Nei cassonetti

E’ una delle immagini più tristi collegate con il degrado urbano. Persone che frugano nei cassonetti in cerca di vecchi elettrodomestici, qualche barattolo, resti di cibo…

Si tratta di persone emarginate, povere, sole. Talvolta professori universitari. Almeno è quanto accaduto a Torino stando a quanto scrive “La Repubblica” di oggi. Il Preside della facoltà di Lettere (che deve essere uomo di rara intelligenza et buonsenso) ha buttato via 4.000 libri perchè “sono vecchi” e “sono doppioni”, forse per non essere da meno del Calderoli e dei suoi roghi populistici.

Non è che ha pensato di donarli a qualche biblioteca (noooooo), non è che ha pensato di venderli o regalarli agli studenti (nooooo), non è che li ha proposti a qualche associazione o fondazione (noooooo). Semplicemente, ha chiamato il bidello e gli ha detto “li vede quei cassonetti laggiù ne? veda ben di buttar via tutti quei libri inutili che abbiamo al terzo piano eh? Si tutti, tutti, tanto sono libri vecchi, chi vuole che li legga?”

E così i libri son stati buttati ma per fortuna professori e studenti sono andati a razzolare tra i rifiuti come pantegane per salvare il salvabile, riuscendo a riportare alla luce molti dei testi – alcuni rari e pregiati – finiti nel cassonetto.

La domanda infantile che mi pongo è una sola: se la biblioteca della facoltà di Lettere andata in parte al macero è il prodotto di un accumulo durato decenni, come può un preside che ha un incarico protempore gestire come fosse cosa sua privata un bene pubblico, decidendo di liberarsene senza porsi il problema di ottenere un ricavato dall’operazione o senza porsi il problema del danno pubblico emergente?

La Corte dei Conti non troverebbe curiosa la cosa?

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3 risposte a Nei cassonetti

  1. Graz ha detto:

    “fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”
    Forse non proprio tutti… Qualcuno è stato fatto così… per caso, per superficialità, per passare il tempo…

  2. nodders ha detto:

    poteva provar a leggerli, invece di buttarli, quei libri.

  3. zauberei ha detto:

    Un’operazione del genere fu fatta anche alla mia università di filosofia – forse ci sono dei voncoli legali? normative di bibliotecoeconomia? non lo escludo, ma ebbi un collasso, nonostante abitassi ancora sulla montagna dee bolle de sapone.
    Poi sono cresciuta. Per esempio ho conosciuto mio marito che insegna in un’UNIVERSITA’ STATALE dove non c’è la biblioteca, in una cittadina dove non c’è una libreria, a platee di 100 studenti. Alla domanda a quei 100 studenti: quanti di voi ci hanno internet?
    Alzarono la mano in 9. (nove!)

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