Marckuckellum vs Biporcellum

Voglio fare un’esercizio di scienza patafisica, mi sforzo di prendere sul serio la proposta di riforma della II parte della Costituzione, avanzata dal rubizzo Calderoli (non si sa a che titolo, non essendo lui il ministro competente, ma semmai il povero Bossi, non trota come il figliuolo ma stoccafisso sotto sale) per dire quello che penso e immaginare delle soluzioni praticabili.

Allora: per capirci fingo che:

  1. L’Italia abbia un governo e non una congrega di filibustieri;
  2. Esista tra gli 80 straccioni che compongono l’esecutivo qualcuno che ha letto la Costituzione a un livello mediamente sufficiente (diciamo da prendere 24-25 in un mio test a risposta multipla);
  3. Esista una volontà di riformarla per far fare un passo in avanti al Paese (del tipo “siamo a un passo dal baratro… facciamo un passo avanti”);
  4. Esista una capacità di rimanere in carica che va oltre le prossime 48 ore;
  5. Il Signor Presidente del Consiglio riesca ogni tanto a rimanere sveglio e concentrato su qualcosa che non siano i cazzi propri (sia in senso figurato, che letterale, a seconda dei contesti e dell’alternanza giorno/notte).
Fatte queste premesse, riassumo la proposta integrandola con miei commenti o controproposte:
  • Riduzione del numero dei Parlamentari. Ottima e auspicabile, peccato che sia talmente ampia da essere ridicola e – soprattutto – inattuabile… Il numero dei parlamentari verrebbe drasticamente ridotto, scendendo a 250 sia i componenti della Camera (oggi 630), sia i componenti del Senato (oggi 315), scomparirebbe la circoscrizione estero (ottima cosa) e il potere presidenziale di nomina dei Senatori a Vita (che la destra detesta da sempre). Prevedere una riduzione complessiva dei parlamentari elettivi da 945 a 500 non è una proposta seria, ma – mi si perdoni – un “peto istituzionale”, una sparata da osteria, dopo il 7° bicchiere di rosso “di quello buono”, senza alcuna reale connessione con la realtà. Molto più realistico e credibile sarebbe – ad esempio – ridurre i parlamentari rispettivamente a 475 (alla Camera) e 238 (al Senato), con un taglio del 25% del totale, che non ci allontana da una equa rappresentanza dell’intero territorio della Repubblica (nonché dalle medie delle grandi democrazie), ripristinando i collegi uninominali pre-esistenti al “Porcellum” (che erano – appunto – 475 e 238, quindi il lavoro di design territoriale sarebbe anche già fatto…). Manterrei inoltre i Senatori a Vita (che male non fanno, anzi…) e sottoscrivo l’abolizione della circoscrizione estero, per tante buone ragioni sulle quali ora non ho voglia di soffermarmi…
  • Riforma del bicameralismo. Ridurre il numero di materie per le quali è necessario il ricorso alla procedura bicamerale, attribuendo le competenze alla Camera per le materie di cui all’art. 117,2 e al Senato quelle di cui al 117, 3 è una delle cose che vanno fatte e – su questo – il “Biporcelllum” l’ha azzeccata. Anzi, giungo a dire che basterebbe questo, da solo, a rendere molto più efficiente l’assetto complessivo del sistema. Dove si cade è nel meccanismo elettorale proposto.Tralascio la tirata demagogica di abbassare l’elettorato passivo da 25 a 21 anni (come se in Parlamento andassero oggi i 25enni… ma quando mai!) e mi soffermo sul meccanismo elettorale pensato per il Senato: non si passa al modello tedesco (senatori indicati dai governi regionali, con vincolo di mandato) e neppure al modello francese (senatori eletti dai consiglieri comunali e provinciali), ma ci si limita a indicare la simultaneità tra elezione del Consiglio regionale e rinnovo della rappresentanza senatoriale, senza che questo abbia un vero “senso” istituzionale, dato che poi gli eletti farebbero quello che vogliono. Quindi questa parte è da rivedere, riconosco che non è facile trovare il giusto equilibrio, ma insomma, Signor Ministro, si sforzi di più…
  • Rafforzamento della figura del premier. Cambiare la carica da “presidente del Consiglio” a “primo Ministro”. E’ un’altra chiacchiera demagogica… contano i poteri, non i nomi e se è vero che nomina sunt consequentia rerum, allora non serve fare la battaglia nominalistica, rimanendo sulla sostanza. E la sostanza, su questo punto, nella proposta Calderoli va bene: fiducia (monocamerale) al solo presidente del Consiglio, suo potere di revoca dei ministri, sfiducia costruttiva.Quello che non va, non va proprio, è la c.d. “norma antiribaltone“. Il premier in carica lo puoi sfiduciare solo con l’elezione di uno eletto dentro la cornice della maggioranza uscita dalle urne. Questa è una fesseria che porterebbe a creare due categorie di deputati: quelli con potere di controllo sul governo e quelli senza, con buona pace del “vincolo di mandato”, del principio di uguaglianza tra tutti i membri di un’assemblea e di separazione tra l’istituzione governo e l’istituzione parlamento. Insomma, il classico gioco delle tre carte per risolvere un problema di breve periodo (l’instabilità del governo in carica) con soluzioni che – se approvate – inserirebbero un baco nel sistema che trasformerebbe la stabilità (valore democratico) in immobilismo (anticamera del caos inconcludente, come vediamo in queste settimane, con un governo che non riesce ne a vivere, ne a morire…).
Questa è la mia (im)modesta opinione su quel progetto di riforma, caotico e chiacchierone, con qualche idea buona annacquata in troppe bufale, buone per far applaudire qualche cavernicolo di Pontida, con l’elmo chiodato in testa e l’ampolla in mano, e non certo per convincere me, che sono di palato fino. E poi per completare il giudizio non basta quello che c’è, ci vuole anche quello che non c’è, che passo a riassumere:
  1. Check & Balances. Abbiamo visto in questi anni come il sistema entri in crash con il mostro di una legge elettorale che crea una maggioranza fasulla e elegge delle anime morte che non rappresentano nessuno e devono tutto al loro padrone politico. Il tema è dare stabilità e strumenti di governabilità senza stravolgere la natura democratica dello Stato e la separazione dei poteri, pertanto – oltre a una riforma elettorale (qualsiasi va bene, non esiste nulla di peggio della legge attuale) bisogna rivedere alcuni meccanismi. Penso ad esempio alla possibilità per la minoranza parlamentare di ricorrere al giudizio preventivo della Corte Costituzionale (su modello francese), questo per impedire che un governo “blindato” approvi norme incostituzionali che – anche se cassate – producono comunque stress ed effetti perversi nel sistema.
  2. Inemendabilità dei decreti legge. Una delle cose più perverse del sistema attuale è il combinato disposto decreto legge-maxiemendamento-fiducia, che strozza il dibattito parlamentare, svilisce il Parlamento e produce testi Frankenstein assurdi e incomprensibili. Sono convinto che se il decreto legge è veramente adottato solo per “necessità e urgenza”, debba essere inemendabile. Nel contempo, vanno rafforzate le prerogative regolamentari del governo, che ha diritto ad avere tempi certi per portare avanti il proprio programma, così come definito meglio il ruolo dell’opposizione, che va reso ancor più istituzionalizzato, passando da funzione interdittiva a funzione propositiva, ma effettiva, vera, cosa che ora non è… anche qua c’è parecchio da fare…
  3. Riforma del sistema di elezione del presidente della Repubblica. A parer mio è opportuno che questa figura rimanga di effettiva garanzia e quindi andrebbe eletto sempre con la maggioranza qualificata dei 2/3, questo per evitare presidenze eccessivamente spalmate sulla maggioranza parlamentare di elezione. E se le cose vanno per le lunghe e non si trova l’accordo? si scioglie le Camere e allora vedi, come l’accordo lo troviamo…
Ecco, io la penso così… del Biporcellum terrei qualcosina, molto poco per la verità, e prevederei cospicue e sostanziose iniezioni di Marckuckellum. E allora sì, che tutto andrebbe per il meglio!
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4 risposte a Marckuckellum vs Biporcellum

  1. paf ha detto:

    Leggo sempre, ma non commento mai: sono una “vecchia maestra pensionanda” che ritiene più importante scoprire cosa pensano gli altri piuttosto che infastidire questo blog con le sue poche e confuse idee politiche. oggi però ringrazio perchè mi fai sperare ancora in questo paese: finchè qualcuno pensa non tutto èperduto. Grazie

  2. Francesco Scatigna ha detto:

    Esilarante a tratti (specie all’inizio) e molto professionale nel ‘corpo centrale’, sono d’accordo quasi su tutto tranne che su due cose: sicuro che i parlamentari non si possano ridurre di ancora un pochino? Penso al Senato, in realtà, dato che gli si vorrebbe (quasi unanimemente) dare tutt’altro ruolo, legato alle realtà regionali. E qui viene il secondo punto: ma dunque tu sei d’accordo con il modello di Senat francese o con quello tedesco o con nessuno dei due? Sarò io ma non quel punto non mi è chiaro. Personalmente non mi piace il Senat francese, ma del resto non mi piace nemmeno un’Assemblea debole come quella francese…Se proprio si vuole dare un altro ruolo al Senato, il Bundesrat tedesco pare funzionale, ma quello è un meccanismo federale, come pensi si possa inserire nel sistema italiano (che sarà anche ibrido, ma non è certo federale)? Domandine senza alcuna boria, eh, solo per discutere 🙂

  3. marckuck ha detto:

    Tralasciando i ringraziamenti per i complimenti ricevuti, rispondo a Francesco:
    1. una via di mezzo potrebbe essere il senato americano, che opera in un contesto sostanzialmente bicamerale paritario. rimane il fatto che è necessaria una riduzione dei membri
    2. riduzione dei parlamentari. esiste una proporzionalità inversa tra numero dei seggi ridotti e possibilità di approvazione della riforma… quindi… per ogni seggio cancellato, si sposta più lontano il traguardo 🙂

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