Un Cavaliere Pallido in Highland Park

Non so per quale ragione mi era sfuggito, ma oggi ho colmato la lacuna e quindi ho visto il “Gran Torino” di Clint Eastwood, uscito nelle sale un paio d’anni fa.

Un reduce della guerra di Corea vive in un quartiere di Highland Park, nel Michigan storicamente abitato da cittadini della classe operaia (lui stesso ha fatto 52 anni di catena di montaggio Ford) ma in seguito alla chiusura dello stabilimento automobilistico e alla mutata composizione etnica della città si trova ad essere praticamente il solo americano bianco della zona, circondato ormai da neri, chicani e tanti orientali.

Il nostro reduce, Walt Kowalski, rimasto vedovo da poco vive solo, non ha un buon rapporto con i figli e con i nipoti stronzetti e – per dirla tutta – non è esattamente la persona più disponibile e simpatica che si possa avere come vicino: razzista, sessista, reazionario, scontroso, senza grandi interessi intellettuali o culturali, un bel fucile sotto il letto e una pistolona nel comodino, con più cura per i propri beni materiali che affetto per le persone della sua famiglia. Insomma, il tipo di persona che ti aspetti possa votare per un George Bush o qualcosa di simile.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, malgrado il carattere schivo, scontroso e prevenuto, si lega a una famiglia di orientali hmong e – in particolare – ai due adolescenti di casa: la brillante, intelligente e disinvolta Sue Lor e il timido, impacciato e represso Thao. La vicenda – che inizialmente ruota attorno all’automobile di Eastwood/Kowalski, una Ford Gran Torino del 1972 (metafora delle glorie industriali americane che furono), acquista toni via via più drammatici e coinvolgenti, fino al finale sorprendente, spietato e tenero assieme, con quella cifra emotiva tutta particolare, che solo Clint Eastwood riesce a dare.

In “Gran Torino“, Clint Eastwood torna ad essere il “Pale Rider” di tanti anni fa… Joe lo Straniero in lotta con i Rojo e i Baxter, come ne “Per Un Pugno di Dollari“, capolavoro ispano-ciociaro dei western senza gloria e senza speranza di Sergio Leone. Un uomo duro, spietato, ma con una struttura morale solida, un senso semplice di quanto sia “fair” o “unfair” e il coraggio di comportarsi di conseguenza, costi quel che costi.

Gran Torino è il classico film di Eastwood, che non da tregua, toglie il fiato, inumidisce gli occhi e lascia l’amaro in bocca. Come “Un giorno perfetto” o “Debito di Sangue“, senza giungere alla perfezione drammatica di Mystic River, che va visto per rimanerne sconvolti e non volerlo vedere più: insomma, l’opposto del clique hollywoodiano del lieto fine a ogni costo, del trionfo del bene e della pelosa politically correctness che tanto ha infestato il cinema recente. Un film duro, come sono duri i tempio in cui viviamo e come deve essere dura la società statunitense in questa fase di incerto declino imperiale.

Come altre volte con Eastwood finisce per essere tutto perfetto, tutto come deve essere per farsi tirare dentro una storia semplice, che ti accompagna ancora con le sue immagini e le sue parole, quando il film è già finito da un po’ e tu te ne stai passeggiando di  ritorno verso casa, ripensando alle emozioni di poco prima e alla voce roca di Clint che apre la canzone sulla quale scorrono i titoli di coda, scritta da lui che ama far tutto da se, con il giovane e terribile Jamie Cullum, magnifico con il suo tono graffiato e il suo piano triste e lontano…

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7 risposte a Un Cavaliere Pallido in Highland Park

  1. zu salva ha detto:

    e che dire de “i ponti di Madison County” ..

  2. Emanuele ha detto:

    Sinceramente avrei preferito un finale diverso. Clint che entra nella casa dei teppisti ma non li uccide subito prima li spaventa per benino, poi gli sbatte le canne dell’ M16 (quello che usava lui in Corea) sul naso al cattivo alnzandogli la cartilagine, Il tipo sbarra gli occhi e urla implorando il perdono. Poi una frase del tipo ” Dio insegna che è giusto perdonare ma per tua sfortuna io non leggo la Bibbia” Poi uno sparo e il cervello dello stronzetto che si spappa sul parabrezza della Gran Torino tipo Marvin in Pulp fiction.
    Ovviamente cosparge di benzina la casa si accende una AMERICAN BLUE ed dopo il primo tiro, soffia fuori l’aria soddisfatto e getta il mozzicone sulla benzina.
    La casa esplode e lui ricarica il fucile con la sola mano destra con il classico suono TZ TZ.
    Ma forse il registra avrebbe dovuto essere Tarantino e non il buon Clint.

    Bello comunque.

  3. marckuck ha detto:

    @ zu salva, magnifico anche i “Ponti”;
    @ Emanuele, la ricordavo maggiormente garantista… come dice lei si comportano le toghe rosse 🙂

  4. Bianca 2007 ha detto:

    ANCH’IO
    voglio riparare (se possibile) alla “lacuna” per averti un pò trascurato facendoti gli AUGURI più affettuosi e sinceri che,sarai lo “storico” di antica memoria se ti ricordassi di passarli anche al caro e indimenticabile prof “Fabiuccio”.Ciao,Bianca 2007

  5. Mitch ha detto:

    Hai scritto “un giorno perfetto” non era “un mondo perfetto”?

  6. marckuck ha detto:

    Hai ragione Mitch, assolutamente ragione… forse avevo in mente la canzone di Lou Reed 🙂

  7. Mitch ha detto:

    …magari pensavi a Opzetek…! :-))

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