Quarto Stato

quartoDue sere fa mi trovavo alla “Metro” a comprare cancelleria e – come al solito – origliavo quanto dicono le persone che chiacchierano tra loro.

Non è stato difficile, visto che c’era un tizio che teneva banco e mentre parlava faceva in modo di essere ascoltato, con la tipica mimica di chi gira lo sguardo a destra e sinistra cercando consensi e approvazione… era un signore piuttosto alto e ben piazzato. Non grasso, ma robusto. Gessato scuro, gel nei capelli, bracciale d’oro, detta così fa un po’ “Padrino“, ma in realtà era di un elegante/truzzo che va molto di moda in certi ambienti, non i miei.

“A me questa crisi piace un casino!”… questa l’affermazione lapidaria… “Perchè con questa storia della cassa integrazione in azienda sono tutti zitti per paura che tocchi a loro, lavorano sodo e non mi rompono il cazzo!”

Ancora sotto choc per tanta plateale mancanza di rispetto verso il proprio capitale umano (termine orrido, ma diffuso) e soprattutto per l’idea che dietro ogni lavoratore c’è una vita, una famiglia e delle speranze salgo in auto e sento che al Parlamento Europeo è stata respinta una proposta di direttiva della Commissione che voleva favorire la crescita delle ore lavorative settimanali massime all’interno dell’Unione, passando da 48 a 65.

65? Giornate da 11 ore di lavoro? Il XX Secolo ha visto la progressiva liberalizzazione dei lavoratori – anzi, oso una espressione marxista – della classe operai, del “proletariato”. Liberalizzazione dalla schiavitù della catena di montaggio, della pressa. Democratizzazione dei rapporti di lavoro, crescita dei diritti e riduzione progressiva dell’orario di lavoro, grazie alla crescita tecnologica e alla capacità della macchine di supplire al capitale umano mancante.

Ora si torna indietro. Il padrone non ha più “le braghe bianche” ma il gel in testa, ma resta il padrone. E il destino del lavoratore è stare in fabbrica fino a quando non stramazza… A questo stiamo tornando? a questo ci ha portato tutta la nostra “modernità”.

Un po’ ce lo meritiamo, abbiamo accettato di rinunciare a diritti, di trasformarne altri in privilegi (e qui, anche le colpe dei sindacati…), di barattare denaro con qualità della vita e ora il denaro inizia scarseggiare… insomma è andata così. Però, che brutto…

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5 risposte a Quarto Stato

  1. Marte ha detto:

    Beh…è intanto passata sotto silenzio la notizia dell’Abi ha chiesto al Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali di sospendere l’obbligo di assunzione dei portatori di handicap per quelle banche che attivano il Fondo Esuberi.
    Brutto? Molto molto di più.

    I Sindacati? Bah…

  2. GIUSEPPE ha detto:

    Che opera!
    Parlo del dipinto di Pellizza Da Volpedo,
    che ci proponi per focalizzare il concetto di sciopero,
    grande conquista che sta andando a puttane con lo
    schifoso decadimento morale di noi prostituti che stiamo facendo rigirare dentro le casse da morto
    tutti coloro che lottarono soffrirono ed anche morirono
    per le conquiste sindacali che con depravato gusto masochistico stiamo gettando nella fogna come quello stronzo della METRO che citi ,che probabilmente stava lì per comprarsi le birre e gli hamburgers da rivendersi nel suo sozzo pub che avrà in società con altri culi rotti come lui ex senza arte nè parte arricchitisi con questa ventata di liberismo merdoso,che ha dato possibilità a delle caccole col
    culo rotto dalla fortuna e le ha negate a gente di merito
    magari laureata che al meglio delle situazioni sgobba sottopagata frustrata e con contratti di mmerda.
    Sopra mi assimilavo all’andazzo,ora però mi dissocio
    da loro.

    Mi fate
    schifo, voi e vostri padroni con i loro azzeccagarbugli
    mandati a difenderli come scagnozzi sdentati in televisione a sporcare con il loro sterco mentale, deridendole, persone che si battono per la giustizia
    e la libertà .Come Di pietro(almeno per ora), voglio dirlo,a questo punto;
    poiché quì comincia a mancare il terreno sotto i piedi
    anche a sinistra…quanto avrei da dire ancora…

    A scarpate!!! A scarpate!!!!
    Debbono esser presi come Bush.

    Che opera!!!
    Ora parlo di quella che in poco tempo mi
    ha fatto assistere a tutto ciò che abbiamo perduto.
    “per non dimenticare”mi vien che ridere(Buzzanca)
    ignari:il nazi-fascimo è alle porte.Saranno cazzi di chi
    campa…

    Ciao Marck

    G/p

  3. Mog ha detto:

    Lottare e rompere le scatole: una gran fatica e un rischio, anche se l’unica via. Ecco perché la gente non ha voglia di cominciare o ricominciare a farlo, lasciandosi andare ad un torpore pernicioso che ci ha portato fin qua. Quasi nessuno ha voglia di immolarsi per la causa, siamo (eravamo) abituati a starcene belli comodi, e anche se non tutto fila come si deve chissenefrega, ci si compra un altro paio di scarpe. Abbiamo dato per scontati diritti che sono il frutto di lotte e sacrifici di uomini e donne che sono venuti prima di noi. Un errore fatale che facciamo in ogni campo della vita: mai dare per scontato nulla. Dovremmo essere in tanti, a rompere le scatole e a rischiare, ma credo che ci vorrà ancora un po’ di disagio, arrivando a una vera e propria sofferenza, sempre più diffusa. Allora vedremo.

  4. capinera ha detto:

    La colpa , diciamolo pure, è anche un po’ nostra che via via ci siamo persi lo spirito di classe, perchè tutto questo avviene( e non è ancora finito) in tutti i settori, anche in quelli che usano l’intelletto come forza lavoro. La colpa è di chi ha permesso e permette tutto ciò, lasciando spazio al decadimento culturale per inseguire facili modelli luccicanti per far figo e farsi accettare da capi scalliffi, fare le scarpe al collega, magari più preparato di noi ed el quale siamo anche un tantinello invidiosi. Ecco quel semino viene da lontano e la fine è vicina e catastrofica, se non accettiamo di perdere altre giornate di sciopero. Magari penseranno di noi che siamo i soliti fannulloni che non hanno voglia di andare a lavorare, ma se siamo in tanti forse un altro pensiero lo faranno,,; i conti con la loro coscienza pure. Ma alla fine della fiera sai cosa penso? Che se molti davvero soffrono e soffriranno, per la massa vale il proverbio che dice che ciascuno ha quel che simerita.
    Bisogna insegnare ai ragazzi il significato della cabina elettorale.
    Ci sarebbe ancora una marea di cose da dire,ma… “take it easy”!

  5. medonzo ha detto:

    Buonasera Marckuck;
    anche a me questa crisi piace un casino; perchè forse servirà a rimettere un buon numero di persone con i piedi per terra.
    Italo Calvino sosteneva che “d’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”.
    In questo senso – pensando al tizio della Metro – forse siamo davvero alla terza generazione dei Buddenbrook, quella della fine della dinastia.
    Potrebbe essere l’occasione per incamminarci su di un percorso che interroghi ognuno di noi, prima ancora che noi tutti, sulla insostenibilità di un sistema che ha mostrato tutti i suoi limiti.
    Certo, in una situazione di cambiamento non è mai chiaro quanto il cambiamento sia fuori e quanto dentro di noi, quanto sia un’atteggiamento nostro che potrebbe essere cambiato; quindi va gestito. Ma le condizioni si stanno verificando.
    Un futuro forse c’è, dobbiamo solo cominciare a vederlo. E, vedendolo, aiutarlo a venir fuori.

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