Rimpianti patrizi

E’ vero, ho un debole per i titoli nobiliari e le famiglie nobili… Mi piacerebbe avere un bel titolo vetusto da affiancare al nome e qualche ritratto di antenati appeso al muro (e notarsi che non ho fatto allusione a castelli e/o ville venete dove passare il weekend!).

Questo non per vanità… volessi essere vanitoso, sarebbe più semplice sognare di essere ricco, con una Porsche nera, con gli addominali d’acciaio lucidi lucidi… nella società dell’apparenza a chi può interessare se io dico “sono il visconte Tal de’ Tali, il duca Caio dei Semproni ecc. ecc.”? A me, solo a me. E la ragione mi è stata chiara alcuni giorni fa, quando mi sono trovato – assai a mio agio – in un contesto trombone ma tanto piacevole e affascinante.

A Valvasone, davanti al Castello di Valvasone, stavo chiacchierando con il Conte di Valvasone e la sua signora, la Contessa. Il conte è un personaggio fuori dal comune, disincantato, ironico, colto e divertente. La sua conversazione – incentrata su questioni di carattere storico – è piena di riferimenti ad antenati che le vicende le vissero in prima persona.

Perchè il titolo dei conti di Valvasone è un titolo vero: nobiltà feudale medievale, mica pezzi di carta pergamena venduti un tanto al kg dalla Serenissima o dai Savoia… e quindi, ricordi famigliari, aneddoti e vicende spaziano in un arco di tempo compreso tra il XIII secolo e ieri l’altro. Ed è esattamente la sola, vera cosa che invidio e non ha rimedio: non l’essere nati e cresciuti in un castello, non la corona sullo stemma di famiglia (che comunque fa sempre la sua figura), ma l’aver chiaro di quanto è accaduto a se stessi e alla propria famiglia nel corso dei secoli.

I nobili – quelli veri – hanno un passato e il passato non è in vendita. E cosa c’è di più interessante, goloso ed esclusivo di qualcosa che non si può comprare? E questo vale soprattutto per me, che con la mia passione per la Storia, so tutto degli Asburgo o dei Comneni e nulla (o quasi) della mia famiglia. E il poco che so? mugnai. Gente che pigiava grano e lo sfarinava per secoli, generazione dopo l’altra, senza un guizzo, senza un’idea, senza un colpo di scena… Le ripetitive vite dei plebei.

Certo, i nobili però hanno anche dei rimpianti. Ad esempio – conversando – è venuta fuori la vicenda della guerra di successione per il feudo di Spilimbergo, che i Valvasone devono aver perso e i Cucagna pare abbiano vinto, il Conte ha sospirato dicendo – sibillino – che “se avessimo vinto, le cose sarebbero state diverse”.

Che cosa sarebbe stato diverso? il Friuli sarebbe diventato una signoria e non un feudo veneziano? i Savoia sarebbero rimasti a fare i doganieri o i tagliagole a cavallo delle Alpi? Non lo sapremo mai…

Rimpianti patrizi.

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7 risposte a Rimpianti patrizi

  1. zauberei ha detto:

    Marckuck non so se trovarti semplicemente adorabile oppure prendete a testate:)

  2. Bianca 2007 ha detto:

    NON LO SAPREMO MAI
    Ma si può immaginare e per fortuna l’immaginazione non ha nessun potere che le metta i confini.Ciao trombone aristocratico saccente! Bianca 2007

  3. nodders ha detto:

    ah marckuck, il fascino discreto dell’aristocrazia colpisce pure te!

    Ai miei tempi ad Oxford anch’io mi sono trovata a frequentare aristocrazia (minore, il più delle volte) europea. Spesso decaduta, spesso non degna dei fasti del passato, ma pur sempre piena di una storia spesso affascinante, come tu ben hai evidenziato.

    Benché in gioventù vantassi un passato comunista al suon de “la tierra es de quien la trabaja”, il soggiorno Oxfordiano mi ha tramutata ben più dalla parte della Contessa.

    Leggo con gusto il Gattopardo e mi crogiolo di delizia guardando “Brideshead Revisited” (un must per gli Oxford cognoscenti).

    Chissà magari un giorno scopro che la famiglia di mia madre discende da qualche nobildonna veneziana decaduta…

  4. anidrideperiodica ha detto:

    oddio… la mente vacilla all’idea del visconte Marckucko che s’aggira a cavallo per la tenuta agreste, in compagnia dei suoi sedici setter…

  5. medonzo ha detto:

    Buonasera Marckuck;
    deve essere bello! Quasi come un italiano che si senta discendente della Roma imperiale…
    Certo, il rischio rimane. Se avessi il Titolo magari ti roderebbe non poterci mettere S.A.R. davanti…! 🙂

  6. Federico ha detto:

    Ciao Marckuck, non so ma immagino chi tu sia. Una precisazione: non era Spilimbergo bensì Zoppola, il luogo conteso, e niente po’ po’ di meno che con il Patriarca Panciera, filoveneziano (siamo agli inizi del ‘400). Sì, se i Valvasone avessero vinto, chissà, forse non sarebbe caduto il potere patriarcale e Venezia non avrebbe dominato il Friuli per oltre trecento anni. Con i se e i ma …
    Mandi
    Federico
    (fuori dal comune? cioè non comunista, ma non sempre è stato così! e se c’è da menar le mani per un giusto ideale d’equità, come tanti miei avi, son sempre pronto.)

  7. marckuck ha detto:

    Caro Federico, spero non ti sia sfuggito il tono partecipe e giocoso che ho messo nel post, finalizzato non a deridere bensì a spiegare quello che per me – in questi tempi repubblicani e cialtroni – significa appartenere al ceto aristocratico. Archivi di famiglia, nomi e vite collegate tra loro per secoli, tragedie, glorie e miserie di una casata sono un patrimonio che nessuno può comperare. Neppure Berlusconi, che non ha passato, forse non ha futuro e vive in un eterno presente…

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