60 anni di doveri

Apprese della morte dell’amato papà durante un viaggio in Kenya, ancora dominion britannico (“le colonie sono come i parenti. Se non si visitano di tanto in tanto, chissà cosa pensano di noi” pare abbia detto quello straordinario gaffeur del Duca di Edimburgo…). Scese dall’aereo, lenta e vestita di nero. Ad attenderla il primo ministro, Winston Churchill, in cilindro e marsina.

Controllata e impettita, la nuova Regina accolse le condoglianze del vecchio Bulldog e si recò a palazzo. Con le porte chiuse, alla presenza della madre e dei familiari più stretti, il lutto le piombò addosso e pianse “il mio caro papà!”. La nonna, regina Mary, le diede un ceffone in viso borbottando “piangerai dopo, ora vai a ricevere l’omaggio che ti spetta. Tu hai solo doveri“.

Oggi quella Signora festeggia 60 anni di Regno e nel rifletterci mi è ritornato in mente il bellissimo “The Queen“, sguardo all’interno della famiglia reale britannica nei giorni successivi alla tragica morte di Diana del Galles. E’ un film magnifico sul senso delle istituzioni politiche, sul loro valore trascendente, sulla sobrietà e sul contrasto tra rispetto della tradizione e la capacità di intercettare gli umori – deboli e mutevoli – dell’opinione pubblica. Sul significato del dovere e della dignità, opposti all’opportunismo politico, al cinismo e al fanatismo popolare. In particolare di quel film ricordo una scena: la questione dello stendardo su Palazzo Reale.

Diana è morta e la folla pretende che su Buckingham Palace sventoli la bandiera a mezz’asta. La regina cerca di opporsi, non si è mai fatto, in rispetto al motto “il Re è morto, lunga vita al Re”, alla tradizione medievale del “doppio corpo del Sovrano” sul quale esiste un complicatissimo e mirabile studio di Ernst Kantorowicz. Insomma, Elizabeth ha le sue buone ragioni, molto migliori di quelle del governo, preoccupato solo dai sondaggi sul solito “uomo della strada”, che non sa mai un cacchio ma parla sempre di tutto. Ma alla fine deve cedere e lo stendardo reale (che non è una bandiera) viene calato a mezz’asta. E a me è venuto in mente un altro aneddoto sulla casa reale britannica, all’inizio del ‘900. Edoardo VII apprende di essere diventato re durante una crociera sul proprio yacht. In segno di omaggio per la scomparsa della regina Vittoria, il comandante dello yacht ha ordinato la bandiera a mezz’asta. “capitano, perchè quello stendardo è a mezz’asta?” chiede Edoardo, re da pochi minuti. “Maestà, la regina d’Inghilterra è appena morta!“. “E’ vero” – replica Edoardo – “ma il Re d’Inghilterra è vivo ed è su questa nave. Alzi la bandiera“.

Sono passati 60 anni da quando Elizabeth è sul trono e quasi 15 anni da quelle vicende che hanno fatto traballare “per un quarto d’ora, non di più” il millenario trono.  Oggi la stima e l’affetto dei sudditi è alto, come è sempre stato, assolutamente trasversale, intergenerazionale e interclassista. E anche qua mi sovviene un aneddoto, questa volta di vita vissuta.

Era il 1986, stavo trascorrendo un periodo di vacanza-studio nel Sussex e la mia padrona di casa era un’anziana vedova di fede laburista. Tra gli oggetti cari della sua vetrinetta c’era un piatto e una tazzona da te con l’effige di Carlo e Diana, risalente al merchandising smerciato in occasione delle nozze degli augusti piccioncini. Per prendere un po’ in giro la signora le ho chiesto come riuscisse a conciliare il suo credo laburista con l’affetto per la Royal Family quando – nella mia mente semplicistica di 19enne un po’ tonto – doveva essere ovvio che se uno è laburista non può che essere repubblicano.

La signora mi rispose in modo burbero, ma a suo modo molto chiaro: “io sono laburista ma questo non significa che voglio sostituire la nostra Bessy con un’altro di quei politici chiacchieroni“. Aveva ragione, beata lei che aveva capito molto meglio di me l’importanza dello stile, del silenzio, della compostezza e del rispetto rigoroso dei principi costituzionali, non solo nella sostanza ma anche nella forma, che tanto ho imparato ad apprezzare negli anni…

E si conferma vera la lezione che Maria Teresa d’Austria impartì alla figlia Maria Antonietta, capricciosa regina di Francia: “mi dicono che preferisci essere regina della moda, invece che regina del tuo regno. Ma sbagli, la moda è per sua natura mutevole, mentre la monarchia deve essere salda. E poi la moda è livellatrice, mentre la regina deve essere unica e inimitabile“.

E così, mentre Diana è quasi dimenticata e il n. 10 di Downing Street ha visto cambiare nel frattempo 12 inquilini, alcuni di questi usciti a testa bassa e in mezzo ai fischi, la Regina, con i suoi cappelli e le sue borsette, continua imperterrita la propria strada…

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4 risposte a 60 anni di doveri

  1. alexsandraclaudia ha detto:

    Davvero ” The Queen” è un film bellissimo, molto del suo valore è affidato alla straordinaria bravura di Helen Mirren nel ruolo della Regina, riesce a evidenziare il suo lato umano anche nelle sue debolezze e nell’attaccamento rigoroso ai suoi doveri, ma tutti i personaggi sono trattati con profondità e rispetto. Sarebbe bello che anche in Italia si potesse dire come nel film: “E’ così che si fa in questo paese, con calma e dignità”. E mi piace immaginare Her Majesty come la descrive Alan Bennet nel suo libro “La Sovrana Lettrice”, una donna eccentrica che guarda alla vita e alla morte con piglio risoluto.

  2. Giovanna ha detto:

    Mi piace sempre moltissimo leggere ciò che scrivi e condivido profondamente i concetti che esprimi.Grazie

  3. andychimico ha detto:

    Il film e’ bellissimo, e Bessy e’ una donna di rara intelligenza, oltre che dotata di una mastodontica preparazione. Detto questo, il film secondo me mette l’accento anche su un altro aspetto della monarchia in UK. Ovvero, prima della morte di D, la regina era diventata un’entita’ distante: amata, riconosciuta, ma vissuta in antitesi a D. La responsabilita’ di Bessy fu quella, all’epoca di D, di allontanarsi fisicamente dalla folla. Bessy era diventata un’entita’ che abitava a palazzo ed era la regina. Era visibile solo in occasioni ufficiali, e sicuramente non dal popolo. La famosa scena in cui Bessy saluta la gente davanti a Buckingham Palace e’ effettivamente accaduta. Erano anni che la regina non aveva una vicinanza cosi’ prossima con il popolo. Con il rischio portato dalla gestione della morte di D, la casa reale ci ha guadagnato anche un riavvicinamento alla gente. Gente che negli hanni successivi ha saputo poi perdonare svariati eccessi alla casa reale, anche grazie al fatto che Bessy era tornata ad essere una regina piu’ vicina alla agente: negli ultimi tempi l’abbiamo vista prendere treni, andare al mercato, riumanizzarsi senza perdere la propria regalita’. Direi un modello di senso del dovere e intelligenza per i nostri politici. Long live the Queen.

  4. marco ha detto:

    @ Giovanna, ti ringrazio.
    @ Andy… sei ancora in Terra Tulipana? e come se la cava la regina di quelle lande?

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