2 ragazzine in fuga…

Stamattina la radio mi ha colpito mentre ero particolarmente indifeso: appena uscito dalla doccia, assonnato, con il viso cosparso di schiuma, tutto intento a radermi cercando di evitare l’abituale, sanguinolento grand guignol.

In tale condizione, non ho potuto assolutamente oppormi quando non so quale bizzarro programmatore ha deciso di intozzare l’etere con la vittimistica Piccola Katy, hit anni ’70 degli inossidabili Pooh. Quindi, facendo buon viso a cattivo gioco, ho ascoltato. E si è trattato di un momento straordinariamente istruttivo…Uno spaccato della cultura sociale e politica del nostro Paese di straordinaria vivezza, un monumento al mammismo e al maschilismo imperante nel nostro arcaico Stivale.

Per capirne le ragioni, bisogna fare un salto indietro, al 1967. Nel giugno di quell’anno succedevano tre cose fondamentali: scoppiava (e terminava) la “Guerra dei sei giorni” tra Israele e i suoi vicini; nasceva Marckuck e – soprattutto – i Beatles pubblicavano “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band“, che alcuni anni fa lo storico Jacques Le Goff (mica uno qualunque) ha inserito tra i “Dieci eventi che hanno cambiato il XX secolo”.

Nel Sgt. Pepper’s ci sono due categorie di canzoni: quelle splendide e i capolavori. Tra i capolavori inserisco a pieno titolo la raffinatissima e tenera She’s Leaving Home, che i Pooh hanno saccheggiato brutalmente. Le due canzoni hanno la stessa idea di fondo: un’adolescente inquieta, di notte pianta tutto e se ne va. Ma l’interpretazione dei Beatles è molto più estrema, molto più moderna rispetto a quella dei Pooh…

La ragazza dei Pooh ha subito una delusione d’amore (banale, a 16 anni la vita è un continuo pendolo tra amori eterni e amori infranti): Piccola Katy, stanotte hai capito che carezzandoti ti hanno tradito […] e in questo mattino di grigia foschia, di colpo hai deciso di andartene via…

… mentre quella dei Beatles ha una insoddisfazione più profonda, più indecifrabile, che non viene minimamente spiegata, se ne va e basta: She’s leaving home after leaving alone for so many years

La Piccola Katy dei Pooh è una sciocchina che per fortuna vive in una famiglia attenta che sa come governarla, anche se lei crede di essere più furba di tutti: Il tuo diario che sempre riempivi solo con ciò che faceva piacere a chi di notte lo andava a vedere…

La mamma dell’adolescente beatlesiana non è così attenta e tanto meno il babbo. Quando la piccola fugge, stanno russando della grossa (le mamme inglesi di notte dormono, non frugano nei diari delle figlie) e al risveglio piangono e si disperano non per la sorte della ragazza, ma per quello che ha fatto loro: Why could she treat us so thoughtlessly (come ha potuto trattarci così duramente?) Why could she do it to me (come ha potuto farmi questo!) We gave her most our lives…we gave her everything money can buy (le abbiamo sacrificato tutta la nostra vita, dato ogni cosa il denaro può procurare).

La santità della famiglia è salva nella canzone dei Pooh, la sventatella ritorna sui propri passi, in fondo, a ben vedere non tutto è perduto con quel ragazzino della festa: Piccola Katy, ti ricordi quel ragazzo ieri alla festa? […] adesso lui sta sognando di te e quando si sveglierà si accorgerà di volerti vedere presto, molto presto…Il mondo è buio e cattivo, non è fatto per te, non gettare al vento i tuoi 16 anni favolosi…

Fuori dal piccolo bozzolo famigliare non c’è salvezza per i Pooh…la ragazzina non ha ambizioni di crescita, ha una piccola pena d’amore che la mamma e il suo ragazzino possono riempire e tutto torna come deve essere e se cerca di fare da sola, costruire le proprie scelte e il proprio destino sarà “il mondo buio e cattivo” a punirla.

Che differenza con il mondo Beatles: La ragazzina inglese non ha ripensamenti, non ha pene d’amore, non ha diari fasulli. Vuole fare le proprie scelte e le fa: Quietly turning the backdoor key, stepping outside, she is free (gira lentamente la chiave della porta sul retro, salta fuori. E’ libera) e per fare cosa? inseguire un compagno di classe? assolutamente no…Scappa di mercoledì, alle 5 del mattino e va lontano, molto lontano…

… Alle 9 del venerdì ha un appuntamento con un venditore di auto usate, con il quale inizierà la propria nuova vita (waiting to keep the appointment she made, meeting a man from the motor trade), alla faccia dei genitori “che le hanno dato tutto meno che amore” (she’s leaving home after leaving alone for so many years…lei lascia casa dopo aver vissuta in solitudine per troppo tempo).

Insomma, per farla breve. La stessa trama, due letture diverse, due mentalità diverse, due diverse concezioni della libertà, della famiglia, delle scelte individuali, dei rapporti tra sessi e generazioni. Ok, forse ho esagerato un tantino…ma insomma io l’ho capita così. Però in fondo, non sempre sono solo canzonette…

Marckuck

P.S. E non ho neppure fatto riferimento all’atmosfera nebbiosa ed eterea, al lieve arpeggio che accompagna tutto il brano, ai coretti in controcanto, così beatlesianamente beatlesiani… Insomma, non ho minimamente accennato a quanto – sociologismi a parte – sia dannatamente, eternamente splendida!

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22 risposte a 2 ragazzine in fuga…

  1. aless ha detto:

    Bellissimo post, Marckuck, direi – con un pizzico di esagerazione – un vero e proprio microsaggio di critica e filologia comparata virtuale con significative aperture socio-antropologiche e storico culturali e perle di traduzione di un certo rilievo… E detto da una dottoressa di Ricerca in Letterature Comparate e Traduzione letteraria, puoi ben andar fiero del commento
    😉 Scherzi a parte, trovo che la tua riflessione in margine alla rasatura la dica davvero lunga sul tipo che sei, oltre che sull’abisso che separa il clima culturale sessantottino in Italia e Inghilterra. Per fortuna, non tutta l’Italia del tempo era rappresentata dalla mentalità che si legge tra le parole del testo dei Pooh, buona parte però, purtroppo sì, e la cosa triste è che gli strascichi di questa mentalità sono ancora ben visibili nell’Italia di oggi… Condivido in pieno tutta la tua lettura del confronto e approfitto per dirti che ti seguo spesso, con stima ed empatia (specie, di recente, in materia di “Salve, prof!”) e che apprezzo anch’io la dolcezza e l’umanità che hai mostrato nella gestione dei commenti sul controverso post “Credevo” 😉
    Un saluto affettuoso a Maria Letizia, e tutto sommato anche a Roy ed Andy, nelle cui parole (cfr. calci nel sedere a 90 gradi) mi sembra di rivedere quelle dei miei amici più cari in certe passate fasi buie della mia vita e verso i quali pertanto simpatizzo ;-).
    A Marckuck i miei complimenti e tanti auguri di buon 2007. Aless

  2. marckuck ha detto:

    Cara Aless, il tuo buongusto in fatto di blog e blogger è indiscutibile e inarrivabile 😉
    grazie dei complimenti
    Marck

  3. I Care ha detto:

    Un solo appunto, caro Marc, ma non a te, quanto a Jacques Le Goff (mica uno qualunque). Come ha fatto l’esimio prof., da me peraltro molto apprezzato, a scegliere di inserire tra i “Dieci eventi che hanno cambiato il XX secolo” i Beatles e la loro “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, e sorvolare sul fatto che proprio in quell’anno eri nato tu?
    A parte gli scherzi, interessante la lettura in parallelo delle due canzoni.

  4. Leonardo ha detto:

    Bella analisi, complimenti! Soprattutto per averla pensata dopo essere uscito dalla doccia…

  5. Maria Letizia Ponte ha detto:

    Interessante confronto.
    Ho molte domande:
    a)La ragazza dei Pooh scappa per una delusione d’amore, banale e io aggiungerei normale, ma quale può essere l’insoddisfazione della ragazza dei Beatles e perchè non viene volutamente spiegata?
    b)Perchè la Piccola Katy scrive un diario “che sempre riempivi solo con ciò che faceva piacere a chi di notte lo andava a vedere…” e la sua famiglia vuole leggero credendo così di proteggere la figlia; mentre la mamma e il papà dell’adolescente beatlesiana non sono così attenti e al loro risvegliono si disperano non per la sorte della ragazza, ma per quello che lei ha fatto loro (“we gave her everything money can buy”)?
    c)finale:la sventatella dei Pooh ritorna, addirittura recupera l’amore ed è consolata da questa frase:”Il mondo è buio e cattivo, non è fatto per te, non gettare al vento i tuoi 16 anni favolosi” che anch’io interpreto come hai fatto tu: “fuori dal piccolo bozzolo famigliare non c’è salvezza,a ragazzina non ha ambizioni di crescita e se cerca di fare da sola, costruire le proprie scelte e il proprio destino sarà il mondo buio e cattivo a punirla”.
    Ma allora che succede alla ragazza londinese se lei invece non ha ripensamenti, non ha pene d’amore, non ha diari fasulli…se vuole fare le proprie scelte, alla faccia dei genitori “che le hanno dato tutto meno che amore”?
    Differenze di mentalità, due diverse concezioni della libertà, della famiglia, delle scelte individuali, di culture, di messaggi da trasmette…perchè i Pooh, dunque una buona parte della mentalità italiana di quell’epoca, voleva trasmettere questo e perchè i Beatles tutt’altro?
    Non so se c’è una spiegazione storico-sociale per rispondere alle mie domande, ma grazie per il profondo spunto di riflessione.
    Infine una domanda che rivolgo a me stessa, io quale ragazza sarei stata,o, meglio ancora, quale ragazza vorrei essere?

  6. Maria Letizia Ponte ha detto:

    P.S.per aless: ricambio il saluto ma soprattutto l’affetto!

  7. any ha detto:

    …ma soprattutto billy shears era il papà del cantente degli scissors sisters…?
    (lancio di saponette, rasoi di sicurezza, asciugamani zuppi arrotolati e paperelle di gomma, di intensità insostenibile…)

  8. marckuck ha detto:

    Prime repliche:

    1. ICare hai ragione, questi francesi…scherzi a parte, la classifica di J.Le Goff riguardava i fatti che hanno contrassegnato il XX secolo in senso ampio e comparivano, non ricordo in che ordine, Freud e la pillola anticoncezionale, la televisione e il computer, il Trattato di Roma e la conferenza di Baunaung (inizio decolonizzazione afroasiatica), Guernica e i Beatles, Auschwitz e la teoria della relatività…più altro ancora;

    2. Grazie Leonardo…in realtà l’analisi è iniziata al bagno e proseguita altrove;

    3. Maria Letizia, la ragazzina dei Beatles è senza affetto, vive nell’opulenza ma le manca un ruolo chiaro nella vita della sua famiglia, quindi se ne va…E’ un male molto più profondo di quello che attraversa la ragazzina Pooh, per la quale una limonatina veloce con il moccioso della festa sarebbe sufficiente a guarire tutto;

    4. any l’idea della rissa sotto la doccia ha un che di stuzzicante, BdB permettendo…

  9. any ha detto:

    O_O a te la frequentazione del mio Lil Bro ti fa malissimo

    (:D)

  10. marckuck ha detto:

    A me tutte le frequentazioni fanno malissimo! come un filtro dell’aria assorbo tutte le impurità altrui…

  11. stefania ha detto:

    Io non credo che i Pooh siano stati animati da così grandi interessi sociologici e culturali.
    Mestri di retorica, maestri nell’arte di dare al pubblico quello che desidera senza peccare della presa di posizioni.
    Molto tempo fa lessi, a proposito di un qualche loro anniversario alla carriera, che avevano precorso i tempi e citavano piccola katty per il ’68 e poi Pierre…mah…diciamo che hanno cavalcato il mercato del più bieco consumismo musicale con grande furberia.
    I Beatles invece hanno usato, anche quella cosa sempre più spesso in disuso che si chiama pensiero.

  12. Pfd'ac ha detto:

    Dopo questa illuminante esegesi finalmente conosco anche la storia di piccola Katy. Tutto quello che sapevo era il ritornello: oooh oooooh piccola Katy, oooh oooooh piccola Katy…

  13. aless ha detto:

    Secondo me, per seguire gli sviluppi contemporanei del filone della “ragazza in fuga”, dovremmo considerare anche la terribile Sara di Paolo Meneguzzi. L’ho ascoltata questo pomeriggio in macchina alla radio e avrei prontamente cambiato frequenza se non avessi captato delle frasi che riportavano incontrovertibilmente a questo post: “Sara vive da sola. Studia e poi lavora
    Sara non ha paura, Sara è già più grande della sua età […]Sara, che cammini sotto il sole, hai deciso di partire, per cercare un’altra vita da seguire […] Sara si sente sola, Sara ora è lontana, chiama 2 volte al mese. Dice che per ora lei non tornerà”. Insomma, Sara fugge via da una vita che non le basta più, però coscienziosamente chiama a casa, ben due volte al mese per dire (a chi?) che non tornerà. Mi pare che andiamo di male in peggio! Vorrei citare anche Mary dei Gemelli diversi, che tanto – come Sara – le ragazzine tra i banchi di scuola mostravano di amare (!), ma lì tutto sommato il tema è più delicato e non oso fare dell’ironia su argomenti scottanti in tempi di così fitta polemica. Mi pare però che si possa concludere che i Pooh hanno fatto scuola con Piccola Katy. Chissà se esistono oggi delle degne eredi della protagonista di “She’s leaving home” nella musica inglese?
    Marckuck, tu sei uno dei miei tre splendidi isolati 😉 per favore, almeno tu se decidi di sparire, avvisa per tempo! saluti a tutti, aless

  14. Rapida ha detto:

    Letto ieri, commento oggi con un aggettivo esclamativo:
    !!!, anzi tre.

    (e poi, ma cosa passa per la testa del barbiere dei Pooh?)

  15. FULVIA ha detto:

    …ALLUNGO LA MANO
    ad Aless solo con una piccolissima modifica.”Quando si scappa non si avvisa nessuno anche se i segnali che precedono la fuga ci sono sempre!”.E ora un pò di blues (wild man) che non fa mai male!…
    (Woody Allen-Tie me to your apron string again).Buona giornata a tutti e un speciale Hasta siempre! per il padrone della casa,FULVIA

  16. marckuck ha detto:

    Aless io non sparirei mai…non sono tipo da scelte così nette! E poi, come tutti i brutti sono egocentrico, quindi mi piace star sul palco a spararle grosse 😉

  17. aless ha detto:

    meno male… 🙂

  18. aless ha detto:

    In casa malaticcia (e più befana che mai), stavo guardando in tv la puntata di cd live dedicata all’amore. Ovviamente, chi invitano secondo voi gli autori? I Pooh, ovviamente! E con quale canzone esordiscono questi ultimi, in un nuovo arrangiamento rockeggiante e per il ludibrio dei giovani presenti in delirio (!): PICCOLA KATY!
    E cosa dice – dulcis in fundo – il presentatore, introducendo la canzone e presentandola come un vero cult sull’amore (!?): “FATE BENE ATTENZIONE ALLE PAROLE”.
    Però… trent’anni di carriera e i Pooh ancora in tv a farsi applaudire dai ventenni. Qualcosa di buono l’avranno pur fatto, no?!
    Buona “epifania”, a Marckuck e a tutti gli altri frequentatori del salotto, anche nel senso joyciano del termine 🙂

  19. marckuck ha detto:

    Eheh terribile!

  20. Emma Zunz ha detto:

    Bello questo pezzo. Volevo a questo proposito chiederti una informazione. Anche io conosco l’affermazione sui Beatles di Le Goff, ma non ho mai capito in quale libro o saggio è stata pubblicata. Tu sai rispondermi? SE si apsetto un tuo segnale…
    Complimenti ancora per il post e il blog in generale.
    Emma

  21. Clara ha detto:

    Non è per niente facile rispondere ad un post come questo. Si, il testo della canzone dei Beatles parla di un tipo di adolescenza e di un tipo di famiglia, che rispecchiano due società diverse nel 1968, anzi perfino in quegli anni, e trasmette messaggi differenti. Eppure, i testi considerati spesso banali delle canzoni dei Pooh, comunicano anch’essi a mio avviso un messaggio positivo. C’è da dire che i Beatles non hanno sempre brillato per la profondità dei loro lavori, ad es. “Yellow Submarine” o “She loves you”, non sono così carichi di significato, inoltre cantare in quegli anni, così come adesso, in lingua inglese e vivere nel Regno Unito, rendeva tutto molto più facile – senza nulla togliere al talento dei quattro artisti di cui si sta parlando – e permetteva di coltivare grosse ambizioni commerciali. Non credo di sbagliare nel dire che il gruppo inglese, non abbia mai nascosto di avere l’ambizione di conquistare un mercato mondiale, mentre per i nostrani Pooh, oltrepassare soprattutto in quel periodo storico, i confini nazionali, appariva un’impresa onestamente irrealizzabile. Credo di poter dire che gli obiettivi fossero diversi. Fatte queste considerazioni, gli originari sei componenti della band italiana, ed i quattro successivi giunti ai giorni nostri, avevano e hanno alle spalle una formazione in CONSERVATORIO, ed un approfondito studio della musica, non si sono messi a suonare solo come diletto, e questo dà un pò di credito alle voci secondo le quali la loro MUSICA sarebbe decisamente migliore dei testi che cantano. “Piccola Ketty” è obiettivamente è una canzonetta commerciale, come quelle di molti altri artisti italiani (New Trolls, Bobby Solo, Alunni del Sole e.. via così), ma altri lavori come “Parsifa”, “Un pò del nostro tempo migliore”, “Rotolando Respirando”, “Viva”, “Cento di queste vite” ecc., pur non avendo io molta competenza nel giudicare, non mi sembrano prettamente commerciali, o perlomeno NON SOLO commerciali. E’ vero che non hanno quasi mai trattato temi sociali, o se lo hanno fatto lo hanno fatto in modo “leggero”, però le parole delle loro canzoni trasmettono un messaggio positivo, un messaggio di BUONA VITA. Parlano d’amore in modo non zuccheroso, spesso di amicizia, di sesso cantando la passione senza andare oltre un certo limite. All’interno di “Parsifal” c’è “Io e te per altri giorni”: “.. A quest’ora sanno già di noi, i problemi cominciano adesso, tutto è fatto ormai. Tu non sai la forza che mi dai, ma conosco i rimpianti che lasci, tu conosci i miei. C’è chi si stanca di un uomo, di una donna per amore che manca, per noia o solitudine o perchè delusi dal tempo, so bene che per noi non fu così.” E’ un addio, ma c’è anche tanta speranza nel domani dei due protagonisti. Ci sarebbero mille e mille strofe da citare, sia di vecchi successi che di canzoni più recenti, ma non voglio sfinire chi legge. Questa marea di parole, a mio avviso, rispecchia la realtà di molte coppie, di molte famiglie solo che il sapore dello zucchero è tutt’altro che insopportabile e c’è sempre un voler credere nel domani, in nuove prospettive perchè la vita chissà cos’altro di buono ha in serbo. E’ un linguaggio semplice lo so, talvolta anche furbo, parlo di me quando dico che queste parole mi fanno stare bene, danno ALLEGRIA alle mie giornate. I momenti di leggerezza sono importanti tanto quanto quelli di riflessione intellettuale, infatti per gli “altri” momenti ci sono Guccini (che per me è quasi una guida spirituale), Vecchioni, Venditti o anche Dalla e allora si apre un altro mondo.
    Per rispondere correttamente a questo post, sarebbe stato opportuno fare un confronto tra alcune delle canzoni più celebri dei due gruppi ma, per quanto riguarda i Beatles, conosco solo i principali successi e sono abbastanza ignorante su molto di quello che hanno scritto e cantato.
    C’è infine da dire che i quattro artisti italiani, con mille compromessi che forse non immaginiamo, con le grandi difficoltà che senz’altro hanno avuto, con impegno e sacrificio e direi anche credendo nell’amicizia, sono riusciti a stare insieme ben cinquant’anni! Naturalmente hanno creato un’azienda molto, molto redditizia, hanno saputo essere bravi amministratori di se stessi e chissà cos’altro si potrebbe aggiungere, allo stesso tempo sono impegnati anche nel sociale, hanno guardato e guardano oltre il loro mondo di privilegi con attenzione a chi sta peggio, hanno molto vissuto, perchè tranne D’Orazio, sono stati tutti sposati più volte e hanno un sacco di figli, e questo “aver vissuto”, mi piace tantissimo. Insomma, per me le loro non “sono solo canzonette”.
    Ho scritto di getto, sono di fretta e forse c’è qualche errore grammaticale, ma volevo rispondere!

  22. marckuck ha detto:

    Cara Clara, la finalità del post non era un paragone stilistico tra i Beatles e i Pooh a livello generale quanto sottolineare la diversità sociale e culturale delle due adolescenti raccontate. I Pooh “rassicurano”, i Beatles sono più drammatici.

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