Salve!

Ho preparato del materiale didattico in formato power point e – per risparmiare tempo e denaro – invece di stamparlo, ho detto agli studenti "chi è interessato, mi mandi una mail e ben volentieri lo invierò come allegato". Semplice, no?

Sono arrivate le mail, 35 a tutt’ora. E mi accorgo che dobbiamo riformare non tanto l’Università, quanto la scuola elementare e – soprattutto – sopprimere l’ora di religione, quella di informatica e quella di friulano e inserire tre belle orette di "buone maniere con gli estranei".

Naturalmente, non pretendo un cubitale "Chiarissimo Professore", ma gradirei – ad esempio – che non ci si rivolgesse a me con l’appellativo "Signore" (sono dottore), che chi scrive si qualificasse, soprattutto se l’indirizzo mail da cui scrive non consente di individuare il mittente (chi cacchio sono Pippo84 o Robyb?). Gradirei un "cordiali saluti" o perlomeno "la ringrazio" alla fine della lettera, dopotutto sto facendo una cortesia, no? Gradirei anche che la stessa recasse una firma e fosse magari riletta per evitare ripetizioni ed errori di battitura (quando non di sintassi).

E soprattutto – per piacere, anzi, per pietà – evitiamo di esordire con uno schioccante "Salve!". Salve a chi? A cosa? (Salve Madre dell’Amore Onnipotente, sei Tu l’Acqua, sei Tu la Casa …). Eppure, quella del "salve" è una delle piaghe degli ultimi tempi, almeno qui da noi. Ovunque, non solo all’Università (per quanto, mi lascia sempre perplesso quando ad un esame mi rivolgo all’esaminanda con "buongiorno signorina" e mi sento rispondere "salve prof."). Insomma, entri in un negozio, ad esempio,  e non di rado ti danno del "tu", anche se il commesso ha la metà dei tuoi anni e ti vede per la prima volta in vita sua. E quasi sempre esordisce con "Salve". Salve al bar, salve negli uffici, salve nei negozi. Dobbiamo tutti essere salvati…soprattutto dalle cattive maniere.

E io? ci pensavo oggi, quando sono entrato dal macellaio a comprare della pancetta dolce per fare la quiche lorraine e – al sorriso della signora che mi augurava "buongiorno" – ho risposto con un compiaciuto e squillante "Salve!"

Ci casco anche io. E’ l’impercettibile e irresistibile fascino delle cattive maniere…

Marckuck

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49 risposte a Salve!

  1. leuco ha detto:

    Sono le nuove generazioni…non troppo educate, che non sanno, perchè lo ignorano che un Gentilissimo Professore e un Distinti Saluti sono la regola o quasi….
    io ad esempio dopo le 14 dico sempre “buona sera”
    Sugli errori di battitura non commento poichè ho una tastiera straniera impostata in italiano e mi scappano soprattutto quando ho fretta.
    Ciao!!!

  2. Pfd'ac ha detto:

    è il saluto degli zerbini e degli indecisi, ma non lo includerei tra le cattive maniere.

  3. Fabrizio ha detto:

    allora, sulla maleducazione che gira tra noi ragazzi di oggi concordo totalmente.
    però vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai non si può usare “salve” anziché “buongiorno”… io ho sempre avuto mia madre che mi diceva: “non dire salve, usa il buongiorno”.
    ma non ho mai capito perché.
    me lo spieghi marc?
    per quanto riguarda il “signore” non sono molto d’accordo. vedi, in alcuni parlamenti – tu saprai meglio di me – deputati e senatori sono chiamati signori. credo che nel chiamare qualcuno signore – almeno nelle mie intenzioni – ci sia un riconoscimento di qualità morali, non di semplici – e chiedo venia per la svalutazione – titoli di studio. d’altra parte però so bene che i ragazzi non scrivono signore intendendo riconoscere chissà quali qualità morali al loro interlocutore. bisognerebbe spiegare ai ragazzi che signore ha un’accezione positiva, non è sempre un modo usato per chiamare gli altri quando non si sa bene come farlo educatamente. e poi, caro marc, io non sono mai stato un grande amante dei titoli: né di studio, né nobiliari – i meno nobili -, né d’altro tipo. siamo un paese di titolati… tutti sono alla ricerca di un titolo, senza sapere che – forse, magari mi sbaglio – essere signori è qualcosa di più che essere dottori.
    non credi?
    alla prossima e…
    salve
    ;-D
    fabri
    ps: scusa la logorrea

  4. tizzio ha detto:

    Concordo in pieno. Per quanto anche io mi rendo conto che l’imbarbarimento della lingua corrente è, in gran parte, dovuto all’imbarbarimento delle abitudini, devo convenire che il “salve” può tradurre d’impaccio in certe situazioni nelle quali non si sa bene come salutare…

  5. marckuck ha detto:

    Repliche veloci:

    Ad ogni contesto un linguaggio. Se vado in pizzeria un “signore” va benissimo, ma nel contesto accademico è opportuno che i ragazzi usino le espressioni corrette anche come abitudine formativa a relazionarsi con gli altri, soprattutto se – come nel caso mio – studiano giurisprudenza e si suppone diano importanza alle parole.

    Salve è un saluto “confidenziale” che non va bene per esordire tra sconosciuti. Ed io mi picco di considerarmi con tutti sempre cordiale, ma mai familiare. Sono concetti diversi…Un po’ di distacco va bene.

    Ho lavorato due anni in un ente di formazione in cui tutti, dal Direttore Generale al ragazzo delle fotocopie si davano del “tu”, per disposizione della direzione. Era una ipocrisia. Sul lavoro il “dottor x”, “signor y” tutela la posizione e la dignità dei “subordinati” molto più di un finto “marco-giovanni-luisa-carlo-cristina”.

    Ecco.

  6. Fabrizio ha detto:

    grazie per la spiegazione… pensavo fosse più complesso: adesso so perché non uso il salve.
    per quanto riguarda l’uso di parole e titoli relativamente al luogo ed al momento in cui ci si trova, concordo pienamente.
    è giustissimo che a scuola si usi prof, piuttosto che – come il tuo caso – dottore.
    fabri

  7. marckuck ha detto:

    No, no dottore va bene per me…è il mio titolo…è scrivere una mail al proprio insegnante scrivendo “Salve Signor Marckuck” che non quadra. Meglio “Buongiorno Dottor Marckuck”. Ora basta, sennò sembro più palloso di quanto sono in realtà 😉

  8. Fabrizio ha detto:

    misunderstanding, come dici tu… ho capito che a te va bene essere chiamato dottore perché è il tuo titolo.
    un saluto,
    😉
    fabri

  9. Rapida ha detto:

    Bang!

    (ne sparo grosse, ma a salve!)

    Sono d’accordo, sono dovuta espatriare per salvarmi dai salve e affini.
    Ma siamo perlopiù incompresi.

    Ci vediamo.
    Bilancina63

  10. Fabio ha detto:

    D’accordo con la necessità di qualificarsi via e-mail, d’accordo per quanto riguarda i dovuti ringraziamenti, ma per il resto, mi perdoni, un po’ meno: non ritengo una così grave forma di maleducazione il salutare con il Salve. Lo sarebbe semmai il non salutare affatto (e qui purtroppo anche alcuni Professori, oltre agli studenti, cadono nella tentazione). Posso comprendere il Suo risentimento, ma secondo me è necessario soffermarsi sul fatto che il valore semantico che le nuove generazioni attribuiscono a questa parola (il salve, appunto) è diverso da quello che effettivamente ha (ossia un saluto confidenziale, a metà tra il “Ciao” e il “Buongiorno” nelle parole del linguista Giorgio De Rienzo). Mancanza di rispetto, mera ignoranza o segno del continuo evolversi della lingua? Punti di vista, ma in ciascuno dei tre casi al cafone/ignorante/progressista resta la colpa, non il dolo.
    Ritengo peronalmente che le mancanze di rispetto all’ordine del giorno nelle Università siano altre, sia da parte degli studenti che dei professori (le esperienze con chi, anzichè dottore, si sente davvero Signore, ma con la S maiuscola, capitano, ahimè spesso). E su quelle si dovrebbe lavorare.
    Grazie per l’attenzione
    Cordiali Saluti

  11. zauberei ha detto:

    Concordo con Fabio.
    Sento che questa attenzione alle formule alle cortesie, al rispetto dei titoli, serva a compensare le frustrazioni di una classe intellettuale bistrattata – e visto che qui sei un bloggista e non un prof, ti posso chiedere diretta, quanto sei prof? associato ordinario? o ricercatore?
    Torno da un’esperienza in nord America, dove direttori di dipartimento ti salutavano con “Hi”, si presentavano in jeans e paglietta.
    Invece così la mala sorte dell’accademia italiana pensa di salvarsi trincerandosi dietro i titoli, nella speranza di scaldarsi almeno nei fasti del presunto baronato. Ma la vera sostanza è altrove. Crucciati della scarsità dei fondi destinati alla ricerca, crucciati della scarsità di teste decise a pensare tra i tuoi allievi, ma se c’è qualche testa valida che saluta con “salve” non te la far scappare.

    Ciao herr professor! non te la prendere sappi che ti capisco:)

  12. Maria Letizia Ponte ha detto:

    Sono un insegnante di scuola media e ho 26 anni. Mi sembra impossibile che in poco più di 10 anni l’educazione, il rispetto, le buone maniere, sì, anche un certo timore verso l’autorità, non solo siano rare, sono totalmente scomparse!Quando sentivo dire: è colpa delle famiglie, mi ripetevo “ecco la solita scusa”, ora che ho collezionato una quarantina di colloqui con genitori, concordo in pieno: i bambini e i ragazzi parlano, agiscono e ragionano non solo come fanno in casa, ma come vedono fare i loro genitori.
    Ho desiderato da sempre insegnare alle medie per preparare dei ragazzini a diventare uomini, ora mi sto accorgendo di quanto dovrò sudare. Ma quando ho scelto di insegnare, sapevo di non poter scegliere anche gli studenti, in fondo le provocazioni mi stimolano, non sarò io a mollare.
    Un ultima cosa, se mi concedete:salve, dal latino “salutem”, saluto che augurava proprio una buona salute, non è un saluto così offensivo. Certo, ogni occasione richiede prima di tutto un tono adeguato, ma, in una situazione informale, un augurio di buona salute credo che nessuno lo rifiuti.
    Maria Letizia Ponte

  13. marckuck ha detto:

    Uffa, ulteriore replica, sia al cortesissimo Fabio che all’insinuante Zauberei.

    Mi spiace che non sono stato in grado di chiarire bene quanto penso. Non amo i salamelecchi e il cerimoniale Spagnolo dell’accademia italiana e pure io vorrei dire “hi” in corridoio, se questo significasse in tutto e per tutto avere il sistema universitario USA. Solo che non è così.

    Trovo che sapersi comportare con sobrietà senza finta amichevolezza, finta confidenza o – peggio – vera incapacità di usare i termini appropriati nei luoghi appropriati sia un valore positivo.

    Credo che dietro il diluvio di “salve” e di “hei prof.” non ci sia un progresso del livello di democrazia della nostra civiltà ma – molto più tristemente – l’ennesima conferma dell’abbruttimento del nostro vivere quotidiano.

    Ho 39 anni, non sono cresciuto in un collegio svizzero e non ho fatto l’Accademia di Modena. Eppure non ho mai detto “ciao” a una persona anziana e neppure “salve” presentandomi a un esame. Frequento le case di amici da 20 anni e oltre e con i loro genitori sono sempre a signor Rino o signora Francesca e mi va bene così.

    Infine a Maria Letizia. Concordo con te, non penso che Salve sia una “gravissima” scortesia. Proprio per questo mi irrita, perchè se – scusa l’espressione – ruttare in faccia a qualcuno è normalmente considerato esecrabile (spero), indebolire la qualità del linguaggio invece non viene vissuta per quello che è: un grave indebolimento del nostro livello culturale. Se uno sa che può dire ciao-buongiorno-salve e coscientemente serve salve perchè pare il più adatto, allora è ok. Ma se dice sempre e solo salve (o ciao), allora c’è un problema.

    Poi sarò un frustrato, un represso, un bacchettone o un fuori dal tempo. E se fossi solo beneducato?

  14. lavinia ha detto:

    Gentilissimo professor Marckuck,
    io mi imbarazzo quando un commesso che ha la metà dei miei anni mi dice ciao e non riesco proprio a rispondergli se non “Buonasera”.
    Però mi capita a volte di salutare con “Salve!” vicini di casa o altri ai quali non mi ricordo se ci diamo del tu o se ci diamo del Lei. Così per risolvere il problema, me ne esco con questo ibrido “Salve”.
    E per quello che riguarda i giovani maleducati devo dire che la settimana scorsa sono rimasta sorpresa leggendo la mail che il mio figlio quindicenne ha inviato ad un negozio di aeromodelli (di cui è ancora appassionato). La mail era piena di “scusi per il disturbo”, “gradirei ricevere informazioni”, “le porgo distinti saluti”.
    E scusandomi per il disturbo, le porgo distinti saluti.

  15. Maria Letizia Ponte ha detto:

    Gentile dottor Marckuck, forse non sono stata chiara nella spiegazione dell’origine latina del saluto “salve”(spiegatami da un docente universitario): deriva dal latino “salutem”, termine usato per augurare buona salute.
    Ripeto, se usato in un contesto adeguato e con la consapevolezza del suo significato originario,lo ritengo addirittura un arricchimento lessicale.
    Infine, mi permetta un’osservazione:senza dubbio le Sue saranno opinioni di una persona ben educata, ma dato che è Lei il primo a richiedere, giustamente, il corretto uso del “lei” quando ci si rivolge ad estranei, indipendentemente dall’età, ed è il primo a chiedere di rivolgersi alle persone con il titolo che compete loro, forse Le è sfuggita la prima riga del mio commento in cui mi presentavo e la firma posta alla fine dove compariva nome e cognome, visto l’appellativo con cui si rivolge a me.
    Quanto all’esempio da Lei riportato (mi riferisco al gesto che giustamente definisce esecrabile) non credo che tale immagine si addica ad una persona “ben educata”.
    Distinti saluti.
    Maria Letizia Ponte

  16. Ruggero ha detto:

    Mah… Mettiamoci un pizzico di buon umore:
    Perche’ non torniamo invece al “i miei ossequi” oppure “baciamo le mani” o al mitico “sempre servo Vostro”. Volendo, potremmo mettere in canna anche titoli di sicura compiacenza come “illustrissimo” o “esimio” o “chiarissimo”.
    Resta comunque la diatriba sull’uso del “Lei” o del “Voi”.
    Personalmente, sono rimasto solo un po’ perplesso quando ho sentito un Presidente di Stato presentarsi al Papa con un cordialissimo “Buon giorno Signor Benedetto”.
    Per il resto, a me va tutto bene: chiamatemi come volete, fuorche’ “Dio”.

  17. blanche ha detto:

    Gentilissimo Professor Marckuc, leggo il Suo post e mi soffermo a riflettere, per ciò che riguarda il salve aimè confesso che ho molto peccato nel senso che lo utilizzo spesso, lo trovo immediato, simpatico cordiale,per quanto riguarda il tu invece non mi viene, do del lei alla commessa del supermercato che ha la mia stessa età, allo sconosciuto mio coetaneo e a tutti coloro che, essendo sconosciuti, non autorizzo e non mi sento autorizzata a trattare con familiarità! Rimango però sconcertata quando disinvoltamente ragazzi adolescenti mi dicono ciao e mi trattano come una di famiglia,quando a scuola i professori si fanno dare del tu, quando vietano di alzare la mano per andare in bagno autorizzando gli alunni ad alzarsi ed andare senza chiedere il permesso,esistono delle regole, esiste un’autorità, non tutto è lecito e non siamo tutti nello stesso piano, lo capissero questi nuovi giovani!

  18. schifato ha detto:

    Beh voi professori siete dei pedanti (perché quando non c’ é la sostanza e magari anche l’ intelligenza ci si butta sulla forma) e poi volete che vi riconoscano il titolo o vi diano del voi o vi chiamino Ella, magari !
    Sul fatto dell’ età c’ é anche il vostro razzismo verso i “mocciosi”.
    Normalmente il rispetto e l’ educazione da parte vostra verso gli allievi non esiste. Siete sempre piuttosto prepotenti e arroganti. Perché scandalizzarsi se non c’ é reciprocità ?
    Il potere serve sempre alle persone fallite e inutili per farsi chiamare “Prof.” e per umiliare la gente attaccandosi a fatterelli stupidi.
    Io non cambierei gli allievi ma manderei voi a zappare !

  19. time16 ha detto:

    ma poi se anche fosse vero che la lingua italiana sta cambiando e che certe “differenze” fra un saluto e l’altro stanno scomparendo…che problema c’è?
    non riesco veramente a capire…se adesso viene a molti naturale dire “salve” anzichè un buongiorno, se ormai nelle aziende tutti si danno del “tu” in barba all’età e al grado della persona, non capisco cosa ci sia di veramente sbagliato.
    è la lingua italiana che sta cambiando, si sta evolvendo come si evolvono i tempi.

  20. RedPrimrose ha detto:

    E’ per “deformazione professionale”, ma alcuni mi dicono che uso il Lei troppo spesso; pochissimo tempo fa, solo qualche giorno credo, ho sentito dire: “Se lei mi da’ del lei, io passo a darle del tu. L’importante è mantenere il rapporto su due livelli diversi!” E qui preferisco non commentare; a parte la deformazione professionale credo che il rispetto non si riveli attraverso il tu o il lei. Il non rispetto traspare anche dal comportamento di chi, ignorando la presenza di altre persone, decide di passare per forza urtando i presenti. Questo è solo un banale esempio, e lo fanno tutti: giovani e meno giovani.

  21. Maria Letizia Ponte ha detto:

    Proprio perchè sono anch’io un insegnante e soprattutto in una scuola media, devo riconoscere che il professore ha ragione riguardo al modo con cui un allievo si dovrebbe rivolgere al proprio professore.
    Forse non è il caso dell’ambiente accademico che per altro ho frequentato solo da studentessa e lì era la paura a governare ogni mio comportamento(oltre l’educazione, con cui però mi comporto in ogni ambienete), ma con i ragazzini, se non riconoscono l’autorità di un insegnante fin da subito , non si potrà mai lavorare con loro in un ambiente sereno. Dientro la mia richiesta di essere chiamata “professoressa”, per come lavoro io, c’è la richiesta rivolta a loro di fidarsi del mio ruolo di insegnante e dunque di farsi guidare.
    Nessuna frustrazione, amo il mio lavoro per cui ho tanto studiato!
    Le osservazioni rivolte nel mio precedente messaggio al professore erano una voluta esagerazione per mostrare il rischio di diventare davvero troppo “bacchettoni”!

  22. marckuck ha detto:

    Ringrazio la Signora Ponte per la ricchezza dei suoi commenti, mi tengo il mio fastidio verso i ventenni che dicono “ciao” ai sessantenni e verso gli studenti che rispondono “salve” a chi dice loro “buongiorno” (anche perchè dubito lo facciano pensando al raffinato etimo latino).
    Compatisco un po’ coloro che si crogiolano nel poter dire “hey ciao” al direttore generale della loro azienda, non capendo che questo non aggiunge nulla al loro ruolo in azienda, anzi lo indebolisce ulteriormente.
    Come sempre agli insulti non replico, dato che qualificano più il carnefice che la vittima…

  23. Maria Letizia Ponte ha detto:

    Professore, allora è un po’ disattento:ripeto, sono un’insegnante, forse “solo” di scuola media, ma i miei alunni si rivolgono a me chiamandomi professoressa Ponte…insomma, spero abbia inteso il mio tono ironico e spero che anche da parte sua sia la stessa cosa; invece non vorrei che sottovalutasse la riflessione contenuta nel mio ultino intervento che qui cito testualmente: “Forse non è il caso dell’ambiente accademico che per altro ho frequentato solo da studentessa e lì era la paura a governare ogni mio comportamento(oltre l’educazione, con cui però mi comporto in ogni ambienete), ma con i ragazzini, se non riconoscono l’autorità di un insegnante fin da subito , non si potrà mai lavorare con loro in un ambiente sereno. Dientro la mia richiesta di essere chiamata “professoressa”, per come lavoro io, c’è la richiesta rivolta a loro di fidarsi del mio ruolo di insegnante e dunque di farsi guidare. Nessuna frustrazione, amo il mio lavoro per cui ho tanto studiato!”
    E’ d’accordo con me?

  24. marckuck ha detto:

    “Dientro la mia richiesta di essere chiamata “professoressa”, per come lavoro io, c’è la richiesta rivolta a loro di fidarsi del mio ruolo di insegnante e dunque di farsi guidare. Nessuna frustrazione, amo il mio lavoro per cui ho tanto studiato!”
    E’ d’accordo con me?”

    Non solo d’accordo, ma d’accordissimo, lo dico senza alcuna ironia o sottinteso. Per anni non ho capito perchè fossi obbligato ad alzarmi in piedi quando in aula entrava un prof. Poi ho capito che questo ha una finalità educativa e non coercitiva che mira – attraverso la regola – a educare.

    Diceva Cicerone che “noi rispettiamo la Legge per essere liberi” cioè non esiste vera Libertà, vera Autonomia, vero Libero Arbitrio se non vi sono regole. Citando uno studioso di queste cose “l’autorità bisogna istituirla, prima di porsi il problema di limitarla”.

    La ringrazio ancora per la passione con cui anima questo dibattito, invero sfuggitomi un po’ di mano

  25. Cinzia ha detto:

    Egregio Professore,
    scrivo per comunicarLe, che ,nascosti tra la miriade di studenti, continuano a resistere quelli che usano le forme di cortesia; che danno del lei ai docenti e ai dottori che insegnano loro; che non dicono di saper scrivere, ma almeno si sforzano di utilizzare il migliore italiano che hanno… e tutto questo nonostante molte persone ( talvolta capita pure gli stessi docenti) abbiano da ridire nei confronti di mail troppo formali: leggenda vuole che la posta elettronica non possa ricalcare gli stili di quella cartacea, e ammetto che mi sono sempre chiesta come mai, che differenza potesse mai esserci nel rivolgersi ad un docente, ad un datore di lavoro o ad un estraneo o a qualcuno cui si deve rispetto con un mezzo scritto piuttosto che un altro.
    Forse stiamo follemente correndo verso un modo di scrivere talmente semplificato, da rischiare di perdere un insieme di valori e di “comunicare tra le righe”… forse è vero che non c’è più educazione, ma personalmente credo che si debba a tutti il rispetto, rispetto per la persona e che questo vada debitamente trasmesso e declinato su chi mi trovo davanti: rispetto ed educazione per gli amici, come per i docenti, coi necessari e giusti distinguo di comportamento. Dal rispetto, poi, deriva tutto il resto, ed anche un salve che fugge per errore o di fretta se detto con sincero rispetto, forse può anche essere perdonato…
    Ora colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti e un sincero augurio per un buon fine anno.
    G. Cinzia

  26. Metodista ha detto:

    Buonasera Professore 😉
    Salve significa “ti auguro salute” e credo che sia il più bel saluto che si possa rivolgere a qualcuno.
    Comunque sono d’accordo che i ragazzini d’oggi hanno un forte deficit relazionale che si risolve nell’uso improprio delle formule rituali di saluto e comunicazione.
    Ma in fondo sono i tuoi (posso?) allievi, con i quali dovrebbe esserci sufficiente confidenza da permettere un augurio così bello, invece del “buongiorno/sera, che a volte sà di presa per il c… (se oggi per me è una giornata nera non sarà questo saluto a migliorarmela).
    Comunque il più bel saluto che mi è mai stato rivolto è Salaam aleikum, che la Pace sia con te, quindi così concludo il mio intervento
    Salaam aleikum.

  27. ludiel ha detto:

    Tutto lascia supporre che al tempo nostro, molto piu’ di ieri, sia piu’ piacevole sporcarsi che lavarsi.
    Quando tutti saranno cosi’ sporchi da non riconoscersi gli uni dagli altri, forse, qualcuno ricomincera’ a lavarsi.

  28. Vladimiro ha detto:

    Sul salve cado spesso anche io.
    Direi che però le cattive maniere imperversano soprattutto su internet.
    Arrivano continuamente mail da sconosciuti che non si qualificano.
    Oppure arrivano senza oggetto, oppure gente che comincia un discorso senza salutare e senza firmarsi…
    Il problema è che molti magari sono professionisti o imprenditori…
    Non c’è proprio la volontà di rapportarsi agli altri.
    Ciao
    Vladimiro

  29. marckuck ha detto:

    Una vera piaga, Vlad! ciao e buon 2007

  30. magx ha detto:

    Detto che:
    uso sempre il Lei, per chiunque non conosca, tranne i giovani in pre-adolescenza.

    Il salve (o salute) lo uso solo quando non sò cosa sia adatto al momento (ma spesso in ufficio, con gente con la quale ho condiviso anche poderose bevute, esordisco con Salute! a memoria del latino Vale!)

    al mio primo impiego in un tempio del formalismo (AA per chi mi capisce) il partner che mi assunse, al tempo zero, mi disse “Qui si usa solo il tu”, fregandosene della carriolata di prefissi che ognuno si portava appresso!

    Sono un sostenitore della sostanza contro la forma, che se convive con la sostanza, al più non disturba, ma in assenza della prima, davvero induce conati.

    E tu Marcuck, come ti rivolgi loro? con il Lei oppure il Tu?
    Spesso la reciprocità riesce ad innescare i comportamenti desiderati!

    Buon Anno, comunque!

  31. vava ha detto:

    Proprio non mi ci vedo nella situazione di salutare il capo del mio capo con un: “Buongiorno ragionier X” e lui che mi risponde: “Buongiorno a lei dott Y”.
    Buon anno!

  32. Gianni De Franco ha detto:

    Nell’articolo: “Un cappio al collo, poi il buio così è morto Saddam Hussein “ di Renato Caprile, troviamo scritto:
    “Il SILENZIO è rotto dal rumore secco della botola che si apre sotto i suoi piedi. Poi la corda che lo serra gli spezza il collo, si sporca di sangue e il condannato agonizza scalciando per dieci minuti. Saddam è morto. Non ci sono dubbi, confermerà più tardi il medico.”
    Come sia possibile che un uomo con il collo rotto possa scalciare per dieci minuti (dieci!), lo sa soltanto Renato Caprile (che evidentemente confonde l’impiccagione “senza salto” dei suicidi, con quella con “salto in botola” delle forche).
    Lo stesso giornalista, peraltro, più avanti, osserva:
    “La morte dicono sia stata rapida. «Questione di pochi secondi», afferma ancora Askari. Dopo che i boia hanno azionato il dispositivo Saddam è finito mezzo metro sotto il pavimento. È stato lasciato a penzolare per circa 10 minuti prima che un medico ne accertasse il decesso. ”
    E’ questo il modo di dare le notizie?
    Gianmarco De Francesco

  33. margherita ha detto:

    Ma per favore!
    Non confondiamo l’educazione con il formalismo, così caro ai Prof. universitari.
    Le buone maniere sono ben altra cosa. Per esempio fare compostamente la fila agli sportelli, non utilizzare parolacce come intercalare, cedere il posto in autobus a disabili e anziani.
    SALVE non piace nemmeno a me, ma in fondo deriva dal latino ed è pure di buon augurio.
    Con tutto quello che leggiamo e vediamo (sederi e tette al vento nelle ore protette, impiccagioni, grandi fratelli, rutti in diretta, risse e volgarità di ogni tipo…ben venga il Salve e il tu (gli extracomunitari lo usano normalmente e nessuno si scndalizza).
    Pensiamo a educare a qualche valore i nostri studenti (forse, con tutto quello che di male se ne può dire, l’ora di religione serviva moderatamente), e freghiamocene della forma.

  34. La Lima ha detto:

    Non credo che l’utilizzo del saluto Salve sia poi così tanto da biasimare o da associare al poco rispetto.
    Proprio l’importanza che dò alle parole e qualche anno di studi di latino mi fanno riflettere sul fatto che Salve è l’imperativo del verbo Salvère, in italiano Stare in salute. Letteralmente l’imperativo Salve vuol dire “sta sano!”, “sta in salute!”.
    Non vedo proprio per quale motivo si debba ritenere indadeguato un saluto di questo tipo oppure si debba considerarlo irrispettoso.
    Il fatto che è il saluto che apre alcune preghiere dovrebbe dirla lunga sul grado di intimità e confidenza che implica l’utilizzo. Praticamente nullo. Anzi direi che se ai tempi dei latini, questo saluto veniva utilizzato comunemente, in tempi più tardi ha sicuramente assunto un valore “reverenziale” e di estremo rispetto.
    Andrò controcorrente, ma così stanno i fatti ed io continuerò ad utilizzarlo 🙂
    Credo inoltre che la poca educazione dei pargoli ed il poco rispetto, poco abbiano a che fare con i titoli accademici delle persone a cui si rivolgono. Piuttosto guardiamo bene cosa gli stiamo dando a questi pargoli, che modelli hanno, a chi si ispirano…
    E’ chiaro che se si continuano a far allevare i bambini a mamma TV, il risultato dipende molto dalla fiction in onda nel periodo della loro infanzia…
    Meditate gente, meditate…

    Laura

  35. zauberei ha detto:

    Herr Professor è la guerra civile! ti toccherà farci una lezione:) intanto di faccio tanti maleducatissimi auguri di buon anno!

    zauberei

  36. Riccardo ha detto:

    Mi trova moltissimo d’accordo su praticamente tutti i punti (magari in effetti la polemica sul salve era un pò eccessiva). La prego comunque di non demordere, che professori “illuminati”, capaci e -soprattutto- disponibili ad usare il mezzo informatico per, come dice la parola stessa, I-N-F-O-R-M-A-R-E, ce ne sono ancora pochi in Italia. Sò ragazzi professò, che dovemo fà abbia pazienza… ;D

  37. Cino ha detto:

    Per me il rispetto è altro, anche i lsaluto si è modernizzato aimè in una società dove i valori stanno andando a farsi benedire.
    Ci sono situazioni ben più preoccupanti che un saluto e l’appellare una persona con il titolo di studio.

    http://cino74.blogspot.com/

  38. leo ha detto:

    Caro professore,
    dottori si diventa nella opinione della gente comportandosi come tali tutti i giorni. Non attraverso un titolo acquisito in un aula.
    Scrivo un centinaio di e-mail il giorno e le assicuro che gli errori di battitura ci stanno e non sono importanti perchè la comunicazione funziona ugualmente. L’educazione è un altra cosa mi creda.
    buonagiornata

  39. Clara ha detto:

    Ma tu guarda che commedia infinita si è dipanata dietro a una semplice riflessione riguardante la rispettabilissima preferenza sulla forma educata e gentile di relazionarsi al mondo.
    Una mia personale opinione: non è certo la cosa più importante.. ma un educato, forbito e preciso modo di esprimersi non può certo guastare qualcosa, anzi!
    Buona giornata a tutti

  40. animapunk ha detto:

    quanti ricordi! leggendoti mi è venuto in mente quando, appena laureata, sostituivo un collega nel suo studio di mutualista (correva l’anno 1979, più o meno):una paziente cominciò a parlare e poi dovendosi rivolgere a me face la fatidica domanda (per i tempi), guardandomi nel frattempo l’anulare della mano sinistra, evidentemente per avere lumi: signora o signorina? Dottoressa, risposi io, alquanto irritata! Al che lei iniziò una filippica sul fatto che qui in Italia eravamo tutti dottori, ecc. ecc. io poi lasciai perdere, ovviamente (puoi mai litigare con un paziente?). Insomma, niente è casuale, caro marcuck, al quale in questa sede do’ del tu. Dietro ad un appellativo c’è un’idea: se la signora in questione voleva sapere il mio stato civile e contestava il mio suggerimento di chiamarmi dottoressa (in fondo eravamo in uno studio medico ed io ero il medico), era perchè il valore che mi dava era quello, ed il riconoscimento di identità era quello (cioè donna da chiamare secondo lo stato civile e non medico). E così oggi diamo del tu a chi vogliamo sentire o sentiamo vicino, e del lei a coloro con i quali c’è un distacco, e usiamo i titoli quando le circostanze li richiedono, quando la persona ricopre quel ruolo, e non li usiamo quando invece la situazione è personale, o neutra. Hai quindi ragione, secondo me, a meditare su questo aspetto della tua vita quotidiana, che può sottintendere una mancanza di educazione, un mancato riconoscimento di ruolo, ecc ecc. Quanto al salve, anch’io credo che possa essere più un segno di incertezza (gli do’ del tu e dico ciao o gli do’ del lei e dico salve?) che altro, e non mi sembra offensivo. Ciao e auguri

  41. Alberto Cremonesi ha detto:

    Gentile Professor Marckuck,

    condivido con Lei la stessa perplessità riguardo alle nuove forme utilizzate per la comunicazione via e-mail.

    Ma il mondo ell’informatica è un mondo a parte ed è un discorso a parte rispetto al “salve!” in corridoio.

    Ha visto quando Windows esegue la chiusura del computer ed appare il messaggio “adesso puoi spegnere il computer ?”.
    Immagino che qualcuno risentito potrebbe rispondere: “Spegni, a chi ? Come si permette ?”.

    Se queste osservazioni riguardo alla comunicazione uomo-macchina possono farla sorridere, le dirò che in realtà a me ha colpito molto che nella versione in tedesco di Windows, durante l’installazione, i messaggi all’utente siano scritti utilizzando la forma con il “Sie” (il “Lei/Loro”).

    Quindi, credo, che alla base ci sia un problema culturale. Per qualche (strano) motivo, quando si entra nel mondo virtuale diventiamo tutti “tu”, “ciao”, “ahò”.

    Ho sottoscritto l’abbonamento con una nuova compagnia telefonica, e queste sono le prime righe del messaggio e-mail di benvenuto:

    “Siamo lieti di comunicarti che l’ADSL e’ attiva sulla tua linea:
    finalmente puoi navigare ad alta velocità ed usufruire da subito della promozione a cui hai aderito. Di seguito, nella mail, trovi tutte le informazioni necessarie per utilizzare al meglio il tuo abbonamento.
    Ti ricordiamo, inoltre, i dati di accesso al servizio:…”.

    Qualcuno diceva che la forma E’ la sostanza.

    Probabilmente da alcuni la scrittura via e-mail non è percepita come una lettera, ma come una specie di SMS più evoluto.

    Anche da alcuni professori universitari.
    Uno di loro, contattato ultimamente per ragioni di lavoro, ha risposto alla mia e-mail (formale), con un:
    “non mi è arrivato l’attachment. MT”.
    Ho isposto: “glielorimando. AC”.

    Distinti saluti,

    Alberto Cremonesi

  42. Fantasma ha detto:

    Senza intento offensivo nè denigratorio nei confronti di chicchesia, mi permetto di citare (a braccio si intende, mi si perdoni a tal proposito l’abuso di virgolette) un estratto di una commedia italiana.
    Gasperino il Carbonaro: “Ciao Mà”.
    Madre del Marchese: “Ma come ti permetti, cosa è tutta questa confidenza?”.
    Gasperino il Carbonaro: “A mà, t’ho salutato, mica t’ho detto mortacci tua!”.
    Dal Marchese del Grillo – 1981

  43. Anonimo ha detto:

    Ma guarda!
    Il “dottore” non vuole essere salutato con “Salve” ma vai a fanculo! Ma tu che ne sai del rispetto? Smettiamola con questi luoghi comuni, andiamo sempre peggio cosi’. Il rispetto non si misura dal saluto “Salve, Buongiorno, Buonasera” non fa differenza, ma quello che le persone pensano di te. SAI COSA PENSO IO DI UNO CHE PARLA COME TE. TI SALUTO BUONGIORNO E SOTTO SOTTO DICO MA GUARDA CHE PEZZO DI MERDA E INFAMONE.!
    Saluti a tutti.
    Egregi Saluti.
    Buonasera.
    Sua maestà.

  44. any ha detto:

    ma certo, e visto che in realtà pensi tutto il bene possibile di tua madre la saluti tutti i giorni con una sonora scorreggia, tesoro? e anche se pensi che il tuo capufficio sia uno stronzetto viscido ti profondi tutte le mattine in buongiooorno direttore, come sta oggi eh? i miei rispetti alla signora – visto che nessuno t’ha domandato niente, magari non sarai maleducato, no, ma sei ipocrita – E vigliacco – quindi, mille volte peggio che semplicemtne trombone come marck… bravo anonimo, mi compiaccio un casino! oggi mi hai fatto sentire bene: c’è merda in giro peggio di quella che mi tocca frequentare tutti i giorni…

  45. marckuck ha detto:

    Ma che eroico il mio turpiloquiente visitatore…ovviamente anonimo, ovviamente compiaciuto del suo giochino triviale e infantile…E comunque non si dice “sua maestà”, ma “vostra maestà”.

    L’ironia è più difficile di quanto non sembri…

  46. maya ha detto:

    Che buffa questa gente cafona che parla di niente ma usando un sacco di espressioni cafone…
    Per la serie “100 e più modi per sprecare il vostro ATP” 🙂

  47. salve ha detto:

    credo che il salve sia un saluto di classe.
    salve!

  48. marckuck ha detto:

    salve!

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