Notti in treno – 2

Oggi pensavo di parlare d’altro, ma vedo la notizia su “Repubblica” relativa alla fine dell’epoca dei vagoni-letto, sostituiti dall’alta velocità e dai voli low cost. Ovviamente la leggo in chiave nostalgica e negativa: un altro pezzo di vita vissuta con lentezza sostituito dall’ansia del tutto e subito.

Non sono uno stupido e capisco che sia infinitamente meglio spendere 50 euro per fare Milano-Londra in 80 minutifr.jpg piuttosto che spenderne 300-400 per salire su un treno e starci due notti, ma il fatto che l’alternativa lenta venga ora cancellata dalla Francia (così come, poco tempo fa, dalla Gran Bretagna) mi fa comunque una certa malinconia.

Ho sempre amato viaggiare in treno di notte: la nebbiolina, il freddo, la tranquillità della stazione, la curiosità per la cabina e gli strazianti saluti tra chi parte e chi resta. Ne ho scritto alcuni mesi fa e quindi ripropongo quel post, tipicamente marckuckiano, venato cioè di spirito blandamente reazionario, di pigrizia, di nostalgie, di un filo di ironia e – in filigrana – di una certa qual dose d’imbecillità…

Mi piace viaggiare in treno e di notte. La prima volta che ho preso una cuccetta abbandonandomi al sonno tra le braccia delle Ferrovie dello Stato fu nel 1989. Ero agitato, perchè stavo andando ad Albenga per iniziare il servizio militare e mi pareva un tale salto nel vuoto! Che mi succederà? che mi faranno? chi incontrerò?

E mentre stavo disteso sulla cuccetta in alto, osservando il soffitto dello scompartimeno alla luce della Luna entrata di soppiatto dalle fessure della tendina, tutto immerso nei miei cupi pensieri, piano piano mi abbandonai al sonno, grazie al dolce, rassicurante cullare delle materne oscillazioni del treno in corsa…

Da allora, notte in vagone letto per me è sempre stata sinonimo di “bel dormire”. O quasi.

Durante il primo anno di dottorato di ricerca, in quel di Firenze, non avendo ancora casa sull’Arno ci andavo in treno, ogni giovedì. Lezione alle 11.00 del mattino, orari costruiti per i privilegiati che vivono lungo l’asse ferroviario Milano-Roma e dunque io, suddito alla periferia dell’Impero, costretto a un defatigante viaggio notturno. Prendevo il Vienna-Roma dell’1.45, senza cuccette o altre comodità perchè dopo la mezzanotte non è ammesso il deambulare nei vagoni-letto. Era un viaggio infame. Innanzitutto, venivo scocciato tre volte dal controllore, che entrava di sopprassalto, accendeva tutte le luci e chiedeva di vedere il biglietto. Ma – soprattutto – la tratta Udine-Padova dell’1 e 45 di notte riportava a casa un trentina di prostitute africane, giunte a fine turno.

Che urlavano, ridevano, litigavano, vociavano in lingue incomprensibili, correvano lungo il corridoio, incuranti delle esigenze altrui. E talvolta cercavano di servire gli ultimi clienti, come capitato con me durante una fredda notte di gennaio…Ero solo, accoccolato nel mio scompartimento, quando entra una ragazzotta nigeriana, chiassosa, ma simpatica…Inizia a chiacchierare a chiedermi del perchè e del percome del mio viaggio…mi racconta la triste storia della sua vita e poi si toglie la maglietta, mi schiaffa sotto il naso due seni enormi e dice a voce alta “ti piacciono miei meloni?”

Naturalmente, gentiluomo come sempre, ho detto che si erano bei meloni, di certo i migliori in circolazione, ma questo lungi dal placarla le ha fatto intravvedere la possibilità di racimolare gli ultimi spiccioli.

“Vuoi giocare con miei meloni? io sono contenta, perchè oggi non sono stata con nessuno bello come te!” Io ringrazio, ovviamente, inorgoglito per essere considerato il pollastro più allettante della nottata, ma cerco di cambiare argomento…Inutilmente…

“Non ti piacciono i miei meloni? preferisci banane? Qui vicino ho amica con banana, possiamo chiamare anche lei se vuoi!”. Io – sempre gentiluomo, ma un po’ in ansia – dico che di certo la banana dell’amica sarà all’altezza dei meloni, ma che l’ora e il contesto non sono adatti a tale trattativa ortofrutticola. E già mi vedevo trascinato in manette dalla Polizia Ferroviaria perchè sorpreso a soppesar meloni e banane in sede impropria…Al che, lei si arrende con un “ho capito, non vuoi meloni e non vuoi banane. Vuoi solo dormire e allora dormi, vah!” E si stende scocciata a fianco a me, come nel letto matrimoniale di una coppia che si è detta tutto quello che doveva dirsi e ora si trascina stancamente nell’incomunicabilità dei corpi.

Da Firenze sono partito per quella che è tuttora la più bella notte in treno che abbia mai trascorso. Dovevo andare a Parigi per un convegno di dottorandi di inusitata pallosità e autoreferenzialità. Ma spesato di tutto e – insomma – Parigi non è mica Mestre! Scelgo il treno, di partenza alle 8 della sera circa.

Che sfarzo, che charme quel vagone letto d’Oltralpe. Cameretta singola di prima classe, calda malgrado la neve che fioccava nel freddo febbraio, a letto presto con i “Racconti di vita parigina” di Maupassant a farmi compagnia, per entrare meglio nell’atmosfera…Il treno che corre ovattato verso Torino e poi Lione e su fino a Parigi…

Vengo svegliato alle 6 e 30 dallo steward che mi porta la colazione a letto e mi fa scegliere il quotidiano a cui ho diritto. Sono tutti in francese, lingua che io – ahimè – non parlo, ma faccio finta di nulla, sussurro un mercì con le labbra strette a culo di gallina e mi impadronisco della mia copia del Figarò.

E’ ora di farsi la barba. Inizio a insaponarmi il viso e radermi osservando la campagna vicino Parigi. E’ coperta di brina, ogni tanto qualche gruppo di case raccolto attorno a un campanile…C’è foschia e i tetti sono in ardesia scura.

Sembra un sogno, sembrano i colori degli impressionisti o quelli di certi bianchi e neri dei grandi film francesi degli anni ‘50. E’ tutto incredibilmente perfetto, è tutto come deve essere e non cambierei nulla di quanto vedo.

Per un attimo mi pesa l’essere da solo, il non poter condividere con nessuno quanto sto vedendo mentre il Sole inizia lentamente a prendere il sopravvento e il treno pare andare più veloce, quasi smaniasse per catapultarci tutti il prima possibile nel caos e nelle grida della Gare de Lyon. Ma poi mi rendo conto che va bene così. Se ci fosse stato chiunque altro con me avremmo parlato tra noi.

Ma quello spettacolo andava vissuto in silenzio e – in fondo – potevo fingere che fosse stato allestito per me solo…

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5 risposte a Notti in treno – 2

  1. zauberei ha detto:

    Marckù io TUTTE le volte che ho viaggiato in treno di notte, ero in compagnia di una banda di militari in trasferta che magnavano panini all’aglio bagnato nell’uovo fritto, e raccontavano barzellette zozze.
    Bello eh peccarità:)

    Però nzomma la sehnsucht proprio nun ce l’ho:)

  2. annalisa ha detto:

    allons…

  3. annalisa ha detto:

    ah….
    tafta’ amore mio

  4. nodders ha detto:

    che coincidenza, anche il mio più bel viaggio in treno era per Parigi. Un Venezia-Parigi in notturna, cuccetta di prima classe, 12 ore per lo più spese dormendo benissimo nella comoda e pulita cuccetta francese. Anche a me mi hanno svegliata un’ora prima della Gare d’Austerliz con croissant fumanti e caffè allungato, come in un hotel. Bellissimo.

  5. Mat ha detto:

    “tipicamente marckuckiano, venato cioè di spirito blandamente reazionario, di pigrizia, di nostalgie, di un filo di ironia e – in filigrana – di una certa qual dose d’imbecillità…”

    Questa tua descrizione può applicarsi benissimo pure ai miei post. E non so se esserne contento o triste.

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