La settimana più verde

Questa settimana niente locandina. O meglio, niente locandina cinematografica, perchè da ormai oltre 25 anni (mio Dio!!!!) la prima settimana di luglio significa “Wimbledon”. E su Wimbledon, ad eccezione di un bruttissimo film con Paul Bettany, non esistono pellicole decorose…forse solo navratilova.jpguna vecchia storia mcenroe.jpgjimbo.jpgevert.jpgstrappalacrime sulla vita (e i drammi) della grande Maureen Connoly, ma non saprei ne come si chiama, ne dove trovarlo…

La finale maschile è stata vinta – con merito – da Roger Federer, elegantissimo nel suo completo bianco di piquet e capace di mostrare (a tratti) il tennis composto e nobile degli anni che furono e non torneranno più, quando le racchette erano pezzi di legno e non pezzi dello Shuttle, i tennisti erano gentiluomini e gentildonne ben educati e di buone letture e – prima di accedere al campo centrale – si faceva l’inchino verso la tribuna reale, presidiata da tempo immemorabile da HRH Edward of Windsor, Duke of Kent e durante tutti gli anni ’80 dalla principessa Diana del Galles.

La partita è stata divertente e aperta fino all’ultimo (6-2 al quinto), tanti punti mi hanno entusiasmato e in fondo il pomeriggio è corso veloce…Entusiasmato ma non emozionato e neppure commosso, come accadeva con gli idoli della mia gioventù tennistica, quando passavo ore interminabili a palleggiare contro il muro, simulando tornei e creando un complicato sistema di punteggio per consentirmi di salire nella classifica mondiale (non ho mai raggiunto la vetta, ma nella top ten ci sono entrato…e non una volta sola!).

Erano gli anni d’oro del mio Wimbledon…del mito dell’erba (sulla quale giocare è bellissimo, ma bellissimo sul serio, lo giuro!), delle mitiche fragole con panna da gustare al Centre Court (che fanno terribilmente schifo…ma insomma, sono le fragole di Wimbledon, mica quelle della sagra del mio paese), della pioggia impertinente e degli arbitri imperturbabili.

Erano gli anni della mia basita ammirazione per Chris Evert, bionda, elegante e spietata come una protagonista dei noir anni ’50, quelli con Robert Mitchum o Humprey Bogart. Una regina di classe, charme e precisione, con quei suoi passanti lunghi e dritti, come i quadri di Mondrian. Con quei suoi gesti controllati, così distanti dalle urla e dai gemiti da pornazzo di serie B che caratterizzano le moderne replicanti est-europee e quelle – immagino ancor più atroci – che stanno per sbarcare dalla Cina. (Win 1974-76-81; Fin 1973-78-79-80-82-84-85)

Erano gli anni del genio ribelle e ingovernabile di Supermac. Dei suoi turpiloqui osceni, dei suoi inchini verso i Royals con le mani in tasca o sistemandosi le mutande all’altezza del sedere, delle sue polemiche infinite e inutili con gli arbitri, i fotografi, gli spettatori asmatici, gli aerei, le mosche, insomma tutto quello che alterava la straordinaria arte di questo Mozart del tennis. Con le sue indimenticabili palle felpate, con i suoi impercettibili e micidiali cambi di ritmo, con il suo servizio a balestra che Marckuck (che non è neppure mancino) cerca da un quarto di secolo da imitare, riuscendo solo a sprazzi a ottenerne una pallida e insignificante imitazione. (Win 1981-83-84; Fin 1980-82).

E poi Jimbo. Quante emozioni, quanti batticuore, quanti “cazzo, siii!” urlati davanti al televisore dopo una delle sue leggendarie rimonte (come quella del 1987, contro lo svedesino Michael Pernfors: aveva perso i primi due set per 6-1 e io me ne ero andato a fare un giretto, depresso…al ritorno era ancora li, aveva ricuperato i due set di svantaggio e stava dominando il V vinto per 6-2). Quel drittino deboluccio, forse addirittura peggio del mio. Quel servizietto smorto, quel rovescio mancino bimane piatto e spietato, quelle risposte inarrivabili, quella grinta da gladiatore mai domo…Che ha ancora, se solo lo si guarda mentre palleggia con Andy Roddick, del quale è l’eminenza grigia…sorride, scherza, butta la palla di la, ma poi aumenta il ritmo e se può, anche se non c’è nulla in palio, il vecchio leone tira al giovanotto certe zampate per ferire e non per scherzare! (Win 1974-82; Fin 1975-77-78-84).

Infine lei, la mia Regina…la sola che oltre alla gioia e all’emozione mi ha dato anche le lacrime, vere e copiose. La sola che oltre che ammirare sportivamente, stimo soprattutto come persona (forse assieme ad Arthur Ashe, tennisticamente due passi indietro), per la sua pulizia umana, civile e sportiva. Per il suo essere esempio nel campo e fuori. Per la sua vita adamantina e trasparente. Per il suo coraggio, sia dal fuggire da Praga, sia nel vivere pubblicamente la propria omosessualità in anni in cui il Pride non era certo di moda (e per le donne, anche essere gay è un po’ più difficile che per gli uomini…). Per essere stata la sola tennista di vertice a consigliare e proteggere la povera Seles dopo la folle coltellata che ne ha troncato la carriera…Ha vinto 9 titoli e per festeggiarla Chris Evert,  amica-avversaria di sempre le regalò una collana con 9 smeraldi. (Win 1978-79-82-83-84-85-86-87-90; Fin 1988-89-94).

Ora sono tutti ricordi. Sono i tempi dei robot, dei ragazzotti dai bicipiti d’acciaio, delle replicanti adolescenti dall’urlo facile. Delle personalità insipide…

Questa settimana ho giocato la prima partitella della stagione…ormai sono vecchiotto, mi difendo solo a sprazzi nel secondo set, perchè nel primo sono freddo e rigido e nel terzo stanco e lento…ma alla fine ho vinto, con fatica, con qualche malizia, ma ho vinto.

Ed è triste considerare che dei grandi tennisti del mio passato di adolescente eccitabile, solo Marckuck sia rimasto ancora in campo. Di tutti, quello più scadente!

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9 risposte a La settimana più verde

  1. navide ha detto:

    Marckuck, anch’io all’epoca appassionata di tennis adesso non so neanche piu’ chi gioca, tanto sono insipidi per me questi nuovi tennisti.. Ma come si chiamava il cecoslovacco che se ci avesse messo un po’ piu’ di buona volonta’ sarebbe stato ai vertici solido (la pigrizia un po’ tipica della mentalita’ dell’est europeo..).. te lo ricordi? Se si’, mi fai sapere? che non ci dormiro’ la notte!!

    n

    ps — perdono per gli errori di grammatica, ma qua e tarduccio e non ho la testa per mettermi a riscrivere per bene il commento

  2. Pfd'ac ha detto:

    Navide, Ivan Lendl?
    Sir Marckuck, mi sono divertita molto a leggere questa carrellata di Wimbledon dai bei tempi andati alle tristezze dei giorni nostri.

  3. marckuck ha detto:

    Pfd’A…grazie per i complimenti.

    Navide, forse non era Lendl (che in fondo è stato n.1 per molti anni), ma più probabilmente quel matto di Miloslav Mecir

  4. Stefano ha detto:

    Mi sorprendo che nella carrellata manchi anche Agassi… Andreino come lo chiamavano all’inizio, famoso per il suo look con jeans e capelli lunghi (qundo li aveva) ossigenati e un gioco velocissimo e rischioso allo stesso tempo… però riconosco il modello incipit di questi replicanti moderni…

  5. navide ha detto:

    Miroslav Mecir!! Era lui! Matto si’, ma a me stava proprio simpatico.
    Grazie dell’aiuto. 🙂

  6. navide ha detto:

    Marckuck,
    ho appena letto che Federer alla premiazione aveva i pantaloni al contrario. Ma e’ vero? Dalla foto sembrava di si’.. ma quello che non capisco e’ se si e’ chiuso la cerniera sul “derriere”.. o forse erano pantaloni con l’elastico in vita (e l’idea mi deprime!!)
    Ma, tu, hai notato nulla?

  7. marckuck ha detto:

    Ahahahaaha Navide, confesso che non ho fissato la patta di Federer!

    Stefano, Agassi è stato un grande, gli ho anche dedicato un post di addio mesi fa, quando si è ritirato…ma non è mai stato un “mio” grande

  8. laura ha detto:

    io adoro Mac.poi l’ho sempre trovato terribilmente sexy, genere rosso terribile tipo Sean Penn

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