“La mia terra e i suoi odori”

La "giornata dell’Amore" può significare tutto, anche ricordare una terra che si aveva e non si ha più. Come ha fatto Roy, che mi ha regalato queste righe un po’ dure un po’ soffici, un po’ dolci un po’ amare…Marckuck

Ruanda: nel 1994 in 100 gg sono state uccise a colpi di machete e mazze chiodate più di 1 milione di persone. Ufficialmente si parlava di guerra interna tra Hutz Tutsi e Twa mentre in realtà si trattava di categorie socio-economiche fra individui che facevano parte degli stessi clan. Prima di lasciare il Ruanda i belgi lasciarono il potere nelle mani degli Hutu. Da qui ha avuto inizio la guerra arrivando al suo apice nel 1994!!! Come dire super popolo bianco!

Il Ruanda è un piccolo Stato, conosciuto ovunque, grazie alla sua guerra. Per centinaia d’anni ha vissuto in pace e ora, questa fetta di terra, poco più grande della lombardia, – vanta 8.000.000 di abitanti, sta cercando di raccattare i propri cocci, nel modo più dignitoso possibile.

Me ne sono andato dal Ruanda in giovanissima età e sono stato assorbito dal mondo occidentale, ho rischiato durante tutti questi anni di perdere quando di buono la mia terra mi aveva donato, la serenità, la dolcezza, l’olfatto e i colori. Nella mia mente tutto si offuscava, mi sentivo schiacciato tra i due mondi, diametralmente opposti, ognuno a modo suo con il suo fascino.

L’Europa, le sue regole, i suoi colori il suo asfalto, il suo odore che traspare da ogni dove, fatto di catrame, di striscie pedonali, di fabbriche di auto, di stress, i opportunismo – non sono cose da leggere in negativo -, e la mia "africa" fatta di tanti tempi morti, di valori ormai perduti in Europa e di colori, colori che ricordo, da bambino, mi riempivano di gioia, dagli odori erano cose determinanti, passa il tempo…per anni non ci sono più ritornato.

Dopo anni atterro a Kigali, – capitale -, e mi accorgo che tutto è cambiato, i miei colori erano molto attenuati, dominava un paesaggio collinare, case ovunque, perlopiù di un solo piano, con il tetto in lamiera. Uscendo dalla città, che non si riesce mai ad abbracciare interamente con lo sguardo, il paesaggio si tinge di di verde, ecco i miei colori, forse stanno tornando i miei odori, si forse ci siamo…

Le dissestate strade di terra rossa sembrano ferite che risaltano tra le infinite sfumature di verde. I miei connazionali vivono ancora di agricoltura e gran parte del suolo è coltivato. Nel fondovalle si trovano coltivazioni di canna da zucchero e riso. Sulle colline, invece, dominano i bananeti intercalati da boschi di eucalipto. L’erba è rara e sotto i banani si sfrutta il suolo per coltivare fagioli.

Entro nei villaggi, quasi in punta di piedi, mi sento europeo, mi sento, pur essendo uno di loro, un estraneo in casa loro, e trovo la gente sulle strade con le spalle cariche di frutta, verdura e bidoni d’acqua che vengono trasportati. I bambini piccoli invece sono infagottati sulla schiena delle donne. In questo modo, le madri possono fare praticamente di tutto e nello stesso tempo avere il loro figlio sotto controllo. Come faceva la mia, che ci consentiva di giocare solo "fin dove arriva lo sguardo".

Molti camminano scalzi o con un paio di ciabatta di diversi numeri troppo grandi. I vestiti dei ruandesi sono un miscuglio di colori che risaltano vivaci sulla loro pelle. In particolare quando si avvistano grandi gruppi di persone, sembra di vedere un’enorme tavolozza in movimento..E io, opulento Europeo, mi accorgo di avere le lacrime agli occhi.

Come mi manca la mia terra, come mi mancano i miei genitori naturali, quanto mi mancano i sorrisi spontanei.

Roy

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23 risposte a “La mia terra e i suoi odori”

  1. zauberei ha detto:

    Io credo che si potrebbe lanciare un referendum de bloggeurs che chiedano al Roy di aprire un Blog suo, scrive molto bene.

  2. clara ha detto:

    Quanta voglia di sorriderti roy!

  3. Andy ha detto:

    Per quel che vale, mando un saluto a Roy. 😀

  4. DUEMINUTI ha detto:

    per il padrone di casa e per il suo amico Roy un ringraziamento perchè fa sempre bene al cuore leggerli
    Maria

  5. sirfrancisdrake ha detto:

    Marc, ora comprendo le parole di una tua mail e non posso che condividerle

    Roy, felice di conoscerti

  6. Giulia ha detto:

    Le testimonianze aiutano a capire il dolore, la nostalgia, i sentimenti che si leganoad ogni individuo in ogni periodo storico. Noi siamo abituati a vedere immagine anonime, a sentire statistiche, ma mai le storie che vivono sulla loro pelle la gente che vive certe situazioni. Per questo bisogna testimoniare e raccontare perchè non si dimentichi. grazie per questa testimonianzaa. Io nel mio blog ho aperto una rubrica dedicata alle testimonianze. Ciao Giulia

  7. Luigi ha detto:

    Purtroppo la brama di denaro e potere, sempre di piu’ sta distruggendo l’Africa. Gli europei e gli Americani stanno armando bambini e giovani per potersi accaparrare petrolio (non lo sapevate che in africa c’e’ il petrolio?) diamanti, oro e anche terreni su cui spargere i nostri rifiuti tossici (ricordate Ilaria Alpi?). Cosi’ ci guadagnamo due volte una derubandoli delle loro materie prime l’altra vendendogli le armi. Naturalmente la corruzione locale e la brama di denaro della classe politica africana fa il resto (non e’ che ora noi siamo tutti cattivi e loro tutti buoni). Io sogno che l’Africa di Roy possa sopravvivere alla nostra brama. Ce la faremo?
    Venite a vedere questo sito
    http://apemen.blogspot.com/index.html

  8. Marte ha detto:

    Ci sono cose che le parole non riescono ad accarezzare, immagini che la scrittura non riesce a rendere.
    Sono graffi, urla, disperazione.
    Ci vogliono parole avvelenate e taglienti.
    Ululanti.
    E sarebbe ancora troppo poco.
    Sarebbe decisamente troppo distante comunque.
    In Hotel Rwanda non rivivono solo la tragedia, l’orrore, la barbarie.
    Riprende forma la vergogna. Prepotente.
    Quella che provo io da spettatrice, quella che dovrebbe provare chi allora rifiutò d’essere partecipe.
    Non ho mai visto un pubblico più composto, né tanto commosso.
    Le immagini sono trasparenti e brutali.
    Tanto nelle accuse quanto nel ricordo, nonostante siano volutamente tenute distanti dalla cruda e semplice violenza.
    L’eccidio ti attraversa nel pianto, brilla nel sudore di volti terrorizzati.
    L’angoscia si riflette in roghi e fughe.
    La vita si gioca con la morte accennata da uno sparo non ripreso.
    L’orrore si tinge di rosso su camice bianche.
    “Siamo qui per mantenere la pace, non per creare la pace”, così Nick Nolte spiega gli ordini ricevuti e l’abbandono del popolo rwandese da parte del contingente delle Nazioni Unite.
    E non puoi fare a meno di piegarti e aver voglia di vomitare.

    Con queste parole recensivo la visione di Hotel Rwanda.
    Non ardisco a farla diventare la locandina della settimana, ma qui trovo sia adatta.
    Una doverosa presa di coscienza sulla responsabilità di chi fu complice col silenzio e l’abbandono.

  9. vidina ha detto:

    io vorrei solo l’ e-mail di roy…

  10. vidina ha detto:

    io vorrei solo l’ e-mail di roy…

  11. Dony ha detto:

    Io sottoscrivo la locandina di Hotel Rwanda e invidio il sentire di Roy per la sua terra.
    Marta che ne pensi di Blood Diamond? L’ho appena visto e mi ha così sconcertato che non riesco ancora ad esprimere un giudizio distaccato.

  12. Dony ha detto:

    pardon Marte

  13. francesca ha detto:

    ciao Roy
    sono tornata da una settimana da kigali…..
    le tue parole nascondono molte più emozioni ….
    difficile non capirti conoscendo il Rwanda, il burundi ed il Congo e la sofferenza di un popolo.
    non perdere mai le tue radici. Solo queste possono equiibrarti.

  14. Marte ha detto:

    Non sono ancora andata a vederlo, ma ho letto una bella recensione in cui leggevo che al di là dell’azione non deve sfuggire l’aspetto critico del film, che invita il consumatore alla meditazione e alla responsabilizzazione.
    Ecco, questi sono concetti che mi stanno molto a cuore.
    Molti difendono l’esclusività dell’individuo, in tanti si dimenticano che per essere tali occorre riflettere e farsi carico delle proprie responsabilità.
    Come individui e come consumatori.
    Magari nessuno tra noi fa incetta di diamanti, ma sarebbe opportuno su chi e che cosa stiamo finanziando quando andiamo a fare la spesa o mettiamo piede in una banca.

  15. Marte ha detto:

    ops..ho ingoiato un verbo: sarebbe opportuno riflettere su chi e che cosa stiamo finanziando quando andiamo a fare la spesa o mettiamo piede in una banca.

  16. Dony ha detto:

    Sono proprio le riflessioni che scaturiscono dal film nonostante la spettacolarità di immagini tipiche dei film americani, anche se indipendente (credo) e un protagonista credibile fino ad un certo punto. L’immagine di un’Africa massacrata dalle persone in doppiopetto e l’indifferenza dell’occidente ci coinvolge proprio nelle nostre azioni personali come regalare un gioiello in un momento importante della vita.
    Grazie dell’ospitalità Mark!

  17. roy ha detto:

    x Zauberai, l’ho già il blog ma è ad uso personale x ora, c’e’ il marco che mi angoscia per renderlo pubblico:D

    x clara, sentiamoci

    x andy, fottiti scemo, si che conta:P

    x maria e giulia grazie

    x sirfrancis piacere mio anche se sono un po stronzo……..

    x luigi hai ragione ma volevo toccare altre sensazioni

    x marte e dony preferisco chiamarlo ruanda

    xvidina cioccolato79@yahoo.it

    x francesca ne farò tesoro

    oggi mi sento buono ho dato ragione a tutti:D

    roy

  18. Cino ha detto:

    Sai una cosa?
    Ti invidio, si ti invidio perchè se io lasciassi il mio paese non ne sentirei così la mancanza.

    http://cino74.blogspot.com/

  19. giammichele ha detto:

    Roy,
    sono stato in Ruanda per due settimane nel luglio del 1994 con un’organizzazione umanitaria. Se anch’io, che ci sono stato per cosi’ tempo, provo una cosi’ grande nostalgia di quella terra e quella gente, mi posso immaginare quale possa essere la tua sofferenza. Ciao giammichele

  20. assunta ha detto:

    e’ stata un’emozione leggere le tue parole, mi hai fatto sentire gli odori, mi hai fatto vedere i colori della tua terra che non conosco. ma mi hai anche fatto sentire il dolore che provi.
    le tue radici non ti tradiranno mai.
    grazie
    susi

  21. Alessia ha detto:

    Delicato come una poesia, forte come un tuono, magico come una favola…il tuo racconto è semplicemente staordinario!! perchè i profumi,i colori,le emozioni si possono vedere e percepire anche da lontano , anche con gli occhi chusi…magnifico! E le parole dipingono nella mente il sogno di un mondo che c’è stato e che ora non c’è più o che vorresti ci fosse ancora…pennellate d’Africa nel cuore!

    Sublime….
    Alessia

  22. Andy ha detto:

    Cosi’ mi piaci, Roy. Fuck you right back :P!

  23. Marte ha detto:

    x Roy: consapevole della scuola di pensiero per cui i nomi racchiudono l’essenza delle cose io mi sono semplicemente limitata a riportare un titolo (Hotel Rwanda).

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