Nel buio

L’avevo incontrata una sola volta, 4 anni fa. Tenevo un seminario di insostenibile pesantezza sul rendimento dei sistemi parlamentari, lei sedeva in prima fila, con un computer portatile davanti a se. Biondina, con i capelli corti, di eleganza sobria, magrolina e sembrava più giovane dei suoi 22-23 anni.

Non ci avevo fatto molto caso, dato che l’aula era sovraffollata. La lezione era sul modello di competizione spaziale multidimensionale tra partiti politici elaborato negli anni trenta dall’economista Harold Hotelling, ripreso da Antony Downs nel 1957 e perfezionato da Giovanni Sartori nel 1976. Roba complicata, tanti grafici e qualche calcolo.

A fine lezione la ragazzina bionda si avvicina e mi chiede di spiegarle i grafici disegnati alla lavagna. Non è che non li ha capiti, non li ha proprio visti e timidamente, a bassa voce mi dice di essere ipovedente. Faccio del mio meglio per illustrare il contenuto dei molti grafici…si aggrappa ad ogni parola, vuole capire, credo per un interesse che va oltre, molto oltre il singolo argomento (terribilmente tecnico), ma penso investa il suo desiderio di rimanere aggrappata alla "normalità" degli studi universitari. Qualche giorno dopo il volontario che l’accompagna mi scrive una mail pregandomi di inviare una copia dei grafici discussi in un formato più grande, che con un po’ di taglia-incolla preparo nel sabato successivo e invio. Poi, il silenzio.

Oggi l’ho rivista. Camminava sotto i portici di via Mercatovecchio, piccola e bambina come quattro anni fa. Stavolta non da sola però, ma con un bel cane lupo a fianco. E un bastone bianco davanti a lei, per farsi largo nella notte di questa soleggiata e assurdamente calda mattina udinese.

Avevo una gran voglia di fermarla, salutarla, chiederle se i miei grafici le erano serviti, così per dire qualcosa…ma mi sono bloccato, so di non essere bravo in queste situazioni, finisco sempre per sembrare patetico o peggio per starnazzare nella pozzanghera oltre il lecito.

Così ho tirato dritto. Ciascuno ha proseguito la propria passeggiata, immerso nel proprio buio.

Marckuck

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23 risposte a Nel buio

  1. I Care ha detto:

    Tu non sei uomo da buio, e lo si capisce da quello che scrivi, e anche la ragazza, da come la descrivi, non mi sembra essere “figlia delle tenebre”. Marckuck, capisco il tuo stato d’animo, ma permettimi di invitarti ad un atteggiamento diverso la prossima volta che la incontri.
    Nel mio blog ho postato qualcosa che mi piacerebbe leggessi.

  2. Fabioletterario ha detto:

    Ricambio: Che trombone!

  3. laura ha detto:

    Se tu le avessi parlato, le avresti fatto piacere (a meno che il suo silenzio di allora fosse in qualche modo imputabile ai grafici)

  4. skanner ha detto:

    Spesso il nostro imbarazzo colpisce solo dentro di noi. Io avevo un caro conoscente cieco e lo salutavo dicendogli serenamente “ci vediamo”…. poi… ci siamo “persi di vista”…

  5. Quello che racconti è tenero, così come è dolce la tua esitazione, poi solidificatasi in un silenzio.
    Ma la prossima volta che ti troverai davanti a una situazione analoga e sarai in dubbio tra fare un piccolo gesto d’accoglienza oppure chiuderti in una seria indifferenza…perdona il consiglio da guru de noantri…fallo, quel piccolo gesto.

  6. Pittrice ha detto:

    non è buio. è che siamo timidi. siamo chiusi in un guscio. lei sarebbe stata felicissima di vederti. ne sono sicurissima. comunque non ti preoccupare, 90 persone su 91 avrebbero fatto ciò che hai fatto tu.
    un abbraccio tesoro

  7. FULVIA ha detto:

    …SI A VOLTE
    lo strano pudore del gesto prende! FULVIA

  8. Giulia ha detto:

    E’ difficile rapportarci con chi ha dei problemi, ma io credo bisogna imparare, perchè altrimenti la loro solitudine sarà sempre più grande. E’ meglio farci delle gaffes essere goffi, ma provare. Io ho due amici, uno ha è sulla carrozzella perchè ha una tetraparesi spastica, l’altro è focomelico è ha come braccia e gambe due moncherini. All’inizio è stato difficile rapportarmi a loro, ma ora sono tra i miei migliori amici, perchè la loro sensibilità è molto più raffinata e sanno capirti proprio perchè hano sofferto tanto. Quindi la prossima volta non desistere.

  9. daniele ha detto:

    L’imbarazzo è normale, purtroppo, e non è nemmeno una colpa. Come si fa a non essere a disagio davanti ai problemi degli altri? Ma magari, al prossimo giro, sarai lì a salutarla. Non sentirti in colpa perchè stavolta non te la sei sentita.

    http://istericotuareg.blogspot.com

  10. Fabrizio ha detto:

    tu col buio non hai proprio nulla a che fare, anzi.
    grazie per la perla di normalità e quotidianità che, come dimostri, può sempre regalare un po’ di tenerezza.
    fabri

  11. zauberei ha detto:

    In queste situazioni avremmo sempre bisogno di averne due copie…perchè la prima non ci da abbastanza tempo. Bisogna essere un po’ coraggiosi – l’attimo è bello che passato. Ma tu sei in buona fede, e alla tua seconda copia – se ti capiterà – lei lo sentirà. Succede sempre.

  12. aless ha detto:

    ti capisco molto bene. mi sarei comportata allo stesso modo, e avrei avuto il tuo stesso rammarico, dopo. Però ha ragione I Care. Tu non sei tipo da buio. Non almeno per questa circostanze e dopo aver scritto un simile, sensibilissimo post.

  13. vihuelo ha detto:

    sai una mia amica cieca cosa mi scriveva per mail? questo: fuzhòodfjiozoifaoaoihhua

  14. Rapida ha detto:

    Non commento, esclamo.

  15. Erynwen ha detto:

    E’ la timidezza e il senso di imbarazzo che ci rendono ciechi e sordi a volte. Ma la sensibilita; d’animo non guarda con gli occhi ma con il cuore!

  16. marco ha detto:

    “un bel tacer non fu mai scritto”..

  17. marckuck ha detto:

    Beh, sono contento che tutti i commenti abbiano colpito pienamente nel segno…L’aneddoto che ho raccontato non è di quelli di cui uno va particolarmente orgoglioso nei secoli, ma è uno spaccato di vita reale, sono cose che succedono ogni giorno e non si legano alla nostra difficoltà a rapportarsi con il mondo disabile, quanto – il che è forse peggio – alla nostra difficoltà nel fermarsi, dedicare spazio, compiere un atto gentile senza secondi fini. La nostra paura di mostrare brandelli di cuore, perchè viviamo in un mondo dove bisogna indossare la corazza prima di uscire di casa. Dove ci sono troppe cazzate da fare per perdere tempo con le cose serie…

  18. Marco scrive che “un bel tacer non fu mai scritto”. E forse ha ragione. Ma io penso anche un’altra cosa: “che un bell’abbracciar non fu mai sbagliato”

  19. FULVIA ha detto:

    UN SORRISO
    e un abbraccio senza secondi fini se non l’abbraccio di un’UMANITà condivisa nell’universo che tutto abbraccia! Buona giornata Marckuck,FULVIA

  20. aless ha detto:

    Condivido quello che dice Luciano. E preferisco pensare che a giocarti un tiro mancino non sia stata tanto la mancanza di tempo o voglia di perdere quei 5 minuti (questo, è vero, sarebbe peggio) ma l’imbarazzo dovuto all’immedesimazione con quella ragazza, il timore di farle pesare la sua condizione di “diversa”, di sottolineare con il tuo gesto che tra mille ex-studenti avevi riconosciuto proprio lei e ti fermavi a salutarla perché la sua è una condizione particolare. Forse per questo non sei voluto entrare nel suo “buio”. Hai esitato. Hai immaginato un altro Marco (l’altra copia, come dice zauberei) che andava da lei, la salutava, si imbarazzava, la imbarazzava… Così semplicemente non l’hai fatto. Capita. Perchè a volte forse agiamo molto di mente, e troppo poco d’istinto. E a volte la nostra corazza è troppo spessa. Buona giornata, marckuck.

  21. Marco ha detto:

    Tacere, per una volta. Assaporare un bel pensiero delicato, silenzioso che restera’ nel ricordo, invece di un banale contatto non richiesto di cui forse in questo mondo troppo esplicito ed urlante non si sente la necessita’.

  22. Insomma, ci siamo divisi (siamo proprio italiani, eh!!) in due fazioni: i fautori dell’abbraccio (chiedo la tessera di socio) e i sostenitori della riservatezza (ad esempio Marco).

  23. Dony ha detto:

    Siamo proprio Italiani…
    Si, proverei a spostare la discussione sulle nostre abitudini ed educazione a rapportarci con la disabilità, non solo sulla nostra personale sensibilità. Passeggiavo con una ragazza in carrozzina in costiera amalfitana e avevo delle difficoltà con delle scale. Molti passavano e nessuno si offriva di aiutarmi. Io non chiedevo. Poi ad un certo punto “May I help you?” e questo si è ripetuto in più di un’occasione.
    Mezzi per facilitare i deambulanti fuori dai supermercati, percorsi Braille, accessibilità nelle stazioni…. In Inghilterra (per fare un esempio) è normalità e quindi anche il rapporto con le persone è più normale. Qui ci facciamo un sacco di sensi di colpa se non siamo capaci di rivolgere un saluto a un cieco (non siamo neppure capaci di chiamarlo con il suo nome (non vedente, ipovedente…). Lo vedo tutti i giorni con il ragazzo che seguo a scuola: evitamento, imbarazzo, paura di disturbare o essere inoppurtuni.
    Tutte scuse.
    E’ ora di darsi, tutti, una mossa!

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