La giornata di uno scrutatore

Bazzicare nei seggi mi è sempre piaciuto, fin da quando papà faceva lo scrutatore in quota PCI e per pranzo ci portava i pasticcini per festeggiare l’ennesima vittoria elettorale del partitone rosso (erano gli anni ’70, tutt’altro andazzo…).

Per anni ho vissuto anche io l’atmosfera elettorale dal di dentro, come scrutatore (la prima volta alle comunali udinesi del 1985), quindi come militare in servizio di sorveglianza ai seggi (1990, a Brescia, referendum sulla caccia, prima consultazione a non raggiungere il quorum), poi come candidato e quest’anno come presidente.

“Fatica senza lavoro, ozio senza riposo” è una definizione perfetta per descrivere le ore passate seduti su scomode sedie, appoggiati a un tavolo coperto di verbali da compilare e registri da tenere sotto controllo, con ovunque matite copiative, timbri e penne. Ore passate in gran parte a chiacchierare, raccontarsi aneddoti (immagino per un 90% inventati o gonfiati) di passate elezioni salvate per nostri atti di eroismo procedurale, fare pettegolezzo sugli elettori (“la vedi? Si è rimessa assieme a quell’altro fesso che sta in quella casa bianca, sotto la chiesa!”). E portare pazienza.

Portare pazienza per tutti gli infiniti verbali da compilare (il registrone degli “elettori naviganti” è la mia passione! Spero sempre che una portaerei attracchi nel parcheggio sotto la scuola dove siamo locati e ne scendano perfettamente inquadrati 1300 marinai che vengono tutti a votare nel mio seggio e ci costringano a compilare centinaia di pagine di verbalizzazione e richiedere con procedura d’urgenza alla prefettura un supplemento di schede, da timbrare e vidimare all’istante, mentre Sua Eccellenza l’Ammiraglio sbuffa nell’attesa!). E portare pazienza con gli elettori. Che questionano sui costi delle elezioni. Che questionano sul fatto che “sono tutti uguali”. Che questionano sull’affluenza. Oppure che cercano di proporre comizi improvvisati, in realtà frutto di una lunga elaborazione domestica. Questo lo fanno gli uomini, di mezza età, accompagnati il più delle volte da mogli remissive e annoiate, che le prove generali di quel comizio le hanno già udite e riudite più volte.

Inevitabilmente si fa comunella con le forze dell’ordine, la legalità dello Stato incarnata da due carabinieri che iniziano il servizio con i pennacchi e le bandoliere e lo terminano sbracati sulla sedia e intenti a corteggiare le più avvenenti scrutatrici. Come nel nostro caso, con un viavai ininterrotto di termos di caffè, pasticcini, crostini alla mortadella, biscotti caserecci, formaggio fatto in casa e vino “di quello buono”.

Infine i personaggi da seggio. Il tizio alticcio che sbaglia a votare e chiede un altra scheda. Il “professore” di paese che non ritira tutte le schede ma una sola e ti costringe a fare 1000 verbali per attestarlo (e che cavolo! se il quorum non lo si raggiunge, che te ne frega…mettila bianca no?). Il 92 enne che viene a votare sorretto da una figlia zitella e due bastoni e quando lei dice – per la terza volta – “io l’avevo detto: papà, cosa vuoi votare a fare, lascia che votino i giovani” lui la fulmina con un lapidario “io voto perchè non sono ancora morto!” e via elencando.

E’ la democrazia, con i suoi limiti e con le sue grandezze. Come ha scritto Italo Calvino in un’altra “giornata di uno scrutatore” molto più commovente e mirabile di questa:  La democrazia si presentava ai cittadini sotto queste spoglie dimesse, grigie, disadorne (…) nell’Italia da sempre ossequiente a ciò che è pompa, fasto, esteriorità, ornamento; gli pareva finalmente una lezione d’una morale onesta e austera; e una perpetua, silenziosa rivincita sui fascisti, su coloro che la democrazia avevano creduto di poter disprezzare proprio per questo suo squallore esteriore, per questa sua umile contabilità, ed erano caduti in polvere con tutte le loro frange e i loro fiocchi, mentre essa, col suo scarno cerimoniale di pezzi di carta ripiegati come telegrammi, di matite affidate a dita callose o malferme, continuava la sua strada.

Italo Calvino, “La giornata d’uno scrutatore”, Einaudi, 1963
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4 risposte a La giornata di uno scrutatore

  1. Any ha detto:

    io le schede del referendum non le ho ritirate.
    perchè non le volevo ritirà.
    ecco.

  2. medonzo ha detto:

    Buonasera Marckuck;
    “io voto perchè non sono ancora morto!” è una delle frasi più belle che ho letto negli ultimi anni.
    Purtroppo nel 2009 dobbiamo ancora dire con Giuseppe Giusti
    “Un popolo pieno
    di tante fortune,
    può farne di meno
    del senso comune.”
    Era il 1841.

  3. mari ha detto:

    mi associo al commento di medonzo : “io voto perchè non sono ancora morto!” è magnifica!

    PS neanche io ho ritirato tutte le schede. Gli scrutatori del mio seggio mi avranno odiato?

  4. Mat ha detto:

    Mi sono ben riconosciuto in questo post, caro Marco, dato che anch’io sono stato scrutatore il 21-22 giugno, e anche alle precedenti provinciali. Il brano di Calvino che citi è bellissimo… “La giornata d’uno scrutatore” (Einaudi, 1963), dovrò ricordarmene.

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