Dignità della Lode

Ricordo quando mi sono laureato, nel secolo scorso. Avevo lavorato fino a tardi per preparare dei lucidi, poi ho cercato di dormire nel lettone, tra due avvenenti gemelle (una delle quali – ora madre di due bambini – frequenta questo blog), le quali mi hanno rilassato con chiacchiere e pure fatta una maschera di bellezza con certi fanghi costosi di loro commercio, questo perchè il giorno dopo dovevo essere perfetto. Addormentati tardissimo ed alzati all’alba, abbiamo fatto colazione dalle parti di piazza della Borsa e lo scontrino con oroscopo del bar recava come profezia per la giornata: “avrete ampie manifestazioni di stima da parte delle persone care” e come augurio non era male.

Speravo andasse bene e invece andò benissimo. Mi laureai con lode, festeggiai con gli amici e andai a pranzo con la mia famiglia. C’erano tutti quelli che dovevano esserci, compresa la mia nonna adorata che visse allora la sua ultima giornata felice ed è anche per questa ragione che il ricordo di quella giornata di fine ottobre è per me particolarmente caro e dolce. L’ultimo momento in cui – circondato da incondizionato affetto famigliare – mi sono sentito “bambino” e nel contempo il primo in cui mi sono sentito pienamente “adulto”.

Venerdì invece sono stato dall’altra parte della barricata. Stessa facoltà, ma a ruoli invertiti, nei panni del bonario componente della commissione di laurea. E caspita, come sono cambiate le cose in pochi anni! Ricordavo quando ero io lo studente: la solennità del rito, con i professori in toga nera, la discussione piena di potenziali ostacoli, le discussioni sul voto, talvolta infinite, un certo alone di incertezza sugli esiti… E caspita, quanti cambiamenti, tutti in peggio!

Innanzitutto l’aspetto estetico e formale (la forma che in democrazia è sostanza, per pasticciare Kelsen). Io – dovendo impersonare il ruolo del costituzionalista – blindatissimo in giacca e cravatta (color bandiera brasiliana, in omaggio al mio laureando) ho sopportato gli interminabili rigori della toga di velluto nero a coprirmi come un sudario per quasi tre ore, nella plumbea Aula Magna priva di aria condizionata. Ma i colleghi, mon Dieu, che svacco totale! capisco il caldo, ma caspita è un momento solenne, per molti dei ragazzi e delle ragazze presenti il giorno più importante della loro vita, con i parenti che vengono da ogni angolo dello Stivale. Inoltre, stavamo nel nostro piccolo rappresentando la dignità della Repubblica e delle sue Istituzioni, insomma un po’ di contegno… e invece, toghe cadenti, polo macchiate, mise improbabili, un collega addirittura spettinato, con la barba sfatta, la camicia spalancata e la toga chiusa a mo’ di accappatoio, sembrava uno sventurato sorpreso nel sonno dai ladri piuttosto che un professore universitario!

Poi l’assenza di informazioni sulle tesi. Sapevo i titoli e da questi potevo vagamente immaginare l’argomento… ma ai membri della commissione non vengono messe a disposizione delle copie in via preventiva, neppure sotto forma di estratti. Questo significa che per valutare il lavoro, non puoi fare affidamento su una lettura preventiva, un’occhiata attenta alla struttura, una letta alla bibliografia per capire il percorso intellettuale compiuto e non hai neppure idea del curriculum studiorum del candidato… “beh, ci sarà una riunione di commissione preventiva no? dove ogni relatore giustifica perchè quella tesi vale 1 punto e l’altra ne vale 5″… questa la domanda ovvia. Tanto ovvia quanto ingenua, visto che la commissione non si incontra in precedenza e non sa neppure in anticipo il punteggio che viene richiesto, punteggio che talvolta viene attribuito senza neppure una consultazione, per quanto sommaria… Insomma, si ascolta l’esposizione (quasi sempre pessima, causa ansia, incertezza o percezione di disinteresse nei commissari), non si ha coraggio di fare delle domande (sia mai! il candidato non regge il colpo!) e il tutto si liquida senza discussione alcuna in meno di 15 minuti a persona.

Un laureificio.

Apparentemente si tratta di un gioco a somma positiva: tutti ne guadagnano qualcosa, in fondo. La commissione si sbriga in fretta e il laureando non corre rischi… sono lontani i tempi delle domande trabocchetto, delle discussioni interminabili. Ma siamo sicuri che la convenienza di tutti sia sinonimo di procedimento serio? Io ne dubito e me ne convinco guardando in faccia i ragazzi e le ragazze che si presentano davanti a noi…

Rispondono al nostro svacco estetico sfoggiando completi perfetti, cravatte inappuntabili, barbe e capelli curati, tailleur o abiti da coktail di sobria eleganza, qualche giro di perle (prematuro sotto i 40, ma pazienza…). Prendono sul serio la giornata, non la danno – malgrado tutto – per scontata. Mentre noi siamo distratti, loro sono attentissimi e mentre noi distribuiamo i voti francamente un po’ ad minchiam, loro aspettano il verdetto tesi, in piedi, con i muscoli del viso contratti, un filo di sudore in fronte e il pomo d’adamo sulle montagne russe.E quando arriva il voto, si sciolgono, la lode porta spesso lacrime anche impensabili, ti porgono impacciati la mano piomba di sudore, scivolosa come un’anguilla e se ne vanno a raccogliere i complimenti di parenti e amici… e non fai in tempo a chiederti che è accaduto e già c’è un’altra persona seduta davanti alla commissione, in trepidante attesa.

Dovremmo essere più seri, rigorosi e attenti. Lo dovremmo a noi stessi e alla dignità della nostra funzione. Ma soprattutto lo dovremmo a loro, ai laureandi. Che hanno lavorato, mettendoci impegno, passione, paura, ansia, speranza e tutto questo te lo mostrano senza pudore. Dovremmo avere rispetto per il lavoro altrui, dovremmo essere severi perchè è solo così che si valorizza il merito, che si fa crescere una persona. La compiacenza, il buonismo e il perdonismo non servono… dovremmo fargli capire da subito che la fuori, varcata la porta è un mondo orrendo e spietato, dove merito, intelligenza, impegno spesso non servono a molto.

E dove non basta una cravatta ben annodata e un filo di perle prestato dalla mamma per scamparla. Che dire, speriamo che tutti realizzino i loro sogni, quando si ha 20 anni se ne ha il diritto in fondo…

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5 risposte a Dignità della Lode

  1. alexsandra ha detto:

    Aggiungerei che si dovrebbe avere anche riguardo e considerazione verso chi si presenta pieno di timori e speranze in un momento così importante della vita, però ammetto che lo sventurato sorpreso nel sonno mi fa tanta simpatia…

  2. marckuck ha detto:

    Ale, simpatia un cavolo… come direbbero altri, “tajà i cjavei e la a vore!”

  3. Any ha detto:

    “la lode porta spesso lacrime anche impensabili”
    anche salti e balzi, e abbracci tra colaureandi, e altre amene manifestazioni di giubilo (e anche i miei docenti erano indecorosi… ma pazienza, eravamo belli noi come il sole, e poi loro domande ammazza se ne facevano!)… anche per me “quella” fu una delle ultime giornate davvero campali e felici .
    per parafrasare i miei compagni di sventura di allora, chemmerda…

  4. animapunk ha detto:

    hai ragione, sì. almeno quello dovrebbe essere un giorno memorabile. una giornata emozionante, io non avevo dubbi sul voto finale, ma è sempre la conclusione di un lungo percorso, di più, la fine di un periodo della vita. infatti ricordo soprattutto la sensazione di sospensione: prima ero qualcosa di definito, una studentessa di successo, che faceva tutto bene, all’improvviso non ero più nulla: una neolaureata che capisce meno di tutti, senza un ruolo, con davanti il nulla, un grande salto nel buio….brrrrrr…
    avevo ragione.

  5. marckuck ha detto:

    @Animapunk, hai ragione, però che giornatona eh?

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