Visconti, al suo meglio e al suo peggio

Non potevo far finta di nulla, visto che ieri ricorrevano i cento anni dalla nascita di Luchino Visconti, per tante ragioni uno dei miei registi preferiti.

Personalità piena di tutto e il contrario di tutto. Comunista, ma amico di Galeazzo Ciano, aristocratico (si, Visconti di “quei” Visconti…) ma vicino ai ceti sociali più umili, omosessuale senza inibizioni ma profondamente tradizionalista negli interessi e anche in molti dei valori che difende nei suoi film, ateo ma capace di raffigurare non solo il potere della Chiesa, ma anche la sua spiritualità.

CadutaQuale film consigliare per la Locandina della settimana? beh…la tentazione era su Senso, del quale parlai già in un post del 24 aprile scorso, in occasione della morte di Alida Valli oppure su “Il Gattopardo“, uno dei miei 4-5 film preferiti in assoluto, meritatissima Palma d’Oro a Cannes nel 1963. Questo senza voler escludere altri capolavori, da Ossessione a Rocco e suoi fratelli, da Morte a Venezia a Ludwig, passando per Bellissima e Le notti bianche, per giungere a Gruppo di famiglia in un interno, suo ultimo grande film.

Alla fine ho scelto La Caduta degli Dei, che mi sembra il film in cui si possa contemporaneamente ammirare il meglio e il peggio di Visconti. La storia è una riedizione di Macbeth alla vigilia della “Notte dei lunghi coltelli”, che culminerà con la presa violenta del potere da parte di Hitler, fino ad allora Cancelliere “costituzionale” nell’ambito delle istituzioni di Weimar (1934). In questo film c’è tutto: ricostruzione storica, passione politica, cura assoluta nei dettagli, sceneggiatura perfetta, attori credibili e talvolta commoventi (su tutti, Umberto Orsini, fantasma di Banquo). Ma anche un compiacimento eccessivo per l’inquietante bellezza di Helmut Berger (fidanzato del regista), non adeguatamente supportata da pari doti d’attore, un gusto un po’ fine a se stesso per l’esibizione orgiastica delle nudità maschili, come nella troppo lunga scena della nottata gay (termine che lui non avrebbe mai usato, credo) che precede il massacro delle S.A. da parte delle S.S., la predilizione per situazioni bizzarre se non addirittura perverse (la scena dell’incesto tra Helmut Berger e sua madre, Ingrid Thulin).

Eppure, nonostante ciò ovunque, in ogni scena (anche quelle che mi piacciono di meno) il tocco perfetto e inarrivabile del grande regista, dell’uomo di profonda cultura, dell’osservatore smaliziato dell’Umanità e delle sue follie.

Marckuck

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10 risposte a Visconti, al suo meglio e al suo peggio

  1. Luigi ha detto:

    Quando ho letto il titolo ho creduto che ti riferissi al liceo ginnasio E.Q. Visconti di piazza del collegio romano a Roma, dove ho fatta il ginnasio e nel quale ho incontrato moltissimi dei figli dell’aristocrazia culturale e non solo. Dal figlio di Napolitano (Giulio), alla figlia di LaMalfa, al figlio di Borghese (Quello del glolpe) ecc. Su Luchino non ho molto da dire ma invece mi piace ricordare una scuola piena di difetti, ma col pregio di essere viva.

    http://www.romoletto.eu/index_ita.html

  2. Paola ha detto:

    Ma è possibile che tutti i blog di Repubblica debbano essere infestati dai commenti sempre rigorosamente fuori tema di questa persona?

  3. duccio ha detto:

    Perchè Sor Luigi, detto er Romoletto, è furbetto, a lui non interessa postare commenti, ma editare il link al suo sito per avere più contatti. E’ una pratica risaputa, peccato veniale, ma almeno che il commento sia pertinente!!!
    Luchino Visconti era un grande, un padre di tutti noi, perlomeno di chi lo ha apprezzato. Grazie Marckhuck per averci ricordato i suoi film, alcuni me li ero scordati. Il primo che vidi da bambino, perlomeno quello che oggi ricordo come primo film associato al suo nome, è Il Gattopardo. Quello rimarrà il mio film di riferimento per Luchino. Bye bye adios duccio

  4. Luigi ha detto:

    OT
    Cari duccio e Paola voi siete OT. mentre i miei commenti non sono quasi mai fuori tema, al contrario spesso sono molto meditati.
    In questo caso, il mio non e’ un OT, ma un discorso mio una riflessione sul mio passato che mi e’ stata ispirata dal soggetto di questo blog se pure indirettamente. D’altro canto il blog e’ un flusso di pensieri che non ha necessariamente una regola, spessissimo i commenti commentano i commenti degli altri e si va fuori tema e’ la natura del blog.
    Per quanto riguarda il link al sito di Romoletto e’ come una firma, come dire sono passato a casa tua se vuoi venire a casa mia a trovarmi questo e’ l’indirizzo. Non ci trovo nulla di sconveniente.
    D’altro canto, ne’ i commenti sono mai offensivi ne’ il blog di Romoletto puo’ in nessun modo offendere qualcuno.
    Mi scuso con Marckuck per questo OT e prometto di non rispondere ad altri commenti sul mio commento.

  5. marckuck ha detto:

    Per quanto mi riguarda, Luigi può scrivere di ciò che vuole e quando vuole. Almeno quì e con il solo vincolo della buona educazione formale, che non mi pare sia stato violato da alcuno.
    Marckuck

  6. Metodista ha detto:

    Visconti, un grande!
    L’unico film che mi ha lasciato perplesso è stato Morte a Venezia, forse per via della sua lentezza formale, ma chissà che non mi capiti di rivederlo e di apprezzarlo.
    Una domanda a Luigi/ Romoletto:
    perché posti sempre il link se basta andare con il cursore sulla tua firma per arrivare alla tua pagina?

  7. anto ha detto:

    A me il film è piaciuto davvero molto.
    In generale, devo ammetterlo, Visconti è “impegnativo”, e certe volte ho faticato ad arrivare alla fine dei suoi film.
    Ma la considero una mia pecca, e infatti conto di arricchire la mia videoteca con alcuni dei suoi film migliori.
    Su questo, visto alcuni anni fa, dico che mi è piaciuto vedere come la caduta morale di una famiglia, che sprofondava sempre più nell’abisso della morte, del male, del sangue, divenga simbolo della caduta di un mondo di valori e di un imbarbarimento morale, che sarà la vera causa dell’ascesa di Hitler.
    Visconti ha saputo ricreare, visivamente, quel senso che si prova quando si è appena varcata la soglia di una via senza ritorno. L’inizio della dannazione, a cui non si potrà porre fine se non con il sangue versato degli innocenti.

  8. Eeka ha detto:

    Il Gattopardo è stato il primo film “da grandi” che ho visto. Era estate e l’ho visto al mare, al cinemino del paese, avrò avuto 8 o 9 anni. Sono rimasta affascinata, anche se non so dire che cosa potevo aver capito da bambina di quel film. L’ho rivisto infinite volte, ma per me resta indissolubilmente legato al ricordo di quell’estate.

  9. aureolo ha detto:

    La caduta degli Dei… anch’io lo trovo il film più rappresentativo del cosiddetto ‘secondo’ Visconti. E condivido quasi tutta la tua analisi. Ma non sono d’accordo sulla tua considerazione riguardo la nottata ‘gay’. In realtà la funzione narrativa di quella sequenza, che mi sembra giri sui 9 minuti, è fondamentale nello svolgimento del film. Da una parte infatti dà il via all’accelerata finale, ai misfatti più terribili, una cesura che è difficile trovarne di uguali per nettezza e potenza. Potenza che è dovuta al mancato doppiaggio, alla messa alla berlina degli istinti più animaleschi, all’orgiastico senso di fine che si respira, quasi commosso se vuoi. (Per quanto mi riguarda, en-passant, La Caduta è il film migliore di Visconti dopo Rocco e i suoi fratelli.)

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