E siamo a 10…

E siamo a 10. 10 anni da quell’11 settembre che non penso abbia “cambiato il Mondo” come dicono commentatori banali sempre in vena di sensazionalismi e malati di novitismo, ma che certo ha connotato in modo molto netto questo tribolato e incerto inizio millennio. Un anniversario da non trascurare, anche per ricordare a noi stessi che terribile “doppia morale” anima il nostro modo di leggere la realtà.

Abitavo ancora a Pontassieve, l’11 settembre 2001. Vivevo solo e quel giorno ero a casa. Come al solito avevo pranzato tardi, dunque verso le 2 stavo ancora sparecchiando con la tv come sottofondo. Non so per quale arcano motivo fossi sintonizzato su Rete4, fatto sta che improvvisamente la trasmissione si interrompe e compaiono le immagini del primo aereo schiantatosi contro il WTC.

“Cazzo, come ha fatto a finire li? ma che roba, chissà quanti morti!” telefono a mia madre per dirle di guardare la televisione e nel mentre lei si sintonizza “pam!” il secondo aereo. E io – gran lettore di gialli qual’ero – deduco che un incidente è difficile, ma due impossibile.

Il quadro diventa chiaro, mentre le notizie si susseguono rapide, angoscianti e contraddittorie. Mi attacco al telefono, voglio parlare con tutti e sentire tutti (Fabio, Nalisa, Paola, mio fratello…). Passo il pomeriggio incollato alla tv, passando da un canale all’altro in cerca di non si sa cosa… Verso le 19 decido che è ora di fare basta e rinfrescare la mente. Ma non si può, il dramma è ovunque: al supermercato ci sono le donne con la borsa della spesa e i mariti usciti a comprare un rametto di rosmarino intruppati al reparto elettrodomestici, davanti ai televisori accesi e tutti sintonizzati sul disastro: un’intera parete di torri in fiamme…

Devo distrarmi, vado a Firenze, l’istinto mi guida davanti al consolato degli Stati Uniti e mi colpisce la coda muta dei turisti americani in braghette corte e macchina fotografica al collo, in fila davanti all’ingresso, in attesa di essere ammessi all’interno per aver notizie. Notizie da un console impreparato a simili disgrazie, uso soltanto a inaugurare mostre e rilasciare duplicati di passaporti caduti nell’Arno dopo qualche eccesso con il Chianti. Il loro silenzio, le facce triste e preoccupate sono la conferma che la tragedia esiste e non è tutto un bizzarro show televisivo.

Torno a casa, ma lascio la porta d’ingresso aperta, per sentire se arriva la sua auto. Niente, passano le ore e non compare. Fino a mezzanotte inoltrata. Avevo pensato tutta la sera a cosa dirgli e ora che ce l’ho davanti, a capo chino, non trovo niente di meglio che sussurrare “ciao” e allungare la mano. La stringe forte, ha gli occhi rossi. David, il mio dirimpettaio newyorkese, professore di storia italiana in una università fiorentina americana, era finalmente rincasato. Per lo meno lui era vivo.

Alla fine l’ultimora di Televideo, che da circa 10 ore forniva solo allucinanti aggiornamenti sul dramma, ha una notizia nuova: i risultati della Coppa Italia di calcio. Non me ne è mai fregato niente, ma ora sapere cosa avevano fatto l’Albinoleffe o la Reggina mi profumava di casa, di normalità.

E’ vero: quel giorno eravamo tutti americani. E lo siamo stati fino a quando il criminale governo di quel grande Paese non ha deciso – cinicamente e a freddo – di utilizzare le lacrime, il sangue e i corpi per le sue sporche strategie di dominio politico e militare, approfittando dello sbigottimento e del dolore del Mondo per occupare militarmente un Paese intero che nulla centrava con quella vicenda, solo per procurarsi un vantaggio strategico immenso nella competizione globale per il controllo dell’energia. E per fare questo, sono stati violati trattati, ignorate convenzioni internazionali, oppresse popolazioni civili, praticato la tortura su larga scala e dilapidato il credito morale accumulato, annacquando i 3.000 morti delle Torri in un mare di centinaia di migliaia di vittime che non vengono commemorate in Occidente solo perché invece di essere broker di Manhattan hanno avuto la disgrazia di nascere in un qualche villaggio afghano o irakeno e sono diventati pastori, agricoltori o piccoli commercianti di cianfrusaglie. Gente che non commuove e della cui vita, in fondo, non importa molto a nessuno…

Ne 1946 a Norimberga si è celebrato il processo contro i capi del III Reich. I capi di imputazione erano:

  1. Cospirazione contro la Pace
  2. Pianificazione e attivazione di guerre d’aggressione
  3. Crimini di guerra
  4. Crimini contro l’umanità
Quel tribunale, così sinceramente animato dalla volontà di creare un ordine che ponesse la guerra fuori legge, come avrebbe giudicato George W. Bush, Dick Cheney o i vertici politici, economici e americani del governo USA?

P.S. questo post è dedicato al dott. Salvador Allende, presidente democraticamente eletto del Cile, assassinato l’11 settembre 1973, vittima di un golpe militare progettato e sostenuto da uno stato liberticida e canaglia chiamato USA.

P.P.S. la seconda parte di “E’ tutta un altra Storia” sarà online la settimana prossima.

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9 risposte a E siamo a 10…

  1. nodders ha detto:

    guardavo oggi in TV il messaggio del Principe Carlo, impegnato insieme ad altri dignitari inglesi a prestare omaggio alle vittime dell’11 settembre. “nessuno di noi non potrà mai dimenticare dove eravamo e cosa stavamo facendo quando quel giorno, altrimenti così ordinario, e da un cielo così azzurro è comparso così tanto odio e distruzione premeditata”.

    Vabbe, caro Carlo, se è per questo io mi ricordo pure dov’ero e cosa stavo facendo quando giunse la notizia dell’incidente di Diana e Dodi a Parigi. Solo perché il fatto è memorabile non vuol dire che sia significativo.

    L’11 settembre rimarrà (purtroppo) nell’immaginario collettivo e ne sorbiremo la propaganda per molti anni. Vada il giorno dell’anniversario, ma farne una storia lunga una settimana? Peggio di Natale, si comincia a parlarne ogni anno una settimana prima.

    Non mi ricordo tante scene per il decennale della caduta del Muro (di Berlino), per me evento di più alto significato. Ah, e poi c’è il 6 agosto, ovviamente.

  2. marckuck ha detto:

    Il riferimento al 6 agosto è deliziosamente perfido…

  3. medonzo ha detto:

    Buonasera a tutta la compagnia;

    che è successo il 6 agosto?

  4. Francesco Scatigna ha detto:

    6 agosto 1945 suppongo, anche se Marcuck potrebbe sicuramente rispolverare qualche data significativa dell’Impero d’Oriente. Io ero piccolino nel 2001, ma ricordo tutto, ci scrissi anche un tema -ero alle medie. Ah, bel post comunque, carico di emozioni e alla fine anche di un pò di sana rabbia. E apprezzo il riferimento ad Allende, vittima ormai dimenticata.
    Io continuo a pensare che il fatto che gli anglosassoni si laureino in scienze internazionali senza nemmeno un corso di storia sia gravissimo, e che da solo spieghi le cantonate fatte più o meno da ogni governo da Wilson in poi…

  5. Emanuele ha detto:

    Era l’11 settembre del 2001 di mattina inoltrata. Io ero alla base americana di Villafranca a comprare gli occhiali da sole di Maverick, che ancora mi porto addosso. Ero con degli amici di ritorno verso Mantova quando il mio amico alla guida del Frontera non vede lo Stop e tira dritto. Incrocio a decumano tipico delle zone industriali di nuova concezione.
    Il Frontera 4×4 passa da parte a parte mancando un TIR di qualche spanna, poi ormai in salvo dall’altra parte dell’incrocio inchioda e capiamo tutti e 5 cosa è successo. Abbiamo rischiato grosso ma ormai siamo al sicuro e nulla è successo. Scoppia una risata liberatoria e anche qualche SEI UN DEFICIENTE a MOMENTI CI AMMAZZAVI;. Poi un SMS di mia sorella, che da brava giornalista, ha sempre avuto un dono per gonfiare le notizie o spesso inventarle anche dalla più tenera infanzia tanto che a ogni esagerazione la famiglia intera in coro le cantava “Giornalista alè alè giornalista alè alè”. Insomma il messaggio recitava “ L’America è sotto attacco militare” niente altro. In effetti poi avrei scoperto che tale tipo di esagerazione per descrivere un attentato terroristico era stata in effetti anche proposta dalla CNN con il suo breaking news AMERICA UNDER ATTACK.
    Ricordo che in assenza di altre indicazione c’era chi tra noi avrebbe voluto chiedere asilo alla base di Villafranca in quanto sicuro di una guerra mondiale totale e magari nucleare.
    Io non vedevo l’ora di andare davanti alla Tv per capire meglio o farmi raccontare la versione “ufficiale”. Avevo 20 anni appena e questi sono i ricordi che porterò certamente nel cuore per tutta la vita. Le ore che seguirono sono state incollate davanti alla TV e forse potete immaginare i miei sentimenti e le mie reazioni perché sono quelle comuni alla stragrande maggioranza degli occidentali.

  6. alexsandraclaudia ha detto:

    Pur ammettendo un’insana debolezza per le “americanate” condivido lo spirito del post e in particolare il commento di Nodders, in fondo tutti ci ricordiamo anche dove eravamo quando Carlo e Diana si sono sposati e quando il povero Alfredino è caduto nel pozzo e quando l’Italia ha vinto i mondiali di calcio ecc…ecc….

  7. nodders ha detto:

    @mendozo

    Il 6 Agosto 1945, il bombardiere US Army B-29 Superfortress, chiamato Enola Gay (il nome della madre del pilota), ha sganciato la prima arma nucleare della storia sulla città di Hiroshima, in Giappone. “Little Boy”, una bomba a fissione contente 60kg di uranio arricchito, esplode ad un’altezza di 580mt alle 8:16 di una mattina di sole, ora locale. 9 secondi dopo 70000 persone, per lo più civili, sono letteralmente polverizzate dalla palla di fuoco sprigionatasi. 9 secondi dopo il 90% della città non esiste più.

    Ovviamente non ero ancora nata nel 1945. Ma, penso, che chi ha la sfortuna di essere sopravvissuto ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki (219,410 hibakusha tuttora in vita) quell’inferno che si son trovati davanti agli occhi non lo hanno mai potuto dimenticare.

    Ma la cosa più sconvolgente dell’olocausto atomico, più sconvolgente del fatto che ci sia chi chiede “cos’è accaduto il 6 agosto?”, è che non vi è una condanna universale. Non nella stessa maniera in cui, istintivamente, si colpevolizza la Germania (tutta) per i crimini Nazisti. No, con gli Americani e le bombe atomiche, tutt’oggi esiste un “dibattito” con persone che difendono l’uso dell’atomica.

    Ad Harvard, in una lezione di etica della scienza, ho sentito un professore difendere il Manhattan Project: il fare scienza per il puro scopo di creare mezzi di distruzione di massa era ok. Il fine giustificava i mezzi. La guerra sarebbe stata lunga e dolorosa, i giapponesi se l’erano andata a cercare, etc etc etc. Io rimango convinta che per tanti Americani l’atomica fu un giusto retribution (castigo) per Pearl Harbour.

    Il pilota dell’Enola Gay, disse che “dormiva sonni tranquilli” e che “se le circostanze fossero le stessa, rifarebbe tutto allo stesso modo”.

    Per me di tutte e tante canagliate nefasta con cui il governo di Uncle Sam si è sporcato le mani e lavato la coscienza, il peggiore è soprattutto questo genocidio nucleare, che apri’ una nuova pagina terrificante nel libro della follia umana: quella della distruzione totale del genere umano.

    E se avessero perso la guerra, non c’è dubbio, che sarebbero stati tutti processati (giustamente) come criminali di guerra.

    Dall’11 settembre non mi lascio impressionare più di tanto. Certo ho nostalgici ricordi delle Torre Gemelle, mi spiace molto per quei poveri cristi che son morti, ma di morti ingiuste e folli ce ne sono ogni giorno in giro per il mondo.
    Per me la Storia non è cambiata l’11 settembre, almeno non ne la maniera in cui cambio’ il 6 agosto.

    Spero un giorno di poter far visita al vero “ground zero” (il termine fu coniato all’interno del Manhattan Project per descrivere il punto sul terreno direttamente sotto il punto di detonazione dell’ordigno nucleare – che viene fatto esplodere ad una certa altitudine per massimizzarne la forza d’urto). Ogni tanto mi domando come facciano i media americani ad usare il termine per descrivere -impropriamente- l’area del WTC, senza alcun senso di colpa.

  8. medonzo ha detto:

    Buonasera Marckuck;

    @nooders

    non c’era bisogno che te la prendessi con me per fare una tirata antiamericana.

  9. Emanuele ha detto:

    @nooders Le riporto solo un ricordo.

    Ricordo una lezione alla Univeristy of Sussex nel corso di Storia in cui il professore, brillante (e pure ministro mi pare del governo Blair) ha fatto vedere un filmato in cui Bush diceva che Saddam Hussein avrebbe dovuto essere perseguito per il fatto che deteneva armi di distruzione di massa. A Bush poi veninva fatta una obiezione da uno dei tanti giornalisti che in America si permettono addirittura di fare delle domande al potente di turno senza averle prima concertate. Pensate che arroganza. Il giornalista fece notare che anche altri paesi e in primis gli USA posseggono armi di distruzione di massa. E Bush replicò: si ma Saddam le ha usate. Poi il professorone aveva montato subito dopo un video di Enola Gay che sganciava l’ordigno nucleare sul giappone e aggiunse: Vedete l’importanza di conoscere la storia, Bush dimostra di ignorarla ed è una cosa grave che gli venga permesso di fare il presidente.

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