L’impercettibile punto di rottura delle cose

Quand’è che le cose iniziano ad andare male a una persona? voglio dire, esiste un momento, una linea di confine, una situazione che spiega come la vita, all’improvviso, prenda direzioni diverse da quelle sperate?

Tutto questo mi è venuto in mente ieri, mentre guardavo spezzoni della finale dell’Open degli Stati Uniti del 1984, scaricata per dare sfogo alla mia bulimia tennistica post-Wimbledon. Si confrontavano John McEnroe (n.1 del Mondo) e Ivan Lendl (n.2). Sulla carta una partita splendida, che giungeva dopo il fantastico e celebratissimo “Supersaturday” del giorno prima, quando nelle due semifinali maschili e nella finale femminile si giocarono complessivamente 13 set (il massimo possibile) e 135 games. E che partite, che nomi…5 set di McEnroe-Connors, altri 5 di Lendl-Cash e nel mezzo i 3 di Navratilova-Evert…insomma il corrispondente tennistico di un pasto a base di risotto ai tartufi, filetto alla Wellington e creme brulè

La finale, invece, fu breve e deludente. McEnroe era troppo perfetto, sapeva fare cose che Lendl neppure capiva e si liberò dell’impiccio in poco più di un’ora e un punteggio umiliante (63-64-61) che lasciava il povero Ivan a metà, come capita ai garzoni. Insomma, appena un po’ meglio di quanto accaduto al povero Connors appena un paio di mesi prima, quando venne travolto pure lui dallo schiacciasassi McEnroe nella finale di Wimbledon terminata 61-61-62 in un’oretta circa…come dire, se qualcuno arrivava in ritardo causa un paio di semafori rossi rischiava di trovare già tutto finito, la coppa consegnata, i tennisti sotto la doccia e il Duca di Kent in macchina verso Windsor.

Guardavo McEnroe sollevare sorridente la coppa, mentre il ribollente catino di Flushing Meadows era in piedi acclamante…lo guardavo nel momento del trionfo, un giovanotto di 25 anni, due spanne più bravo di tutti, con davanti una luminosa e ancora lunga carriera, grazie a un tennis tutto genio e velocità, non dispendioso fisicamente, distante anni luce dalle infinite maratone da fondo campo che tanto piacciono ai latinoamericani.

Lo guardavo e pensavo con tristezza “lui non sa, nessuno sa che da domani sarà tutto finito e quelle immagini saranno le ultime vere immagini festose della carriera di McEnroe”…Perchè dalla mattina dopo era tutto cambiato. Non giocherà più, se non a tratti, il tennis magico e perfetto di quella sera…non sarà più così preciso, così veloce, così elegante e così spietato…sarà sempre bravo, a tratti bravissimo, ma un po’ meno…

E senza una ragione. Non un infortunio, non un dramma personale. Nulla…semplicemente, non fu più lo stesso. La sua testa non funzionò più come doveva e gli impulsi che il cervello mandava alla schiena, al polso e ai polpacci non furono più quelli che dovevano essere…

Ci sono momenti nella vita delle persone in cui le cose, improvvisamente e senza una ragione, iniziano a girare in senso contrario, a peggiorare inizialmente in modo impercettibile e poi sempre più evidente…a non essere più le stesse.

Si può individuare quando accade? si può ritornare dove si era? invertire il senso delle cose? McEnroe non ci è riuscito. E io neppure…

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6 risposte a L’impercettibile punto di rottura delle cose

  1. camelia ha detto:

    Me lo ricordo il geniale McEnroe, e anche Lendl. Era il periodo che guardavo sempre il tennis in TV. Non c’è sempre una spiegazione, certe cose succedono da oggi a domani, senza un motivo razionale.

  2. Erynwen ha detto:

    Non si puo` ritornare indietro, possiamo andare solo avanti, scegliendo la direzione, cambiando rotta se vogliamo e se possiamo. Ma indietro non possiamo …

  3. fulvia ha detto:

    METAFORA
    e riflessione.Difficile stabilire quell’impercettibile punto di rottura.Quella “dissezione”che,forse sta solo nella profondità di ognuno,nel segreto che la fa vivere e,che solo “dentro” deve stare,perchè solo lì sta il suo mistero.Il segreto forse,di quell'”impercettibile punto di rottura”.Il segreto del suo non vivere più! Fulvia

  4. Pfd'ac ha detto:

    Ma che bello spunto per un romanzo! Comunque non credo che ci si renda conto dell’attimo nel momento in cui lo si vive. è una ricostruzione che facciamo dopo, esattamente come nella tua cronaca dell’ultimo grandioso McEnroe.

  5. dani9ello ha detto:

    per quanto il mio essere sempre positiva (e forse ancora parecchio ingenua) mi fa sperare che dalla “rottura di qualcosa” possa nascere qualcosa di altrettanto, se non più, meraviglioso.. devo darle ragione su altro e ammettere che i suoi post sul tennis parlano poco di sport e molto di vita..
    ps: ho comprato Marquez stamattina

  6. marckuck ha detto:

    @ Daniela, sono contento per l’acquisto, spero si riveli una buona cosa… Mantenere fermo l’ottimism, fintanto possibile…

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