Il Divo

Alla fine sono andato a vedere “Il Divo”, un po’ per pace familiare, un po’ per curiosità e un po’ per vero interesse.

Come credo sappiano praticamente tutti, il film ripercorre gli ultimi sprazzi della carriera politica di Giulio Andreotti, riassumibili grosso modo con l’attività (!) del suo VII governo, durato un pugno di mesi a cavallo tra 1991 e 1992. Di Andreotti si è parlato nel salotto più volte e in un vecchio post ho anche rievocato il mio personale incontro con il Vecchio Mandarino, quindi non ci torno sopra.

Non ci torno perchè in fondo la vicenda politica e umana di Andreotti è una scusa per parlar d’altro. In questo, il film – ricchissimo dal punto di vista documentale – non ha nulla del classico film “didattico”, ma è uno splendido lavoro – tra il filosofico e il grottesco – sulla natura del Potere, con l’eroe Andreotti che in fondo non si comporta diversamente da come si sarebbe comportato un eunuco alla corte di Costantino VII Porfirogenito, un cardinale nella Roma dei Borgia o il principe di Talleyrand durante le trattative segrete del Congresso di Vienna.

E’ per certi versi la testimonianza che il Potere è sempre uguale. Non esistono principi religiosi, etici o filosofici in grado di modificarne le regole di base. Forza, spietatezza, inganno e spregiudicatezza, queste sono sempre state e saranno le regole maestre del Governo. Purtroppo. E in questo – ammirando il film di Sorrentino – mi è tornato in mente un altro splendido lavoro, il “Nixon” di Oliver Stone, parimenti capace di fondere analisi storica, introspezione psicologica e dimensione metaforica.

Ma “Il Divo” è anche un film dai tratti sarcastici. E in questo si distingue nettamente dalla tradizione più recente dei film “di denuncia” italiani, normalmente carichi di vittimismo e seriosità al limite del tollerabile. La sua carica grottesca ed eversiva lo accomuna – superandolo – alla “Commedia del Potere” di Chabrol. Pur nella tragicità complessiva degli eventi narrati, infatti, il film è non di rado spassoso, burlesco, demitizzante.

Torna spesso la vicenda umana e politica di Aldo Moro, come una sorta di fantasma di Banquo che tormenta i giorni e le notti del Divo. E in alcuni momenti mi è tornato in mente un altro, bellissimo film, il Buongiorno Notte di Bellocchio, con il suo finale floreale e liberatorio, che fa da contrasto alle immagini solenni e soffocanti dei funerali di Stato.

Insomma, per farla breve, il Divo è un film splendido per quello che mostra e per i pulsanti intellettuali ed emotivi che solletica. Un film – pregio non da poco – che fa voglia di vedere altri film. E quando l’arte chiama l’arte c’è poco da aggiungere.

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5 risposte a Il Divo

  1. Marte ha detto:

    Eccomi.
    Mi aspettavi? Io ti aspettavo 🙂
    Che ti sarebbe piaciuto non avevo dubbi.
    Hai reso perfettamente, quasi con altrettanta grottesca leggerezza, il senso di un film che nel suo essere denso e complesso sa essere ironico e sapiente (non saccente) evitando il senso di ridicolo e superfluo in cui a volte si precipità per troppa “serietà”.

  2. Francesco ha detto:

    Ancora non l’ho visto ma il tuo parere mi spinge a cercare la sala dove esso verrà proiettato. Generalmente raccontare la storia non è facile perchè bisogna cercare di essere obiettivi e siccome Andreotti fa parte della nostra storia avere a disposizione qualcuno che sa elencare certi fatti, condendoli addirittura con elementi spassosi o burleschi, è importante ed utile.
    Cordialmente, Francesco

  3. lois lane ha detto:

    concordo…su tutta la linea
    🙂

  4. Icare ha detto:

    L’ho visto anch’io e condivido in toto il tuo apprezzamento per il film. Un accenno di riflessione a quello che dici: è vero il potere è sempre uguale a se stesso e “l’eroe Andreotti” non è molto diverso dai vari eunuchi (ma gli piacerebbe il paragone?) bizantini, dai vari cardinali alla corte del papa Borgia o da Talleyrand (Girella emerito di molto merito). Ma ora gli uomini di potere, gli Andreotti et similia, al potere giungono anche grazie al popolo sovrano. Ecco, la differenza dovrebbe stare lì nella Costituzione, nel popolo sovrano che per ignavia dimentica d’esser tale e plaude nei vari salotti vespiani questo “monstrum”. Ciao e buona giornata.

  5. Pfd'ac ha detto:

    Sono un po’ indecisa sul Divo. Mi è piaciuto il piglio con cui il film è partito, la presentazione dei personaggi, il ritmo e scenograficamente il grigio costante. Ma ho poi avuto l’impressione che il film non cominciasse mai veramente finché è terminato. La spiegazione (giustificazione?) del male necessario per il raggiungimento del bene, come anche la metafora del concime che serve a far crescere gli alberi. Però forse (ingenuamente) avrei voluto un racconto un po’ più profondo, un punto di vista più attento. Il film non annoia ma emozionalmente dà poco.

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