La guerra di Rosol e la domanda non fatta…

Il 16 giugno sono andato con amici a Bologna a “la Repubblica delle Idee“, una sorta di Repubblicapride con tutti i Signorini Grandi Firme di piazza Indipendenza precettati per interviste, dibattiti, chiacchierate e con quella scusa vedere se si può mettere in piedi il “partito radical-chic” di Scalfari & Mauro.

L’esperimento dal punto di vista mediatico è stato ottimo, ma dal punto di vista organizzativo un po’ meno… Mario Monti intervistato da Eugenio Scalfari non si è potuto vedere perché la zona era militarizzata causa 10 ragazzotti armati di cartelli e miccette che hanno fatto “bu!” al presidente del Consiglio, quindi abbiamo ripiegato su altri eventi…

Questo ci ha portato a cercare di assistere ad altri incontri: David Grossman intervistato da Gad Lerner, ad esempio o Zygmunt Bauman alle prese con non ricordo chi… Ed è stata una vera Odissea: una coda senza fine, sotto il Sole, con la gente che inizialmente si dava un tono da “complesso dei migliori” (del tipo “io ho letto tutto Grossman, e lei?” … “l’ultimo Bauman non mi ha convinto tanto”… “stasera Augias parlerà della Traviata… è una cosa un po’ popolare, non il Verdi migliore, ma insomma un salto lo si può fare…”) e poi – man mano che l’attesa cresceva, le informazioni scemavano, la temperatura si alzava e l’acqua iniziava a mancare – i tumulti si alzavano e la gente spingeva, imprecava e urlava “buffoni, buffoni!”, ma anche questo con un minimo di compiacimento, del tipo “stiamo facendo a pugni per Bauman, mica per Sara Tommasi”.

Alla fine sono uscito a entrare per l’incontro che mi interessava, quello con Gianni Clerici, al quale ho dedicato un post qualche tempo fa … Clerici ha raccontato molte cose dotte e buffe e poi ci sono state le domande da parte del pubblico… come sempre alcune intelligenti, alcune banali. Tra le banali ci sarebbe stata anche la mia, ma malgrado mi sbracciassi per rivolgerla (noi brutti siamo narcisi, inutile nascondercelo), non c’è stato verso, ostruito com’ero da una massiccia colonna in pietra, costruita su ordine di Re Enzo, circa 8 secoli fa…

Eppure la domanda avrei voluto rivolgerla, perché penso che non fosse poi così sciocca e l’opinione di Clerici mi sarebbe interessata sul serio… Ma non potendo rivolgerla al Sommo Scriba, ho dovuto ripiegare su un vicino di casa, durante un viaggetto in ascensore…

Stavo rincasando da una passeggiata mentre lui era invece stato con la fidanzata a vedere una partita degli Europei, Italia contro non ricordo chi. In attesa dell’ascensore, faccio una battutina furba sulla bandiera che recava sulle spalle e lui mi chiede conto del mio disinteresse per le vicende calcistiche. Mi sono venute in mente due risposte, molto diverse tra loro, ma entrambe sincere…

La prima – che non ho formulato per quieto vivere – sostanzialmente diceva che in realtà non avrei nulla contro il calcio, ma che non sopporto come in Italia questo soffochi ogni altro sport e come sia in fondo uno specchio del peggio della nostra nazione: il vittimismo dei giocatori viziati e frignoni; il razzismo delle curve e la loro insopportabile, becera retorica; l’impunità dei criminali che con la scusa del “tifo” ogni domenica devastano autogrill, cassonetti e vetrine; le truffe continue; le evasioni fiscali condonate ai presidenti dei club… insomma tutto quello che abbruttisce l’Italia elevato alla massima potenza.

Però questa risposta era troppo “politica”, non adatta al pianerottolo e quindi ho ripiegato su una seconda “verità”, pur vera anch’essa: “preferisco gli sport individuali, perché sono più interessato alle persone che alle moltitudini ed è facile che mi faccia coinvolgere dalle vicende di un singolo, con i suoi limiti e i suoi talenti, mentre mi riesce difficile immaginarmi sbavare per decenni dietro una bandiera o un gagliardetto, preda di un amore acritico e irrazionale”.

Ci siamo fermati a parlare e abbiamo scoperto una reciproca nostalgia per Ayrton Senna e grandi aspettative per nuotatori e spadaccine che certo ci copriranno d’oro negli imminenti giochi olimpici londinesi e io – per fare il mio passetto – ho raccontato che sì, ogni tanto il mio cuore ha palpitato per la Juventus e che quando l’Udinese gioca le coppe europee guardo la partita alla tv… Quindi, ci siamo salutati senza tensioni o rotture, non prima di avergli però rivolto la fatidica domanda, che avevo preparato per Clerici:

“Ho cominciato a interessarmi di tennis adolescente, nei primi anni ’80 e quello che allora mi ha colpito era l’importanza della personalità del giocatore… il fatto che ad un campione si potesse accompagnare non solo una visione della vita, ma anche una visione dei comportamenti, della società, del carattere… E così, c’era Borg, uomo di ghiaccio. Jimmy Connors, il gladiatore. La commovente vita di Martina Navratilova o l’importanza politica e civile della vittoria di Arthur Ashe a Wimbledon, nel 1985. E Panatta o McEnroe, genio e sregolatezza, Stefan Edberg gentiluomo come pochi e potrei continuare. Oggi invece il tennis è diventato meccanico e francamente posso stimare dal punto di vista sportivo Djokovic o Nadal, ma non mi interessa sapere nulla di loro, non mi trasmettono nulla dal punto di vista umano ed emotivo…

E allora, la domanda è: non sarà che anche negli sport individuali i progressi tecnici, l’accresciuta importanza della preparazione fisica, una certa globalizzazione degli stili abbia comportato un livellamento non solo del gioco, ma anche delle personalità? non sarà che è nella natura di questo mondo globalizzato reprimere le individualità per massificare gusti, comportamenti, pensieri e opinioni?”

Volevo saperlo da Clerici. Il mio vicino sul pianerottolo si è invece limitato a dire “boh… forse”.

Tutto questo mi è venuto in mente mentre – snobbando gli Europei di calcio e l’ennesimo scontro Italia-Germania – sono rimasto inchiodato a vedere il piccolo, sconosciuto Lukas Rosol intento a prendere a pallate la corazzata Nadal. Fino ad affondarla: 67 64 64 26 64.

Forse il “singolo” alle volte fa ancora la differenza. Forse non tutto è così scontato. Forse ogni tanto Davide può ancora colpire Golia… Ed io sono contento, ma a modo mio… scrivendo un post e non uscendo di casa a scampanellare con il clacson dell’auto. Il tennis rimane uno sport per gentiluomini, in fondo…

P.S. Mi dispiace dirlo ma ho trovato Bologna orrenda e schiava del suo buonismo. Era la città-vetrina del buongoverno rosso e invece – tolte poche vie del centro – ovunque sporcizia, muri deturpati, puzza di piscio, pankabestia con bottiglioni di birra, mendicanti addormentati e pochi anziani in giro, stretti stretti e timorosi… Datevi una mossa, compagni del PD!

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