La bilancia

La premessa va fatta: dal punto di vista ideale e culturale sono contrario al concetto di controllo dei flussi migratori. Per me la Terra appartiene a tutti i suoi abitanti e fatico già ad accettare l’esistenza dei confini, figuriamoci delle sbarre o peggio dei fili spinati modello California. Nonostante questo, sono sotto molti aspetti a favore del decreto del governo volto a trasferire in capo ai prefetti la potestà di espellere cittadini stranieri (anche comunitari) in presenza di comportamenti tali da mettere in discussione la sicurezza collettiva. E non capisco molto che cosa ci sia di “razzistico” in tutto questo.

Ciò detto, però, ritengo che vada posto costantemente al centro il principio della “responsabilità individuale” (è una mia fissa l’idea dell‘homo faber suae quisque fortunae) dal momento che i reati sono commessi dai singoli (al limite associati tra loro) e non certo da gruppi etnici. E posso pure ammettere che vi siano “specialità regionali” anche nei crimini (e in effetti nella delinquenza albanese o romena vi sono spesso elementi di efferatezza che – ad esempio – rarissimamente si incontrano in quella ghanese o pakistana). Cio non toglie però che di fronte al bivio “delinquere/non delinquere” ciascuno fa la propria scelta in base al livello individuale di moralità, coraggio, saldezza di carattere, spessore etico o religioso, anche se ovviamente il contesto ambientale o sociale non è certo indifferente. Cioè, detto fuor dai denti: è più facile che diventi mafioso un tizio nato a Brancaccio piuttosto che uno nato a Spilimbergo, ma solo una minoranza delle persone nate a Brancaccio diventa effettivamente membro di Cosa Nostra.

A tale proposito e con tale convinzione, come sono favorevole ad una stretta repressiva nei confronti dei comportamenti delinquenziali (che il più delle volte rendono insicura la vita quotidiana delle persone che vivono nei quartieri meno fortunati, dato che le baraccopoli non sono certo costruite in corso Buenos Aires), sono anche irritato per tutto questo brubru livoroso verso “gli altri” che emerge dalla stampa, dal dibattito politico e dalle chiacchiere da bar.

E quindi penso che un governo non solo “di sinistra” (che non c’è), ma almeno “civile” debba riequilibrare i pesi della bilancia aggiungendo contenuti anche al piatto dei diritti. Che significa piena tutela giuridica ed economica per i lavoratori stranieri onesti, che significa politica degli alloggi (nelle baraccopoli che il candidato podestà Fini vuole demolire ci sono parecchi lavoratori in regola), che significa lotta spietata al lavoro nero (visto che molti imprenditori di quelli che frignano sempre su tasse e sicurezza assumono in nero e per quattro soldi immigrati irregolari che diventano poco più che schiavi) punendo non tanto gli irregolari, quanto i padroni, attraverso la previsione di un obbligo di “regolarizzazione” del rapporto di lavoro, con efficacia retroattiva (oggi all’imprenditore “schiavista” non capita praticamente nulla, mentre il lavoratore “schiavizzato” viene espulso). E poi diritti politici di partecipazione sul piano locale: chi paga le tasse deve poter incidere se non nella politica nazionale, almeno in quella comunale, come elemento di corresponsabilizzazione e di integrazione.

Tutto questo per poter dire: “ok straniero, io Italia ti do tutte le condizioni di partenza e le tutele per poter lavorare in modo onesto per la prosperita tua, della tua famiglia e del Paese che ti ospita. Ma se malgrado questo scegli di fare il delinquente, ti bastono!”

Insomma, la bilancia ha due braccia. Bisogna usarle entrambe. Almeno credo.

Marckuck

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12 risposte a La bilancia

  1. zauberei ha detto:

    uh Marckucko sottoscriverrimo

  2. any ha detto:

    e sì

  3. Marte ha detto:

    Io condivido sia il buon senso che la lucidità di questa posizione.
    La trovo oltre che sensata rispettosa e civile, al contrario della politica del “caterpillar” che tanto piace da destra a sinistra.
    Abbattendo, in ogni senso, il problema si fa contento il popolino se ne raccattano voti e fiducia.

    Perchè in quanto essere umano io mi sento morire se dopo la pausa pranzo un collega (sensibile per carità, uno che a Natale manda i soldi in Africa e fa gli acquisti col Gas perchè alla salute del mondo ci tiene) se ne esce dicendo: e adesso per digerire andiamo tutti ad incendiare un campo rom.
    E dalle parole, il passo verso i fatti non è poi così lungo.

  4. icare ha detto:

    Sono completamente d’accordo con te! D’altra parte non è vero che la giustizia è rappresentata con una bilancia?

  5. Pfd'ac ha detto:

    Oppure, per compensare un la bilancia in un altro modo, potremmo far votare decreti legge per il controllo psichiatrico degli ex appartenenti alle forze dell’ordine ancora in possesso di armi, di tutti i fidanzati, mariti e /o conviventi lasciati.

  6. Fabioletterario ha detto:

    Intanto scendi dalla bilancia. Eh sì!

  7. nodders ha detto:

    Urrah! “Marckuck for president!”

    Mi chiedo: perché un punto di vista cosi’ bilanciato, ragionato, oggettivo, e in fin dei conti semplice e’ cosi’ difficile da implementarsi?

  8. any ha detto:

    (ma no fabio dai… per una volta che stava controllando il proprio pesotto 🙂 😛 )

  9. Lucy van Pelt ha detto:

    Assolutamente d’accordo. In questi giorni leggendo forum e lettere ai giornali si sente solo gente che urla all’espulsione in massa, alla distruzione degli accampamenti rom (qualcuno mi spiega che cosa pensano di fare dei senza tetto, per piacere?), etc; e’ molto piu’ facile tenere buoni gli urlanti approvando al volo qualche misura drastica piuttosto che progettare seriamente qualcosa. E lo dico con molta malinconia da elettrice di questo governo.

  10. giugiu ha detto:

    sono d’accordo con te..a volte penso a tutti gli stranieri che lavorano qui, pagano le tasse, mandano i loro figli a scuola e non hanno diritto di dire la loro esprimendolo con il voto…secondo me non è giusto. ne avrebbero più diritto di quelli che da italiani vivono stabilmente all’estero

  11. mani ha detto:

    Eh giá! Aggiungerei che l’ultima frase si puó tranquillamente estendere agli italiani. “Ok persona, io Italia ti do tutte le condizioni di partenza e le tutele per poter lavorare in modo onesto per la prosperita tua, della tua famiglia e del Paese in cui vivi. Ma se malgrado questo scegli di fare il delinquente, ti bastono!”. Cosí correggerei la tua frase.

  12. marckuck ha detto:

    Mani. Naturalmente il principio è da estendersi anche agli italiani, ci mancherebbe.
    Grazie per le cortesi parole a tutti

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