Le Parrucche e la Giustizia

Sono sicuro che con questo post confermerò ulteriormente la mia fama di trombone, di bacchettone e – sotto sotto – di reazionario, uscita ingigantita dalla interminabile polemica sul "Salve". Pazienza, come disse tempo fa Bertold Brecht "mi sono seduto dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano già occupati".

Ho appena scoperto, rovinandomi la giornata, che dai tribunali Lawlordsinglesi spariranno le parrucche bianche che da oltre 300 anni contraddistinguono l’esercizio della Giustizia in quel nobile Paese. Motivazione? La solita: "essere più vicini alla gente".

Stupidamente ho sempre creduto che un giudice è "vicino alla gente" se decide secondo giustizia, secondo il "senso comune", distribuendo – come un Re della Bibbia – torti e ragioni non solo sulla base di capziose (e a volte strumentali) interpretazioni di testi di legge incomprensibili, ma entrando nel singolo caso e dando una singola risposta. Il che è – detto alla carlona – la base del sistema anglosassone di Common Law.

Evidentemente, si ritiene che per essere "vicini alla gente" sia invece meglio vestire "come la gente" e magari – in futuro – parlare "come la gente", guardare "i programmi che guarda la gente" o mangiare "quello che mangia la gente". Quasi che "la gente" fosse un blocco monolitico e indistinto, che si muove in massa, concezione – questa si – reazionaria.

Io resto un sostenitore della "forma" come salvaguardia del principio di Autorità, senza il quale non c’è che tenebra (sono Hobbesiano e non Rousseauiano, non so che farci) e come salvaguardia anche del principio di Equità. Penso infatti che l’Uguaglianza tra i cittadini debba essere un principio sostanziale e non estetico, ma mi rendo conto che abolire le parrucche (o il "buongiorno", sostituito da un universale "ciao") sia molto più semplice, veloce e demagogico che non porsi effettivamente nelle condizioni di affrontare e risolvere le cause dell’ingiustizia, della sofferenza e della disuguaglianza, che continueranno a regnare impunite e indisturbate nella nostra società anche se i giudici mostreranno alopecie, calvizie, riporti o chiome tinte. Come la gente.

Poche settimane fa è morto Augusto Pinochet, il sanguinario tiranno cileno. E’ stato un impunito in patria e un solo sistema giudiziario lo ha condannato: i Law Lords britannici, nel 1998. E mentre lo facevano, richiamandosi agli immortali ed eterni "diritti dell’Uomo", indossavano un manto di velluto nero con due fregi laterali di ermellino (simbolo del titolo nobiliare di Barone) e sulla testa avevano un parruccone bianco.

Non so se fossero "vicini alla gente", ma certo erano vicini al mio personale senso di Giustizia.

Marckuck

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7 risposte a Le Parrucche e la Giustizia

  1. I Care ha detto:

    D’accordo con te su tutta la linea! (Qualche perplessità rimane per Hobbes, posso suggerirti Spinoza?)

  2. Pfd'ac ha detto:

    non credo che l’abolizione delle parrucche minerà la forza del sistema giudiziario britannico, ma mi piace la tua battaglia contro il modernismo.

  3. Marte ha detto:

    Spinoza per Marckuck?
    mhhhhh….è un trombone ma non è un razionalista 🙂
    Non amo in modo viscerale nessuno dei due (e mi riferisco ai due citati filososi) ma temo che Spinoza abbia una contraddizione debole nella sua riflessione politica, lui al contrario di Hobbes ritiene che lo stato ideale non debba essere autoritario ma solo assoluto, perchè se fosse anche autoritario priverebbe i cittadini della libertà, soprattutto della libertà di parole.
    Questo secondo me contraddice profondamente il suo pensiero filosofico che, per dirla alla carlona, giudicava schiavo quell’uomo che non è capace di porre freno agli affetti i quali finiscono per renderlo soggetto alla fortuna.
    In ogni uomo dovrebbe forse regnare un monarca assoluto e autoritario che gli faccia perseguire sempre e comunque solo il “bene” inteso come ragionevole e razionale?
    Oddio, meglio avere un solo monarca assoluto e autoritario da spodestare sull’onda di una sommossa e motiva.
    O di un colpo di stato 😉

  4. magx ha detto:

    Invece ringrazio per l’abolizione delle parrucche…
    Come non dimentico che Hobbes, ed in qualche misura Spinoza, sono stati “precursori” della peggior versione del socialismo (vedi URSS).
    E pure dissento, non solo dalla forma, ma pure dal principio di autorità, perchè autorevolezza ed autorità, per me, sono prerogativa solo chi si dimostra, sempre, all’altezza dei due principi di cui sopra. In sostanza vuol dire, riconoscere l’autorità solo quando, conoscenza, competenza, empatia (etc…) sono talmente evidenti da farti sentire oggettivamente “inferiore” a chi è formalmente insignito dell’autorità…
    Altrimenti non c’è autorità (formale) che tenga…
    Però continuerò a leggerti, per il livello di approfondimento che dimostri, anche se sul merito spesso dissento!

    By

  5. Marte ha detto:

    L’esimio professore, nonchè ospite gentile e premuroso del salotto, forse potrà venirci in aiuto.
    Io nutro un forte dubbio sul fatto che in Hobbes e Spinoza si possano riconoscere pericolosi germogli socialisti.
    Io ricordo, forse male, che Spinoza riprese Hobbes con una certa passione ma quest’ultimo fu decisamente contrastato da Hegel.
    Ed Hegel, nella sua concezione politica dell’Etica individua tre momenti ben precisi.
    Il primo è la famiglia.
    Il secondo è la Società civile.
    Il terzo è lo Stato.
    Quindi, anche per via dei tre concetti citati e sui quali non mi dilungo per evitare di spodestare il padrone di casa, è in Hegel più che in Spinoza ed Hobbes che dobbiamo ravvisare quegli insidiosi germi socialisti.

  6. marckuck ha detto:

    Beh, confesso di essere non poco inorgoglito della dotta discussione nata nel Salotto, quasi fossimo nella Parigi del ‘700 tra stucchi e parrucche, mentre fuori sta per scoppiare il disastro rivoluzionario…

    comunque sia, non ho la raffinatezza analitica di ICare – Marte e Magx, il riferimento a Hobbes era solo, molto blandamente, all’idea che l’uomo nasce cattivo ed è compito della società dargli un codice di comportamento, opposta a quella di Rousseau sulla naturale bontà del genere umano…

    Da qui la mia convinzione che le regole, l’autorità servono soprattutto a garanzia dei più deboli, perchè in un mondo privo di norme prevarrebbe la logica darwiniana del più forte che divora il più debole (e qui non sono pertanto concorde con gmax).

    Ci sono indiscutibili echi di Hegel in Marx, come sostiene Marte, alla quale non posso permettermi di dare torto in due post su due…

  7. Io sono per John Stuart Mill e non per Hobbes.
    Però per il resto condivido.

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