L’imbecille, con il gessetto in mano

Qualche squilibrato laggiù al Ministero della Pubblica Istruzione ha deciso che bisogna che i ragazzini di prima superiore (14-15 anni) sappiano come si struttura la Costituzione Italiana.

Poichè io ho sempre considerato la Costituzione una cosa seria, della quale vado pure fiero, mi scoccia l’idea che venga vissuta come l’ennesima imposizione mnemonica e teorica, ma che altro posso fare se non cercare di spiegarla a mio modo?

Così ho deciso di incentrare tutto sulla riflessione attorno ai primi 12 articoli (i Principi Fondamentali"), vale a dire i "superarticoli", per usare l’espressione di un mio allievo particolarmente intuitivo. E – all’interno dei "superarticoli" – mi soffermo in particolare sull’art. 2 (Diritti dell’Uomo e Solidarietà Sociale); 3 (Uguaglianza formale e sostanziale tra tutti i cittadini) e 4 (Diritto/Dovere al Lavoro).

Traccio quindi il profilo di un disegno costituzionale pensato per favorire il pieno sviluppo della personalità umana dal punto di vista sociale, giuridico ed economico, attraverso il riconoscimento di diritti e l’impegno attivo di tutti (della "Repubblica", non dello "Stato") nella rimozione di ostacoli, barriere o vincoli che – per usare la mirabile espressione del Testo – "limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3,2). Insomma, gli artt. 2,3 e 4 come base giuridica e costituzionale all’autonoma, libera e piena "ricerca della felicità".

Una ragazza, di solito molto corretta e cortese, obietta con una certa ruvidezza che non è così, che ci sono privilegi ingiusti (cita ad esempio i sostegni verso i portatori della sindrome di Down) mentre altri parimenti meritevoli non avrebbero sufficiente tutela da parte dello Stato. Cerco di replicare con un discorsino banale sull’accoglienza, sul diritto di tutti di essere inseriti nella società, sul valore che anche per noi ha crescere e lavorare vicino a un ragazzo down…nulla da fare, evidentemente c’è dell’altro…

E l’altro emerge, sottoforma di un improvviso e impensabile scoppio di lacrime, collegato – tra un singhiozzo e l’altro – al racconto del dramma famigliare che la ragazza sta passando, con il padre "sotto morfina" (e temo di capire che significhi) e la madre costretta a badare a lui, mentre i soldi dell’assistenza sono troppo pochi per consentire alla famiglia di tirare avanti come prima.

Ed eccomi li, ammutolito, un imbecille con il gessetto in mano, intento a spiegare una lingua morta, un culto religioso estinto, mentre la vita va in altra direzione…Potevo argomentare con abilità, potevo difendere lo stato delle cose e trovare una formula nella quale inserire il caso umano e la validità del mio amato "articolo 3", dire che in tanti Paesi apparentemente più forti del nostro le cose vanno molto peggio. Insomma, potevo starnazzare un po’ nella pozzanghera, alla fine di far valere la mia autorità di docente.

Ma non me la sono sentita. Mi sono avvicinato, le ho preso la testa tra le braccia, dato un bacio sui capelli e detto "tieni duro, è veramente una vita e un mondo di merda!".

Forse il linguaggio e il contenuto non sono stati troppo didattici e formativi, ma non ho saputo far di più o di meglio…

Marckuck 

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8 risposte a L’imbecille, con il gessetto in mano

  1. cristina ha detto:

    è facile darsi dell’imbecille, dopo!
    ma come possiamo, noi, sapere quali sofferenze & brutture ci siano sotto alle esitenze apparentemente normali di quelli che ci circondano?
    e, come al solito, trovo che tu te la sia cavata più che bene, in una situazione tanto spinosa.

  2. Andy ha detto:

    Marc, ok. Da una parte, bravo nel vler trasmettere i valori in cui credi tanto e che sulla carta (costituzionale) sono garantiti a tutti. Dalláltra: ma non ti senti un miserabile a prendere per il culo la gente? La teoria e’ una cosa, la pratica della realta’ italica e’ un’altra. E se poi qualcuno di quei ragazzini ci crede e scopre che, essendo gay, non ha gli stessi diritti degli altri? E se si scontrano con un caso di sopruso ad un concorso pubblico pilotato? Va bene gli ideali, e sai che per questo ti stimo e ti ammiro, pero’forse dovresti anche tenere un piede ancorato a terra. Se e’ vero che credi che il dovere di un insegnate sia anche quello di educare a certi valori, penso anche che sia dovere fare rendere conto ai ragazzi della realta’ che li circonda.

  3. Erynwen ha detto:

    Il problema e` che non esistono tutti i giusti privilegi che sarebbero necessari.

  4. marckuck ha detto:

    Ringrazio per i complimenti e passo oltre…

    I testi di legge (costituzione in primis) non sono “teoria” ma sono un tentativo empirico (rozzo e imperfetto, come tutte le cose umane) di dare risposte, che spesso riescono bene, talvolta meno…

    il giudizio complessivo su come il nostro art. 3 ha funzionato in 60 anni è assolutamente positivo e quindi spiegandolo e chiarendone i punti (e gli aspetti critici) non “prendo per il culo”, tutt’altro.

    Per me avere ideali è un fatto maledettamente pratico e significa esattamente “il piede ancorato in terra”, vale a dire cercare di far andare le cose da come vanno, a come dovrebbero andare. Senza dare un insegnamento nichilistico o senza ingenerare eccessi di sfiducia nei ragazzi, già per loro natura portati al rifiuto delle regole codificate…

    Il tema dei diritti dei gay (che non solo i soli diritti meritevoli di tutela) è stato da me affrontato attraverso anche la lettura del famoso articolo 29 della Costituzione e la spiegazione che la sensibilità sociale e civile evolve lentamente, ma evolve sempre.

    Mi sorprende poi sempre che uno scienziato di livello come te, quando si toccano temi di carattere sociale, appaia spesso così ostile alle costruzioni intellettuali complesse…

    ciao ciao

  5. Andy ha detto:

    TUtto quello che vuoi, Marc. Ovvio che mentre in SVizzera cercavo di salvare una vita facendo leva proprio su quei diritti che la Costituzione riconosce ma che la realta’ disconosce, non mi sono accorto del lento e progressivo cambiamento della realta’ sociale italiana. Deve essere questo progresso che ha partorito perle come i Dico (e tutto quello che ne e’ conseguito), il referendum sulla procreazione assistita, il taglio dei farmaci salvavita avvenuto in lombardia, solo per fare qualche esempio.
    Ma ovviamente, la questione e’ troppo complessa.

    Tuttavia, situazioni tragiche come quelle che vive a tua allieva sono dannatamente semplici.
    Cosi’, mentre ci chi si cimenta nella risoluzione delle umane sorti (e progressive), altri, come i membri della famiglia della tua allieva) devono far quadrare la sera con la mattina, in barba a qualunque articolo costitutivo.
    E nota bene: l’unica risposta che sei riuscito a dare davanti ad un caso REALE e PRATICO, in cui i tuoi amati testi si sono scontrati con la realta’, e’ stata “la vita e’ una merda”. Facile fare i fighi, ma poi quando ci si scontra con delle lacrime impotenti non rimane molto delgi ideali, vero???

  6. navide ha detto:

    Mi trovo d’accordo con Marckuck, gli ideali sono lo “stimolo” per migliorare le cose. Senza un obbiettivo da raggiungere come si fa a sapere se si sta andando nella direzione giusta?
    Andy, quello che non capisco bene da te, e’ che soluzione daresti in alternativa ad avere un ideale da raggiungere. Mi sembra che critichi l’approccio, ma ti limiti a quella, la critica. Ho il sospetto che anch’essa sia basata su un tuo “ideale” da raggiungere…

  7. e che potevi fare di più marc?
    un bacio da parte mia, anche se solo con il cuore, alla tua alunna.
    fabri

  8. Pollon ha detto:

    accidenti, marckuck, ma dov’eri quando andavo a scuola io? 😉

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