Persi in un bicchiere d’acqua

Ovviamente il 12-13 giugno vado a votare, come sempre. Per dovere civico (art. 48 della Costituzione) e perché sono uno che quando gli chiedono un parere si sforza di darlo. E naturalmente, voterò SI, quattro volte. Forse…

Su nucleare e su legittimo impedimento non ho dubbi. SI, subito e senza alcuna remora (e nel caso del legittimo impedimento, pure con una certa perfida soddisfazione…), mentre sull’acqua siamo alle solite. Quali sono le solite? Beh sono il “Cricchismo affaristico” opposto alla “Demagogia fancazzista” e per capirlo, basta soffermarsi sul I° quesito, quello con la scheda rossa.

Con quel quesito, infatti, si vogliono abrogare delle norme contenute in un atto legislativo che prevede che entro la fine del 2011 le Regioni stabiliscano le modalità di gestione dei servizi idrici attraverso la definizione delle figure giuridiche che dovranno sostituire gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali), stabilendo nei fatti se – tramite gara – darne l’affidamento a soggetti privati, soggetti pubblici o soggetti a partenariato pubblico-privato. Ai privati verrebbe quindi devoluta non la “proprietà” dell’acqua, ma la gestione. E non sempre, ma caso per caso. E che male c’è?

C’è il male perché entra il campo quello che ho chiamato il “Cricchismo affaristico”. C’è sempre, ovunque, tra le pieghe di ogni atto normativo della destra… gratti gratti e spuntano gli affari, i favori, le tavole apparecchiate per gli amici e gli amici degli amici, le cricche, le criccone e le cricchette. E anche le cose buone alla fine ti diventano inguardabili e invotabili… Come nella riforma dell’università, ad esempio, dove si coglie pienamente lo stile governativo della destra: qualche buona idea liberale, nessuna risorsa pubblica, molta voglia di vendetta contro un “santuario” ostile e qualche piacere ai sodali in cambio di denaro e sostegno elettorale (Cepu)… E così, le poche innovazioni positive vengono sempre annegate dall’assenza di fondi, dal rotear dei manganelli e dal traffico di denaro verso tasche profonde e ignote.

Questo accade, ovviamente, anche per l’acqua. In astratto, quello che conta è che il servizio idrico sia efficiente, a costo contenuto, fruibile dall’universalità dei cittadini e di qualità adeguata e poco importa la natura giuridica di chi te lo fornisce. Ma non penso sia così… io non mi fido delle scelte che verrebbero fatte all’atto della gestione del servizio ai privati: ci sarebbero appalti truccati, giri di mazzette, vizi nei controlli, risparmio sulla sicurezza, scandali e scandaletti… insomma, sarebbe il solito capitalismo italiano irresponsabile, arruffone, piagnone e cialtronesco che da noi sempre caratterizza la presenza del privato nei beni di interesse pubblico.

E quindi, si dirà, dove stanno i dubbi? vota SI e non darti tanti pensieri… E arriviamo alla seconda faccia della medaglia, quella che ho definito del “Fancazzismo demagogico”. E’ tipico della sinistra, vorrei direi di una “certa” sinistra, quella della casta burocratica dei partiti e dei sindacati. Si nascondono dietro i principi (sacrosanti) della Costituzione per bloccare qualsiasi dibattito, qualsiasi riforma, qualsiasi ipotesi di cambiamento nella scuola, nella sanità, nel mondo del lavoro, nei pubblici servizi… Intendiamoci, pure io sono a favore della “scuola pubblica” o della “sanità pubblica”, senza dubbi e senza incertezze. Ma sono anche convinto che la superiorità etica di questo modello la si difende non con le chiacchiere e con le retoriche, ma con la qualità… Per anni non c’è stata battaglia tra scuola pubblica e scuola privata – ad esempio – perchè la superiorità qualitativa del pubblico non era in discussione, ma ora non è più così da molto tempo…

Certo, ci si dice “è colpa dei tagli, mancano le risorse” il che spesso è vero, ma quando le risorse giungono che fine fanno? Nell’Università – ad esempio – si moltiplicano corsi inutili o si decentrano le sedi per demagogismo campanilistico e raramente si punta a migliorare il servizio esistente. Perchè la realtà è che per politici di sinistra e sindacati, la scuola e l’università sono degli insegnanti e del personale tecnico-amministrativo, non certo dei cittadini che pagano le tasse e chiedono di poter fruire di un servizio costituzionalmente previsto con requisiti di alta qualità, così come gli ospedali sono di medici e paramedici, non dei pazienti e i tribunali sono dei magistrati, non di coloro che chiedono giustizia.

La sinistra spesso difende il pubblico non per difendere una visione di società aperta e meritocratica, ma per difendere le sacche di inefficienza del proprio elettorato di riferimento (gli statali) e il proprio controllo politico e sindacale su molte delle risorse collettive e quindi è sempre contraria a qualsiasi innovazione per paura che si turbi l’equilibrio, nascondendo dietro la “vacca sacra” costituzionale la propria piccineria e la propria ignavia morale e politica.

E questo accade anche sull’acqua. Ho sentito cose che voi umani non potete immaginare in questi giorni e letto (ad esempio sul sito del comitato promotore) tirate demagogiche sulla “democrazia partecipata” che farebbero ridere se non fossero su argomenti così seri… Tutta una retorica etica e mai un ragionamento di contenuto, di politica, di prospettiva vera. E sono rimaste ancora inevase le domande che avevo un mese fa, quando è iniziata la campagna elettorale:

1. I fautori del SI cosa propongono per arginare l’invadenza dei partiti nel governo e nel sottogoverno della gestione idrica?
2. I fautori del SI cosa propongono per dare un taglio agli sprechi assurdi che comportano – come loro stessi ammettono – perdite dagli acquedotti che sfiorano il 40% complessivo?
3. I fautori del SI cosa propongono per aumentare produttività ed efficienza dei soggetti coinvolti nella gestione idrica?
4. I fautori del SI cosa propongono per evitare che l’attuale costruzione della bolletta sia tale da premiare chi spreca l’acqua e utilizza quella potabile anche per lavare l’auto e il pavimento del portico davanti casa?
5. I fautori del SI cosa propongono per reperire le risorse necessarie al miglioramento qualitativo del sistema di gestione?

Su questo si tace limitandosi a discorsi di grande impatto etico sul “diritto all’acqua” e questo mi porta alla domanda finale, la numero 6:

Io, che sono un uomo di sinistra, che credo nella natura pubblica di una serie di diritti in campo economico e sociale (dall’acqua alla salute..), ma che sono stufo che nel pubblico non si possa mai parlare di efficienza, di qualità, di controlli, di premi e punizioni, senza dover mai litigare con sindacati e partiti, cosa devo fare per poter votare SI senza turarmi il naso?

Quando a sinistra capiranno che efficienza, merito e qualità sono valori più importanti nel pubblico che nel privato?

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14 risposte a Persi in un bicchiere d’acqua

  1. Francesco Scatigna ha detto:

    E’ tutto molto vero, ma alla fine voti sì o no? I due quesiti sull’acqua mi stanno dando molti dubbi, ma ormai penso che per il quesito a cui ti riferisci voterò sì…Per l’altro, vorrei dare un altro sì ma poi penso che Renzi per una volta in vita sua ha detto una cosa giusta, e cioè che i soldi che mancheranno all’improvviso (dato che si parla della clausola della tariffa ‘sistemata’ in modo da non andare in perdita) i comuni li dovranno comunque riprendere dai cittadini…Certo che piuttosto che lasciare questo immorale vantaggio al privato (guadagno assicurato, quindi perchè investire?), sono molto propenso a votare sì anche per quello…4 sì dunque…?

  2. lascoltodelvenerdi ha detto:

    In somma…salomonicamente votiamo 4 SI e chiudiamo così la faccenda!

    OK?

  3. marckuck ha detto:

    Io sono orientato al SI nel secondo quesito (quello sulle tariffe) e al NO nel primo… perchè ogni tanto bisogna anche mettere le persone davanti ai problemi concreti, non solo annegare nel politichese.

  4. Stefano Bulfone ha detto:

    ACQUA
    Idem: sì sul quesito tariffe (che è poi quello che dovrebbe allontanare i privati rapaci), no sull’altro.

    basta leggere l’intero articolo che si vuole abrogare.

    Ci sarà un’enorme buco normativo che si dovrà colmare secondo le indicazioni dell’UE, cioè riproponendo un sacco di cose abrogate.

    Il problema è che come sempre è più facile fare propaganda con 4 sì o 4 no…
    Amen

    Stef Bulf

  5. marckuck ha detto:

    Stefano, ma noi siamo liberali di sinistra, razza in estinzione

  6. Francesco Scatigna ha detto:

    C’è anche da dire che una volta raggiunto il quorum è il Sì che vince, dato che i No sono divisi tra chi vota e chi va al mare…A questo punto andare a votare quasi equivale a dire sì…I quesiti idrici sono questionabili…E il punto del mio sì sarebbe mandare a dire: ‘rifate la legge’, non ‘lasciate un buco legislativo’…Pur con tutti i dubbi del caso, i miei sono 4 sì (e per l’acqua sono al solito ‘voto per il meno peggio’…)

  7. Paola ha detto:

    “Quando a sinistra capiranno che efficienza, merito e qualità sono valori più importanti nel pubblico che nel privato?”, bella e verissima quest’ultima affermazione…e lo dico da dipendente pubblico, non statale, quale sono!

  8. alexsandra ha detto:

    Condivido la tua opinione e i tuoi dubbi (come potrei mai contraddire il mio docente di marketing politico?!) e mi duole per una volta non essere d’accordo con L’Ascolto che spero mi perdonerà ma Salomone non ha mai riscontrato le mie simpatie e un ultimo dubbio sul quesito 4: non dovrò mica sentirmi in colpa perchè spreco l’acqua per lavare il mio delizioso portico (per l’auto non c’è pericolo)? 😉

    Miss Lucas

  9. Marte ha detto:

    In linea di massima comprendo il ragionamento.
    Ma di fondo non reputo l’acqua un bene da poter dare in “gestione”.
    Ecco, forse questo è ideologico…

  10. marckuck ha detto:

    @ Marte, così è troppo facile e troppo autoconsolatorio. Non si può rivendicare un principio (che condivido) e dichiarare che ci si disinteressa della sua attuazione pratica, sarebbe come dire “sono favorevole alla sanità pubblica, non mi interessa verificare il curriculum dei medici che vanno in corsia… possono pure non avere la laurea, basta che sia pubblica”

  11. Marte ha detto:

    Marck è che proprio non ci si dovrebbe porre il problema del curriculum. L’acqua è un diritto, e come tale va garantito. E’ un bene universale, e in quanto tale va tutelato.

    Questa è la premessa su cui poi deve essere costruito il resto: l’attuazione di un servizio pubblico efficente e facilmente accessibile.

    Probabilmente io non sarò nè liberale nè illuminata, ma partendo da queste “premesse” non posso credere in una gestione privata dell’acqua.
    Per una serie di motivazioni, prima tra tutte: il privato ha come scopo il guadagno.
    Poi per una serie di nefaste esperienze che vanno dai consorzi ai privati.

  12. nodders ha detto:

    comprendo e capisco il tuo ragionamento e scetticismo
    Da persona di “sinistra” “liberale” ma educata privatamente (ma non dai preti) e felice di pagare la gestione dell’acqua a un privato (all’estero), mi riconosco appieno nell’antipatia al “fancazzismo demagogico” della sinistra italiana (bellissima definizione).

    Ma sui due quesiti referendari, mi pare -semplicemente- un esercizio nel scegliere il male minore. Quindi, SI.

  13. medonzo ha detto:

    Buonasera Marckuck;

    approposito di fancazzismo.

    Io forse sarò ingenuo, ma qui non stiamo parlando di come ottimizzare le risorse ma se regalare un bene pubblico in regime di monopolio ad un branco di squali interessati unicamente ai cazzi loro.

    Se non lo hai ancora fatto, vai e vota 4 si – vedrai che dopo ti sentirai meglio.

    (Parola di giacobino).

  14. yorick ha detto:

    Io ho votato e ho votato 4 Sì. Capisco anche l’esitazione intellettuale riguardo al primo quesito ma penso, come altri commenti, che non si possa davvero imporre alla municipalizzate la cessione della gestione del servizio idrico. Primo perché è quasi una confisca al contrario, e azzera il valore di mercato del servizio idrico. Secondo perché non credo proprio che si possa pensare che i privati siano più bravi a gestire un bene pubblico, essi saranno – se veramente bravi – solo in grado di massimizzare l’eventuale margine di profitto di tale gestione, a vantaggio degli investitori e non, necessariamente, dei consumatori. Qui nel Lazio abbiamo la triste esperienza di Acqualatina a farci da monito al riguardo.
    Quando ci si renderà conto che l’acqua non è una risorsa inesauribile, sarà il nostro voto comunale a premiare le leadership politiche in grado di gestirla al meglio e per il bene comune e non per creare sacche di prebende politiche.

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