10 metri di umorismo involontario

In nessun salmo della Bibbia sta scritto che la “Locandina” debba essere dedicata necessariamente a film di qualità. A volte, infatti, ci sono pellicole talmente brutte, goffe e involontariamente comiche che meritano di essere guardate, così per ridere. Con lo stesso spirito con cui, durante i giorni di Carnevale della nostra infanzia, si giocava con il vischioso vomito verde, le fialette puzzolenti e il cuscino petomane. Sapevamo che erano puttanate, ma si facevano comunque!

Anaconda2Nella stessa categoria del vomito verde e del cuscino petomane rientra il film “Anaconda”, del 1997. La trama è esile esile: una troupe di documentaristi vaga senza meta in un fiume indefinito in un qualche strambo e solitario angolo della foresta Amazzonica, non ricordo per filmare che cosa, ma tanto non frega a nessuno. Sulla loro chiatta di sapientoni, viene imbarcato un tipo all’apparenza mite (Jon Voight), che si rivela essere un bracconiere criminale e paranoico, alla ricerca del serpente più grande del Mondo.

Che non serve cercare neppure tanto, dato che se sta perennemente accuattato sotto la bagnarola dei protagonisti della vicenda, sbranandone uno ogni tanto, come si fa con le olive quando la conversazione inizia a ristagnare, attorno al tavolo di un bar durante l’happy hour.

Il film si regge su effetti speciali al limite del repellente, un’ambientazione umidiccia e nauseabonda e la recitazione sempre sopra le righe e tutta smorfie di Jon Voight, normalmente attore di un certo prestigio e rispetto. Il serpente poi, non ne parliamo! Siccome i 10 metri abbondanti che Madre Natura ha ritenuto di dare a questo rettilone dai denti uncinati non sono ritenuti sufficienti per spaventare noi spettatori, ormai rotti ad ogni emozione, l’Anaconda del film sembra essere almeno il doppio. Inoltre, in spregio alle più note consuetudini serpentesche, mangia di continuo. Esseri umani se possibile. Partendo dai piedi e non dalla testa, come invece fanno tutti i serpentoni che si comportano come Dio comanda.

Inoltre, non se ne sta negli acquitrini in attesa che passi la preda, come dovrebbe fare se avesse studiato un minimo di biologia. Ci viene a cercare, aprendo la chiatta come una scatola di Simmenthal e andando a divorare il cattivo (ovviamente tenuto per ultimo!) fin dentro casa, inseguendolo su una scala a pioli.

Cast di livello (Jon Voight, Eric Stolz, Jennifer Lopez, Owen Wilson) per una stupidaggine più melmosa della tana dell’Anaconda, con addirittura un sequel, se per caso a qualcuno fosse sfuggito il primo!

Insomma, se fuori piove, avete voglia di qualche risata grassa, un po’ di corpi sbatacchiati qua e la e horror di grana grossa, affittatelo pure, purchè non si dica che l’ho consigliato io!

Marckuck

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5 risposte a 10 metri di umorismo involontario

  1. Rapida ha detto:

    Ho scritto io la sceneggiatura.
    Ma mi hanno censurato perchè la mia storia aveva risvolti molto più torbidi e i serpentoni non sbranavano ma facevano orribili scherzi ai bracconieri.

    E poi il titolo non era quello, ma
    Anoconda.

  2. Ale ha detto:

    povera anaconda!
    avrà mai digerito il panettone della Lopez?

  3. marckuck ha detto:

    Morbosa! sei tu che hai voluto nel cast Jennifer Lopez, culona e inespressiva quasi-preda del serpentone?

  4. Marte ha detto:

    Va beh, risollevo io il prestigio del salotto.
    In realtà questo post è uno scherzo, e solo chi non si ferma alle apparenze leggerà la vera “recensione” della settimana.

    Non che di parole bisogna usarne poi tante, si farebbe torto al film.
    Immagini che di superfluo non hanno nulla, forse di primo acchitto superflua potrebbe sembrare la storia.
    Il miraggio del Nuovomondo potrebbe ricondurci alle solite storie di alberi che fanno germogliare soldi, fiumi di latte in cui navigare dolcemente aggrappati agli enormi frutti che quella terra lontana oltre ogni orizzonte riesce a creare.
    Nuovomondo, film di Crialese, sbalorditivo e stupefacente persino per il sonnecchioso festival di Venezia, ha pregi inaspettati dentro una storia che sembra scontata.
    Il film non ha nulla di superfluo.
    E’ essenziale, asciutto, lineare.
    Minimalista.
    Non c’è la statua della Libertà ad accogliere gli emigranti al loro sbarco, non c’è l’enormità della nave a far da preludio ad una grande avventura e non c’è lo sfarzo di una produzione in grande stile.
    Ma c’è la classe di attori che sembrano usciti direttamente dalle foto dei nostri nonni.
    C’è il buon gusto del regista di soffermarsi sulla speranza e sul dolore senza forzare lacrime da melodramma.
    E’ una storia italiana, ma anche universale.
    Che si ripete per tutti gli uomini che non smettono di cercare il proprio futuro e la propria dignità.
    Qualcuno parte in cerca di riscatto, qualcuno invece parte solo perchè ama troppo, qualcuno parte perchè non ha un posto in cui restare.
    Il Nuovomondo accoglie tutti.
    Forse.

  5. marckuck ha detto:

    Questo commento è in effetti la vera recensione della settimana, a questo punto…

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