Demoni e Dei

In una serata televisiva che si presentava squallidina (con Annozero dedicato ai disastri di Napoli, sempre quelli da secoli, e Carlo Conti con la bava alla bocca, unico eccitato da una trasmissione pallosa e decotta come Miss Italia), improvvisamente compare il Capolavoro: Demoni e Dei (1998), film di Bill Condon, con Ian McKellen e Brendan FraserDemoniedei.

E’ la storia (più o meno romanzata) di James Whale, regista di film horror durante gli anni ’30, ambientata negli ultimi giorni prima del suo suicidio. Viveva appartato e dimenticato, tormentato da una malattia progressiva e dai suoi “demoni”, frutto di una vita felice a tratti, ma costellata anche da terribili drammi, il principale dei quali fu la Grande Guerra.

La vita di Whale scorre triste e lenta, resa più vivace solo dall’arrivo dell’aitante e sensibile mr. Boone, il giardiniere, che risveglia nell’anziano regista l’interesse (mai sopito, in realtà) per i bei giovanotti, che tanto avevano rallegrato i suoi anni dorati.

Il film descrive – su un primo livello – la progressiva crescita del rapporto umano tra Jimmy Whale e il giovane giardiniere. Ma la parte interessante è – in assoluto – il substrato legato alla metafora del “Mostro” e dell’incubo. La morte, la paura, l’odio per il diverso come chiavi di lettura di un dramma profondamente umano.

Il film, malgrado alcune note leggere (il sottile umorismo camp del signor Whale, le schermaglie verbali tra lui e l’anziana cameriera governante) è profondamente intenso e coinvolgente. Amato dalla critica e castigato agli Academy Awards del 1999 (Benigni strappò l’Oscar come migliore attore, dato quasi per certo a Ian McKellen) merita certo di essere visto con attenzione e senza chiasso per casa.

Menzione – oltre al magistrale Gandalf – anche a Lynn Redgrave (la governante, che sfiorò l’Oscar come miglior attrice non protagonista) e Brendan Fraser, nella parte del bello in cerca di fortuna. Credo si sia trattato – a tutt’oggi – della sua interpretazione migliore.

Marckuck

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