Giorni in cui è bello esserci…

“Questo è uno di quei momenti in cui, malgrado la fatica degli ultimi mesi e qualche amarezza, bisogna ammettere che è stato bello esserci!”.

Così Silvio Berlusconi nella seduta del 30 giugno 1997 della Commissione Parlamentare per le Riforme Istituzionali, annunciando il voto favorevole di Forza Italia al disegno di riforma emerso dai lavori della Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema. Qualche settimana dopo, senza che fosse intervenuto alcun cambiamento di rilievo, quel voto diventava un deciso “NO”, fermo, netto e non mediabile. Il tavolo istituzionale veniva frantumato e il processo riformatore fino ad allora condiviso, finiva gambe all’aria, non prima però di aver incassato la riforma dell’art. 111 della Costituzione, volto a disciplinare il c.d. “giusto processo”.

Perché Berlusconi decise di rimangiarsi la parola e rompere l’accordo stipulato? Perché è così, è nella sua natura, è più forte di lui e non può farci niente… Ha sempre fatto così, a ben vedere.

Nel 1994 alla caduta del suo primo, effimero governo, urlò, fece il diavolo a quattro, si stracciò le vesti e – soprattutto – tormentò il povero Scalfaro (da allora l’uomo più odiato del centrodestra, senza sapere neppure perché…) frignando da tutte le televisioni e in tutte le piazze “elezionielezionielezioni!”. Venne costretto ad inghiottire un governo presieduto dal suo ministro del Tesoro, Lamberto Dini, varato anche con il consenso di Forza Italia, salvo pochi mesi dopo, senza una vera ragione, togliere la fiducia e riprendere il can-can di “elezionielezionielezioni!”…

Del tradimento del “patto della crostata” stipulato con D’Alema nel 1997 ho già detto. Nel 1999, a sorpresa, contribuì al boicottaggio del referendum elettorale (che pure aveva dichiarato di appoggiare), fallito per il mancato raggiungimento del quorum per poche migliaia di voti e questo portò a una momentanea rottura con Gianfranco Fini, già scocciato per il mancato appoggio al processo di riforma costituzionale naufragato alcuni mesi prima.

Saltiamo avanti e veniamo a tempi più recenti. Nel 2006, dopo aver perso le elezioni politiche, rifiuta ogni accordo di natura istituzionale con il centrosinistra, ma strilla a perdifiato che aveva vinto lui e i comunisti avevano fatto un golpe e come conseguenza la destra non partecipa all’elezione di un presidente galantuomo come Giorgio Napolitano. Nel 2008 rifiuta di sostenere il tentativo Marini volto a razionalizzare la legge elettorale per andare subito al voto (“elezionielezionielezioni”…) e – di fronte alla crisi incombente, nel 2009 – non accetta la proposta di Bersani di tratteggiare delle vie d’uscita alla crisi che – pur nel rispetto dei ruoli – definisca un modus vivendi politico meno rissoso, meno violento e meno pressapochista del solito.

E quindi perché mai, oggi, nel 2011, dovrebbe fare qualcosa di diverso? Berlusconi viene descritto depresso, stanco, spento… pronto come atto supremo di resa ad appoggiare un esecutivo presieduto da Mario Monti, che politicamente e umanamente è l’esatto opposto di lui, ma siamo sicuri che questo avverrà? e se lo sosterrà, per quanto tempo? un anno o poche settimane?

Berlusconi quando ha dovuto scegliere ha sempre adottato la strategia dell’aggressione, dell’attacco, della rottura. Perché è un uomo che esiste solo in una campagna elettorale permanente, non ha le doti e i talenti dell’uomo di Stato, non ama il day by day governativo, brama gli applausi, le adulazioni, le folle, i paggi, gli schiavi e soprattutto le schiave. E così, davanti al bivio tra pars destruens e pars costruens, ha sempre scelto di distruggere, mai di costruire. Mai uomo d’unione, di raccordo, di coesione nazionale. Mai quando vincente. Mai quando in crisi.

Oggi sembra orientato – come altre volte in passato – verso la pars costruens ma, come ho ricordato, ogni volta poi, all’ultimo istante, ha cambiato idea. E temo che anche stavolta possa succedere qualcosa, circondato com’è da una pletora di personaggi scadenti che lo fanatizzano, lo eccitano, lo surriscaldano, solo perché sanno che – in tempi normali – non avrebbero spazio alcuno e quindi per loro la sopravvivenza di Berlusconi è un problema di sopravvivenza personale. Quale governo serio, ad esempio, imbarcherebbe al suo interno un Rotondi? o una Santanchè? o un La Russa? o l’allucinato duo Sacconi & Brunetta? solo per citare alcuni dei pasdaran che in queste ore stanno urlando all’attentato alla democrazia, al rischio del governo tecnocratico ecc. ecc. E quale leader serio e equilibrato farebbe un’alleanza di governo con un rottame come Umberto Bossi, che da mesi non è in grado di pronunciare un solo concetto politico, alternando suoni gutturali, insulti e gesti osceni? E chi si prenderebbe come consigliere politico uno straccione come Stracquadanio?

E i “consiglieri esterni?” I gesti tardodannunziani di Giulianone Ferrara, il Nicola Bombacci del berlusconismo, le sue prediche allucinate da Radio Londra, le sue iniziative che non portano a nulla, tranne che al casino… Gli articoli volgari e insolenti di Vittorio Feltri, un uomo che non ha mai saputo scrivere una sola riga senza insultare qualcuno, senza dire qualcosa di odioso… o il Giornale, che Montanelli voleva come voce di un mondo di destra, conservatore, ma colto, perbene, capace di ragionare, trasformato in una grottesca “Ridotta in Valtellina” con l’esangue Sallusti chiuso nel bunker.

Ecco, la mia paura è che – alla fine – prevalgano (come sempre) i suoi umori cattivi, la sua voglia di spaccare tutto e giocarsi l’ultima fiche, con una campagna elettorale, una ancora, fatta contro tutti: i comunisti, i poteri forti, i giudici, l’Europa… Vedremo. Io del tutto tranquillo non sono… forse sbaglio, ma non lo sono…

P.S. Se nasce il governo Monti io sono contento. Ma nella mia “contentezza” ci tengo a dire che non lo considero un governo “di sinistra”, ma di destra. Monti è quello che la destra dovrebbe essere in un mondo normale: sobrio, conservatore, pacato, onesto, rigoroso, un po’ grigio… Ma per favore, nel 2013 inventiamo qualcosa, ok?

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2 risposte a Giorni in cui è bello esserci…

  1. Francesco Scatigna ha detto:

    E pensare che Odifreddi scrive sulla Repubblica mentre tu sei esiliato (ma sarà poi una cosa negativa?) su internet…Monti è stato il mio sogno per anni: un avversario politico da cui temere riforme contrarie alle mie opinioni, non sfaceli e incompetenze distruttive. Ricordo Cameron, sotto elezioni, dichiarare che non avrebbe mai abbassato le tasse, dato che non c’era la necessaria copertura finanziaria. Ricordo quanta invidia…Ora abbiamo l’occasione di avere una destra come si deve, europea e non sguaiata. Che dire, speriamo…

  2. yorick ha detto:

    :o)

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