Sulla barricata

Il Sindaco di Udine Furio Honsell, il “mio” Sindaco, tenendo il discorso principale per la festa della Liberazione ha fatto un comizio dai toni marcatamente antigovernativi e antiberlusconiani. Opportuno? in un contesto normale, in una situazione equilibrata, in un quadro di politica fatta anche di valori condivisi, certamente no. E infatti, in giro per il Mondo queste cose non accadono… non abbiamo notizia di Barack Obama che utilizza il 4 luglio per inveire contro i Repubblicani, di Sarkozy che diserta l’anniversario della presa della Bastiglia o della Regina d’Inghilterra che coglie l’occasione del “Trooping the Colour” per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, dicendo una serie di cose “politicamente scorrette” nei confronti dei 12 primi ministri che si è vista passare sotto il naso, da Churchill a Cameron.

Ma il contesto italiano di oggi non è così e quindi, a malincuore, devo ammettere che il Sindaco barricadero non solo lo capisco, ma lo condivido in pieno. L’Italia è un Paese diviso dal 1992, un’eternità. E se è vero che le colpe di questa divisione sono collettive, è pure vero che chi ha più potere ha anche più responsabilità. E chi ha più potere di tutti, da ormai quasi 20 anni? Il presidente del Consiglio, senza dubbio alcuno, l’attore principale della Politica italiana sia quando governa (e governa da quasi 10 anni), sia quando è all’opposizione.

Silvio Berlusconi non è uno statista, perché gli statisti – da che mondo è mondo – uniscono il proprio Paese, non lo spaccano in due come un cocomero. Gli statisti interpretano il coraggio e lo spirito di una Nazione, come Winston Churchill nel 1940. Gli statisti sono figure capaci di riunire dopo le divisioni, come De Gaulle nel 1958. Gli statisti sono amati e rispettati anche da chi non li ha votati, come John Kennedy. Gli statisti costruiscono dalle macerie, come Alcide De Gasperi e si propongono di porre fine alle divisioni, come Aldo Moro, uno degli autori dell’art. 1 della Costituzione che nel PDL si vorrebbe modificare per renderlo un po’ più berlusconiano.

Berlusconi non è così. Non solo non costruisce e non unisce, ma neppure ci prova. Berlusconi prospera sulle divisioni, sulle risse e sulle lotte, cerca lo scontro, si carica, lo utilizza per chiamare a raccolta una minoranza chiassosa e fanatica che lo segue ovunque, in qualsiasi bislacca impresa (e che secondo i “suoi” sondaggi è oggi di circa 10.000.000 di italiani su 50.000.000 di votanti, cioè solo 1 italiano su 5). Una minoranza che solo una legge elettorale assurda e anticostituzionale ha trasformato – con un trucco becero – in una maggioranza puramente parlamentare e non politica.

Questa “maggioranza” incarna pienamente il sentimento più vero e profondo del suo Conducador, quando attacca lo stato di diritto, quando mira a demolire il principio della separazione ed equilibrio tra i poteri pubblici, alla base di ogni sistema democratico dal tempo dell’Antica Roma (dove le diverse magistrature non solo avevano poteri limitati, ma erano sempre collegiali e con severi limiti alle possibilità di rielezione), passando per la gloriosa epoca del Costituzionalismo inglese del XVII secolo e del Costituzionalismo americano del XVIII, per giungere alle esperienze europee continentali democratico-liberale del XIX e XX secolo. Questa “maggioranza” che vive sempre più palesemente come un fastidio la Costituzione Repubblicana, che odia perché pone limiti al principio del controllo assoluto e totale di chi, in un qualche modo, vince le elezioni, in base a una visione populista e cavernicola del confronto elettorale, mai visto come un momento di assunzione di responsabilità, ma come un assalto al Potere per “prendere tutto”.

Cosa che non accade negli altri Paesi e  non mi stanco di ricordarlo. Nel 1993 la destra francese ha vinto le elezioni legislative conquistando – grazie al sistema maggioritario – oltre l’84% dei seggi all’Assemblea Nazionale. Un dato enorme. Ma neppure per un giorno la democrazia è stata in pericolo in quel Paese, perché le classi dirigenti responsabili conoscono la differenza tra il momento elettorale, il governo di un Paese e i valori unificanti del sistema. Pensiamo per un momento, per un solo momento, che cosa farebbero PDL e LN se disponessero dell’84% dei seggi in Parlamento. Chi di noi “oppositori” si sentirebbe sicuro?

Perché il problema è uno solo, semplice e ormai sotto gli occhi di tutti. Il Paese è prigioniero di un uomo che utilizza la Politica e le Istituzioni per tutelare se stesso, le proprie ricchezze e il proprio esorbitante potere e per raggiungere questo scopo – a un tempo tragico e meschino – non si ferma davanti a nulla e utilizza ogni occasione per calare la clava sopra i propri avversari politici, sorretto in questo da una armata parlamentare servile e – dal punto di vista politico – tecnicamente “irresponsabile”. E quindi è per questa ragione che il Sindaco di Udine ha fatto bene a urlare tutta la sua preoccupazione, tutta la sua avversità nei confronti di una politica che distrugge tutto quanto è “unificante” nel nostro Paese, chiamandoci all’impegno diretto, all’assunzione di responsabilità e alla vigilanza.

Perché talvolta le democrazie muoiono, in alcuni casi con un tonfo, in altri con un gemito strozzato…

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4 risposte a Sulla barricata

  1. Marte ha detto:

    Sto per uscire, ma ho aspettato fino all’ultimo le tue parole di oggi.

    Vado in piazza, con le bande, gli stendardi e i partigiani.
    Con la metà del cocomero che si unisce alla preoccupazione di quel sindaco per questo grottesco momento oramai ventennale.

    w la repubblica.

  2. Federico ha detto:

    Si potrebbe parafrasare usando un termine desueto: “balcanizzazione”. Direi che oggi l’Italia è un paese politicamente balcanizzato.

  3. Andychimico ha detto:

    Ciao Marco, ti faccio tardivamente gli auguri di rito per le festivita’ trascorse,e ne approfitto per apprezzare il tuo post, che convido quasi in pieno.

    Non mi vanno giu’ un paio di parole nell’ultimo paragrafo:
    “Il Paese è prigioniero di un uomo che […]”. Avrei scritto: ” Il paese ha scelto piu’ volte di essere prigioniero…”. Non dimentichiamo che gli itaGliani hanno scelto, ancora e ancora, da chi farsi governare. Ognuno deve assumersene la responsabilita’…. ed in quest’ottica, il sindaco di Udine ha fatto benissimo e ad urlare i suoi timori, e, implicitamente, a sbattere in faccia ai responsabili cio’ che hanno fatto.

  4. marckuck ha detto:

    @ marte, spero ne sia valsa la pena attendere 🙂
    @ federico, si siamo balcanizzati… terribilmente vero
    @ andrea, assolutamente vero. Esistono anche le responsabilità collettive e SB non ci è stato certo imposto da una potenza straniera

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