Il lieto fine, 30 anni dopo

Nel 1975 lo sceneggiato “L’amaro caso della baronessa di Carini” mi aveva scosso molto. E’ una storia piuttosto pulp di sangue, morte e reincarnazione. In pieno ‘500, nella Sicilia degli Aragonesi, una nobildonna innamorata dell’uomo sbagliato (la baronessa di Carini) viene assassinata dal padre assieme al suo amante…La sventurata, attonita e impanicata, prima di morire lascia l’impronta della propria mano insanguinata sul  muro bianco, impronta visibile e – ahimè – indelebile, a perenne ricordo del delitto avvenuto.

Su questa leggenda siciliana, si innestat la vicenda”gotica” dello storico sceneggiato. Tre secoli dopo l’assassinio, una “nuova” baronessa di Carini si innamora – ancora – dell’uomo sbagliato. Per la gioia di Nietzsche e della sua teoria dell’Eterno Ritorno, sia la nuova aristocratica, che il nuovo spasimante sono la reincarnazione degli spiriti tormentati dei due amanti pugnalati nel ‘500. Il loro amore infelice si svolge negli anni del breve ed ambiguo costituzionalismo borbonico del 1812, con il declinante potere feudale degli spietati baroni (il più cinico e odioso dei quali, manco a farlo apposta, è don Mariano d’Agro, marito della povera Donna Laura di Carini) e l’emergere di una nuova forma di controllo politico, economico e sociale sui disgraziati siciliani, che con il tempo evolverà nel fenomeno mafioso. Senza tirarla troppo per le lunghe, i due amanti – a causa di una sinistra coazione a ripetere – riescono a farsi smascherare e assassinare nel giorno stesso in cui furono assassinati i loro spiriti 3 secoli prima. Insomma, lo sceneggiato finisce male, molto male. L’amore non trionfa e la crudeltà viene premiata.

La Rai ha girato il remake, con l’ex “fratellone” Luca Argentero al posto di Ugo Pagliai (e già qui potrebbe finire il post, che tutto è chiaro). Le puntate scendono da 4 a 2 e la scena è spostata dal 1812 al 1860, durante i giorni dello sbarco di Garibaldi in Sicilia. Perchè questi cambiamenti? probabilmente perchè si ritiene che il pubblico italiano del 2007 (diversamente da quello del 1975) non abbia sufficienti energie intellettuali per seguire 4 puntate e quindi si accellera un po’, si eliminano tutte le vicende di contorno (interessantissime e fondamentali per il quadro storico) e si cambia qua e la le date, perchè siamo tutti molto ma molto più ignoranti di 30 anni fa…quindi è già tanto se il telespettatore ricorda Garibaldi, figuriamoci se si può incasinare l’italico cervellino quadratico-medio tirando fuori dal cassonetto della Storia re Ferdinando III di Borbone e il suo costituzionalismo furbetto e immobile!

Ma quello che non mi va giù, proprio no è il finale. Nello sceneggiato del 1975 i due amanti vengono uccisi, denudati e deposti sul letto di lussuria dove già furono assassinati i loro predecessori cinquecenteschi. Nella versione di lunedì scorso, invece, c’è l’happy ending. Il crudele barone di Carini muore e i due – finalmente liberi di amarsi – si abbandonano alle gioie dei sensi, su un morbido prato di fiori. Il domani è tutto per loro.

Perchè nel 1975 prevale la tragedia e nel 2007 la melassa? Io ho una risposta che non mi piace e un po’ mi inquieta: non siamo più in grado di reggere il dolore (o – il che non è lo stesso – si suppone che non lo siamo). Siamo diventati come il pubblico americano, per il quale ogni fosca tragedia deve finire bene (causa non ultima del flop del magnifico “La Stanza del Figlio” di Nanni Moretti, applauditissimo ovunque meno che negli USA). Certo, ci va bene avere un paio d’ore di emozioni e palpitazioni, ma poi vogliamo essere rassicurati, vogliamo che i cattivi vengano puniti e i buoni vivano a lungo felici e contenti, non vogliamo essere scocciati con cose troppo truci o con vicende troppo complicate e faticose da seguire…non vogliamo farci intristire, non vogliamo riflettere, non vogliamo essere messi davanti alla realtà. Siamo – o si vuole che siamo – come bambini. Da rassicurare, con qualche bonaria menzogna di tanto in tanto. Il pubblico è – come sostenne Berlusconi molto acutamente – un fanciullo di 10-11 anni, neppure particolarmente troppo sveglio.

E’ con questa pessimistica e scocciata previsione che angosciatamente mi preparo a domenica sera, quando vi sarà la prima puntata dello strombazzatissimo “Guerra e Pace”. Che dire, speriamo non eliminino la battaglia di Austerlitz e l’incendio di Mosca per non distrarre troppo lo spettatore dalla storia d’amore in corso…

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13 risposte a Il lieto fine, 30 anni dopo

  1. any ha detto:

    potrei dirti: visto che la vita è già un po’ un casinino, quando voglio rilassarmi guardando una vaccata in tele – e non dirmi eh, ma deve avere un valore culturale, se vuoi una roba sana e nutritizia non vai dal cinese, se sei lì è perchè brami porcherie, e con le fiction televisive c’est précisément la même chose – dicevo quando voglio rilassarmi guardando una vaccata in tele voglio che mi lasci con un retrogusto piacevole e quindi esigo visto che è una puttanata che almeno finisca bene –

    ma poi alla fine: che cazzo ci facevi davanti alla TV? uscitina? birretta? partitina a tennis in notturna? eh?

  2. lois lane ha detto:

    insomma praticamente è un’altra storia!
    e dire che io ho sempre avuto una “insana/sana” passioni per i tragici amori!

    (ho rispo troppo sulla sostituzione Argentero-Pagliai)

  3. zauberei ha detto:

    Mah Io non lo credo però che non siamo pronti – nè noi nè gli americheni. Alle volte chi guida il mercato ha delle idee preconcette sul mercato stesso – che non sfida per paura di non correre il rischio.

    Per esempio: io sono un’appassionata fruitora di Domenica Quiz, periodico di enigmistica cazzuterrima. Mia madre lo era e mia nonna pure eh. I lettori di domenica quiz sono in genere professori pedanti, oppure che ne so bibliotecari ruggenti, ma ci sono un fracco di enigmisti, o storici e sorpresa, diversi pubblicitari. Essi scrivono lettere alla redazione un po’ risentite:

    – per chi ci avete preso? perchè l’unico sponsor della rivista è il Mago trullo cartomante de Isernia? O al massimo la rivista Astra?

    eh

  4. navide ha detto:

    E chissa’ se “Guerra e Pace” non diventera’ “Amore e Pace”… mah! La penso come te. Ogni tanto un lieto fine non mi dispiace, ma dopo un po’, se tutto quello che guardi e’ a lieto fine, ti viene un po’ la nausea.. come quando mangi troppi dolci in un colpo solo. E hai ragione su quello che propinano da queste parti, che e’ al 99.9% a lieto fine, diventa tutto disneyano, insomma.
    Ogni tanto e’ meglio avere qualcosa che ti scuote un po’ e magari ti fa pensare (ma forse quello e’ chiedere troppo), forse qualcosa che rappresenta anche un po’ la vita com’e’ realmente.. che nella vita il lieto fine mica c’e’ sempre!

  5. marckuck ha detto:

    Any…certo che si ha voglia di distrarsi e infatti io sono noto per guardar le peggio cazzate che MammaRai e ZiaMediaset propongono. Ma non si può far solo fesserie, ci vogliono anche cose fatte bene no…Per quanto riguarda il resto beh, me ne sto a casa perchè tu ti dai da fare per tutti e due mi pare…
    Lois, se un amore non è tragico, che amore è?
    Zauber, sarà come dici tu. Ma allora, che senso ha cambiare il finale?
    Navide, anche a me piace il lieto fine ogni tanto…ma c’è modo e modo di cucinarlo. Vedremo che sarà di Amore e Pace

  6. Pfd'ac ha detto:

    Pensa alle tragedie shakespeariane rifatte per l’happy ending: Giulietta non è morta ma solo addormentata (giacché l’erborista previdente ha sostituito le fiale) e si risveglia in tempo per impedire il suicidio di Romeo; Capuleti e Montecchi, scossi dalla tragedia sfiorata, si rendono conto dell’inutilità delle faide familiari.

  7. Vita ha detto:

    Io non ho visto lo sceneggiato semplicemente perchè la Puccini mi avrebbe ricordato troppo Elisa di Rivombrosa che a suo tempo neppure ho visto…a pensarci, non guardo quasi mai gli sceneggiati cosiddetti in costume perchè non riesco mai a farmi piacere la scelta degli attori.
    Il punto fondamentale è che chi fa i casting non sa scegliere un viso e finisce sempre col creare dei perfetti carrozzoni di carnevale…prendi quella rossa statuaria che pure faceva una parte in Rivombrosa o la stessa Puccini che di settecentesco (ma anche di ottocentesco) non ha niente…vabbè, visione molto retrò, forse nemmeno tanto giusta…ma mi chiedo pure: questa qui fa sempre cose in costume?
    Non so, mi genera rifiuto a priori.
    E pure gli sttori uomini, s’intende. Non è che io voglia accanirmi solo sulla poveretta, la colpa non è sua.
    Perdona la lungaggine…

  8. Vita ha detto:

    PS: domanda che ho dimenticato…ma chi fa i casting, qualche volta nella sua vita ha mai provato a guardare qualche dipinto “di genere” dell’epoca stessa che vuol essere raccontata?

  9. Ausilia ha detto:

    Con tutto il precariato che circola ci si consola con le fiction a lieto fine. Io non l’ho visto… la pubblicità che gli hanno fatto mi ha snervata!!! O semplicemente sono una che odia guardare la tv… E noto con piacere che alla fine questa mia “mancanza” non mi fa perdere nulla!
    Buona domenica (magari questa sera andrà meglio con “Guerra e pace” – poi ci dirai!)
    bye,
    la “disgraziata siciliana” :D:D:D

  10. Lavinia ha detto:

    come hai ragione!

  11. Lavinia ha detto:

    E insomma, io seguii il primo sceneggiato con passione adolescenziale e allora, pure, tutte le cose che dovevano finire male le facevano finir male!
    E adesso che ci farebbe molto meglio conoscere tutte le crudeltà della vita continuano a tenerci nella campana di vetro, così che anche i morti quotidiani a Baghdad o altrove non ci lasciano segni, sembrano irreali.

  12. annalisa ha detto:

    ti ricordi una altra illustrissima vittima dellhappy ending?
    la peste di camus, parlo del film …
    con che faccia siano riusciti a ficcarci dentro una storia d’amore non si sa…. ops dado strilla
    notte

  13. nodders ha detto:

    Io (che non ho visto ne’ l’originale ne’ il remake) mi chiedo: ma RaiUno ha talmente tanta poca fantasia e tanta tanta mancanza di idee originali da dover produrre (male a quanto tu dici) un remake di uno sceneggiato anni ’70?

    Io questa sera, ho guardato (con infinito interesse, seppur in re-run) un documentario BBC di Micheal Wood sulla storia dell’India, di cui confesso ignoro la maggior parte. Chiaro, ben ricercato, moooolto informativo e persino topico (l’introduzione dell’Islam nel sub-continente e la successiva, difficile, coabitazione). Marckuck ti mando la cassetta, cosi’ ti consoli nelle serate di RaiUno.

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