Santa Lucia

Era una delle mattine più attese dell’anno. Mio padre entrava in camera di mio fratello e mia sussurrando “credo di aver sentito un rumore”…allora noi ci si precipitava fuori e ovunque pacchi regalo, mandarini e cioccolato. La tradizione di Santa Lucia nella mia famiglia è antica…c’è sempre stata, anche negli anni di miseria profonda seguiti alla fine della II Guerra Mondiale, quando spesso mancavano i soldi per le legna o per un pasto decente, ma questo non impediva a mia nonna materna di risparmiare all’osso perchè anche le sue bambine la mattina del 13 dicembre potessero alzarsi in una casa calda e mettersi a cercare sotto i letti o dentro gli armadi i piccoli regali che era stato perplesso.jpgpossibile comprare. Accompagnati sempre da bigliettini semplici, con parole di consiglio, ammonizione e speranza.

Il giorno di Santa Lucia era ammesso entrare a  scuola un’ora dopo e – la notte precedente – i negozi di giocattoli rimaneva aperti fino alle 10 di sera. Ma Santa Lucia era necessario guadagnarsela. Innanzitutto, alcuni giorni prima bisognava scrivere una bella lettera nella quale si elencavano le molte buone cose fatte durante l’anno, i pochi peccati e – sperando nell’indulgenza – si costruiva una lista di desideri, confidando che venissero almeno in parte accolti.

Quella della lettera non era una fatica da poco. Imponeva – ad un bimbo delle elementari – uno sforzo sia di tipo formale (a Santa Lucia non si può mandare una lettera sgrammaticata, macchiata o mal presentata…quindi italiano scorrevole, grafia pulita e cornicette eleganti per renderla migliore), sia – soprattutto – uno sforzo di autoanalisi di sè, del proprio comportamento, della capacità di andare incontro alle aspettative di mamma e papà e quindi – in definitiva – di essere capaci di svolgere al meglio il proprio ruolo di infima formichina nell’infinito ordine naturale delle cose.

Oltre allo sforzo intellettuale della lettera, però, i miei genitori mi affidavano incombenze anche più manuali. Bisognava andare nel campetto vicino casa a cercare l’erba migliore per l’asino che di notte guidava gli incerti passi di quella povera cieca (“copriti bene, che fa tanto freddo…e metti la cuffia!”). E – quando giungeva la sera del 12 – era necessario preparare un piattino con l’erba, alcune zollette di zucchero e un pentolino di latte, il tutto con la massima cura. Perchè la zia Norma da bambina aveva visto con i suoi occhi l’asino bere il latte con avidità, che era stato così soddisfatto da convincere la Santa a lasciare un pacchettino aggiuntivo per lo chef di casa…

Scartati i regali si andava dai nonni. Dove c’erano altri pacchetti – di solito più piccoli – ma ben nascosti, negli armadi, dietro il divano o sopra qualche credenza. E il premio per i bambini che li trovavano (e io li trovavo sempre) era una tazza di cioccolato caldo.

La tradizione è continuata per anni e anni. Quando morirono i nonni paterni – a pochi giorni di distanza l’uno dall’altra (la nonna prima, per preparare tutto per il nonno) – io avevo ormai 20 anni, ma la tradizione non poteva interrompersi. E così la Santa Lucia seguente mio papà – senza che nessuno lo chiedesse – preparò per colazione la cioccolata calda. Non lo aveva mai fatto, era il suo modo per ricordare i genitori scomparsi poco prima. E da allora, la cioccolata calda del 13 mattina l’ha sempre preparata lui.

In 40 anni di vita ho saltato Santa Lucia due volte…una perchè ero a Firenze a perder tempo e l’altra stamane. Per pigrizia. E ho fatto male, perchè avrei dovuto andare a dormire da mamma e papà e così oggi sarei stato svegliato da mio padre con il suo “credo di aver sentito un rumore” (lo ha detto lo scorso anno, non vedo perchè non avrebbe dovuto dirlo quest’anno) e qualche pacchetto lo avrei trovato ancora. Ho fatto male a non andare, dicevo, perchè le tradizioni stai anni a costruirle, ma ci vuole un nulla per cancellarle.

E oggi? beh…io non posso parlare per tutti…ma so una cosa: avere pochi regali durante l’anno mi faceva attendere e godere la mattina di Santa Lucia con una gioia e un entusiasmo che temo manchino a molti bambini di oggi. Non voglio fare il vecchio trombone di sempre, ma vedo attorno a me troppi Porfirogeniti e troppe Zarine che al minimo capriccio, al primo sblec, ottengono immediatamente quel che vogliono!

Forse sarà giusto così. Forse è un passo avanti che ci siano i soldi per comprare qualsiasi cosa in qualsiasi momento a qualsiasi moccioso che fa le scene davanti a una vetrina luccicante. Ma forse anche no…dopotutto i regali passano, vengono accantonati, si rompono, in fondo piacciono meno di quanto si pensasse vedendoli in vetrina. I ricordi invece, ci accompagnano fino alla fine e – soprattutto se sono belli – ci fanno compagnia, ci scaldano, ci commuovono ancora, di una commozione profonda e sincera.

No, io sono contento così…preferisco aver avuto qualche scatola di Lego in meno a 8 anni e avere il ricordo di qualche gioia e di qualche emozione in più oggi, che di anni ne ho 40. E mi dispiace per Zarine e Porfirogeniti, che non sanno che cosa si stanno perdendo…

Marckuck

PS. Mentre scrivo mi è venuto in mente che forse nulla mi impedisce di chiamare casa e farmi invitare per una cioccolata calda oggi pomeriggio…

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22 risposte a Santa Lucia

  1. BIANCA 2207 ha detto:

    MI HAI
    fatto RIvivere tutto un periodo di vta! E con la TUA descrizione mi ci sono ritrovata in tutto.Solo che,ora,a differenza di te,NON ho “quella cioccolata calda” da prender insieme,perchè inviti,in quel “senso” non ci saranno! Grazie e…NON ESITARE A PRENDERE LA CIOCCOLATA,CON O SENZA INVITO.TUTTI SARANNO CONTENTI! Bianca 2007

  2. fabdibe ha detto:

    chiama marc, che è meglio!!
    un abbraccio e – allora – buona santa lucia

    😀
    fabri

  3. ifreelancer ha detto:

    Beh io che sono un po’ giovincello ho avuto il beneficio di Santa Lucia fino credo ai 19-20 anni. L’entusiasmo comunque durò fino agli 11-12 anni quando ancora non immaginavo che fosse tutto un malefico piano dei miei genitori ma credevo ancora alla viandante ceca che, a caval d’asino si faceva scorrazzare per il mondo in cerca dei bimbi buoni.
    Negli anni successivi allo svelamento del mistero, il mito è continuato sia per mio fratello che è più piccino di me, si perché mamma e nonna ci tenevano tanto a preparare il regalino. Così la mia consueta e annuale attesa per il regalo del 13 mattina si è tramutata negli anni nel rendermi conto di quanto sia ben voluto dalla mia mamma e dalla mia nonna che, nonostante un figlio miscredente e poco affettuoso, hanno continuato imperterrite a pensare a me e a mio fratello solo per darci quel segno e quel piccolo momento di gioia una volta all’anno.

  4. zauberei ha detto:

    Ma che bellina questa treadizione della santa Lucia! La tradizioni sono sempre belle, basta solo avere duttilità nell’avvicinarvisi… falla sta telefonata:))

    (e rispondi ai nostri messaggi, che qui nun è più un salotto ma na buca dee lettere!PPP)

  5. Paola ha detto:

    I miei genitori, evidentemente amanti del neorealismo, lasciavano anche una pozzetta d’acqua in salotto e sostenevano che era stato l’asinello a fare pipì…. poi si mangiavano il pane e il latte lasciati per la Santa e facevano un sacco di briciole.
    Ricordo il catalogo illustrato di un noto negozio di giocattoli di Udine, che veniva sfogliato dai miei fratelli e da me per settimane intere prima della notte fatidica, alla ricerca del giocattolo preferito da chiedere in dono.
    Ricordo la difficoltà ad addormentarsi la sera precedente per l’emozione e lo sfavillio di pacchi e pacchettini sistemati su divani e poltrone al mattino.
    Non è mai mancato il pezzetto di carbone, che voleva dire “sì, sì, quest’anno sei stata brava, ma si può fare di meglio….”.
    Una sola volta la tradizione, in quasi quarant’anni, si è interrotta, quando la mia mamma era ricoverata in ospedale e il papà, con tre figli a cui badare e gli impegni di lavoro, non ha potuto mettere in scena la solita commedia, quindi mi ha portato per negozi e mi ha detto “scegli cosa vuoi per Santa Lucia”, io devo aver avuto 12 o 13 anni, ma ci sono rimasta malissimo…
    Ora ci scambiamo regali anche a Natale, ma la vera festa della mia infanzia è stata e rimane Santa Lucia.
    p.s. …..quest’anno mi ha portato tanti dolcetti e un paio di calze antiscivolo di lana belle calde per stare in casa.

  6. navide ha detto:

    L’hai fatta la telefonata? O ti sei presentato a sorpresa? Se non hai fatto nessun dei due, vai ora! Che la cioccolata calda non e’ solo per te… quello e’ anche il regalo che tu fai a loro per S. Lucia, un modo per rimanere ancora il loro bambino ai loro occhi.

  7. ICare ha detto:

    Nella mia Siracusa Santa Lucia non porta i doni, per quello ci pensano i morti, i cari, pallidi morti, che ricordano i piccoli di casa con i doni fatti di poco (almeno un tempo) e pieni di gioia. Ma la mia Santa Lucia è la festa della mia città, della mia santa “sarausana” nella quale sentivamo riposto il nostro essere comunità. Tutti questi ricordi, che tu hai presentato in modo perfetto, forse oggi non hanno più un senso, che peccato! E non parlo da vecchia signora, ma parla quell’eterna bambina che porto sempre con me.
    Bevila quella cioccolata, ma l’anno prossimo bevila a colazione con tutti i tuoi cari, bevuta insieme ha un sapore migliore, sa di famiglia, sa di un’unità, sa di buono.
    E poi grazie per aver postato la tua foto, quella del vecchio blog, mi è sembrato d’aver ritrovato un caro, vecchio amico (con questa nuova piattaforma bisogna andarseli a cercare le immagini che ci distinguono!).

  8. Roberta ha detto:

    Io, da mamma, ho continuato la tradizione con Gabriele ma sono comunque passata a casa dalla mia mamma questa mattina… e sono tornata bambina

  9. Tinuccia ha detto:

    Io andrei subito a casa dai tuoi, meglio tardi che mai. Il solo fatto che ricordi questa tradizione la onora. Mi raccomando non perderla.

    E poi non lo sai che quando permettiamo ai nostri genitori di coccolarci in realtá si sentono anche loro coccolati?

  10. Mat ha detto:

    Credo che questo, però, sia uno dei post più belli che tu abbia pubblicato qui, caro Marco.
    Nella mia famiglia non c’era questa tradizione descritta in maniera così toccante da te. Un’atmosfera simile si respirava il giorno della befana… la mia festa iniziava all’alba del 6 gennaio, ogni anno fino ai primi anni Novanta. Poi… beh, sono arrivagli gli anni Novanta e si sono portati via un sacco di cose. Vabbé, forse lo racconterò in un post simile al tuo. Ciao!

  11. Clara ha detto:

    Che meraviglia…….

    Grazie Marckuck

  12. marckuck ha detto:

    Allora…sono contento che il post sia stato apprezzato. Io mi sono divertito a scriverlo.
    Alla fine la cioccolata sono andata a berla. Ed era pure passata Santa Lucia, visto che c’era un pacchettino con il mio nome…

  13. navide ha detto:

    Che bello, Marckuck! Dai un abbraccio ai tuoi genitori da parte mia, che sono stupendi!

  14. lavinia ha detto:

    Che bei ricordi

  15. vita ha detto:

    Davvero dei bei ricordi e delle considerazioni realistiche. Oggi, infatti, i bambini sono diventati degli (spesso) odiosi frignoni, altro che simpatici pargoletti da educare nel miglior modo possibile… e i genitori hanno dimenticato tutte le cose belle costruite per loro quando erano bambini da poter trasmettere a loro volta, un po’ come questa tradizione che racconti tu, e si limitano a riempirli di “cose”, di oggetti, vuoti di significato.

  16. vita ha detto:

    PS:sei tu in quella foto? 🙂

  17. marckuck ha detto:

    Sono io in foto, sono io…perplesso e impigrito

  18. vita ha detto:

    Caruccioooo! 🙂

  19. marckuck ha detto:

    Notare il magnifico pendant tra maglioncino e calzettoni, please!

  20. vita ha detto:

    Un tipino mooolto raffinato, non c’è che dire…!

  21. Pingback: Spaventi di cartapesta « Cinema, cibi, canzoni e chiacchiere

  22. Bianca 2007 ha detto:

    Buona s.Lucia Marco e…buona cioccolata allegramente (?) degustata. Ma si che sarà allegra che,la nostalgia di nonna fa parte dell’intensità propria della cioccolata pura e senza alcuna aggiunta di panna.
    Ciao, Salutami il prof Fabiuccio.Bianca 2007Mirka

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