Si fa presto a dire “boss”

Martedì sera mi sono messo di buzzo buono per vedere la prima puntata della nuova serie di "Lost", che ha improvvidamente sostituito le casalinghe disperate, lasciandomi casalingo e disperato.

Finita l’oretta e mezza di sventure e naufragi ero contento: sapevo che per questa settimana non avrei visto nulla di più noioso ed imbecille, perchè il fondo era stato toccato. Ma dimenticavo che in realtà, il fondo non esiste, come mi sono accorto appena 24 ore dopo, osservando attonito la strombazzata stronzatina su Binnu Provenzano e suoi amici di Corleone.

Tre amici che giocano assieme da bambini e accoppano senza pietà da adulti. Che passano le serate a guardare Palermo dall’alto, abbracciati e felici mentre ridendo si dicono l’un l’altro "basta allungare la mano è sarà nostra". Parlano con un birignao siculo-gansteristico da operetta e sullo sfondo la santificazione in vita di Pietro Grasso, mai intento ad indagare, ma sempre con lo sguardo perso nel vuoto a smozzicare frasi profetiche in italo-friulese. Ad ogni interruzione pubblicitaria si fa un salto di 10 anni, senza un filo logico, una trama, la creazione di una storia, la definizione di personaggi. Sono tre mafiosi nell’Italia degli anni ’80, potrebbero essere tre predoni nella Tortuga del ‘600 che andrebbe bene comunque.

Insomma, un lavoro sciatto, sceneggiato male e girato peggio. CAmericaon qualche scopiazzatura del Giorno della Civetta di Damiano Damiani (1968), della magnifica trilogia del Padrino di F.F.C. e anche qualcosa de "Gli Intoccabili" (1987) di Brian De Palma, identificabili grazie a una citazione di pessimo, ma pessimo gusto, quando Dionisi-Liggio borbotta riferito a Carlo Alberto Dalla Chiesa "E’ solo chiacchiere e distintivo". Frase che De Niro-Capone in quel magnifico film riserva al detective Kevin Costner.

Insomma, nulla a che vedere non solo con questi grandi film ma neppure con prodotti Rai di qualità, come le prime "Piovre" e i recenti telefilm sul Commissario Montalbano.

Ma se proprio si vuole una epopea su un gruppo di amici-mafiosi (ma serve? a chi?) allora ritrasmettiamo il meraviglioso "C’era una volta in America", ultimo film di Sergio Leone (1984). Affresco magnifico, denso, piacevolmente lungo (4 ore circa), che riempie un pomeriggio di pioggia…con Bob De Niro e James Wood assolutamente perfetti, sullo sfondo di trentanni di una New York piovosa e violenta, tra protezionismo e post-protezionismo.

Un film che mostra come parlando di mafia si possa anche raccontare una storia e non limitarsi a fare cronachismo d’accatto.

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4 risposte a Si fa presto a dire “boss”

  1. Tizzio ha detto:

    Caro Marck, sono d’accordo con te su tutto, meno un piccolissimo particolare: Come fai a odiare così profondamente LOST???

  2. Erynwen ha detto:

    Ho avuto la “fortuna” di vedere solo gli ultimi 45 minuti, incuriosita dalla storia e ancora una volta devo dire che la RAI dovrebbe rivolgersi a sceneggiatori, registi e attori migliori perche` queste produzioni sono tremende! E non voglio infierire sulla distorta visione che hanno dato dei boss, a tratti cosi romantici da commuovere lo spettatore.

  3. Pfd'ac ha detto:

    Trovo che Lost sia una delle più belle serie mai scritte e girate. Certo con tutti i limiti che può avere una serie per la tv occidentale, ma pensa a come sceneggiatori e produttori italini riuscirebbero a ridurre una cosa del genere. Spiegazioni per tutti ogni 10 minuti, niente che si risolverà col tempo, via le scene troppo veloci e/o oscure.
    Sai qual è il vero problema, Marckuck, la stai guardando contemporaneamente a tutti gli altri in chiaro, senza nessuno velo “storico”. Tra tre anni, quando andrà sulla 7 in seconda serata ti piacerà.

  4. marckuck ha detto:

    Pfd’a, intravvedo un velo di perfidia, ma faccio finta di nulla e dico (a te e a tizzio) perchè non mi piace…

    1. si aprono troppi cassetti e non se ne chiude mai nessuno. Credo sia la cifra stilistica della serie, ma a me irrita un po’…
    2. contemporaneamente, mi pare fino troppo ovvia una cosa: l’isola ha una dimensione simbolica che impone a tutti di confrontarsi con il proprio passato e le proprie scelte. Siamo “nel mezzo del cammin di nostra vita”, ma in modo un po’ più scontato, pur nella sua indeterminatezza;
    3. Sceneggiatura non al’altezza delle altre grandi produzioni americane (da E.R al Dr. House, da S&C a DH, passando per l’antico e non dimenticato Twin Peaks). Tutti parlano sempre in modo solenne e non riesco ad affezionarmi realmente a nessun personaggio…

    Poi, magari sbaglio e come dice Pfd’a, quando sarà terminata la rimpiangerò, anche perchè chissà che prenderà mai il suo posto!

    Erynwen, hai ragione da vendere…ma purtroppo l’andazzo è questo.

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