La calligrafia del signor Jobs…

Non sono un cliente della Apple (anzi, direi un adepto) e quindi non ho vissuto come un lutto personale la morte di Steve Jobs.

Ovviamente mi è dispiaciuto, ci mancherebbe altro. Mi è dispiaciuto perché era giovane e per il vuoto che lascia in chi gli voleva bene, ma questi sentimenti li posso sentire per chiunque si spenga prematuramente e dopo lunghe sofferenze. E il tutto – per quanto mi riguarda – si ferma qua e non va oltre… Non credo sia morto il “Leonardo da Vinci” dei nostri tempi (al limite il Guglielmo Marconi o l’Antonio Meucci, che comunque non è certo poco…),  non penso si trattasse di un santo – malgrado certe banalità lette in questi giorni non solo dalla “gente comune”, ma anche dalla stampa di ogni colore – e non credo resusciterà in tre giorni, come temo si aspettino gli Applofili di tutto il Mondo.

Ciò detto, i prodotti Apple sono assolutamente affascinanti e di qualità, come è giusto che sia per gingilli così costosi, ancorché non sono perfetti… Qualche anno fa, lavoravo in un ufficio ed ero dotato di un meraviglioso IMac blu e bianco e posso garantire che era veloce, ma non così veloce e che anche lui si impiantava di tanto in tanto. Eh si, pure lui… Posso inoltre dire che possiedo un Iphone 4 ed è un giochino divertente (anche se non mi ha cambiato la vita, l’ha solo resa più nevrotica…) e che non è vero che sia esente da difetti: fa brutte foto e da alcune settimane ha un problema nel sensore di prossimità e basta che respiri perché l’orecchio o la guancia sfiorino qualche tasto e quindi la chiamata si mette in muto o in attesa, oppure si finisca sui contatti e si chiami qualcun’altro, magari qualcuno che ti eri giurato non avresti chiamato mai più, tutto questo mentre il tuo interlocutore geme con voce sempre più lontana “pronto? mi senti? ci sei ancora? pronto?…” e tu ti chiedi “perché non tengo l’Iphone per fare il figo alle cene e non mi compro un Nokia da 12 € e 90 per telefonare, senza alcun problema?” Per non dire di chi mi ha detto – pure questo ho sentito – che “dal mio Ipad non potrei separarmi mai“, manco fosse un polmone artificiale

Inoltre, confesso, anche se ho grande stima di Steve Jobs capitano d’industria e tecnocreatore visionario, mi stanno particolarmente sulle scatole una buona parte dei suoi clienti. Si approcciano alla “Mela” non come un’azienda che sforna ottimi prodotti, ma come un culto religioso. Mai un dubbio, mai un’obiezione, mai una piccola critica. Tutto è magnifico, perfetto, indiscutibile e chi non lo capisce viene osservato come un eretico o – assai peggio – come un retrogrado o un morto di fame. Me ne sono accorto alcune settimane fa quando il mio pc venne colpito da un ictus e non si riprese più e chiesi consiglio a conoscenti e amici sul come risolvere il problema e rimettere in sesto il mio povero Hp comprato appena 16 mesi fa. Risposta – con varianti lievi – del tutto unanime: “ma come? usi ancora un pc? ma dai, buttalo e compra un Mac“. E – con aria di sufficienza – ne elencano i pregi infiniti: dura 10 anni (balle, gli Applofili cambiano il loro Altare ogni 4 mesi, perché non resistono a non avere l’ultimo modello…), non si impianta (balle, si impianta poco, ma gli Applofili non amano i toni di grigio), è bellissimo (questo si, non lo discuto) ed ha “una visione diversa”, cioè è tutto splendido e tutto straordinariamente costoso…

Così me ne sono andato in qualche negozio a farmi un’idea, a vedere se fosse veramente il caso di “passare al Mac” (anzi, convertirmi al Mac) e alla fine sono tornato a casa con un Toshiba da 472,54 € (eh si, l’Iva al 21% produce strane cifre…) perché lo stesso prodotto (un portatile con schermo da 15”) fatto a Cupertino costava circa 1.800 € (ma ora saranno anche di più, come accade alle opere dei Grandi Artisti immediatamente dopo la loro morte…). Quindi sono rimasto ancorato al vituperato Windows dell’odiata & disprezzata Microsoft, così noiosa e opaca, con un boss così poco carismatico come Bill Gates, che però mi da quello che cerco a molto meno.

Perché è Bill Gates, il disprezzato, cattivo e plagiatore Bill Gates, quello che ha “connesso il Mondo”. In fondo, se ci si può comprare un pc in pura plastica a meno di 150 € con dentro un sistema operativo, una connessione internet e un sistema di videoscrittura e schedatura dati (Works o Starter) questo è grazie a Microsoft e alla sua tecnologia forse più semplice, forse più grossolana, certo meno cool, però più globale. Quando, in un misero villaggio del Marocco ai confini con il Sahara ho trovato un net-point a 10 centesimi di €/ora e ho potuto sfogliare “La Repubblica” e controllare la mail, tutto questo era montato su un bizzarro assemblaggio di nomi orientali e funzionava su piattaforma Windows 98. E al ragazzotto berbero che gestiva il tutto, ansioso di piacere al ricco turista europeo, non mi sono certo sognato di dire “hey figliolo, perché non butti questo groviglio di plastica, fili e silicio e non passi al Mac?“. Mi stava dando quello che mi serviva a un prezzo prossimo allo zero… se vi pare poco! A ben vedere, dopo tutto, chi ha messo l’Italia su 4 ruote è stata la Fiat con la 600, non certo la Maserati con la sua Mistral 3500

Però, dopo aver laicizzato la Apple, dopo averla ridotta da Religione ad azienda, voglio tornare a Steve Jobs perché una cosa mi ha colpito a fondo nel suo celeberrimo discorso degli “affamati e folli” stracitato in questi giorni, un passaggio abbastanza ignorato, che mi ha aperto una finestra nella personalità di questo straordinario personaggio, facendomelo sentire più vicino: l’aneddoto sulla calligrafia, che riporto citando letteralmente dal discorsone:

“Nel momento in cui abbandonai il college, smisi di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a entrare nelle classi che trovavo più interessanti […]. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del Paese. In tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai i caratteri con e senza le ‘grazie’, capii la differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, compresi che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era bello, ma anche artistico, storico, e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose, però, aveva alcuna speranza di trovare un’applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo per il Mac. è stato il primo computer dotato di capacità tipografiche evolute. Se non avessi lasciato i corsi ufficiali e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o spaziati in maniera proporzionale.”

Questo per me è il passaggio chiave, non la parte sull’affamata follia. Questo elogio del piccolo, inutile corso di calligrafia… Perché smonta tutta una serie di luoghi comuni: l’idea che la scuola e l’università debbano solo “preparare al lavoro” e dare una “formazione pratica”… l’idea che “queste cose che mi fanno studiare non servono a niente, quando mai nella mia vita mi tornerà utile Guido Cavalcanti, i principi della metafisica, le proposte di riforma costituzionale dell’Austria-Ungheria o un seminario di sfragistica e diplomatica?” Quando? mai, se non si sa ha curiosità intellettuale, gusto per l’ignoto, apertura mentale e capacità di connettere tra loro ambiti e tematiche diverse, di “unire i puntini”, come avrebbe detto Steve Jobs. Eh si, Steve Jobs non era un uomo comune e questo passaggio me lo conferma. Comprare un Ipad non è poi così difficile, bastano 600 €, non una cifra stellare dopotutto per sentirsi parte della razza dei “consumatori superiori”. Ma “pensare differente” è molto, ma molto più difficile.

Try to “Think Different”, if you can do it…

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11 risposte a La calligrafia del signor Jobs…

  1. Tomo ha detto:

    Visto che si è lamentato che nessuno commenta, ho pensato bene di andare controcorrente come il mio solito :). Ci sono un paio di punti da chiarire secondo me ed è la differenza tra uomo/prodotto e tra moda/utilità. Uso mac da 5 anni ormai e lo faccio perché sono cresciuto programmando e facendo grafica su Windows. Una volta provato, ci si rende conto dell’obbiettivo divario tecnico tra le due marche (un po’ come la 600 e la maserati). Ma non ho mai avuto un “giocattolo” della apple, solo computer. L’uomo che ha ideato “l’Apple way of life” è un uomo con un idea e con un talento che ha saputo sfruttare; ma tutto ciò non lo eleva (in alcun modo) a semidio.
    Per quanto riguarda il binomio moda/utilità Jobs ha sfruttato le sue idee innovative (l’accelerometro o il touch su un lettore mp3 o su un telefono) per creare una moda, creare una necessità inutile (grande marketig!) per questo la gente lo venera; cosa rende più felice le masse di un oggetto (o idea) talmente inutile (ovvia) da sembrar indispensabile???
    In conclusione Jobs era un gran imprenditore e i suoi Mac sono di ottima qualità.. ma la Apple a 2 facce: una professionale e una da fancazzisti (ovviamente quest’ultima è composta da gente che si eccita con un Ipad e lo venera sul web).

  2. navide ha detto:

    Bellissimo post, Marckuck.

    Sono d’accordo con te e con il commento precedente. Steve Jobs non era un semidio. Tuttavia ha avuto idee innovative ed interessanti che hanno permeato la nostra societa’, in un modo o in un altro (come dice Tomo, sia sul campo professionale che non). Io possiedo un iMac dal 2007. Non ho mai avuto problemi (a differenza delle mie passate esperienze col pc), ma mi rendo conto che per come lo uso io, forse i soldi spesici sono stati decisamente troppi. Per chi ci fa certi tipi di lavoro (tipo design) e’ decisamente superiore al windows.
    Spero che i tuoi amici abbiano ragione e che duri davvero 10 anni, almeno finisco in pari. 🙂
    (tra l’altro, il portatile che mi sono comprata l’anno scorso e’ un bellissimo Toshiba viola di cui non mi posso certo lamentare e da cui ti sto scrivendo in questo momento!)

    Comunque, tornando a Steve Jobs, e’ stato uno con una bella testa, come del resto Bill Gates. E si’, ci hanno cambiato la vita. Se pensi che noi siamo cresciuti col telefono “rotatorio” e col walkman, trovarsi con un iPhone, un tablet o un Mp3 e’ un cambiamento notevole in cosi’ pochi anni. Che il cambiamento sia in meglio o meno, quello e’ tutto da vedere, e probabilmente dipende anche a chi lo chiedi. Insomma, il cambiamento c’e’ stato eccome, ma non vuol dire che dobbiamo esaltare Jobs come se fosse un dio. Cosa che mi sta antipatica del resto in ogni campo (vedi per esempio come era esaltato Obama prima delle elezioni..)
    Fatto sta che quando un uomo giovane muore, di un male brutto e che sicuramente lo ha fatto soffrire, che sia Steve Jobs o chicchesia, dispiace sempre. Ma Steve Jobs, essendo una figura pubblica notevole, ha avuto un impatto diverso. E credo che quello che fa gasare la gente piu’ che qualsiasi altra cosa (specie nell’America del self made man e sognatrice a palla) sia la tacita speranza che tutti noi possiamo essere S.J., l’uomo che dal niente, da un garage, senza titoli di studio ne’ niente e’ stato capace di creare un impero. Il problema e’ che non ci rendiamo conto che non tutti noi siamo capaci di vedere al di la’ del nostro naso e apprezzare (ed eventualmente anche usare/sfruttare al massimo) un insignificante corso di calligrafia.

    Non tutti possiamo essere visionari. Ma ci piace pensare di esserlo.

  3. marckuck ha detto:

    @ Tomo, appunto… mi pare che il tuo utilizzo del Mac sia corretto. Hai preso una macchina di qualità, la utilizzi a pieno e non te la tiri, tutto perfetto direi 🙂
    @ Navide, io adoro quelli che dicono che “il Mac è velocissimo, fa 1 fantastiliardo di operazioni al secondo” e poi scrivono una mail battendo sulla tastiera solo con due dita :).

    Comunque, io penso che sotto molti aspetti il cambiamento sia in meglio, assolutamente. Ma come hai notato, sono refrattario all’idolatria 🙂

  4. Aerdna Oredians ha detto:

    Gran post, professore.

    Come senza dubbio già intuisce dalla mia presenza nei commenti, mi permetto di intervenire facendomi ambasciatore della “terza via” al mondo del computer, il tanto anonimo (probabilmente perché sconosciuto ai più) Linux.
    Mi rattrista un po’ l’assenza totale nella sua disamina della questione ad un riferimento al sistema operativo che lei pure ha utilizzato con molto profitto (“da quando mi ha installato Ubuntu sono più cattivo con gli studenti”). Mi rattrista in un discorso (e nei relativi commenti) sulla genialità, sull’apertura mentale, sulla capacità di innovare ed innovarsi e, non ultimo, su un accennato confronto tra sistemi operativi.
    Se Jobs è stato un visionario per tutti i motivi che si conoscono, perchè Linus Torvalds e Richard Stallmann non sono considerati, accennati, come tali? Perché Mark Shuttleworth non è considerato un “benefattore” come (e a mio parere più di) Gates e Jobs?
    Temo la risposta risieda nella pigrizia intellettual-tecnologica di considerare come inossidabile la dicotomia Windows-Mac, a scapito dei 30 e più milioni di utenti Linux sparsi per il globo.
    Senza voler descrivere i pregi del sistema libero, che ogni interessato può scoprire da solo, faccio presente che tra un sistema costosissimo e ottimo ed un sistema poco costoso ma problematico, esiste un sistema buonissimo e gratuito.
    Il gioco vale la candela.

  5. marckuck ha detto:

    Caro Aerdna, poteva andarmi peggio: poteva commentare Daniele 🙂
    condivido quanto scritto su Linux (e confermo la mia buona opinione su tale sistema operativo), ma ho tirato in ballo Bill Gates perché per gli Applofili è il “cattivo” per antonomasia, il Gargamella dell’informatica, che porta scompiglio nel felice e ordinato Tempo delle Mele prodotto da quel genio buono, disinteressato, magnanimo e altruista di Steve Jobs :).
    C’era un sottofondo satirico in tutto questo…

  6. Emanuele ha detto:

    “Comprare un Ipad non è poi così difficile, bastano 600 €, non una cifra stellare dopotutto per sentirsi parte della razza dei “consumatori superiori”. Ma “pensare differente” è molto, ma molto più difficile”

    Bellissima e scolpita nel mio cuore come sempre le Sue conclusioni.

    E non essendo più suo studente non tremando più a i suoi esami e giudizi universali e finali posso dirlo senza timore di essere frainteso.

  7. marckuck ha detto:

    Emanuele, lei è commovente 🙂

  8. yorick ha detto:

    Concordo con chi mi ha preceduto: davvero un bel post. E pur avendo letto più volte il discorso di Jobs non avevo mai tratto l’implicito elogio allo studio per lo studio e all’utilità delle arti per la vita.

  9. marckuck ha detto:

    Yorick, Magari era solo un ottimo affabulatore e il corso di calligrafia lo aveva bigiato…

  10. nodders ha detto:

    Passo la notizia, che di sicuro è passata ai più inosservata, della morte di Dennis Ritchie (dmr). Chi è costui mi direte voi. E come mai lo scrivo qui, sotto l’obituario di Marckuck al “genio” Jobs. Beh, il signor Ritchie è morto una settimana dopo Jobs, in vita ha creato la lingua C e (insieme ad altri) il sistema UNIX.
    Non ha venduto gadget bellini a tardo-adolescenti annoiati, no, ha semplicemente creato una lingua di programmazione straordinaria che ha permesso lo sviluppo dell’era digitale e informatica.
    Forse è perché io ancora programmo in C, con lo schermo nero e i line commands (non mi serve neanche il mouse, introdotto da Jobs), forse perché ho studiato il lavoro di Turing e Godel, forse perché ho un background in matematica, chi lo sa, forse sono limitata io, ma proprio a un touch screen sleek preferisco l’eleganza di sintassi di una lingua di programmazione ad alto livello.
    return 0;

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