Il Marchese e i suoi pargoli

Ognuno di noi ha le sue invidie e i suoi acidi pregiudizi verso qualcosa o qualcuno. Anche io ne ho. Tanti. Ad esempio, ne nutro verso il n.h. Luca Cordero dei Marchesi di Montezemolo.

Il Marchesino di Montezemolo, infatti, mi è sempre sembrato un ragazzotto chiacchierone e inconcludente, nato con la camicia (di pura seta) e baciato dalla possibilità di fare solo ed esclusivamente quello che gli piace, seguendo i suoi hobby e trasformandoli – grazie a una rete di solidi contatti dinastici – in proficue attività professionali (non oso usare il termine “lavorative”, che ha sempre un chè di calloso e unticcio…). Facciamo un piccolo elenco di ambiti dove il Nobilhomo ha brillato (sempre con cariche vanesie del tipo “relazioni esterne” o “coordinatore organizzativo” o “presidente”): Ferrari corse – Fiat – Juventus – Cinzano (spumanti & liquori, una sorta di esilio dorato dopo che venne scoperto che si faceva dare laute mazzette per presentare maneggioni di ogni risma all’Avvocato Agnelli) – Azzurra Challenge (roba di barche a vela, da qui la bella abbronzatura) – Mondiali di Calcio del 1990 – Luiss di Roma – Confindustria. Insomma, solo ed esclusivamente plum jobs, con tanta bella gente, ambienti scintillanti e conversazioni piacevoli. Niente cose orride come acciaierie, industrie chimiche, cantieri o altri simili luoghi tossici e polverosi!

E penso se fosse capitato a me, nato Patrizio in una qualche villa veneta disegnata dal Palladio, sentirmi dire approssimandosi i 18 anni “allova Mavco, di che cosa vuoi occupavti adesso?” E giù la scelta prospettata dall’Augusto Genitore o da qualche amico dei suoi… con me indeciso tra:

  • Responsabile qualità di una catena di resort 5 stelle sparsi per tutta la Francia;
  • Coordinatore organizzativo del torneo di Wimbledon;
  • Rettore Onorario della Libera Università di Studi Politologici & Storico-Istituzionali “Pico de Paperis“;
  • Presidente della casa editrice Adelphi.

Tutto questo in attesa dei 40 anni, quando finalmente avrei potuto essere investito del Senato a Vita e diventare presidente di quell’Illustre Consesso…

Insomma, la vita del nostro Marchesino è stata più o meno così. Ma anche lui ha qualche dispiacere e qualcosa che vorrebbe tanto fare, ma non fa… la Politica. Il Marchesino sono anni che parla solo ed esclusivamente di Politica, da vita a fondazioni, organizza convegni, rilascia interviste, emette proclami, diffonde pagelle, scrive (meglio, controfirma) libri. Ma niente, al momento del dunque, non accade niente.

Non accade niente perchè il Marchesino vuole due cose: evitare di confrontarsi con il voto popolare (Dio, che intollevabile volgavità! tutti quei cittadini cenciosi che pvetendono che li ascolti e stvingi le lovo sudice mani!) ed essere incoronato direttamente Presidente del Consiglio da una coalizione ampia e concorde, che vede in lui il Salvatore della Patria. Incarico che accetterebbe non per ambizione, ma per “spirito di servizio”. Perchè il Marchesino non è Berlusconi, il quale, nel suo orrido populismo, incarna un profondo sentire popolare.

Berlusconi, sbraita, intriga, corrompe, si agita, fa la frigna, trucca le carte, strilla dai predellini, dice insolenze, palpa tette, racconta barzellette idiote. Ma è persona fatta di sangue e carne, che non ha paura di sporcarsi le mani (raccoglierebbe merda con la bocca, se solo gli servisse a raggiungere i suoi scopi. Anzi, la farebbe raccogliere a Bonaiuti). E’ persona che si tuffa nella rissa, che non teme la battaglia, che se perde riparte da capo, senza paura e con immutata fiducia e se vince non ha pietà. E in questo è incredibilmente vitale e coraggioso ed è per queste doti che spadroneggia incontrastato da quasi 20 anni, divorandosi uno dopo l’altro tutti i capponi del centrosinistra e polverizzando tutti i gerarchetti ambiziosi del centrodestra (l’ultimo in ordine di tempo, l’inutile presidente della Camera Fini, che non ha 1/10 delle energie e della voglia di vincere del Cavaliere. E infatti, è stato annichilito).

Insomma, Berlusconi il consenso lo cerca nelle piazze, non nei salotti. Lo cerca voto dopo voto, macinando km, facendo sforzi fisici immani, lottando 24 ore al giorno. Non aspetta che qualcuno glielo recapiti a casa, mentre è in salotto intento a guardare la Juventus (che si allena in giardino). Il Marchesino, invece…

Il Marchesino ama l’applauso facile, come ieri. E’ andato a trovare i “Giovani Imprenditori” i quali – è bene ricordarlo – non sono ventenni intraprendenti che si sono fatti finanziare dalle banche una qualche geniale business idea, rischiando tutto perchè ci credono. In fondo, mica siamo in America, da noi le banche ti imprestano l’ombrello solo nei giorni di Sole, nessuno trova un euro per fare qualcosa di suo e i “Giovani Imprenditori” altro non sono che i figlioli (spesso viziati) dei vecchi imprenditori.

Come la loro presidentessa, Federica Guidi, una “giovane” di 41 anni (!!!), rampolla dinastica di una realtà imprenditoriale da 1.000 dipendenti e passa, sparsa nei quattro angoli del globo… non propriamente una squattrinata sedicenne intenta a fare esperimenti nel garage di casa, come fece Bill Gates  (che in Italia non sarebbe mai diventato “giovane imprenditore”, ma avrebbe fatto l’insegnante precario nei corsi ECDL dell’Enaip). La quale ha detto una serie di banalità sulla “classe dirigente”, unita a vere e proprie stupidaggini di quelle che solo un tipico imprenditore italiano privo di cultura e senso del ruolo può partorire, come la proposta di riformare l’art. 75 della Costituzione per consentire il referendum in materia tributaria, così che “il cittadino decida quali tasse sono giuste e quali no”. Mi par di vederlo, il cittadino che decide quali tasse vuole pagare… povera donna e poveri noi!

Dalla platea, i giovani mocciosi hanno applaudito le frasi sulla libertà di licenziamento (evvai!!!) e ignorato nel più brutale silenzio i timidi appelli relativi alla lotta all’evasione fiscale (in questo i giovani sono già come i vecchi, se non peggio… quelli almeno fingono probità per decoro formale).

E poi ha parlato il Marchesino. Giunto in elicottero (evidentemente Santa Margherita Ligure non è raggiungibile in altro modo), dopo un paio di battute sulla “sua” Ferrari e un altro paio di battute autoelogiative (“io sono come voi, anche io sono un giovane imprenditore!”) ha iniziato a snocciolare – anche lui – le sue brave banalità, qua e la macchiate da schizzi di demagogia spicciola, in puro stile Paolo Mieli (il suo Machiavelli). Sulla differenza tra la Politica castale e autoreferenziale e l’Impresa che nuota nel limaccioso mondo della concorrenza, protetta solo dalle sue idee e dalla sua capacità di competere (dimenticandosi di essere stato presidente della Fiat, assieme a Mediaset la realtà imprenditoriale più ipertutelata, strafinanziata e meno concorrenziale dell’intero patrimonio aziendale italiano). Sulla necessità di assunzione di responsabilità dirette (e dunque? ti candidi finalmente a qualcosa o no?), sulla innata superiorità del privato sul pubblico (come l’attività della BP nel golfo del Messico insegna…) e su quanto tutti dipendiamo dal coraggio, dalle idee e dalla innovatività dei “Giovani Imprenditori” che rappresentano – ovviamente – l’Italia migliore.

Applausi. Strette di mano. Pacche sulle spalle. Rapida corsa verso l’elicottero. Anche stavolta un nulla di fatto. Nessuno gli ha chiesto di accettare la presidenza del Consiglio, magari sarà per la prossima volta, magari accadrà in un qualche altro party o roundtable o forse ai box di un qualche GP di Formula 1 in una qualche parte del Mondo.

E intanto, la Satrapia di Silvio I continua e continuerà indisturbata, ancora chissà per quanto…

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3 risposte a Il Marchese e i suoi pargoli

  1. navide ha detto:

    Io ho solo un commento/critica…. Cosa sono quelle virgolette a quei punti esclamativi riferendoti alla OVVIA giovinezza della imprenditrice (li’ si’ che le virgolette le metterei) di 41 anni????????

  2. nodders ha detto:

    Va’ la… ammettilo: sotto sotto un po’ lo ammiri!

  3. yorick ha detto:

    a te, nobile d’animo, più che di lignaggio, nel dì dell’augusto genetliaco: auguri!
    in fondo sono ancora lungi da quelli di Melquiades e si possono contare e celebrare. ;o) prosit.

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