Il Marchettone

Sono tre giorni che il sito di “Repubblica” (non solo quello, ma il giornalone di piazza Indipendenza supera chiunque) pubblica articoli, opinioni, commenti, foto, videogallery e quant’altro sull’ultimo nato di casa Apple: l’I-Pad.

Si tratta di un gioiellino molto caruccio e molto carino, una via di mezzo tra il supercellulare e il minipc, che per chi vuole sarà in commercio tra qualche settimana, sfizio che con 6-700 euro ci si potrà togliere. Ma – esattamente – dove sta la notizia di pubblico interesse? quella capace di mettere in secondo piano il primo discorso sullo Stato dell’Unione di Obama o le dimissioni del Sindaco di Bologna?

Eppure, frasi come “cambierà la nostra vita!” o “ecco il linguaggio del nuovo Millennio” (tutta roba letta in questi giorni) non solo sono ridicole oltre il lecito, ma mi sanno troppo di megaspottone pubblicitario. E – per dirla tutta – il continuo “brubru” sul nuovo nato di Cupertino mi sembra una enorme Marchettona, una finta notizia spacciata per vera, con finalità a me ignote.

Ok, la Apple ha lanciato sul mercato un lastrone che toccandolo si illumina, galoppa su internet e trasmette video. Abbastanza carino, lo riconosco. Un lastrone che fa tanto (ma non tutto, ad esempio non fa foto o filmati) e tanto costa (come nelle migliori tradizioni della Mela…) e può anche essere che qualcuno ne trovi una oggettiva utilità.

Ma il signor Jobs, con un patrimonio personale di svariati miliardi di euro, non può comperarsi una paginetta di pubblicità su “Repubblica“, così come fa il signor Rana? O dobbiamo aspettarci da un momento all’altro una breaking news sul nuovo raviolo, farcito con non si sa cosa, che magari verrà definito come la pasta ripiena che “cambierà il nostro palato per sempre” segnando “il gusto del nuovo millennio” da qualche giornalista un po’ esaltato e magari a corto di idee?

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3 risposte a Il Marchettone

  1. porgy&jazz ha detto:

    Tra Repubblica e Apple è sempre stato amore. E marketing, anche. Ma se è per questo, oggi hanno fatto anche di peggio:
    http://porgyandjazz.wordpress.com/2010/01/28/eccessi-di-euforia-da-ipad/

  2. nodders ha detto:

    Io invece ho scritto al Corriere in protesta per un articolo di Celentano a proposito del processo breve. Tutti hanno un’opinione e la mia non ha voluto essere una critica all’opinione di Celentano (anche se non la condivido). Ma non capisco la linea editoriale del Corriere nel dare spazio nazionale a un cantante su una questione giuridica.

    Che tipo di giornalismo e’ quello che pubblica un pezzo di opinione su una faccenda alquanto delicata, di interesse nazionale, su cui si gioca il diritto alla giustizia dei cittadini della Repubbica (non un giocattolino da Cupertino, insomma) scritto da uno che non ha n’è lo spessore intellettuale n’è un briciolo di perizia in materia per occuparsene?

    E’ come se io scrivessi un pezzo d’opinione sul management della FIAT. Per Dio un opinione io ce l’avrei, ma non sarebbe certo da pubblicare su un giornale.

    Mi aveva data già fastidio all’epoca, la pubblicazione della lettera aperta di Celentano sulla questione di Eulana. Di nuovo, a quale titolo lui?
    Ma oggi quando ho letto questa frase nel pezzo di Celentano “Una specie di piaga, quella della giustizia lenta, da cui dipendono tutte le malattie del mondo. La crisi economica, il terrorismo, la N’drangheta, la mafia, la droga, la disonestà radicata ormai in tutti i settori, dalla quale scaturiscono il bullismo nelle scuole, il sovrappeso, l’Aids, il diabete e il Cancro” ho perso la pazienza.

    Il pezzo e’ pur firmato da lui (quindi non e’ un editoriale sancito da tutta la redazione), ma bisogna comunque aver coraggio a pubblicare certe cose.

    Io sono abituata al giornalismo anglo-sassone in cui ci sono sempre pagine di commenti (da parte di giornalisti esperti in materia, pero’) e pagine di lettere aperte (da parte di lettori). Entrambe pero’ devono mantenere lo standard della testata. Il Times non pubblicherebbe mai lo sproloquio di un qualsiasi idiota, per questo genere di cose ci sono il Daily Mail e i blog.

    E sempre dal giornalismo anglosassone ho imparato a scrivere alla redazione per rimproverare il giornale quando e’ out of line. L’ho fatto con la BBC, il Times e pure, una volta, il Daily Mirror. Senza grandi conseguenze, di solito ricevo cortese risposta e giustificazione/scusa. Tutto molto civile. L’ho fatto pure con “Number 10”, ed e’ una lezione di democrazia.

    Ricevo dal Corriere un’email: “ho visto la sua protesta, le vorrei parlare il mio numero è xxxx”

    A parte che non era tanto una protesta quanto una critica, non volevo certo farne un caso di Stato!!

  3. medonzo ha detto:

    Buonasera Marckuck;

    sarà egoismo di fans della tecnologia?

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