Collinette

Stanotte ho sognato le collinette.

Le collinette, altro non sono che dei dossi confinanti con dei campi incolti e attraversati dalla maleodorante roggia che taglia Udine da parte a parte. Da bambino, però, erano il luogo di ogni avventura e di ogni emozione…

Si andava a correre lungo il dorso delle collinette con le bici da cross (il più delle volte tornando a casa piuttosto malconci e non di rado contusi e sanguinanti), erano l’ideale per nascondino e per prove di grande destrezza fisica, come il salto della roggia schifosa da parte a parte (un metro, forse meno di larghezza!), impresa nella quale, per la gioia dei miei compagni di gioco, una volta mi capitò di rimetterci una scarpa, finita nei marosi e trascinata chissà dove tra lazzi e sghignazzi.

Le collinette erano anche il luogo dove si nascondeva durante le fughe il vecchio Roll, il mio primo cane lupo. Timido, affettuoso e buono, incapace di far del male a chiunque, come sapevano tutti nel quartiere, tranne una donna che un giorno se lo trovò davanti, proprio in zona collinette. Era seduto, con la lingua fuori per la corsa che osservava stupito questa giovane signora che urlava come una pazza "aiuto! aiuto! mi sta mordendo!!!"

Con il tempo, le collinette divennero anche luogo di inenarrabili peccati. In mezzo ai rovi si trovavano giornalacci dalle trame e dalle immagini che forse è meglio non descrivere: noi ragazzi li si recuperava schifatissimi con un bastone e con lo stesso bastone si giravano le pagine appiccicate e consunte, ghignando forte. E fu proprio in uno degli anfratti delle collinette, che – precoce studioso comparatista – cercai di capire, in fretta, senza toccare e con una certa ansia, le fondamentali differenze tra il corpo maschile e quello femminile…

Insomma, per qualche ragione, stanotte passeggiavo lungo le collinette. E allora oggi, tornando a casa, ho fatto una strada diversa, proprio per il gusto di passeggiare ancora una volta in quel luogo di ricordi, approfittando del Sole splendente, ancorchè freddo.

Ho parcheggiato l’auto e mi sono diretto a piedi verso le collinette. Solo per scoprire che non esistono più, sostituite da un parcheggio della Coop. Life is now.

Marckuck

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14 risposte a Collinette

  1. Anche se a Trieste il paesaggio urbano e periferico è diverso, ho ricordi analoghi ai tuoi.
    I giornalacci 8come dici tu) li trovai con il mio amico Luciano (come me) a Tolmezzo, quando ci andavo in vacanza con i miei nonni. Fu sulle rive del torrente (che a me pareva un fiume) But, erano in una scatola di cartone, tedeschi o comunque nordici. Fu un’orgia visiva che mi portati dietro per anni.
    Anche se al ritorno a Trieste, alla vita quotidiana, al massimo potevo vedere le gambe delle Kessler in televisione o il viso piccante di Mina. E al cinema i primi 007 con le donnine in bikini (Ursula Andress!) e altri film con un minimo di pelle femminile esposta.
    E provavo straordinari brividi di eccitazione e di curiosità e di desiderio. E ora mi dico: gli undicenni e i dodicenni di adesso, questi brividi non li conosceranno mai.

  2. Erynwen ha detto:

    Un parcheggio? che tristezza…

  3. Fabrizio ha detto:

    now?? e no… life is yesterday…
    😉
    fabri

  4. Fabrizio ha detto:

    correggo: life was yesterday…
    fab

  5. rapida ha detto:

    Ieri ero nel posto dove sono nata.
    Sono andata a vedere il mare e un posto misterioso dove andavo con mio nonno, “la casina degli zoppi”. Un edificio che pareva stregato e che in realtà ospitava persone con problemi di deambulazione.
    Ora ospita le vecchie collezioni Diesel, Energy e Pinko.
    Un outlet.
    Ecco dove vanno a finire i nostri sogni, Marckuck.

  6. marckuck ha detto:

    Che meraviglia “la casina degli zoppi”, quando non eravamo ancora così politically correct! I nostri sogni sono in svendita…

  7. Anidride ha detto:

    è proprio come dici tu…al posto dei pini piantati da mio nonno c’è un muraglione…

  8. Pittrice ha detto:

    E’ strano che le nostre vite si siano incrociate su di un blog e scopriamo di essere tutti così terribilmente simili, non credete?
    Veniamo tutti più o meno dalle stesse esperienze, abbiamo gli stessi ricordi, facevamo le stesse cose, mangiavamo gli stessi piatti e ci ricordiamo gli stessi film cult.
    E’ strano, secondo me, e affascinante, come non siamo affatto così diversi gli uni dagli altri come professiamo a gran voce.
    Ma è consolante pensare che se parlo di collinette raccolgo anche i ricordi di altre persone sparse per l’italia.
    Il mio ricordo (sebbene meno lontano del tuo marck) è di una casa abbandonata, ma bellissima, immersa nella campagna a pochi km da casa mia.
    andavamo in bici, e un giorno abbiamo scoperto che la casa aveva anche un lago privato.
    restavamo lì, 4 o 5 ragazzine sui 12 anni, a parlare e sognare.
    e a specchiarci in quel laghetto.
    la casa c’è ancora.il lago, no.

  9. Forse uno dei motivi di questi “ricordi vicini” è dovuto al fatto che decenni fa gli adolescenti condividevano molte cose, molte esperienze, molti giochi fatti in comune, molte scoperte.
    Adesso, ho l’impressione che (ognuno per conto suo) condividano solo la televisione oppure che vivano l’esperienza orribile del branco.
    Insomma, in estrema sintesi e col rischio di semplificare troppo: un tempo esisteva il gruppo, adesso individui o branco.

  10. marckuck ha detto:

    Si…esiste il branco, temo.

  11. Mat ha detto:

    Mi hai ricordato una cosa simile, le “montagnette”. Anche io, da piccolo e con i miei amici, ci scorrazzavo in sella alla mia fiammante bici rossa da cross. Si chiamavano BMX quelle bici lì… davvero belli “quegli” anni Ottanta.

  12. Pittrice ha detto:

    Anche io avevo una bmx!!!
    Una ragazzina con una bici del genera era curiosa….eppura la portavo come se fosse una spider..!
    che tempi!!!

  13. marckuck ha detto:

    Mi sono piaciuti i vostri commenti…chissà com’è l’infanzia e l’adolescenza ai giorni nostri…

  14. stefania ha detto:

    Caro Marckuck è triste l’infanzia e l’adolescenza ai nostri giorni, ma la ricorderanno comunque con nostalgia quando adulti si volteranno indietro.
    Probabilmente non avranno da ricordare collinette conquistate con coraggio, o spazi ampi dove far cavalcare la fantasia, e le differenze tra il corpo maschile e femminile le avranno imparate grazie ai genitori (figli della scienza) già prima del primo anno di vita.

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