L’inutile ricerca della Tarte Tatin perfetta

Eravamo seduti in una piazzetta di Bourges, in una serata tiepida di mezza estate. Il locale non era un granchè anzi – per dirla tutta – era una lercia stamberga, animata da un oste ancor più lercio e malcombinato.

Dalla lercia stamberga non mi aspettavo nulla e questo è il modo più sicuro per ottenere tutto. Infatti, mentre l’oste della Malora si avvicina claudicante, lo osservavo perplesso e diffidente, pensando “speriamo di non prendermi la salmonella”. Non ho preso la salmonella, ma sono stato messo in contatto con qualcosa che andava al di la del culinario per sconfinare nel sublime, nell’artistico. L’oste della Malora mi aveva appena messo sotto il naso il suo irripetibile capolavoro.

Era calda, ma non bollente. Le mele renette caramellate nel modo giusto, leggermente amarognole al primo gusto, più dolci in coda. La pasta brisée delicata e sobria, accompagnamento ideale per esaltare i profumi e i sapori della frutta. E a fianco, fresca e profumata, una collinetta di crema Chantilly ottima per il contrasto con il caramellato delle renette.

L’ho gustata in modo lento e furtivo, godendomi ogni attimo, come si dovrebbe sempre fare con un peccato carnale. Era il 17 luglio 2005 e mi trovavo faccia a faccia con la tarte Tatin perfetta.

Da quella tiepida sera, ogni volta che in un menù ho trovato tra le scelte la celebre torta di mele frutto di un fortunato e fortunoso equivoco di cottura mi sono avventurato, sperando in qualche modo di rivivere l’impalpabile poesia di quel momento ormai lontano. Ma nulla, quella tarte Tatin non è più ritornata, solo copie pallide utili solo ad accendere la nostalgia per quello che fu e non sarà più.

Anche oggi, a pranzo, in un piacevole bistrot udinese mi sono avventurato nella Tatin. Un grande piatto bianco, decorazioni dolci ai bordi, un rettangolo scuro al centro. Non era male, ma non era lei. Neppure stavolta ci siamo reincontrati.

Ma anche questa Tatin a suo modo resterà impressa. Nalisa sta per partorire (expiring date: 25/04/2010) e come accaduto 3 anni e mezzo fa, abbiamo fatto la nostra apotropaica passeggiata nel cuore della città, passeggiata che ci ha condotto a pranzo nel suddetto luogo. Alla fine abbiamo chiacchierato un po’ e la conversazione si è diretta verso ricordi lontani, ormai ultraventennali. Ricordi che – come abbiamo detto mal citando il nostro Autore preferito – risalivano a quando “il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome e per citarle bisognava indicarle col dito”.

C’era il Sole, lei è molto affaticata ma sta bene ed è felice, abbiamo ricordato Garcia Marquez, in fondo la tarte Tatin non era neppure male. Avrei mai potuto aspettarmi di più da una veloce pausa pranzo di mezza settimana?

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7 risposte a L’inutile ricerca della Tarte Tatin perfetta

  1. marckuck ha detto:

    merci, monsieur

  2. yorick ha detto:

    de rien, professeur

  3. alexsandra ha detto:

    Questo post è scritto talmente bene che sarebbe piaciuto anche al tuo Autore preferito…
    “La memoria del corazón elimina los malos recuerdos y magnifica los buenos, y gracias a ese artificio, logramos sobrellevar el pasado”

  4. marckuck ha detto:

    olè! senora lucas

  5. trix ha detto:

    si dice “due date” non expiring, mica le scade la pancia! 🙂 ciao

  6. Bianca 2007 ha detto:

    VALE
    inseguire un gusto o un odore sapendo che mai più,consapevoli che la vita avrà sempre in serbo un bistrot graziandoti tenendo viva quella emozione. Pensa se non l’avessi provata!…Ciao,Bianca 2007

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