La canzone perfetta e un borbottamento di meno…

Il post di inizio settimana avrebbe dovuto essere un borbottio rancoroso sul c.d. “servizio pubblico” della Rai. In particolare, volevo dire cattiverie sui 100.000 euro di denaro pubblico elargiti a S.A.R. il Principe di Piemonte e Venezia per sculettare in esclusiva a ritmo di musica da madame Carlucci… poi volevo lanciare insolenze sulla “Domenica In” di ieri pomeriggio, durante la quale c’è stato un pestaggio contro gli oroscopi in televisione, perchè approfitterebbero della “credulità popolare” e chi era in prima linea a difendere la razionalità contro le nebbie della superstizione? padre Amorth, chiamato in qualità di esorcista il quale ha detto che “il rischio è che si passi dal semplice oroscopo ai maghi maligni, in diretto contatto con Satana!” alla faccia della credulità popolare…quasi quasi le puntate di “Porta a Porta” sulla bilocazione di Padre Pio sembrano un corso di morale laica! Infine, volevo scagliarmi sulle canzonette del venerdì sera, con la presenza “innovativa” di Albano, dei Cugini di Campagna, di Riccardo Fogli…

E invece, nulla di tutto questo. Cattiverie, insolenze e tirate moralistiche sono rinviate perchè mentre mi stavo recando al lavoro la radio – in un momento di commovente eleganza sfuggito al rigido controllo di chi sovrintende alla volgarità dei palinsensti – ha mandato in onda le note eteree e leggere di “Goodbye Yellow Brick Road“, del bizzarro e geniale Elton John.

Nella musica leggera quasi sempre esiste un album “simbolo” dell’arte e del talento di un artista. Magari non necessariamente il più bello, ma un punto di arrivo che ti fa dire “ecco, quello è quanto lo rappresenta in pieno”. Così – a parer mio – questo è il “Sgt. Pepper’s…” dei Beatles (per me non il loro lavoro migliore ma quello che più simbolico), oppure il “Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, il “Rise and Fall of Ziggy Stardust” di David Bowie, il “Ray of Light” di Madonna, Il “Born in the USA” di Bruce Springsteen, “Thriller” di Michael Jackson, “Highway 61 Revisited” di Bob Dylan ecc. ecc. ecc.

L’album simbolo è compatto, non solo una somma di belle canzoni ma qualcosa di immediatamente riconoscibile, ha un sound caratteristico che ricompare in ogni traccia… è famoso e di successo e spesso viene identificato con l’artista.

Per Elton John l’album simbolo è proprio “Goodbye Yellow Brick Road“. Si tratta di un lavoro uscito nel 1973, un lp doppio che ha venduto da allora circa 30.000.000 di copie ed è – a tutt’oggi – il massimo successo commerciale di Elton John.

All’interno, grandi canzoni come “Candle in the Wind” o “Saturday night’s alright for fighting (oltre – naturalmente – a quella che da il titolo all’album). Ma parlarne è inutile, in fondo…

Ascoltatela e buona settimana a tutti!

[http://www.youtube.com/watch?v=dvu2Q4BsE2U]

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5 risposte a La canzone perfetta e un borbottamento di meno…

  1. Mat ha detto:

    Eh, Marc, questo è un disco che mi manca… uno di quelli che avrei dovuto ascoltare da una vita ma, passa oggi & passa domani…
    In effetti il buon Elton lo ascoltavo più un tempo che ora: l’ultimo suo album che ho sentito è stato “The One”, anno domini 1992.

  2. Paola ha detto:

    Innanzitutto complimenti per la scelta del video: Elton accompagnato dai muppets è strepitoso, e, incredibilmente, credibile!
    Guardando il filmato mi è venuto in mente il film Amadeus, quando Salieri, nell’attesa di incontrare Mozart per la prima volta, si chiede” quale traccia può lasciare un simile talento sopra un volto?” e, dopo averlo conosciuto, “Perchè Dio avrebbe scelto un fanciullo osceno quale suo strumento?”.
    Elton John, a guardarlo bene, è quanto meno bizzarro: da giovane si distingueva per le sue mise improbabili, a metà tra una drag queen e un bimbo che gioca col baule della nonna trovato in soffitta, ora è ridicolo, col suo trapianto-milionario-con-frangetta e il naso rosso a patata che mi ricorda tanto mastro ciliegia, ma la sua musica è elegante, di un’eleganza pulita e senza tempo.
    Consiglio a tutti di inserire nel proprio lettore mp3 un paio di pezzi del grande Elton, magari proprio Goodbye Yellow Brick Road, ma anche Song for Guy, Daniel, I Guess That’s Why They CallIt The Blues, Don’t Go Breaking My Heart etc…
    Buon divertimento.
    Paola

  3. anidrideperiodica ha detto:

    ooo-oo-ooooooo I’ve finally decided my future lies
    beyond the yellow brick rooooad!!!

    senti, perchè ad una prima occhiata ho letto padre Alimorth?

  4. rosasospirosa ha detto:

    Ciao Marckuc,
    è bello ricevere un piccolo augurio di settimana così fine ed elegante( come spesso sono i tuoi post, i tuoi pensieri…)
    Quanto è brit il sound di certe canzoni….
    Io insieme ci metterei “Your Song”, “Daniel”, ma anche aggiungerei qualche bel pezzo di due grandi americani, anche loro tanto brit- sounded: Simon e Gurfunkel, per esempio “Like a bridge over troubled water”, che dici?
    Ce ne sarebbero altre sopraffine, ma se dobbiamo cominciare la settimana, direi di non lasciarci prendere la mano dalla malinconia.
    Al cospetto dei tempi che corrono in TV dal pdv musicale viene a dir poco la malinconia rispetto alle forniture culturali di quegli anni, che pure pieni di proteste erano, mentre ci affacciavamo implumi alla incipiente adolescenza. Eppure l’offerta non ci bastava mai.
    Peccato solo per chi è nato dopo, non sa cosa si è perso!

  5. marckuck ha detto:

    Rosasospirosa, assolutamente d’accordo con te… e se dobbiamo ricordare S & G allora tiro in ballo anche mrs. Robinson e Sound of Silence. Ricordo poi che Bridge over trouble water è stata ben cantata anche da Bon Jovi. Comunque lieto che a te – e agli altri amici – la canzone di inizio settimana sia piaciuta…

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