Quando muoiono i nonni…

Distratto dalle miserie della politica senza testa e senza cuore, ho lasciato passare ieri sotto silenzio un anniversario e una notizia, che per certi versi leggo come collegate.

Ieri erano 22 anni dalla morte della mia nonna paterna. E’ stato il mio primo, vero grande lutto…certo, pochi mesi prima era morto il nonno materno e il dispiacere era stato grande, soprattutto per la mia mamma. Ma al dispiacere non si era accompagnato il senso di vuoto che ogni lutto ci lascia. Nonno viveva a Milano, dove era cantante lirico…lo vedevo poco, lo conoscevo poco e non avevamo mai condiviso nulla, tranne la finale dei Masters di Tennis del 1981, tifando entrambi per Bjorn Borg contro Ivan Lendl. E’ quello che mi resta di lui, non molto ma lo tengo stretto.

Per la nonna la faccenda era diversa. Lei era parte del mio quotidiano, andavo spesso a trovarla e le facevo i dispetti, grazie a quella parte di bambino che a 18 anni non si è ancora persa del tutto. Così, quando all’alba del 22 gennaio ci telefonò per dire che sarebbe stata ricoverata dato che durante la notte si era sentita male, un po’ di preoccupazione iniziò a serpeggiare in casa.

Nel primo pomeriggio andò a trovarla mamma e mi disse che aveva avuto un attacco cardiaco, ma che era di buon umore e faceva la furba scherzando con la mascherina che le avevano messo sul viso…poi, una mezz’oretta dopo ci sono andato io e il dialogo che è seguito è stato il seguente:

  • Marckuck (timido): volevo vedere la signora XY
  • Infermiera (burocratica): attenda un attimo, prego
  • Medico (indaffarato): lei è un parente?
  • Marckuck (ansioso): si, perchè
  • Medico (freddo): la signora è deceduta, se lei è maggiorenne ed è un parente ci serve l’autorizzazione all’autopsia
  • Marckuck (choccato): vuol dire che la nonna è morta…
  • Medico (precisino): se dico che è decedeuta…
  • Marckuck (inghiottendo): firmo quello che lei mi chiede…

Ho firmato e non l’ho più vista, perchè era già coperta da un telo bianco. Aveva 72 anni e si chiamava Libera, perchè quando è nata – nel 1914 – Trieste, sua città di origine, era ancora governata dall’Austria-Ungheria.

partigiani.jpgIeri è morto il capopartigiano Arrigo Boldrini, 92 anni, ex membro dell’Assemblea Costituente. E’ come fosse morto mio nonno ancora una volta, un simbolo di un mondo che non c’è più e non può tornare. Un mondo in cui ideali, coraggio personale, disinteresse, rischio, impegno, sacrificio erano ancora il modo migliore per interpretare la vita e il proprio posto nella società.

Perchè questo è il vero significato della morte di un nonno…non solo il venir meno di una persona che ci ha invariabilmente amato e sempre perdonato tutto, ma anche – direi soprattutto – la chiusura di una fase, la scomparsa di una generazione, di un diverso modo di vedere le cose, di priorità e principi che magari non sono i nostri, di ricordi di un mondo tramontato.

Ci sono nonni che non ci riconoscono più perchè la nebbia della malattia non consente loro di farlo, ci sono nonni che ci giudicano e criticano, ci sono nonni che non ci capiscono perchè tra noi e loro ci sono 60 anni biologici ma 1000 reali, ci sono nonni che non frequentiamo perchè siamo pigri o emotivamente freddi, ci sono nonni con i quali non abbiamo mai legato. Ma finchè uno dei nostri nonni, anche uno solo è ancora in vita, siamo, almeno in parte, almeno un pochino, ancora un po’ bambini.

Cioè puliti, onesti, semplici, ingenui e ottimisti.

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16 risposte a Quando muoiono i nonni…

  1. Erynwen ha detto:

    I miei nonni sono morti quando ero piccola, ho vaghi ricordi di loro e quello che mi e` mancato di piu` e` stata la storia della loro vita e del mondo che vivevano raccontata dalla loro stessa voce. Ho avuto solo il racconto delle nonne e quindi un punto di vista tutto femminile…

  2. Vita ha detto:

    Mi sono commossa a leggere la tua storia, davvero, soprattutto la tua chiusura e ho riflettuto su quanto sia vero quello che dici.
    I nonni ci “proteggono” le spalle e quando vengono meno è come se si assottigliasse quel cuscinetto ammortizzatore tra noi e la vita.
    E’ la sensazione che ho provato, fortissima, anch’io quando ho perso la mia nonna paterna nel momento difficile della mia vita in cui scivolavo nell’anoressia. Non so quale ne sia stata la causa (o forse sì), se la sua scomparsa abbia contribuito a farmi sentire inadeguata e poco amata all’improvviso, dato che era la persona a me più vicina, però, so che, oggi, solo pensare a lei e confrontarmi col ricordo del suo carattere forte mi spinge a non mollare nelle difficoltà.
    A presto, Marckuck…

  3. Laura ha detto:

    sono spariti tutti quando ero piccola… trane la Iole che è rimasta, ma è sparita piano piano, dopo essere diventata un fantasmino dolente e rancoroso. e così che per la prima volta vedi il dolore, lo smarrimento, il sollievo, il panico, e la vita che continua comunque in qualche strano modo a funzionare. mamma e papà che non hanno più le spalle coperte ma sono sempre mamma e papà.. vorrei tanto essere cresciuta un po’ con Pietro e ascoltare le sue storie di cementifici e lotte e studio cocciuto, e Alfredo che certamente mi avrebbe incantato con i racconti dell’Africa e dell’Argentina. e che la Iole mi avesse insegnato a cucirmi le gonne da me.
    ma le mie mani sono le mani di Pinetta, sono proprio le sue, ogni volta che preparo da mangiare per qualcuno… e allora vuol dire che da lei non mi possono proprio separare…

  4. icare ha detto:

    E quanto ci mancano in questi nostri giorni i loro valori, quanto ci mancano i nostri sogni e la speranza e la fiducia nel domani…quanto ci mancano persone pulite, oneste, semplici, ingenue e ottimiste…

  5. laura ha detto:

    che bello.
    Io non ho conosciuto i miei nonni, però posso immaginare quel senso di vuoto,adesso che provo il vuoto lasciato da mia madre.
    Non hai paura di mostrare il tuo lato dolce, Markuck.

  6. marckuck ha detto:

    Laura, anche mio nonno cantante aveva racconti sull’Africa e sui suoi incontri “con i selvaggi” (all’epoca il politically correct non si usava)…e comunque i racconti dei nonni – veri o falsi – valgono sempre la pena.
    Laura (2), io per fortuna i genitori li ho entrambi, sani e salvi…ma credo che si, il senso di vuoto debba essere terribile.
    I Care, occhio a non idealizzarli però…ci sono in parlamento alcuni ultrasettantenni che non hanno ne pulizia, ne onesta, ne ingenuità…ottimismo si, fondato anche (ahimè) 😉
    Vita, spero proprio che la scivolata si sia fermata e per sempre!
    Eryn, sono certo che i racconti delle nonne, magari nei pomeriggi di Sole, magari con una limonata fresca vicino, valessero proprio la pena

  7. Roberta ha detto:

    Caro Marckuck, i miei nonni sono morti uno quando ancora non ero nata, l’altro quando ero piccola, ma ho ancora tutte e due le nonne. Pensa, di una oggi e’ il compleanno (83). Mi hai fatto pensare a quando ero in Italia e le vedevo entrambe sempre. A Natale, sono voluta ritornare perche’ adesso ogni occasione potrebbe sempre essere l’ultima per rivederle…

  8. nodders ha detto:

    La mia nonna materna mori prima che io nascessi, aveva “mal di cuore” (come si diceva una volta) ed è morta a quarant’anni. Per anni, da bambina, le ho messo un fiore sulla lapide a Ognissanti, una fota in bianco e nero sbiadita è tutto ciò che ho conosciuto di lei.
    I miei nonni materni sono ancora con noi, splendidi ottantenni. In ottima salute data l’età, vivono una vita indipendente e attiva, lei fa il suo campo di patate, lui (di mestiere faceva il fabbro) fa grate e cancelli a tutta la vallata. Lei lo rimprovera di continuo, lui un po’ sordo d’orecchio, fa finta di non sentire. L’ha trattata bene la nonna il mio nonno, sì c’è stata la miseria durante la guerra, molto sacrificio dopo, i due figli da tirar su, ma non le ha mai fatto mancare nulla, mai un offesa o un maltrattamento (ci sono state pure le vacanze a Lignano ogni estate). Ogni tanto il nonno, che da fuori sembra un po’ burbero e non sorride mai (ma dentro è un uomo buono) mi racconta della sua lunga vita, dei compagni partigiani portati in Germania e mai più tornati o tornati che pesavano 30 chili, del tenente inglese paracadutato dagli alleati che non voleva condividere le scorte (ma poi pure lui ha dovuto accontentarsi di pane e croste), dell’ufficiale tedesco catturato a cui nel ’44 con gli alluci fuori dalle scarpe fece togliere gli stivali nuovi di pelle, il pover’uomo capì e implorò per la sua vita dicendo “kinder” ma la sua condanna era già stata segnata. Non sono storielle leggere che il nonno si porta dentro, assieme al piombo delle schegge. Perché avrebbe potuto morir nel luglio del ’43 il mio nonno, ma la vita gli è stata indulgente.
    Un giorno, forse presto, mi sveglierò e non ci saranno più (credo che se ne andranno uno dopo l’altra, perché dopo 50 anni insieme neanche la morte li separerà per molto). Il vuoto sarà grande.
    Mi ricordo ancora della morte del nonno paterno, classe 1912, reduce dell’Albania, della Libia, della Russia, sette anni di campagne militari con la Giulia. A 87 anni, la malaria, che si portava dietro da quando ne aveva 25, se lo è portato via. Ero lontana, in Canada, migliaia di chilometri lontana. Era notte, mi trovavo all’osservatorio a guardar stelle, mi stupii di ricevere una telefonata dall’Italia, come aveva fatto mia madre che non parla inglese a trovare quel numero di telefono? Non riuscii neppure a spiegare cos’era successo ai miei amici, sembrava troppo strano, proprio non riuscivo a dirlo.

  9. marckuck ha detto:

    Nodders…i nonni devono essere burberi e sorridere poco! sono le nonne che sorridono molto…comunque, grazie per il commentone.
    Roberta, fai molto, molto bene ad andarli a trovare ogni volta che puoi.

  10. mariad ha detto:

    purtroppo i miei non ci sono più da un pezzo. Ora la nonna sono io, di un bellissimo nipotino di 8 anni e quando sto con lui ritorno bambina anch’io, coi miei racconti che lui ascolta sempre con grande attenzione.
    Questa è la magia che lega le generazioni e anche i nonni hanno tanto bisogno dei nipoti. Danno un senso al futuro ancora più dei figli e permettono di conservare in un angolo del cuore un briciolo di ottimismo e pulizia. Fino alla fine

  11. marina ha detto:

    Anche io mi sono commossa, praticamente ho rivissuto un bel po’ di perdite. Ora io sono nonna e sono proprio come dici tu: perdono tutto e amo incondizionatamente. E’ il nostro mestiere di nonna.
    Spero di meritare un giorno dal mio nipotino un ricordo così bello come quello che tu hai dedicato a tua nonna.
    Per finire con una nota meno triste: io tifavo per Lendl nel 1981!
    Ma ero vicina a Boldrini, così mi riscatto 😉
    ciaomarina

  12. nodders ha detto:

    come molti altri lettori, marckuck, mi sono fatta trascinare dalla commozione suscitata dal tuo post. Come può vedere tutti vogliamo bene ai nostri nonni. E ne è nato un postone elogiativo sui miei nonni. Mi scusino gli altri per la lunghezza.

    PS E’ il mio fidanzato inglese che mi ha fatto notare che il mio nonno non ride mai, io non ci avevo manco fatto caso, gli voglio bene anche così.

  13. marckuck ha detto:

    Nodders, a me i commentoni piacciono.
    Marina e Mariad, siete “baby nonne”…almeno mi pare 😉 (Marina, pazienza per Lendl, ormai sia lui che Borg sono storia, non cronaca)

  14. Erika ha detto:

    Mio nonno si è spento oggi, non ci crederai, ma sto soffrendo tanto, anche un po’ egoisticamente lo ammetto, non è finita solo la sua vita, ma si è chiuso un capitolo della mia…era una persona che mi stimava tantissimo, mi adorava, e adesso non ho più quella persona che mi dava tanta forza…lo ricordo col sorriso, quello che mi ha salutata fino alla scorsa settimana quando andavo a trovarlo in ospedale. Le vicende della vita, la guerra, la povertà e la prigionia lo avevano reso burbero, ma io avevo raggiunto il suo cuore, era una persona generosa e sorridente con me, anzi lo è, nn se ne andrà mai dai miei ricordi. Ciao nonno, ti voglio bene.

  15. roy ha detto:

    mark,

    il tuo è “sano” egoismo. Ti manca la nonna, ma lei vive in te. Spiegarlo qui x me è complicato, ma tu, soprattutto tu, sai che intendo.

    Sii orgoglioso di averla avuta.

    Roy

  16. uliram ha detto:

    Ho avuto la fortuna di conoscere 3 nonni su 4 (anche se di uno dei tre ho potuto goderne solo per 4 anni) e ben 2 bisnonne, che però a differenza dei nonni, erano troppo vecchiette per poter giocare con me e far si che io mi potessi “innamorare” loro…
    Ma la cosa che più mi riempie id orgoglio è che ho sempre avuto la sensazione di essere amata anche dal nonno che non ha mai saputo della mia esistenza!Papà e nonna me ne hanno sempre parlato…al punto tale che ne ho sentito la mancanza. Sembra assurdo ma giuro che è così!

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