volte stanotte ho segnato che dovevo andare a un concerto di John Lennon il quale – per inciso – nel mio sogno viveva in campagna, vicino a Mantova.

Spero che per dare corpo al sogno sia sufficiente mettere in rotazione in automobile il “Live in New York” perchè – per dirla come sta – con tutto il mio amore per la musica e l’arte dei Beatles, preferisco ascoltare John Lennon mediato dal cd ancora per qualche anno.

Per ascoltarlo live da death c’è ancora tempo direi…per citare – tradotto a mio modo – “My Sweet Lord” di George Harrison, “ti voglio incontrare o Signore, ma non ora, magari tra un po‘”

La prima cosa che ho pensato è: “sembra una casseruola d’allumio, come quelle dove si cuoce il pollo arrosto”.

Ma non è una casseruola in alluminio, bensì una cassetta di metallo lunga forse 50 cm e larga non più di 25/30 che contiene quanto rimane delle spoglie mortali di mio nonno paterno, morto nel marzo del 1986 e ora traslato nella parte monumentale del cimitero di Udine, nell’angolo riservato agli ex comandanti partigiani.

C’è stata una breve cerimonia, con noi della famiglia e poche, pochissime persone… 4 dell’ANPI (e una di queste ha fatto l’orazione, dimostrando di sapere più cose di mio nonno lui di quante non ne sappia tutta la famiglia riunita), l’on. Ruffino del PD che appoggia sempre tutte le iniziative volte a ricordare la Resistenza, un assessore del comune in rappresentanza dell’Amministrazione di Udine, un altro paio di persone… E poi la cassettina, con dentro il nonno.

Mio nonno non era un uomo perfetto. Ma è stato un uomo che quando ha dovuto scegliere, ha scelto bene, correndo dei rischi e facendo grossi sacrifici. Con tutti i suoi difetti (che non erano pochi) è stato persona di cui andare fieri, retta, onesta, sincera.

Ritornando all’auto, siamo passati davanti ad una tomba di monumentali dimensioni, che non avevo mai visto prima: bianca candida, un grande arco con due colonne e all’interno una statua di metallo scuro in stile classico, raffigurante una donna fiera che regge un enorme fascio… sotto quattro nomi di persone a me sconosciute e due corone d’alloro con le tipiche frasi roboanti tanto care alla retorica dei nostalgici del Duce.

Chi saranno i quattro “camerati” ricordati in modo così pomposo? forse avranno combattuto a Salò, nella repubblica fantoccia di Mussolini? immagino di si e guardando quella tomba ripenso a mio nonno che ho appena salutato… Non ho strumenti per dare dei giudizi su quei quattro, non conosco i loro nomi e la loro vita, dunque taccio…

Erano fascisti, forse collaborarono con i nazisti… ma non posso mettere in discussione il coraggio – il coraggio non ha colore – così come non posso mettere in discussione la buona fede e la convinzione di lottare per una “giusta causa” dalla parte avversa a quella del nonno.

Ma una cosa la so, ne sono sicuro. Ebbero torto. Il loro coraggio fu mal indirizzato. Può darsi che fossero a loro modo degli “eroi”, ma la ragione non sta nella monumentale struttura in bronzo e granito bianco con fasci e gagliardetti. Nessun revisionismo riuscirà mai a convincermi che partigiani e Salò siano la stessa cosa, nessuno storico più o meno di rango potrà mai farmi accettare quello di cui sono profondamente convinto: che non è la donna di ferro con il fascio in mano a rappresentare Verità, Ragione e Giustizia.

Queste si trovano nella scatolina di alluminio con sopra tre rose rosse e il fazzoletto dell’Anpi…

Dal palco


Alle volte vorrei poter osservare la vita con le sue molte miserie e le scarse glorie con lo stesso ironico, perfido e caustico distacco di Statler e Waldorf.

Ci provo spesso, ma ci riesco solo talvolta.

Oro Blu

Chi ha studiato un po’ di storia, solo un pochino (il che significa – grosso modo – aver fatto almeno la I media) ricorderà come l’alba dell’Umanità sia stata intrisa d’acqua, come una spugna…

Dove è sorta la prima civiltà? Ma nella “mezzaluna fertile”, tra i fiumi Tigri ed Eufrate… I Sumeri venivano da lì e pure i Babilonesi… E poi cosa ha reso ricco e potente l’Egitto? ma lo scorrere del Nilo che con il suo limo ha reso prospere tutte quelle terre che diversamente sarebbero state aride e sabbiose. Per non parlare dei Fenici, che impararono a solcare i mari diventando commercianti imbattibili mentre i Romani fecero inizialmente molta fatica a muoversi sul mare ma in compenso dovettero anche a 2 fiumi – il Reno e il Danubio – la loro sicurezza di secoli, 2 barriere naturali contro le invasioni che solo il freddo straordinario della notte di capodanno del 406 riuscirono a mettere fuori gioco… Fu allora infatti che orde di Alani e Vandali varcarono con cavalli, carri, donne e bambini il grande Reno ghiacciato e penetrarono in massa nelle Gallie.

Potrei continuare, magari con Mosè che apre le acque al proprio passaggio o Cristo che ci passeggia sopra, ma vengo al sodo: da che mondo è mondo, l’acqua rappresenta vita, prosperità, forza, futuro, ricchezza, civiltà, crescita. Ed è sempre stata di tutti.

Da qualche giorno, in Italia, l’acqua è stata “privatizzata”. Ovviamente non è proprio così, ma si è rotto un principio di fondo che vede nella libertà di accesso alle fonti idriche (e quindi, nel contesto attuale, la loro connotazione di bene pubblico) un diritto umano fondamentale.

Certo, la gestione di acquedotti e reti idriche fa acqua da tutte le parti, questo non si discute. Tutto potrebbe essere più efficiente, più moderno… si potrebbero avere tubi che non perdono (e sprecano) una risorsa così preziosa e regole di condotta maggiormente rispettose anche da parte degli utenti domestici. Però resta un fatto grave: ormai su troppe cose che attengono diritti fondamentali della persona (Salute, Previdenza, Sicurezza pubblica, Acqua) la soluzione alle inefficienze del pubblico non è mai “miglioriamo il servizio, aumentiamo i controlli, siamo più severi e rigorosi) ma sempre, inevitabilmente “diamo ai privati” i quali pensano solo ai fatti loro (sono privati, no?).

E – per buttarla in etica – troppo terribile che si possa fare fatturato con la fonte della vita, che in tante parti del pianeta manca del tutto o viene distrutta per mantenere il nostro assurdo standard di vita quotidiano. Lo so, suona retorica buonista, ma non si può sempre essere cattivi e anticonformisti. Non su questo, almeno.

63

Per chi non lo sapesse, Transparency è una delle associazioni che a livello mondiale conosce meglio il fenomeno della corruzione, ne sa valutare l’impatto sulla vita delle persone e sul sistema economico ed è in grado di quantificarne il peso.

Annualmente Transparency pubblica sul proprio sito internet (www.transparency.org) una classifica relativa al livello di corruzione “percepita”, sulla base di una metodologia di rilevazione assai precisa e complessa, per chi fosse interessato, ben spiegata nel dettaglio in una delle sezioni del sito stesso.

Possiamo consultare liberamente i dati dal 2001 ad oggi. All’inizio del secolo (e dell’Impero Berlusconiano), l’Italia occupava la posizione n. 29, nel 2007 era alla n. 41, nel 2008 alla n. 55 e oggi – trionfale – siamo rotolati al n. 63, peggio della Turchia o della Namibia.

Questo avviene mentre il Governo vuole inserire tra i reati “scudati” dall’imminente “processo breve” anche la corruzione che – evidentemente – non è un problema che crea “allarme sociale”. E lo credo bene, ci siamo dentro tutti!

Chi volesse, può sbirciare quì la mappa della corruzione nel Mondo. Più il colore del paese tende al blu e più quel paese è corrotto… Noi stiamo avvicinandoci a un bel “blu di Prussia”…

4 anni

Questo blog ha 4 anni. Auguri.

Nacque per caso, solo per la voglia di emulare “Fabioletterario” che si era appena cacciato in una delle sue molte avventure ed è grazie a lui se ho scoperto questo mondo nuovo. Ora Fabio si è stancato di scrivere e non aggiorna il suo blog da mesi ma in fondo bisogna farsene una ragione, perchè tutto ha un termine nelle cose umane.

abraracourcixAssieme a lui, sono molti gli amici e le amiche che hanno appeso il pc al chiodo in questi anni, talvolta presi da altre forme di comunicazione che fanno sembrare lo strumento blog quasi una modalità di comunicazione antica e un po’ polverosa.

Tante volte anche io mi sono detto “a che pro? che credi di fare? non vedi che non hai nulla da dire” e tante volte mi sono convinto che fosse giunto il momento di ringraziare, salutare e chiudere.

Ma poi ogni volta, giunto al dunque, non ho avuto il coraggio e mi sono detto “ok, ok, chiuderò il blog. Però non oggi, oggi proprio non mi va!” E quindi sono ancora qui… in questo simile ad Abracourcix, il pingue, collerico e presuntuoso capo del villaggio di Asterix, che ha una sola paura e una sola certezza: che il cielo gli cada sulla testa, ma – come dice lui – “che cada è certo, ma domani no di sicuro!”

Ed è esattamente quello che dico pure io: che questo blog chiuda è certo, ma domani no di sicuro!

Cosentino

Non so se essere più disgustato o ammirato da Nicola Cosentino.

Il sottosegretario all’Economia è sotto inchiesta per i suoi (presunti) legami con la camorra e in particolare con il sanguinario e spietato clan dei casalesi, dei quali sarebbe il referente istituzionale nel governo. Insomma, lo si accusa di essere sodale con una manica di assassini, cose che fanno sembrare il processo Mills una bazzecola, poco più di una multa per divieto di sosta.

Lasciamo stare che addirittura uno come Scajola (Scajola!!!) considerava Cosentino “incandidabile” ancora prima della richiesta di arresto e lasciamo pure stare che Berlusconi continua a sostenerlo (sappiamo tutti chi è Berlusconi) e fermiamoci su un aspetto, presumendo – come doveroso che sia – che Consentino sia innocente.

Se una persona perbene, con un ruolo, un’immagine e una onorabilità pubblica fosse accusata all’improvviso di essere sodale di assassini, come reagirebbe? Ragioniamoci un istante. Io, ad esempio, nel mio piccolo sono una faccia un po’ nota in certi ambienti (insegno all’Università, ho parlato in convegni vari, sono stato diverse volte ospite di tv locali…niente di che, ma è qualcosa) e se aprendo “Il Messaggero Veneto” si leggesse che sono sotto inchiesta per qualche peccatuccio veniale legato alla mia attività (poniamo favoritismi agli esami? oppure turbativa elettorale?) come reagirei?

Sono una persona onesta, una persona normale, una persona che tiene alla propria onorabilità. E quindi sarei disperato, darei in escandescenze, non dormirei la notte, mi vergognerei a farmi vedere in giro per paura della gente e delle sue malignità (“si si è lui, quello che insegna all’Università e regalava 30 in cambio di favori sessuali…che schifo, che gente! dove andremo a finire…“). E soprattutto ogni mia energia andrebbe spesa per dimostrare al mondo la mia totale innocenza, per pulire da qualsiasi macchia la mia veste immacolata.

Invece Cosentino, come nulla fosse, continua a fare i fatti suoi…Continua a lavorare per essere candidato presidente alla Regione Campania (che – per inciso – se lo vota, ha il presidente che si merita), rimane nel Governo, si fa vedere in giro, non da spiegazioni, appare addirittura fresco e riposato.

E allora, a costo di sembrare giustizialista, una sensazione voglio condividerla con chi passa da questo salotto: se uno di fronte a queste accuse rimane così indifferente, sereno, freddo e tronfio significa solo una cosa. Che è colpevole.

S’io fossi Pierluigi…

Di poche cose sono sicuro, assolutamente sicuro. Una è che – in un giorno forse remoto, forse vicino – la Vecchia Signora con la falce si ricorderà di me. L’altra è che Silvio Berlusconi la farà franca e non finirà mai non dico in galera, ma neppure politicamente rovinato e schiacciato dal peso dei suoi crimini passati.

Berlusconi ha tanti, tantissimi difetti ma un pregio innegabile: è un lottatore mai domo… tenace, ingegnoso, spietato, scaltro, senza scrupoli, furbissimo. Insomma, non è pesce che si fa infiocinare dal primo che passa e anche stavolta otterrà quello che vuole (cioè una nuova leggina a suo favore) a costo di fracassare tutto lo Stato.

E allora bisogna prenderne atto. Ha la volontà, la capacità, la tenacia e i mezzi per centrare il suo lercio risultato e mettersi di traverso non servirà a nulla stavolta, come a nulla è servito in passato. E dunque, bisogna ragionare in modo diverso.

I miei presupposti sono due:

1. Silvio Berlusconi è un uomo screditato irrimediabilmente a livello internazionale e vissuto come problema da una parte rilevante del polo conservatore e moderato italiano. Oltre a questo, l’aspetto anagrafico e quello relativo al suo bizzarro stile di vita generano un’atmosfera da fine regno e trascinare troppo a lungo l’agonia nuoce a tutti.

2. Silvio Berlusconi non lascerà mai il potere fino a quando non sarà tranquillo che la propria personale situazione giudiziaria non sia sistemata in via definitiva e irrevocabile.

E allora, quello che serve ora è una exit strategy, che metta fine a questa agonia senza troppi strascichi e troppi danni per il sistema nel suo complesso, tenendo presenti i vincoli di cui sopra.

E allora – con una pinzetta nel naso e lo stomaco in preda ai subbugli – se fossi Pigi Bersani andrei a palazzo Grazioli a trovare Silvio e gli farei questo discorso:

“Guarda, siamo disposti ad approvare una leggina a superpersonam. Una cosa del tipo: i maschi di età compresa tra 72 e 74 anni, proprietari di almeno due ville barocche in Lombardia, alti non più di 1.66 e con almeno due matrimoni falliti alle spalle che siano stati accusati di reati finanziari, tributari, patrimoniali o ad essi connessi sono amnistiati. Siamo disposti anche ad approvare una procedura superaccelerata, di modo che oggi è giovedì e per la fine del prossimo weekend sei di nuovo libero e tranquillo, mondo da ogni peccato…”

“…Però – aggiungerei – questa leggina deve essere accompagnata da una contestuale approvazione di una riforma elettorale che ti toglie definitivamente dai coglioni, una riforma che scriviamo noi nel nostro esclusivo interesse e che non potrà essere emendata o modificata se non a maggioranza qualificata. Una legge che preveda chiaramente dei vincoli di eleggibilità nei confronti dei beneficiari della leggina di cui sopra. Al termine di tutto questo, si sciolgano le Camere e si voti, di modo che, chiunque la vinca, sappiamo che finalmente la tua stagione politica è finita per sempre”.

Non è una bella soluzione. Non è la soluzione che io preferirei. Ma è una soluzione…Fossi in Bersani ci penserei…

Cattolici senza Dio

Stefano Cucchi è morto perché “anoressico, drogato e sieropositivo”. Questa la sentenza inappellabile di Carlo Giovanardi, il cattolicissimo sottosegretario alle Politiche Giovanili.

Non so nulla della vita o della morte di Stefano Cucchi, ma ritengo la dichiarazione non richiesta del sottosegretario molto ma molto istruttiva. Serve a capire meglio di ogni altra cosa la differenza che passa tra la compassione e l’umanità del Cristianesimo e l’arido, crudele e freddo animo di un querulo bigotto senza Dio e senza valori.

Dilemmi risolti

“E’ necessario per forza? se non sai cosa scrivere, in fondo puoi anche non scrivere niente…”

E così miss Lucas – scuotendo severa il caschetto fresco di parrucchiere – ha risolto il mio dilemma per il post del giorno.

Confermando una delle teorie-guida della mia vita: “quando non sai che fare, siediti e non far nulla”.

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