Grandi Amori

Dopo essermi sorbito 40 minuti di Berlusconi, logorroico ospite di Bruno Vespa, pensavo che il fondo fosse stato toccato. Dimenticandomi, una volta ancora, che il fondo non esiste.

Infatti, per rammentarmi questo aureo concetto ho dovuto attendere solo 48 ore, al termine delle quali ha avuto inizio la puntata settimanale di “AnnoZero”. Che – al momento – sono orientato a indicare come trasmissione più urticante dell’anno.

Non sono mai stato un estimatore di Santoro, per mille ragioni già esposte. Diffido del suo moralismo relativista, del suo antiberlusconismo di maniera, del suo “gentismo” e del suo “disagismo” anarcoide e inconcludente. Lo trovo fasullo, ipocrita e soprattutto controproducente. Insomma – e lo dico da detrattore di Berlusconi – Michele Santoro sta all’antipopulismo democratico più o meno come il vescovo Marcel Lefevre stava al card. Martini. Tutti e due a parole seguono lo stesso Dio, ma in realtà predicano e praticano cose molto, ma molto diverse…

Insomma, Santoro si è gettato a pesce sulla vicenda del vecchio Priapo e della scaltra ninfetta, rovistando per due ore nei cassonetti del sottobosco napoletano senza trovare nulla che non fosse una cosa già nota: Berlusconi è un cascamorto volgarotto e senza stile, che si circonda di persone di dubbia moralità e dubbia eleganza. Dove sta la novità?

La cosa che mi infastidisce – però – non è solo l’inutilità complessiva del circo equestre messo in piedi, con l’immancabile collegamento di Sandro Ruotolo dal sottobosco napoletano, la Guerritore vivace e allegra come una Medea che ha passato la notte insonne e il pubblico osannante. La cosa peggiore è che se c’è uno nella televisione italiana che non ha le carte in regola per fare una trasmissione moralistica del gener, questo è proprio Michele Santoro.

Per capirci, uno che si straccia le vesti per il mancato rispetto nei confronti del Parlamento Europeo è lo stesso personaggio che si è fatto eleggere in tale, augusto consesso, rimanendoci per due anni (senza fare nulla di politicamente incisivo nell’interesse di coloro che lo hanno votato), salvo poi dimettersi per andare ospite da Celentano. Alla faccia della responsiveness!

E il feroce censore del “ninfettismo” o della “mignottocrazia” (termine di Paolo Guzzanti) è lo stesso che ha sempre avuto come assistenti “giornaliste” biondazze da capogiro, preferibilmente ricche e famose (come la Granbassi), quando non anche di nobili natali (come la Borromeo). Mai una bruttina ma brava, mai una normale ragazza uscita dall’università con 110 e lode e assunta in redazione previo colloquio e severa valutazione del CV… insomma, mai il merito.

Dopo due ore di questo moralismo peloso, che quasi mi facevano tifare per il povero Silviagra Berlusconi ho cambiato canale e sono finito nella terza trasmissione dedicata a un “grande amore” della settimana: l’orrido “Cupido” presentato da Federica Panicucci, con Rossano Rubicondi nei panni del fascinoso un tanto all’ora.

La vicenda è semplice: una persona ha una cotta per un’altra. Si rivolge a Paraninfa Panicucci e questa trucca le carte, cercando di far cadere il/la concupito/a nel tranello.

Nella puntata in questione, l’innamorata non filata era una certa Alba, biondina insignificante, minuta e petulante, perdutamente innamorata di un tale Marco, un po’ pingue e sciatto ma con occhi lucenti e piuttosto simpatico.

Marco chiede sincerità e lei cerca di sedurlo mettendo insieme un’epopea di intrighi, imbrogli e improbabili scambi di persona. Marco dice di essere timido e riservato e lei fa trasmettere nel megavideo di una discoteca le immagini dei loro preliminari sessuali. Marco cerca di parlare di Caravaggio e lei fa la gatta morta, con lui che fa finta di niente…

Insomma, un caravanserraglio di falsità, bugie e inganni. Eppure – paradossalmente – tra tutte le “love story” televisive della settimana, questa commedia degli imbrogli finisce per apparire non solo la più reale, ma pure la più sobria e discreta.

A questo siamo arrivati.

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4 risposte a Grandi Amori

  1. Nodders ha detto:

    La battuta piu memorabile per me, rigurado il “vallett-gate”, e’ stata della Mussolini (e quando mi trovo daccordo con lei, e’ proprio la fine):

    “Mussolini – ha commentato al riguardo ironicamente la nipote Alessandra – non si era mai permesso di fare ministro la Petacci”.

  2. annalisa ha detto:

    a me spaventa piu’ ditutto non non troppo implicito paragone tra dittatori dichiarati ….

  3. zauberei ha detto:

    Concordo su tutta la linea Marckuck, avevo fatto anche un post che diceva più o meno le stesse cose, in altro momento (zona terremoto d’Abruzzo. Per favore caro mi piange in faccia alla telecamera e mi parla di sua figlia schiattata tra le macerie? grazie) Santoro mi pare invero Berlusconi paro paro. Il Berlusconi nostro: lo stesso uso di sentimenti e parole, a fini di potere e di ascesa. La stessa pedissequa conoscenza dei mezzi, e la crassa e deliberata ignoranza dei fini.

  4. Bianca 2007 ha detto:

    COMMEDIA
    degli inganni o inganni della commedia.Chi lo diceva? Nun lo saccio ma te lascio un soooobriisismo dicretissimo faceto saluto de buon dì a miezzo sole.Bianca 2007

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