Lo Stivale ieri e oggi

Ho terminato la lettura – lunga ma non faticosa – dell’ambizioso “Storia d’Italia” (Corbaccio editore), una cavalcata di oltre 1000 pagine attraverso le vicende della Penisola dall’età della pietra al governo Berlusconi (come dire, da una preistoria all’altra…). Autore di tanta fatica è uno storico francese di origine italiana, Pierre Milza, cattedratico rinomato e illustre, già autore di svariati altri importanti saggi tra i quali ricorderei “Dizionario dei Fascismi”, edito (se non ricordo male) da Bruno Mondadori.

BuongovernoMonsieur le Professeur ha una forte simpatia per lo Stivale e le sue mille avventure lungo i secoli, esalta i momenti dorati (l’Impero, le Repubbliche marinare, le Signorie, il Risorgimento) e ci perdona molti dei punti oscuri (fa fatica a digerire la “pugnalata alla schiena” data alla Francia nel 1940, ma come dargli torto?). Tuttavia, non dipinge un quadro agiografico, al contrario: analizza, spiega, porta dati, propone tesi alternative, insomma pur nella sintesi non spadella un “Bignami”, ma un testo ragionato e coerente. Un testo straordinariamente ricco nei riferimenti ai personaggi che hanno arricchito la nostra irripetibile vita culturale e politica (da Virgilio a Pier Tondelli, da Cimabue a Emilio Vedova, da Dante a Fellini, da Tarquinio il Superbo a Massimo D’Alema, superbo pure lui…), un testo attento sia allo scenario generale, che allo sviluppo delle mille esperienze statuali dell’Italia pre-unitaria. Una buonissima base di partenza per ulteriori letture e approfondimenti.

E caspita, quante cose sono rimaste uguali o quasi uguali nei secoli! Parlando dello sviluppo urbano della Roma Imperiale, Milza scrive “Roma non riuscì mai a padroneggiare la propria crescita disordinata e a organizzarsi in modo razionale” (113). Quale Roma? quella di Nerone o quella degli anni ’60 e ’70?

Oppure, sulla Napoli di fine ‘700, refrattaria alle riforme illuminate di Carlo di Borbone: “su 400.000 abitanti che conta nel 1780 si stima che 100.000 non posseggano né qualifica, né impiego e vivano della carità pubblica o di forme varie di delinquenza, mentre altri 26.000 appartengano al mondo della giurisprudenza: avvocati, giudici, procuratori, ufficiali giudiziari e notai. “(530). Mica troppo diverso da oggi, vero?

Anche le zone illuminate sono sempre le stesse: l’industrializzazione nasce in Lombardia e Veneto, in condizioni difficili (scarsità di materie prime, collocazione periferica rispetto alle grandi rotte commerciali nell’Europa del ‘6-700), ma “l’Italia ha compensato a lungo i suoi handicap con la competenza e l’abilità dei suoi uomini d’affar, l’audacia dei suoi marinai, la qualità dei suoi prodotti” (529). Cioè, ieri come oggi Italian Style: iniziativa e creatività individuale invece di solidità e compatezza del “sistema” nel suo complesso.

La Chiesa Cattolica poi, sempre di traverso, come nella vicenda altamente emblematica di Galileo Galilei: “la visione secondo cui il Sole è immobile al centro dell’Universo è folle, filosoficamente falsa e certamente eretica perchè contraria alle Sacre Scritture” (490). Così si esprimeva nel 1616 il Sant’Uffizio, con toni e parole in fondo non troppo diverse da quelle usate dal cardinal Ruini quando ragionava di cellule staminali. La Chiesa Cattolica ha chiesto scusa a Galileo nel 1983 (370 anni dopo!), quindi – se tanto mi da tanto – si ammetterà l’imbecillità dell Legge 40 su libertà di ricerca e procreazione assistita nel 2380 o giù di lì…basta un po’ di pazienza!

Pierre Milza inoltre – quando parla dei comuni medievali – sembra aderire a quell’idea propria di molti altri storici, che vedono nello sviluppo delle autonomie territoriali dei secoli XII-XIV non solo un momento di grande creatività politica e civile, ma anche un “rigido campanilismo a lungo associato allo spirito feudale” (960) che avrebbe prodotto immobilismo e particolarismo, impedendo un pieno sviluppo dell’identità civile della nazione. E qui viene fuori – finalmente – il Francese amante dello Stato centrale e nazionale, in fondo ostile ai particolarismi territoriali (e Marckuck – centralista come i Re di Prussia – gongola felice).

Non ero a conoscenza delle grandi virtù amministrative e finanziarie dei governi liberali a cavallo tra ‘800 e ‘900. Ho scoperto (con grande sorpresa) che “dal 1898 al 1913 il bilancio fu mantenuto quasi sempre in pareggio o in attivo. […] Dal 1902 al 1910 la lira riacquistò la parità con il franco francese e capitò persino che il biglietto di banca avesse più valore dell’oro” (755). E senza “tesoretti” da ripartire…

Una cosa è veramente cambiata e in peggio, tra ieri e oggi: la nostra capacità di creare, innovare e scoprire, che da sola ci ha fatto galleggiare anche in acque tempestose. Ricorda ancora Milza, descrivendo il passaggio da Rinascimento a Barocco: “l’Italia resta uno dei principali centri di ricerca e innovazione, non solo perchè è qui che nascono e lavorano i più illustri personaggi della scienza moderna […] ma anche perchè la rete delle università e delle accademie rappresenta un ambiente di scambio e collaborazione intellettuale aperto agli aspiranti ricercatori e ai dotti stranieri” (487).

Insomma, un tempo i cervelli venivano importati e non esportati. E forse – dovendo individuare la vera causa del declino italiano contemporaneo – la differenza sta proprio in questo: tutti i nostri attuali difetti (clientelismo, campanilismo, bigottismo, menefreghismo, individualismo) ce li portiamo dietro dal tempo degli etruschi. Ma la pigrizia intellettuale e l’incapacità di innovare beh, questa è nuova. E’ il triste contributo della seconda metà del XX secolo alla plurimillenaria Storia d’Italia.

Uffa, ma che brutto!

Marckuck

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Popoli e politiche, Saccenterie e trombonerie. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Lo Stivale ieri e oggi

  1. Andy ha detto:

    HI hi hi… vedo che hai usato un Andysmo… comunque vabbe’, non commento. Mi limito come al solito a ringraziare per il suggerimento letterario… cerchero’di farne tesoro.

  2. marckuck ha detto:

    eheh si lo so…che vuoi, sarò stato rieducato…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...