Questa è tutta un’altra Storia

Fin da piccolo sono stato amante della Storia. Non so perché, è così. Alcuni nascono mancini, altri nascono con gli occhi azzurri, altri ancora nascono amando la Storia, sono cose che capitano e a me è capitato.

Ci pensavo ieri sera, sistemando alcuni libri e come sempre perdendo del tempo a sfogliarne le pagine, a rileggere alcuni passi, a tastare, ad annusare, a sorridere compiaciuto. Quanti ce ne saranno? boh… 5-600 forse, siamo ben distanti dalle grandi biblioteche private degli studiosi del passato, per non parlare di quelle delle straordinarie dimore patrizie inglesi o francesi, frutto di secoli e secoli di accumulo. Qui abbiamo a che fare solo con il misero sforzo di una vita media, la raccolta di un uomo pigro e privo di mezzi economici esorbitanti… Nessun pezzo unico, nessuna miniatura medievale, nessun disegno di Michelangelo da trovarsi per caso sfogliando un testo dimenticato nello scaffale alto del maniero di famiglia, come capitato qualche anno fa a non ricordo quale duca inglese, forse quello di Norfolk o quello del Devonshire, ma poco importa che tanto son tutti parenti…

Di quei libri, sono pochi quelli che non mi piacciono e dei quali potrei fare a meno: le biografie di Carolly Erickson, ad esempio, una serie di libricini inutili su regine e grandi dame del passato, buone tutt’al più per far compagnia in treno o al mare… Oppure le biografie di personaggi della Francia fine ‘700 di Andrè Castelot, penna brillante, ma reazionario e – quando scrive di Maria Antonietta – non di rado sconfinante nello stile “icona gay”, con tutti questi riferimenti all’impeccabile eleganza, ai tristi occhi blu, al biondo dei suoi capelli, alla sua gioventù perduta e via sospirando… E poi alcuni (pochi, pochissimi) libri pretenziosi e brutti, come “Il Regno del Nord” di Arrigo Petacco, un libercolo greve, con pasticci e svarioni, privo di adeguata documentazione di supporto, molto pettegolo, ma non nel modo charmant e un po’ camp del già citato Castelot, bensì con lo stile maligno e paesano del bar Sport, il sabato mattina.

Nel mare (anzi, nel laghetto) dei miei libri ce ne sono – invece – alcuni che tornano e ritornano nelle mie letture, sono libri che spesso tengo non nella biblioteca, ma sul comodino o nel mobiletto della camera, più a portata di mano. Non necessariamente i libri “migliori”, ma quelli che amo rileggere non nella loro interezza ma andando a colpo sicuro nelle pagine che più mi sono piaciute, rivivendole con immutato piacere ogni volta, per come sono scritti, per la loro raffinata eleganza, per il modo in cui fanno rivivere un epoca, riescono ad accendermi la fantasia o saziare la mia voglia di saperne di più…

Ovviamente volevo individuarne 10, ma perché? dove sta scritto? io cito quelli che voglio e festa finita… E siccome non posso neppure fare una classifica, allora vado per epoche, per blocchi generali. E chi lo sa, magari riesco pure a farne vendere qualche copia, per la gioia di grandi e piccini.

1. Pierre Milza, Storia d’Italia, Corbaccio editore. E’ scritto da un professorone francese e tratta le vicende dello Stivale – come dice il sottotitolo – “dalla preistoria ai giorni nostri“, cioè da un’età delle caverne all’altra… E’ un librone voluminoso ma godibile e leggerissimo, molto documentato e animato costantemente da un amore vero per il nostro Paese (frequente nei francesi) ma anche – cosa più insolita – da un profondo rispetto e una sincera stima. E’ un libro che adoro, del quale ho parlato in un altro post, di qualche anno fa…

2. Non sono un fanatico di Storia Antica, tranne certi aspetti legati alle istituzioni politiche greche e romane. Però ho trovato magnifico il voluminoso La Caduta dell’Impero Romano di Peter Heather, edito da Garzanti pochi anni fa. Anche a questo libro ho dedicato qualche riga di riflessione in un post del 2007, addirittura onorato dalla lettura del prof. Heather medesimo, che mi inviò una mail di cortese spiegazione relativa a una opinione un po’ malinconica che avevo espresso in coda alla mia recensione.

3. Lasciando l’Età Antica e spostandomi nei “secoli bui” (ancorché rischiarati da non poche luci…) non posso non soffermarmi innanzitutto sul mio amato Impero Bizantino, le cui vicende sono – per citare un autore inglese della fine dell’800 – “racconto monotono di intrighi di preti, eunuchi e donne, di avvelenamenti, di cospirazioni, di continua ingratitudine e di perenni fratricidi”, aspetto che – lungi dall’allontanare – rende a parer mio molto più intrigante e godibile l’approccio alle vicende della Seconda Roma. Anche sulla storia bizantina e sulle sue più pregevoli sintesi ho fatto un post in passato, ma non avevo inserito un testo letto in seguito e da allora diventato un vero e proprio “evergreen” per le mie letture serali: le Figure Bizantine di Charles Diehl, dottissimo e pettegolo studioso dell’arte e della storia di quel mondo complicato e fantastico. Il testo – edito da Einaudi – è una successione di biografie di personaggi che spazia l’intera storia dell’Impero, da Teodora, complicata consorte di Giustiniano (VI° secolo) fino agli ultimi Paleologhi (XV° secolo), non solo imperatori, ma anche artisti, borghesi, commercianti, crociati, patriarchi… Insomma un mosaico coloratissimo di figure (e figuri) rumoroso e saporito.
Di altro tenore, di maggior rigore storico ma di pari fascino e interesse è il “superclassico” studio sulla “regalità meravigliosa e sacra dei Re d’Inghilterra e di Francia” propostoci da Marc Bloch nel suo “I Re Taumaturghi” (Einaudi pure questo). Saggio un po’ politico-istituzionale, un po’ sociologico, un po’ artistico e culturale, sonda un tema apparentemente minore (le virtù magiche dei Re) aprendo uno spaccato interessantissimo sulla mentalità di un lungo medioevo, giunto fino all’inizio del XIX secolo. E’ un libro bellissimo e inoltre sono particolarmente legato alla memoria del suo autore: quando giunse l’occupazione tedesca della Francia, nel 1940, Bloch non si chiuse in biblioteca e non diventò neppure uno “storico di regime”, ma – come molti altri di estrazione sociale varia – entrò nella Resistenza. E come ricorda nella sua introduzione Lucien Fevre: “il 16 giugno 1944, 27 patrioti francesi estratti dal carcere di Montluc vennero condotti in un campo […] tra loro un uomo anziano, con i capelli grigi e lo sguardo acuto e penetrante. Vicino a lui camminava un ragazzetto di 16 anni che tremava: «mi farà male?» March Bloch gli strinse affettuosamente un braccio e gli disse «ma no, figliolo, non farà male».” Il grande storico fu il primo a morire in quella mattina di sangue e vendette, a 10 giorni dallo sbarco in Normandia…

4. Venendo alla mia amata Francia, alla Douce France che tanto mi scalda il cuore ogni volta che ho il privilegio di andarci eccomi a una serie di titoli che mi sento di segnalare. Innanzitutto, Amanti e Regine di Benedetta Craveri, edito da Adelphi. Carrellata di donne che sono vissute all’ombra del trono, da Caterina de Medici a Maria Antonietta… Amanti, favorite, principesse, regine, regine madri, una storia della Francia moderna al femminile, raffinata, colta, attenta, elegante e talvolta indiscreta. Una storia talmente pregevole che ho visto troneggiare in tutte le librerie di Parigi dove io abbia messo piede, in bella mostra nella sua edizione francese curata da Gallimard, che non è certo l’ultimo arrivato. Madame Craveri ha un nonno illustre (Benedetto Croce) e conosce le buone maniere, perché quando le ho spedito due righe di congratulazioni per “la Civiltà della Conversazione” ha avuto la cortesia di rispondere, quasi in tempo reale…
Di tutt’altro genere è il Dizionario Critico della Rivoluzione Francese, monumentale volume di oltre 1000 pagine, curato da Francois Furet e Mona Ozuf e pubblicato in Italia da Bompiani. Il Dizionario si divide in cinque sezioni: Avvenimenti, Protagonisti, Creazioni e istituzioni, Idee, Interpreti e storici, ciascuna delle quali con le sue sottovoci. Non è un libro da leggere rilassati sotto le fresche frasche, magari all’ombra delle fanciulle in fiore, ma Buondio, quanto è bello! forse il libro al quale più tengo in assoluto. Anche perché è fuori catalogo, visto che oggi si preferisce pubblicare pensosi saggi sulla conversione religiosa di Paolo Brosio, il romanzo di Fabrizio Corona e tanti simpatici libretti sui gatti. Furet è morto d’infarto giocando a tennis, che in fondo non è poi una brutta fine…
Passando dalla Rivoluzione all’epopea Napoleonica, tra i molti libri che ho sull’argomento ne amo in particolare due, per certi versi agli antipodi. Se voglio sentirmi dotto, allora prendo in mano uno dei due volumi de “Le Campagne di Napoleone“, di David Chandler, studio fondamentale di storia militare, dalla Campagna d’Italia alle sventure di Waterloo, in catalogo da Rizzoli. Stranamente Chandler, pur essendo inglese, non odia Napoleone e ne da una interpretazione che a me pare oggettiva, mettendone in risalto i difetti ma senza celarne i pregi, mantenendo pure una certa ammirazione esplicita, come quando rifiuta il paragone tra Napoleone e l’altro caporale venuto dal nulla (Hitler), paragone che circolava con insistenza nell’Inghilterra dei primi anni ’40 e che Chandler definisce “odioso e degradante per il primo, onorevole per il secondo”, ricordando che “Napoleone lasciò grandi ed eterne testimonianze del suo genio, Adolf Hitler non lasciò altro che distruzione”. Questo libro complesso, ricco, documentato va accompagnato, se vogliamo sentirci leggeri, al Napoleone Privato di Louis Chardigny, fuori catalogo (ahimè) di Bompiani, tentativo ben riuscito di analizzare la personalità, il carattere, la psicologia e la fauna circostante dell’Imperatore, con un ricco gusto per l’aneddotica e il pettegolezzo mai gratuito. Ne porto un esempio in questo post.

Dovrei continuare con altri libri ancora, ma abbiamo tirato fin troppo per lungo questo chiacchiera trombona e interminabile. Per i curiosi, sabato prossimo continuerò da dove mi sono fermato. E chissà che colpi di scena, tra  una settimana e l’altra!

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2 risposte a Questa è tutta un’altra Storia

  1. alexsandraclaudia ha detto:

    Da patita di storia e soprattutto di intrighi confermo il commento positivo su “Amanti e Regine” e segnalo ma forse per lettrici più frivole sempre della stessa autrice “Madame du Deffand e il suo mondo” e per chi come me è curioso ma non esperto di storia bizantina consiglio “La civiltà bizantina” di Cyril Mango Editori Laterza, anche se la mia chimera rimane poter avere l’unica traduzione in lingua italiana dell’ “Alessiade” di Anna Comnena, la mia eroina preferita di quell’epoca.

  2. Pingback: Un ultimo sfarzo di colori… | Cinema, cibi, canzoni e chiacchiere

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