I conti Mascetti della Politica

Lo ascolto e mi viene in mente la fase terminale dell’Impero Bizantino. Governava la dinastia dei Paleologhi, persone di naturale maestà, straordinaria rettitudine e innata dignità. Davano banchetti con poche portate, servite non più su vasellame d’oro e d’argento ma su piatti di coccio, le toghe erano lise, i gioielli della corona sostituiti da coppie in vetro, perchè gli originali erano dati in pegno a Venezia come garanzia di un prestito mai saldato.

Ma, nonostante questo, nel Palazzo della Magnaura diroccato e vuoto, con l’Impero ridotto alla sola, spopolata Costantinopoli e i suoi impoveriti sobborghi, l’Imperatore (il Basileus) continuava a chiamarsi “Signore di tutti i Romani” e rivendicava la sovranità sugli antichi territori appartenuti a quello stato potente e vitale, che nei giorni belli copriva un vastissimo territorio, che partiva dall’Istria e terminava a Damasco.

E vederlo assiso sul suo trono di niente, doveva provocare una sensazione a metà tra il rispetto per la dignità e la malinconia per la grandezza che fu e non tornerà mai più.

Questa stessa sensazione l’ho provata oggi e la provo ogni volta che alla Camera dei Deputati prende la parola l’on. Lucio Barani, l’on. Mauro Del Bue o – più raramente – l’on. Paolo Cirino Pomicino, indimenticato ministro del Bilancio nei governi di Pentapartito a guida andreottiana.

Rappresentano la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, rivendicando la continuità diretta e ininterrotta con quelle due superpotenze della I Repubblica. Votano con la destra, alleati contronatura di Berlusconi (così come il povero ma cristianissimo imperatore bizantino era vassallo dei lunatici sultani Ottomani). Hanno solo 5 deputati (su 630) ma parlano ancora come fossimo negli anni del primo Centrosinistra, quando DC + PSI assieme arrivavano a quasi 350 onorevoli.

“I socialisti italiani fanno questo, la Democrazia Cristiana afferma quest’altro”, il tutto con grande esibizione retorica, turbando l’eterno riposo di Luigi Sturzo o Filippo Turati, mentre nell’aula sorda e grigia un piccolo plotone di parlamentari annoiati legge il giornale, il solo rappresentante ai banchi del governo ridacchia al cellulare e il vicepresidente di turno, Giulio Tremonti, parla chissà di cosa con un funzionario.

Sono i conti Mascetti della politica, anche loro hanno sperperato due ricche eredita e ora vivono di ricordi e moti d’orgoglio. Che tristezza.

Marckuck

P.S. aggiungo che l’on Barani, che tanto ostenta il garofano rosso all’occhiello, da sindaco del suo comune decise il cambiamento di nome di una piazza da “piazza Matteotti” (martire del Fascismo) a “piazza dei martiri di Tangentopoli”. Buffone, lui e chi lo vota.

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5 risposte a I conti Mascetti della Politica

  1. ifreelancer ha detto:

    e la supercazzora continua…

  2. ma.ni ha detto:

    “Piazza martiri di tangentopoli”? Ma scherzi o dici sul serio? Almeno poteva uscire allo scoperto e chiamarla piazza Bettino Craxi, cosí potevamo dire che se l’era portata via insieme alla piú famosa fontana.

  3. navide ha detto:

    Faccio la stessa domanda di ma.ni.. Ma scherzi o dici sul serio sulla piazza??

  4. marckuck ha detto:

    Riporto da Wikipedia.

  5. luca ranzi ha detto:

    Sara’, ma il Conte Mascetti in fondo intenerisce, e questi scampoli sfiatati di tronfia regalita’ della prima repubblica fan quasi compassione, tutti presi dal loro mito da non accorgersi di quanto avviene intorno…Chissa’, Cervantes ci avrebbe forse tirato fuori qualcosa…e dico Cervantes, intendiamoci, non certo Tomasi da Lampedusa…certo comunque che quella cosa della piazza proprio, proprio non va…

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