Un Nuovomondo per vecchie sofferenze

La locandina della settimana non è farina del mio sacco, ma sgorga limpida dal cuore di Marte che – con la scusa di parlare di un film che le è caro – ci parla anche di altro…                                                      
L’America è un sogno.

Un sogno lontano giorni e giorni di mare.

Chi ha preso la sua vita in spalla e ha raggiunto quel Nuovomondo con le sue sponde bagnate di latte, adesso racconta di una terra incantata e infinita che fa maturare frutti giganti e succosi.

Una terra generosa, così generosa che fa fiorire oro sugli alberi.

L’America è una promessa.

La promessa di un futuro che queste pietre aride non sapranno mai far germogliare.

Quaggiù la terra stenta insieme a tutti i suoi figli, e io sono abbastanza coraggioso da poter sognare ancora anzicchè fermarmi a morire, aspettando.

Ma forse, non è proprio coraggio.

Quello che ho è la fame, mia e dei miei figli.

                                                                                                                            

E’ così che li vedi partire, oggi come allora, verso un posto qualunque che il bisogno fa sembrare migliore di quel che è.

L’America è ovunque e nei sogni è bellissima.

Eppur non si vede.

Si sente e basta.

L’America è solo un racconto, per vederla devi attraversare il mare, devi lasciare tutto ciò che conosci.

Con la leggerezza dell’affamato non hai molti bagagli con te, e la nave su cui ti sei imbarcato vista da dove sono io sembra solo un carico d’innocente disperazione.

Tu, non vedi nulla intorno a te.

Io vedo sola tua speranza ansiosa, perché durante tutto il tuo viaggio non si vede altro che questo.

Non si vede la nave, col suo carico di sogni potenti e disperati.

Non si vede il mare, non si vede il cielo.

Non si vede nemmeno il Nuovomondo.

Mai.

L’America non esiste.

Esiste solo la fame, quella si vede, ma soprattutto si sente.

E’ la fame e non il coraggio che muove i passi dell’emigrante.

Ieri, oggi e sempre.

E’ stato bravo Crialese a raccontare questa storia universale, senza mostrare.

Senza la pretesa di una scenografia ammiccante, senza il contorno ammaliante del mare e dell’approdo.

Ha raccontato il viaggio di chi emigra senza trasformarlo in una crociera.

Si è soffermato sulle bocche, sugli occhi, sulle parole e sul silenzio.

Il regista ha accarezzato il passato di molti nostri familiari e connazionali e il presente di molti altri, che affini a noi non sono, se non per il fatto d’essere uomini.

Donne, bambini, vecchi.

Ancora oggi affamati e disperati.

Marte

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6 risposte a Un Nuovomondo per vecchie sofferenze

  1. francesca ha detto:

    Per Marte e Marckuck sull’argomento Nuovomondo: avete letto “Vita” di Melania Mazzucco? A me è sembrato un romanzo meraviglioso…
    Per Marckuck: mi permetto di entrare nel Suo salotto, da un po’ di tempo da me frequentato come una mosca nella stanza, ma mi pareva una strana coincidenza l’aver appena ricevuto dall’enel un assegno di 331.01€ a titolo di rimborso…sarà che quando ho saputo che mi avrebbero inviato un assegno ho pensato a una “bufala” più che alla “ricottina”… è sempre meglio non farsi troppe illusioni! francesca

  2. marckuck ha detto:

    Francesca benvenuta, ma come una coccinella…io le mosche alle volte le spiaccico!

  3. FULVIA ha detto:

    “NUOVO MONDO”
    titolo sempre a me caro,e non solo in quanto film che non ho visto ma che andrò,e neppure per l’VIII sinfonia detta “del nuovo mondo” di Dvorak,ma per tutto ciò che comporta di quell’autentico “Rinnovamento” di cui l’uomo è capace quando veramente ha compreso che se la vita è un viaggio “al suo termine”,non si può prenderla in giro con nessuna ribollita, o abitudini che non hanno neppure il senso del riconoscimento del gesto familiare che quando grandi si è diventati, la “famiglia” è quel nuovo migliore da costruire; terra umida e di difficile aratura,sicuramente, che ogni sforzo non è per abbellirla,ma per crearne frutti e messi copiose senza sostegno di pesticidi se non lo sforzo delle proprie braccia spinte dal cuore che vede lontano e,proprio perchè AMORE ha per questa sua nuova terra,nè ha attenzione e cura,sicchè gramigna e strani uccelli del buio non si mescolino nè col grano,nè con le albe di ogni stagione! FULVIA

  4. Dony ha detto:

    Finalmente un film per il cinema e non girato facendo un occhiolino alla TV.
    Trovo la scena della nave che si stacca dalla banchina un capolavoro, metafora di un popolo che si divide. Lo sguardo di chi sta a bordo si volge altrove al suono della sirena, quasi ad aiutare quelle persone a tagliare con il passato e sentirsi già nel nuovo mondo.
    Ma il sogno non è per tutti: qualcuno è capace di ammetterlo…. e torna. Anche per questo ci vuole coraggio.

  5. Erynwen ha detto:

    Ho amato subito questo film, affascinata dalla musicalita’ della lingua, dalla magia delle credenze popolari e soprattutto dalla storia dell’emigrazione che si ripete sempre allo stesso modo… perche’ chi lascia la propria terra in fondo non ha altro che fame ” la mia e quella dei miei figli”.

    Grazie a Marte per questa recensione.

  6. Marte ha detto:

    Per Francesca: purtroppo non ho letto il romanzo che citi.

    Per Erynwen: un inchino a forma di loto

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