Scende in campo il Savoia Cavalleria

E così ho fatto qualche giorno di riposo. La scelta di quest’anno è stata una villa asburgica con piscina e campo da tennis, per riposare in solitudine leggendo, dormendo, arrostendo al Sole, nuotando e – ovviamente – giocando a tennis.

Volendo fare le cose per bene, ho chiesto alla direzione dell’hotel di informarsi per un maestro che avesse voglia di farmi correre e palleggiare un po’ a un prezzo che non fosse fuori da ogni canone di sostenibilità e mi sono visto comparire davanti un ragazzino segaligno di 17 anni da poco compiuti, timido, con gli occhi bassi e un borsone zeppo di racchette. Stretta di mano impacciata e poi ci siamo avviati in silenzio verso il campo, io un po’ scocciato perché speravo di essere preso sul serio nella mia richiesta di un “maestro”, che è cosa diversa dal garzone di bottega, lui imbarazzato e incapace di relazionarsi con cotanto allievo, indeciso tra il “lei” e il “tu” e ansioso di piacere.

Il bimbetto non dispone certo del necessario carisma per potermi dare ordini e quindi, lungi dal fare il “maestro”, si è limitato a essere uno sparringpartner, sempre attento a non contraddirmi, non offendermi o non criticarmi. Cioè, l’esatto opposto di quello che cercavo, bisognoso come sono di qualcuno che mi urli quando stecco il rovescio, mi faccia correre, mi imponga fatica fisica e alla fine non mi faccia complimenti gratuiti e inutili.

Comunque, appena abbiamo iniziato a palleggiare, ho capito che eravamo su un pianeta diverso. Io lanciavo palline e mi ritornavano indietro sanpietrini con una forza tale da fare male al polso appena ci mettevo la racchetta… e poi, soprattutto, giocava da eccellente “pollo di batteria” del tennis new style. Tutto arrotato, con il dritto penetrante e il rovescio a due mani. La rete? non si sa cos’è, ma tanto a che serve andarci? Insomma l’esatto opposto di quello che per me il tennis avrebbe dovuto rappresentare: tocco e non forza bruta, fantasia e non violenta prevedibilità, varietà e non monotonia, arte e non rissa.

Ma oggi va così e il cambiamento stilistico del tennis è – a suo modo – una metafora dei nostri tempi, dove il talento e l’inventiva individuale hanno fatto posto all’omologazione meccanica e alla massificazione. Anche se questo è però disgraziatamente efficace. Infatti, abbiamo fatto 3 partitelle, una al giorno, giocando complessivamente 5 set e 31 game. Ed è finita 30-1 per lui. Non poteva essere diversamente, è più giovane, più allenato, più moderno nel gioco, più capace di sopportare la partita e quindi era ovvio che la nostra sfida fosse a senso unico.

Però ricordo quell’unico gioco vinto, su suo servizio. Ho dovuto fare 4 miracoli, 4 punti vincenti, tutti diversi: una risposta incrociata, una diagonale di diritto, una demivolée e una volée alta di rovescio che non mi riusciva dagli anni ’80 e non mi riuscirà forse mai più, talmente bella, elegante e arcaica da sembrare un tavolo chippendale finito chissà come tra le cucine Ikea. E’ stato un game perfetto, elegante, fantasioso, efficace, ma disperato e al di sopra delle mie oggettive capacità. Un game tanto teatrale quanto fortuito.

E’ stata una versione tennistica dell’eroica carica del Savoia Cavalleria a Isbuschenskij, nell’agosto del 1942, quando il reggimento si è lanciato roteando le sciabole contro mortai e mitragliatrici sovietiche, riuscendo a travolgere un numero di nemici tre volte superiore. Fu un episodio straordinario, eroico, commovente, sanguinoso. E totalmente inutile.

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6 risposte a Scende in campo il Savoia Cavalleria

  1. Emanuele ha detto:

    Non me ne intendo molto di tennis e io ci gioco con Giulia a volte nel campetto *gratuito* del prete. con i sassolini. Quindi è impossibile per me cadere senza aprirsi un ginocchio. Il nostro gioco, mio e di Giulia è un gioco lento, tanto per fare un po’ di movimento quindi non sono la persona giusta per commentare sui tecnicismi che riferisce. Una cosa mi par aver capito, mi pare sottolineo ma davvero mi scuso se non è così: Lei ha perso! E dunque perché tirarsela tanto?

  2. marckuck ha detto:

    Come si coglie che non gioca a tennis, egregio…

  3. Emanuele ha detto:

    Ha perso o a vinto? Credo che il punto dirimente sia lì…

  4. Emanuele ha detto:

    Ha perso o ha vinto? Credo che il punto dirimente sia lì, no?

  5. marckuck ha detto:

    Un commento talmente intelligente che meritava di essere inserito due volte 🙂

  6. Emanuele ha detto:

    Il forum è suo e quindi non sarò oltremodo invasivo. Scrivo solo una storiella.
    Quando ero piccolo facevo karate e pensavo di essere anche abbastanza bravo, del resto così diceva il Maestro che mi conferiva cinture sempre più scure e coppe di vario genere. Ero contento che finalmente i maschi della classe non potessero più approfittare della mia piccola mole per fare gli arroganti.
    Un giorno mi rubarono la merenda e io me la ripresi. Il tipo arrogante la mise sul suo banco dicendo che se io l’avessi toccata sarebbero state botte. Ma siccome era mia e era un’evidente violazione della legge naturale me la ripresi e me la mangiai non senza avvertire un po’ di paura nel farlo. Ma sapevo il karate e dunque mi sarei difeso. Al suo ritorno presi una pagata che me la ricordo ancora.
    Ricordo i commenti con i miei amici sul fatto che i miei pugni erano dati tecnicamente in maniera ineccepibile, eleganti e veloci mentre i suoi erano ganci volgari e di peso. Ma fu una magra consolazione perché di fatto io avevo perso!!!

    In futuro avrei capito che chi vince ha sempre ragione ed è stato un modo per ricordarmi in futuro di evitare per quanto possibile lo scontro fisico. Non so penso che valga anche per il tennis anche se non so giocarci 😀

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