Cuori (ancora) spezzati

Ieri pomeriggio ho assistito un po’ sgomento alla malinconica sconfitta di Andy Roddick e mi è tornato in mente questo post di due anni fa, un post duro e sincero su come nella vita le occasioni non possano essere lasciate scappare. Su come, forse, non esista veramente un domani e il domani sia oggi. Erano solo due anni fa, Andy era a un passo dal sogno di una vita e in pochi minuti lo aveva perso e quel sogno non si sarebbe più ripresentato. Spesso capita, caspita se capita…

Come sempre, il torneo di Wimbledon mi offre l’opportunità di partire dal tennis per parlare d’altro. E questo altro mi viene da alcune considerazioni a margine della finalona di ieri pomeriggio, che ha visto il favoritissimo Roger Federer prevalere su Andy Roddick con un punteggio esorbitante (57 76 76 36 1614) sotto gli occhi di 50 anni di storia del tennis (da Rod Laver a Pete Sampras, nobilmente incastonati nel royal box, quest’anno orfano della duchessa di Kent, forse rinchiusa in una cella della Torre di Londra per aver cospirato contro il Trono di Elisabetta…).

Di quasi 5 ore di schermaglia violenta la cosa che più mi resta in mente è il viso sgomento e rigato dalle lacrime di Andy Roddick. Nessuno avrebbe puntato su di lui (e infatti, i bookmaker lo davano a 9.2 contro l’1,12 che era la quota di Federer) e la cosa non deve stupire, in fondo il parziale degli incontri tra i due era 18 a 2 in favore del genio svizzero e quindi questo sano e ben nutrito ragazzotto americano, con la sua aria alla Ricky Cunningham poteva già starsene contento di essere arrivato fino a lì, a fare da spalla al Grande Tenore nella Scala del tennis.

Ricky Cunningham è ricco, belloccio, con una moglie bionda e dolce scelta da un catalogo di mogli bionde e dolci. Non è mai stato un genio del tennis, ma ha messo cuore e impegno quanto basta per consentire ai suoi figli, ai loro figli e ai figli dei figli di non far nulla per tutto l’arco dell’esistenza, grazie alla pioggia di dollari raccattati su tutti i campi del pianeta.

Ma Andy/Ricky aveva un sogno fin da piccolo. Il sogno di alzare la coppa di Wimbledon sotto i flash dei fotografi, con il pubblico in piedi e il suo nome scritto a caratteri d’oro nella hall del più prestigioso club del mondo. E per realizzare questo sogno ha lavorato sodo (non ha il talento innato e sconfinato di Federer), pedalato km, inseguito palline per ore e ore, rinunciato alle amate pennette con la mozzarella e vissuto sballottato da un albergo all’altro, da una sala d’aspetto all’altra, spesso solo, altre volte circondato da “one of those genius” (per dirla con McEnroe) pagato centinaia di migliaia di dollari solo per dire furbate del tipo “tieni dentro la prima” o “cerca di fare il punto”.

DV206426Ieri è sceso in campo battuto, nessuno pensava che potesse farcela, tanto meno io che in una riffa clandestina l’ho dato perdente per tre set rapidi a zero. E invece Andy è arrivato a un passo, un passo solo dal sogno. Talmente vicino alla coppa che già riusciva a sfiorarla con un dito e ad appannarla con l’alito.

E poi il risveglio brusco. Traumatico. Una svista, un errore appena ed ecco perso tutto quello al quale teneva e per il quale aveva così duramente lavorato. Pochi minuti, pochi impercettibili errori ed ecco che tutto era finito e per Andy c’era solo una panchina solitaria dove stare a piangere tenendosi la testa tra le mani, mentre attorno a lui applausi e ovazioni per il genio di Federer.

E io mi sono commosso. Per il dolore vero di Roddick. Per la sicurezza che non riuscirà più a tornare indietro e coronare il suo sogno. E per le volte che anche io – e chissà quanti di voi – pensavo di aver conquistato qualcosa per sempre e invece mi è scivolata dalle mani, lasciandomi solo e con il cuore in frantumi. Tutti ne abbiamo: un progetto, un idea, una persona, un amore, un obiettivo, una speranza.

Andy Roddick non vincerà mai Wimbledon. Potrà ritentarci ancora per 3-4 anni, ma non ci riuscirà. Il suo giorno era ieri e il ricordo di due palle sbagliate nel momento meno adatto lo tormenterà a lungo, forse per sempre. E allora il mio affetto e la mia stima vanno oggi a lui e a tutti quelli che avevano un sogno e lo hanno visto andare in frantumi.

E con esso un pezzo del loro cuore.

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4 risposte a Cuori (ancora) spezzati

  1. teresa ha detto:

    ehccheccavolo…. vuoi farmi piangere marco?

  2. Clara ha detto:

    Mi son commossa anch’io… e pure tanto.. sì.

    Grazie Marckuck

  3. yorick ha detto:

    non è detto che non tu non conosca già questo simpatico video, ma qualora fossi io a fartelo scoprire ne sarei contento. Molto.

    ciao.

  4. marckuck ha detto:

    Yorick, non lo conoscevo… 🙂

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