Come live with me…

Ho sempre amato il Riccardo III di Richard Loncraine con un Ian McKellen nei panni del gobbo Gloucester troppo simpatico per farsi realmente odiare dallo spettatore un po’ digiuno delle molte malefatte raccontate mirabilmente da William Shakespeare nel suo immortale e talentuoso impegno per farsi legittimare dai Tudor, che furono i principali beneficiari della rovinosa caduta di Riccardo dopo il disastro di Bosworth (1485), quando re Riccardo morì, ultimo sovrano inglese a cadere in battaglia.

L’idea di Loncraine è trasferire le vicende comprese tra il 1471 (battaglia di Tewkesbury, che comportò la fine della casa reale di Lancaster) e il 1485 (morte di Riccardo III) nell’Inghilterra degli anni ’20 e 30 e dipingere Gloucester come un brillante, spietato, scaltro e paranoico tiranno intento a costruire anche nel Regno Unito una dittatura autoritaria di stampo fascista, simile alle molte (troppe) reali dittature nere dell’Europa di quel tempo. Ma non voglio avventurarmi in una analisi del Riccardo III di Shakespeare, che non merita un così mediocre recensore e neppure raccontare troppo del film: chi non lo ha visto lo guardi e chi non conosce la tragedia beh, sarebbe ora che colmasse questa lacuna.

Però voglio condividere uno dei momenti che preferisco: la prima scena del film dopo il sanguinoso prologo: Enrico VI è morto (ucciso da Riccardo), la guerra civile sembra finita e l’Inghilterra è pacificata attorno al trono di Edoardo IV, fratello del duca di Gloucester. Alla corte di San Giacomo viene data una festa per celebrare l’evento e l’attenzione di tutti viene attratta da Riccardo che sale sul palco e pronuncia un discorso di grande speranza e riconciliazione, comunicando a tutti i convitati che “l’inverno dello scontento è terminato, grazie al sole degli York”.

Ma prima, si balla. Sui versi dello splendido “The Passionate Shepherd to His Love“, di Christopher Marlowe (1590 circa) e con una musica alla Cole Porter, grazie alla splendida voce di Stacey Kent, eccellente esempio di convivenza tra espressioni artistiche appartenenti a secoli diversi. E quindi ecco questo brillante inizio, che lascia intendere l’avvio di un’epoca di pace, di gloria e prosperità. Fino a quando alla fine, le dita di Riccardo picchettano il microfono per attirare l’attenzione. E il dramma prende il sopravvento su tutto.

The Passionate Shepherd to His Love
Christopher Marlowe (1590?)

Come live with me and be my love,
And we will all the pleasures prove
That hills and valleys, dale and field,
And all the craggy mountains yield.

There will we sit upon the rocks,
And see the shepherds feed their flocks,
By shallow rivers to whose falls
Melodious birds sing madrigals.

There I will make thee beds of roses
And a thousand fragrant posies,
A cap of flowers, and a kirtle
Embroider’d all with leaves of myrtle;

A gown made of the finest wool
Which from our pretty lambs we pull;
Fair linèd slippers for the cold,
With buckles of the purest gold;

A belt of straw and ivy buds,
With coral clasps and amber studs;
And if these pleasures may thee move,
Come live with me, and be my love.

Thy silver dishes for thy meat
As precious as the gods do eat,
Shall on an ivory table be
Prepared each day for thee and me.

The shepherd swains shall dance and sing
For thy delight each May-morning:
If these delights thy mind may move,
Then live with me and be my love.

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Una risposta a Come live with me…

  1. alexsandraclaudia ha detto:

    Che guastafeste Riccardo III… 🙂

    La mia preferita è la frase del primo atto, scena prima del dramma di Shakespeare:

    “Now is the winter of our discontent made glorious summer by this sun of York”

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