Una locandina sbattuta dal vento…

Primo venerdì dell’anno, cambia la locandina e si fa un bilancio di quanto di buono si è visto (ho visto) al cinema nel corso del 2006.

Dico subito che è stato un buon anno, ricco di pellicole interessanti e/o divertenti e/o commoventi. Ricordo ad esempio i due Woody Allen (Matchpoint e Scoop) o Il Diavolo veste Prada. Ma anche Memorie di una geisha o Angeli Ribelli, visto in televisione.

Ci sono stati anche film mediocri, ovviamente e alcuni addirittura ributtanti, come Il Codice da Vinci, che mi è comunque servito come scusa per scrivere uno dei miei insostenibili post a sfondo storico, sul potere taumaturgico e magico della regalità.

Venendo ai "grandi" film del 2006 ne elenco 5, in ordine inverso di importanza e di mio personalissimo e fallace gradimento:

5. La Commedia del Potere. Film del francese Claude Chabrol, con una brava Isabelle Huppert nei panni di un magistrato integerrimo e forse un po’ carrieristico, alle prese con una Tangentopoli parigina che le regalerà notorietà e simpatia nell’opinione pubblica, ma ne manderà a rotoli la famiglia e finirà in una specie di "nulla di fatto", piuttosto sconsolante…

4. The Queen. Splendida commedia-documentario sulla settimana più lunga del lunghissimo regno di Elisabetta II d’Inghilterra. La Principessa Diana è morta, la reazione popolare è imponente, sconvolgente e del tutto incomprensibile per la Royal Family, ancorata ad antiche concezioni di decoro, di sobrietà, di compostezza, agli antipodi con il glamour planetario e chiassoso della Cara Estinta. La Monarchia, sopravvissuta alle lotte religiose, alla Glorious Revolution, a Napoleone, a Hitler e a Gandhi rischia di essere travolta dai titoli dei tabloid. Ma si salverà, per la gioia di grandi e piccini. Bellissima ricostruzione dei processi politico-decisionali sotterranei, interessante riflessione sul potere e le sue regole, eccellente sceneggiatura, mirabile la protagonista, la splendida Helen Mirren.

3. I Segreti di Brokeback Mountain. Wyoming, metà anni ’60. Due ragazzotti ricevono l’incarico di passare l’estate in mezzo alle pecore. Tra giornate interminabili, monotoni piatti di fagioli in scatola e provvidenziali acquazzoni scoppia la passione sessuale prima, l’amore poi, sfociando in una relazione – infelice e irrisolta – che dura 20 anni, fino ad un tragico e inatteso epilogo. Non si tratta di un film morboso, non si tratta di un film gay. Si tratta di un film durissimo e scarno sull’amore senza aggettivi, sui suoi prezzi, sulla vita che impone scelte, privazioni ed errori. Un film privo di speranza e di illusioni, secco ed essenziale (con la sola scena finale della camicia come momento di commozione liberatoria), illuminato dalla mirabile prova dei due protagonisti (Heath Ledger e Jack Gyllenhall). Ignorato all’Oscar, malgrado la pioggia di nomination.

2. Il Labirinto del Fauno. Mi aspettavo una cazzata e invece questo film dello spagnolo Guillermo Del Toro mi ha sconvolto. Spagna anni ’40, la guerra civile è terminata con la vittoria dei fascisti di Franco, ma in qualche bosco esistono ancora sacche di resistenza repubblicana. La piccola Ofelia, dolce e sensibile bambina introversa si trova costretta a seguire la madre andata in sposa di seconde nozze ad un ufficiale franchista narciso, crudele e insensibile. Il film alterna le tragedie della guerra sotterranea e il sogno di fuggire in un mondo fantastico e non sappiamo quanto immaginario della piccola Ofelia. E’ un film terribile e crudele. Un film di pianti, ma caspita, un film splendido!

Volver_l2006071416581. Volver. Eccola, la perla più luminosa del 2006, il più bel film di Almodovar, un equilibrio perfetto tra commedia, grottesco, dramma e malinconia. Un film che fa ridere con il groppo in gola e piangere con il sorriso, in un equilibrio perfetto che il bizzarro spagnolo ha finalmente raggiunto in pieno. Non lo riassumo perchè non è riassumibile, va visto senza troppe chiacchiere.

Bilancio finale. 3 storie di donne, una storia di bambini, una storia gay ma non solo gay. Due film sono spagnoli, uno francese, uno inglese, uno americano e nessuno italiano. Dunque Europa-Stati Uniti 4-1 e Italia-Resto del Mondo 0-5. Prevale il dramma (anche forte) sulla commedia, ma in fondo la vita è così. Ci sarebbe ancora tanto da dire. Ma il post deve avere un termine, parafrasando i Pink Floyd:

The Time is gone, the post is over, thought I’d something more to say…

Marckuck

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cinema, Locandine. Contrassegna il permalink.

11 risposte a Una locandina sbattuta dal vento…

  1. aless ha detto:

    Mi trovi molto d’accordo su Volver e Brokeback Mountain, caro Marckuck. Gli altri tre non li ho visti ma, grazie al tuo post, ho già in programma una domenica sera a base di “The Queen” coi colleghi Ssis (inglese, per l’appunto!). Io avrei ammesso nell’Olimpo cinematografico del 2006 almeno due italiani: NuovoMondo di Crialese (che mi sembra uno dei “giovani” registi più interessanti dell’attuale panorama italiano) e La sconosciuta di Tornatore (crudo e a tratti violento, ma sempre bello, a mio parere). Un romano di origini sicule e un siciliano doc. Sarò un po’ campanilista? 😉 saluti, aless

  2. francescaxxxx ha detto:

    D’accordissimo per Volver…. quasi un’autocitazione di Almodovar, dove ho ritrovato elementi presenti in molti suoi film anche vecchissimi….

  3. Mat ha detto:

    La parafrasi pinkfloydiana è graditissima ma ‘sto “Match Point”… tutti a dire che è bello, a me è sembrata una cagata pazzesca!!! Parafrasando Fantozzi…

  4. Lorella ha detto:

    Mi è piaciuto moltissimo Volver e mi hai “inviato” la giusta curiosità per vedere gli altri.
    Grazie!

  5. lois lane ha detto:

    per quanto mi riguarda:
    finalmente ce l’ho fatta, con sommo gaudio, a vedere “l’uomo che cadde sulla terra”(dopo appena 30 anni!).
    ho trovato splendido “nuovomondo”, noisissimo “la sconosciuta”, godibilissimo “c.r.a.z.y.”.
    “the queen” mi è sembrata più una buona fiction, che un bel film..non me ne vorrai, credo.
    ho molto apprezzato il bellico “Jarhead”…e detestato “black dalhia”…
    –ma ne avrò diventicati tanti..belli e brutti.

  6. Marte ha detto:

    Piccolo appunto a Marckuck: perchè non vai a vedere i film italiani?
    Hai preferito il francese Chabrol all’italiana Comencini, ti sei intrippato per The Queen e non hai visto Nuovomondo.
    Hai inseguito perfino Woody Allen ma ti sei perso L’amico di famiglia di Sorrentino, e io insieme a te non sono andata a vedere (managgia) Viaggio segreto di Roberto Andò e Lettere dal Sahara.
    Di bei film italiani il 2006 ce ne ha dati…ma spesso non li abbiamo nemmeno considerati.
    E’ un peccato, spesso ci perdiamo piccoli capolavori di bravura, sia dietro che davanti la macchina da presa. Come accadde già per Texas.

  7. marckuck ha detto:

    Perchè ogni volta che vedo un film italiano “di cui si parla” (ad eccezione di Moretti, che mi piace molto) mi trovo davanti a tinelli piccolo-borghesi, totale assenza di humor, sceneggiature vittimistiche ed enfatiche, situazioni che mi deprimono, trattate come un servizio di AnnoZero…Ma ritornerò sul punto con la prossima locandina, che – stranamente – avrà un film italiano!

  8. Marte ha detto:

    Mah…magari scegli il film sbagliato 😉
    De Seta, Crialese, Sorrentino, Comencini, Paravidino non li trovo nè piccolo borghesi nè deprimenti.
    E poi non li hai visti, non barare!!!!

    ps. la locandina del prossimo film, per favore che sia almeno dal 1990 in poi!
    ;P

  9. marckuck ha detto:

    Non è vero, bugiarda e falsa! ho visto “Texas” e anche “Le chiavi di casa”. Su Sky, lo ammetto…ma li ho visti…
    E negli anni ho visto Amelio, l’Archibugi, Virzì, Martone…ma non so che farci, anche se talvolta mi piacciono (Le chiavi di casa è bellissimo, ad esempio…ma anche Il Grande Cocomero o Lamerica) li trovo comunque sempre con un retrogusto deprimente.

    E poi, a me che piacciono i film in costume, le grandi storie, gli effetti speciali, la fantasia visionaria, sai che palle tutte ste storiellline di ogni giorno!

    Ho perso Crialese e ho fatto male…

    ciao, M.

  10. Marte ha detto:

    Io credo, che chi sa destreggiarsi all’interno del quotidiano senza scendere di un solo millimetro nel banale possa dirsi senza ombra di dubbio visionario ed artista.
    La fantasia a mio avviso è solo il vestito più estremo della concretezza, e un buon film resta tale anche senza effetti speciali.
    Anzi, meglio.

    Pensa ad un Picasso che dipingeva Guernica, tanto per intenderci.

    E poi scusa, ma dei film che hai citato giusto Il Labirinto del Fauno potrebbe definirsi “In costume” ;P

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...