I grebani scontrosi

Lo notavo anche ieri sera, rincasando. Le montagne viste di notte fanno proprio paura. E quelle della Carnia più delle altre.

In Carnia montagne, fiumi e abitanti in fondo si assomigliano. Sono prive di fronzoli e di dolcezze…non hanno il fascino ipnotico delle grandi vette alpine come il Bianco o il Cervino e neppure la tenera poesia delle Dolomiti Cadorine. Le montagne attorno a Tolmezzo sono in fondo dei grandi sassi, dei “grebani” che si ergono sansimeone1.jpgall’improvviso davanti a te e sembra quasi che la strada che si sta percorrendo debba andare a infrangersi contro di esse.

Sono brulle, cupe, spoglie e minacciose…talvolta sono crudeli (la montagna nella foto è il San Simeone, epicentro del terremoto del 1976 che rase al suolo mezzo Friuli), circondate da leggende con molti orchi cattivi (gli Orcul) e streghe antipatiche, pochi soldi e nessun principe azzurro che viene in cavallo bianco a salvare la bella pastorella in pericolo…al massimo, se si ha fortuna, molta fortuna (e lo stomaco vuoto, come dice un cinico adagio popolare) si può incontrare gli sbilfs, simpatici folletti squattrinati e generosi, che ti riempiono il cestello di funghi e fragole di bosco.

I fiumi della Carnia portano poca acqua e quella poca spesso si nasconde, più ostile che timida, correndo in solitudine sotto terra per sbucar fuori dove vuole e quando vuole. E lungo i fiumi si è visto di tutto, almeno da quando la città romana di Iulium Carnicum ha smesso di svolgere la sua funzione di scudo orientale della Penisola…così, dall’invasione Unna (452 d.C.) a quella Cosacca (1944), 1500 anni di sventure, sopraffazioni e violenze che certo non hanno aiutato a rendere più socievole e aperto lo spirito degli abitanti di queste terre.

Neppure il ‘900 è stato tenero con loro: le vette carniche hanno avuto un ruolo non indifferente nelle vicende belliche della I Guerra Mondiale (e chi volesse leggersi “Addio alle armi” di Ernst Hemingway capirebbe almeno in parte il perchè), poi vi sono stati i Cosacchi venuti a cavallo, con donne e bambini, come i Longobardi 14 secoli prima, quindi la miseria post-bellica, la massiccia emigrazione e il disastroso terremoto.

Ma queste montagne immusonite sono anche montagne orgogliose, oneste e libere. Tanto libere che fu proprio qui che nel 1944 ebbe vita breve ma intensa una delle esperienze di autogoverno democratico più importanti dell’intera Resistenza italiana: quella della Repubblica della Carnia Libera.

Due volte alla settimana, quando di notte percorro l’autostrada Udine-Tarvisio le sfioro e ne vedo le sagome scure, cupe, sempre diverse per il gioco di luci che costruisce la Luna e per le nubi che si spostano dispettose da una cima all’altra. Sono due settimane che accosto la macchina e cerco di fotografarle, per poter riprodurre il loro inquietante mistero. Ma non ci riesco.

Sono inafferrabili e poco vanitose. Anche con me, che pure le conosco e le bazzico fin da bambino. Ma se le sai trattare con schietta disinvoltura e affetto non ostentato, allora ti regalano i funghi porcini più buoni che ci siano. Ma quando vogliono loro, senza preavviso e per breve tempo. Prendere o lasciare, come tutto in Carnia.

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17 risposte a I grebani scontrosi

  1. Marte ha detto:

    ” E se io muoio, da partigiano
    tu mi devi seppellir.
    E seppellire lassù in montagna
    o bella ciao, bella ciao,
    bella ciao, ciao, ciao
    E seppellire lassù in montagna
    sotto l’ombra di un bel fior”

    Per restare in tema di montagne, partigiani, saluti e rigraziamenti.
    Una volta credevo che fossero le parole a veicolare i segreti e a sciogliere i misteri. Crescendo vedo nelle immagini il potere sfuggente di fermare il tempo per fermarsi a riflettere e incassare sia i colpi che le meraviglie.
    Al momento le meraviglie sono poche, per questo ci tocca resistere.

  2. FULVIA ha detto:

    LA MONTAGNA
    anche se mi affascina,mi ha sempre fatto un pò paura.Quel suo incupirsi all’improvviso.Quella durezza che si staglia davanti a te come un muro invalicabile per fatica e per mistero.Eppure tutte le volte che ho avuto l’occasione di andarvi,la pace scendeva in me e,così anche la serenità che mi faceva solo sentire un pò di freddo e mi faceva alternare gesti di apertura di spalle respirando a pieni polmoni,per poi ritirarmi in me in un abbraccio inconscio come di protezione.Annusavo ogni profumo e,cercavo boschi per ritrovare ancora qualche profumo familiare e qualcuno ancora di nuovo. Cercavo fragole e mirtilli proprio come cappuccetto rosso senza temere il lupo.E la serenità si trasformava quasi subito in allegria.La prima cosa che chiedevo appena arrivavo,era quello di sapere dove stava il cimitero.Non vedevo allora il momento d’andarvi.E vi arrivavo di corsa,quasi.E lì stavo bene. sMi sentivo a casa dentro a una vita serena.Ma quando scendeva la sera,mi prendeva la paura.Tutto mi sembrava minaccioso e troppo austero.Ed era allora che la mia fragilità saltava fuori tutta intera,desiderando un caldo tenero di braccia che mi stringesse e mi facesse ridere!
    Hai scritto e descritto molto bene,Marco.Come sempre del resto.In un altro memento l’avrei trovato magico.Oggi,solo molto bello e un pò inquietante! Ciao.Bianca 2007 (Fulvia)

  3. Metodista ha detto:

    Io quelle montagne le amo.
    Ho vissuto per alcuni anni vicino al San Simeone e ogni giorno mi alzavo e alla finestra vedevo di che umore erano i monti intorno.
    I colori che cambiano, le luci e le ombre sempre diverse.
    E la sera si raccontavano le storie dei Cosacchi e dei Partigiani.
    Camminarci dentro, non sopra, dentro, tra le scoscese valli intagliate come immensi colpi di scure, mi ricrea più di sei mesi di psicoterapia.
    Sono andato la settimana scorsa sullo Jof di Montasio e, di notte, guardando il cielo che mi circondava, uno sconosciuto con cui condividevo lo scarso spazio del bivacco dove ci eravamo fermati mi ha insegnato tre nuove costellazioni.
    Sotto di noi, e sulla cima di fronte a noi, postazioni e fortini della Grande Guerra.
    Quella sera mi sono sentito parte di quelle rocce.
    Grazie

  4. nodders ha detto:

    Grazie Marckuck per il post sulla Carnia, area montana poco conosciuta e non certo privilegiata (come invece lo sono le vicine Dolomiti e Alto Adige).
    Io in quelle montagne ci sono nata, ed e` con scontata nostalgia che leggo le tue parole. Di storie sulla Carnia potrei raccontarne anch`io… Ricordo pero` che la prima volta che ritornai dopo la prima assenza duratura (un`annetto o giu` di li`passato sulle sponde lontane del Pacifico) sull`autrostrada vicino a Gemona, vedendo apparire il profilo delle Prealpi Carniche capii appieno le famose parole del Manzoni (“monti sorgenti dall`acque, ed elevati al cielo; cime ineguali, note a chi e` cresciuto fra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l`aspetto de` suoi piu` familiari”). Carnia, terra difficile, aspra, avezza alla sventura, a volte ostile e difficile da apprezzare, ma pure sempre la mia, bellissima, terra natale.

  5. lois lane ha detto:

    m’è venuto freddo e fame..
    direi che il post è evocativo.

  6. don chisciotte ha detto:

    me ne vado in montagna

  7. marckuck ha detto:

    Mi fa piacere che il mio post abbia fatto emergere voglie di passeggiate in montagna o ricordi lontani. In fondo ci speravo…

  8. 100 M.ILIO.NI DI T.ONN.ELLATE ha detto:

    “SERPENTINA DI SCHIETTI DA 50 LITRI AL GIORNO DI ACQUA GRATIS A 50 €”

    Se non hai la corrente elettrica per il deumificatore low cost, se non sai costruirti una Serpentina silenziosa con le celle di Peltier senza Gas refrigerante R134 A con la centrale a vento magnetico, se non hai la biomassa per far evaporare l’acqua da rigenerare, devi usare i boiler a specchi solari e un normale alambicco per condensarla.

    Quindi con acqua salata di mare, oppure precedentemente usata per lavarsi, o inquinata, è possibile ottenere a pochissimo prezzo acqua rigenerata potabile utilizzabile anche per coltivazioni razionali di frutta, verdura e alberi.

    Vanno bene gli alambicchi di distilleria?

    Ci devi mettere del ghiaccio o dell’acqua fredda nella zona di condensazione, dovrebbe bastare un minipannello solare per generare l’energia necessaria per abbassare di quel tanto che basta la temperatura per permettere la condensazione.

    Anche un minifrigo.

    Alcuni miei amici adottano un sistema ancora diverso, raccolgono dentro l’alambicco tutto il vapore durante il giorno, poi di notte abbassandosi la temperatura, si condensa da solo.

    E’ una questione di spazio e di materiali a propria disposizione.

    Se hai un buon alambicco forse va bene anche così com’è.

    Fai esperimenti. Devi far evaporare l’acqua sporca e condensarla.

    Mi spiace di non poter mettere in commercio un prodotto finito, ma stai tranquillo che mi vendico, gliela faccio pagare cara.

    Se qualche tuo amico o parente è morto per mancanza di acqua potabile o di cibo, ti fornisco un primo elenco di persone su cui vendicarsi: Ettore Riello (cda Banca Generali), Antonio Pecoraro Scanio, Marko Germani (uno sbirro al servizio della setta degli ingegneri scientisti), Vittorio Agnoletto, un parente di Berlusconi e Carlo Rubbia.

    La vendetta è un piatto che va gustato freddo, vale il codice terza tappa medio periodo, chi deve prendere contatto con i bersagli sa cosa deve fare.

    100-milioni-di-tonnellate.blogspot.com/

  9. marckuck ha detto:

    Schiettino, sei un tormento…quasi peggio del tizio con il preservativo in mano che si presenta dietro i cronisti dei tg…

  10. Ely ha detto:

    ..anche le Alpi di notte fanno paura.. un po’ di giorni fa ho fatto un passo alpino (poco prima della chiusura annuale). Zero macchine, nessuna luce, c’erano solo le montagne e una flebile luce data dalla luna.. mi ha fatto veramente una strana sensazione! Eppure non l’avrei mai pensato, ci son passata tante volte di giorno..

    Ho pensato.. ma chissà come facevano prima a farli a piedi! Lo so.. non camminavano di notte, immagino, ma comunque ci mettevano un bel po’, quindi più di un giorno! ..io lì non ci avrei dormito.

    Poi sono arrivata in cima e sono scesa dall’auto 2 minuti, e ho visto un mare di stelle sopra di me.. (ma lì non ci avrei dormito lo stesso!)

    Ciao!

  11. liber ha detto:

    Sono tra le più belle. Niente a che fare con le dolomiti addomesticate e asservite, hanno un fascino diverso.
    Non le avrei descritte come paurose… sono così selvagge e sincere che mi hanno sempre trasmesso molta serenità, anche di notte.
    Ogni volta che arrivo in quel punto, resto un po’ a godermelo… sì sembra di sbatterci incontro, è un momento bellissimo, poi giri un po’ e ci entri dentro e cambia tutto il paesaggio.
    E’ un peccato che non siano apprezzate… o forse è una fortuna…

  12. massimo ha detto:

    Le montagne talvolta sono impressionanti e cupe ma non mi fanno paura , al contrario – di notte come di giorno – mi infondono una sensazione di libertà , sapere che bastano pochi chilometri e si entra in un’ altra valle , oppure che al di là della linea di spartiacque l’ acqua scorre verso altri mari e non più il mediterraneo , la vicinanza al cielo , tutue cose che aiutano a sentirsi liberi dentro . P.S. amo anche il mare , ma da buon uomo di pianura padana le sensazioni non sono le stesse .

  13. maobao ha detto:

    Confesso che non riuscirei mai a vivere in Carnia o in altri posti montani…

    Comunque per i funghetti dei folletti???

    Non è che sono sballoni, come quelli di Brunico???

    Se sì me ne prenoto tanti…

    😉

    Maobao

  14. Cri ha detto:

    Una mia amiche che veniva all’Università in corriera dal Cadore, arrivando mi diceva sempre “Che brutte montagna avete qua, proprio brutta…”. Adesso che abito lontano, mi mancano in maniera struggente le montagne attorno a Udine di giorno col sole, o le notti d’inverno quando la neve illumina il cielo.

    Adesso che ci penso, nel film La ragazza del lago sono riusciti a “fotografare” quello che intendi tu. Almeno credo.

  15. strega ha detto:

    LE MONTAGNE magiche sempre e comunque, ti circondano in un abbraccio gelato e ti incatenano lì..quando le ami tanto ti entrano nel cuore e il loro silenzio, la loro bellezza selvaggia..ti resta impresso nell’anima..post bellissimo…grazie di cuore

  16. paolo ha detto:

    non mi piace vivere in montagna, deprime
    meglio molto meglio il mare d’inverno che è come un film….

    http://www.analisieconomica.com

  17. marckuck ha detto:

    Ovviamente penso si noti che ho dipinto le montagne della Carnia con un certo affetto, ma anche con una certa qual ambizione metaforica. I luoghi non sono mai ostili sul serio, solo le persone lo sono. La Terra è sempre a suo modo ospitale, almeno credo

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