Si spegne il freddo Sole

Lo avevano invitato per una conferenza, alcuni anni fa, a Udine. Il tema era l’Idea d’Europa e lui – onestamente – di idee non mi era sembrato averne troppe e neppure particolarmente originali, ma mi era anche parso una persona seria, composta, molto perbene, di buona cultura, ancorché un po’ bigotto… Insomma, proprio uno della Stirpe, come suo padre o suo prozio… Confesso che se il relatore fosse stato un’altro me ne sarei andato senza aspettare il dibattito, ma per tutto il tempo avevo pensato a una domanda da fare, non perché fossi realmente interessato ma perché volevo alzarmi in piedi, guardarlo dritto e con voce chiara e forte rivolgermi a lui dicendo “Se Sua Altezza Imperiale e Reale permette, avrei una domanda…”. E lui – graziosamente, con un cenno del capo, permise.

Oggi leggo che Otto d’Asburgo, ultimo Kronprinz dell’Impero d’Austria e del Regno d’Ungheria (del quale fu pure Re titolare) è morto a 98 anni. E non è superfluo dire che “un pezzo di storia se ne va”, perché è esattamente così, come dimostra la foto che ho scelto per ricordarlo, che ce lo fa vedere piccino e con i lunghi capelli biondi, mentre segue composto il feretro dell’Imperatore Francesco Giuseppe, accudito teneramente dal padre, il nuovo sovrano, Carlo I. E così, senza di lui quella che fu una grande Dinastia diventa ora solo una affollata famiglia piena di soldi, parenti e mobili ridondanti.

Con la scomparsa dell’ultimo Asburgo-Lorena una piccola riflessione va fatta. Gli Asburgo hanno regnato per quasi 800 anni e un tale lasso di tempo consente di trovare argomenti sia per i detrattori, che per gli estimatori… Pertanto di volta in volta ci si attacca al grigio ricordo dello Spielberg con le sue celle buie e i patrioti dimenticati nelle sue viscere, oppure agli sprazzi illuministi di Giuseppe II o di Pietro Leopoldo di Toscana… Si ricordano le stravaganze esoteriche di Rodolfo II o la stoica compostezza di Francesco Giuseppe… le virtù morali di Maria Teresa o l’autodistruttivo libertinismo di Rodolfo… il Sole di Carlo V o l’oscuro bigottismo di Filippo II e potrei continuare a lungo. 8 secoli di regno senza particolari guizzi, cercando solo di accrescerei domini della “Casa”, come semplicemente veniva chiamata fino al XVIII° secolo l’inestricabile ginepraio di corone e coroncine che – partendo dalle Erblande (i possedimenti ereditari) austriache – giunse a legare assieme italiani e polacchi, ucraini e belgi, spagnoli e ungheresi, boemi e bosniaci. Un accrescimento pacifico, fatto più con accorti matrimoni e patti di famiglia che con le guerre e infatti, quasi tutti i grandi conflitti che hanno visto coinvolta la “Casa d’Austria” sono stati cominciati da altri: francesi, prussiani, turchi, russi, serbi, italiani… Un paese contorto e talvolta pasticcione, sempre indietro – come disse Napoleone – d’une idée, d’une année ed d’une armée.

Una grande rispettata famiglia, tedesca di origine, ma che governava popoli diversi, capace di ottenere fino alla fine amore e fedeltà dalle direzioni più impensate e inimmaginate. Come scrive Francois Fejto nel suo splendido “Requiem per un impero defunto“, nella dedica al padre definito “liberale, massone e suddito leale della monarchia austro-ungarica”. Un liberale fedele a uno stato autocratico… un massone (ed ebreo) fedele ad una dinastia bigotta… un ungherese fedele al modello irripetibile di uno stato “non stato”, di un mosaico capace di dare stabilità e ordine all’intera area centroeuropea, di grande importanza strategica ma “fragile come un cristallo, al punto che se spezzato nessuno, neppure Vostra Maestà, potrà ricostruirlo” come scrisse Talleyrand a Napoleone per invitarlo ad andarci piano dopo la vittoria di Austerlitz.

E infatti, quando nel 1918 il cristallo venne spezzato, i piccoli paesi rimasti orfani si sono trovati sballottati in mezzo al mare e sono stati inghiottiti senza grande difficoltà dal totalitarismo nazista prima e da quello sovietico poi. E quanto sarebbe stato saggio se a Versailles a posto di tante locuste (alcune anche italiane) ci fosse stato un Talleyrand, con il suo occhio lungo e il suo equilibrio.

Ora l’europeista Otto d’Asburgo è scomparso, ma è riuscito a vedere ancora una volta tutti i “suoi” popoli riuniti dentro la medesima compagine: italiani, tedeschi, austriaci, cechi, sloveni, ungheresi, polacchi, spagnoli, belgi… tutti dentro l’Unione Europea che di barocco non ha l’arte, l’architettura o la musica – come nei tempi felici e un po’ ansiosi di Carlo VI – ma solo la burocrazia. E quindi, magari con la soddisfazione di aver visto il proprio modello sovranazionale trionfare, Otto se ne è andato e con lui – per citare Roth – “Si spegne il freddo Sole degli Asburgo, ma era stato un Sole”.

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2 risposte a Si spegne il freddo Sole

  1. Francesco Scatigna ha detto:

    Che dire, mi ha lasciato malinconico la notizia della sua scomparsa, ieri (ieri, giusto?)…A me quella dinastia apparentemente bonaria ma per niente innocua ha sempre fatto simpatia, sarà che sono un monarchico dentro (e non faccio nulla per nasconderlo temo…). In più i loro possedimenti mitteleuropei ci hanno lasciato un patrimonio unico in quanto a cultura e architettura, e il mio gioiellino Praga ne è la dimostrazione…Vienna mi è sfuggita finora, una visita all’ultimo vero Asburgo sarebbe una buona scusa…
    Deformazione professionale: purtroppo la diplomazia è diventata materia da dilettanti…Talleyrand e i suoi pochi scrupoli e grande lungimiranza manca parecchio…

  2. aspettatore ha detto:

    E’ proprio tutto un filo.
    ex -coltrane 😉

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