Amare senza comprendere

Ground control to Major Tom Ground control to Major Tom:
Take your protein pills and put your helmet on
Ground control to Major Tom: Commencing countdown engine’s on
Check ignition and may God’s love be with you

Non posso certo immaginare quante migliaia di volte abbia ascoltato Space Oddity, primo grande successo di David Bowie (1969), ma so bene quando è stata la volta più emozionante: agosto 1990, Modena, Festa dell’Unità. Avevo preso un giorno di licenza per andare a sentire il Duca Bianco in concerto, con mio padre, curioso come sempre. David l’ha cantata acustica, seduto e con un fondo scuro, reso memorabile da un gioco di regia che proiettava dietro a lui l’immagine ingantita e riflessa della splendida Luna piena di quella notte…

Odiss01Oggi l’ho ascoltata invece dal cd doppio “David Live”, che ripercorre le tappe della lunga tournee del 1974 ed era, come sempre, diversa. E’ stato bravo Bowie a reinventare questo gioiellino ad ogni tour, in ogni fase della sua multiforme carriera, senza mai snaturarla, senza mai renderla banale o stancante. Merito suo e merito di una canzone perfetta.

La vicenda di Space Oddity è ispirata -nella storia e nel titolo – ad uno dei capolavori di Stanley Kubrick: “2001 Odissea nello Spazio” (2001: A Space Odyssey), film uscito nel 1968 in piena gara per la conquista della Luna tra Sovietici e Americani. Non è facile raccontarne la trama: mi limito a dire che il film – di circa 2h e mezzo – si divide in 4 parti:

  • L’alba dell’Uomo. Sulle musiche della straussiana “Also Sprach Zarathustra” vediamo la Luna, quindi la Terra e la scena si sposta ad un’alba su una zona arida e ventosa, forse un deserto o forse no. Esseri metà uomini, metà scimmie si contendono le zone contenenti le scarse risorse idriche con altri animali, in una zuffa per il potere e il controllo del territorio che vede prevalere gli ominidi, grazie all’utilizzo a mo’ di mazza di pesanti ossa reperite sul terreno. Il ritrovamento dell’osso e il suo utilizzo per prevalere nella lotta è preceduto – però – dal misterioso avvistamento di un Monolito nero che compare chissà come e chissà da dove, forse ispiratore dell’evoluzione tecnologica che risolve il conflitto.
  • TMA-1. Sulle note del “Bel Danubio Blu” di Strauss padre la scena si sposta nello spazio. Si vede la Terra, lontana, tranquilla e riposante. E si vede la Luna. Siamo in una stazione spaziale internazionale, conosciamo Floyd, il primo personaggio “parlante” del film (dopo circa mezz’ora dall’inizio!). Deve recarsi sulla Luna, dove c’è una base spaziale permanente isolata per una strana epidemia…Pare inoltre che in un cratere vicino alla base sia stato rinvenuto un oggetto forse sepolto deliberatamente circa 4 milioni di anni prima. Un Monolito nero!
  • Verso Giove. Un uomo sta facendo jogging. Dentro un’astronave, pilotata da David e Frank con l’aiuto di Hal9000 un “computer tuttofare” con il quale gli astronauti conversano, scherzano e giocano a scacchi. Il computer è programmato per non sbagliare mai e – tra i suoi molti incarichi – vi è anche l’avere cura di altri astronauti conservati ibernati in alcune bare. Il computer programmato per non sbagliare mai, però è talmente ben costruito da provare sentimenti “umani” nei confronti dei due astronauti: amore, invidia, gelosia, rancore. E questo lo indurrà a uccidere Frank uscito in esplorazione con una capsula e ad implorare pietà e salvezza da Dave, costretto a disattivare l’angosciante macchina. Ma la missione deve proseguire verso Giove, dato che pare che su questo pianeta sia giunto un misterioso segnale proveniente da un Monolito Nero ritrovato sulla Luna…
  • Oltre l’infinito. Giunto in prossimità di Giove, Dave sulla navicella Discovery nota un grande Monolito nero che ruota nell’orbita del pianeta. Dave si avvicina e improvvisamente è come risucchiato dalla luce e dalle stelle, ritrovandosi non si sa come dentro un appartamento bianco, arredato con gusto classico, con una tavola imbandita con classe (basta pillole e paste da spremere!), alla quale si siede. Dave invecchia progressivamente e muore. Il suo posto è preso da un bambino non ancora nato, che flutta nelle stelle leggero, come fosse nel suo liquido amniotico.

Non so perchè amo tanto questo film, che credo di non avere mai compreso del tutto. So che mi fa un effetto ipnotico, mi tiene compagnia almeno una volta all’anno, quando piove e ho il pomeriggio libero. Che conosco per ogni scena, per la cura maniacale nei dettagli, per non essere mai passato di moda (malgrado abbia quasi 40 anni…), per non essere ridicolo, come lo sono di solito i film di fantascienza.

E ci penso ogni volta che ascolto la canzone di Bowie.

Here am I floating round my tin can, far above the moon
Planet Earth is blue and there’s nothing I can do

Marckuck

P.S. E il Monolito nero? boh!

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11 risposte a Amare senza comprendere

  1. Golden Ripples ha detto:

    Che coincidenza…ho visto il film (ahime) per la prima volta qualche giorno fa. Geniale Stanley! Un vero visionario. Grazie per il tuo post. E pensavo che in genere quando si ama, non si comprende…

  2. Io l’ho visto non so quante volte, in questi quasi quarant’anni. La prima volta fu con mio papà e poi andammo a comprarci un etto di cioccolata artigianale con le nocciole.
    Il senso del film? Mah, credo sia semplice. Il monolito rappresenta un qualcosa (Dio?, un essere alienissimo?) che permette di fare salti evolutivi.
    Il primo avviene con le scimmie all’inizio del film, quando si evolvono in homini sapiens. Il secondo avviene alla fine del film, quando l’homo sapiens si evolverà (ma ciò appartiene al futuro) in qualcos’altro.
    Insomma, dice Kubrick, l’uomo così com’è ha chiuso.
    E i due film successivi di Kubrick ci raccontano (dell’homo sapiens) il passato reale (Barry Lindon) e un futuro alternativo (Arancia meccanica): così (ammonisce il regista) diventeremo se non ci evolveremo, se non ascolteremo il monolite.
    E così (purtroppo) stiamo forse diventando per davvero: in fondo Alex e i drughi e il regime di Arancia Meccanica sono tra noi.

  3. ma.ni. ha detto:

    E pensare che nel 2001 avremmo dovuto essere pronti al prossimo passo evolutivo e abbiamo eletto il Berlusca…

  4. Perchè nella realtà siamo più molto vicini al mondo raccontato da Arancia Meccanica che all’evoluzione del finale di 2001.

  5. lois lane ha detto:

    che regalo mi hai fatto citando space oddity..neanche immagini!
    che invidia pensare che hai visto il “mio” david!
    buona domenica
    e ..vabbè la riascolto!
    🙂

  6. io il film devo vederlo…
    ma la canzone la adoro… mi capita di ascoltarla più volte a settimana grazie all’i-pod (che invenzione!!), insieme ad altri successi di bowie.
    fab

    ps: ci vediamo nel psi??

  7. io il film devo vederlo…
    ma la canzone la adoro… mi capita di ascoltarla più volte a settimana grazie all’i-pod (che invenzione!!), insieme ad altri successi di bowie.
    fab

    ps: ci vediamo nel psi?? ;D

  8. Mat ha detto:

    E beh, hai parlato di una canzone bellissima e di un film stupendo.
    Una cosa che ho letto poco tempo fa e che non so se sai… la scena finale di “2001”, cioé quando l’astronauta vede se stesso vecchio, è stata girata nel 1966, quindi due anni prima dell’uscita del film.
    Ciao!

  9. camelia ha detto:

    Kubrik lo trovo geniale nel scuoterti, lo odi o adori, ma non ti può lasciare indifferente. Dopo quella mezz’ora di R.Strauss dici(pensavo fosse Aram Khachaturian), sapevo che non poteva essere un film qualsiasi. L’ho dovuto vedere 2 volte per “capirlo”, ma leggendoti, davvero davvero tante cose mi erano sfuggite!

  10. marckuck ha detto:

    Luciano, mi hai dato una chiave di lettura nuova…

    Si, ragazzi. Sono convinto si tratti di un grande film (e di una grande canzone). Ma se parlo di Kubrick temo di non essere troppo oggettivo.

  11. Io stravedo per Kubrick. Che è il cineasta che amo di più (e con “amore” non intendo necessariamente fare un discorso di qualità in assoluto), assieme a John Ford, Billy Wilder, Stanlio e Ollio, De Palma, Welles, Kurosawa, Dino Risi, Sordi, James Cagney, Susan Sarandon, Blake Edwards, Altman, Nannimoretti e Carpenter.

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